domani smetto (racconto lungo per l’estate)

4 Ago

by c.calati

 

 

 

Tolsi il grembiule, persi qualche istante a darmi una sistemata ai capelli, odio l’eterno cespuglio che ho in testa, e mi precipitai fuori correndo. Arrivai sul portico trafelata. Mi bloccai piena di sconcerto di fronte a quel signore che…ma lei, ma lei.., gli gridai come fosse stato lontano, mentre mi stava ormai a pochi metri. Si era appoggiato alla staccionata e fumava, per nulla turbato dalla mia comparsa. Ora gli potevo vedere la lunga cicatrice che attraversava la guancia destra. Anche la cicatrice, non è possibile! Ma lei.. ma lei… Ero troppo sbalordita per riuscire a proseguire. Lui mi guardava, impassibile, mentre facevo ancora qualche passo incerto verso di lui. 
Mi mostrò un sacchetto di tela in cui aveva ficcato della roba raccolta tra l’erba, come se quel sacchetto, da solo, giustificasse la sua presenza nel mio giardino. Nell’altra mano stringeva un coltellino. Fece un sorriso affilato, niente affatto rassicurante. Io continuavo a tormentarmi le mani senza trovare le parole. Lo fissavo, stupefatta che tutto corrispondesse. Magro, un viso ossuto, sui quarant’anni, stava lì, nel mio giardino, a fumare tranquillo come fosse stato al parco. Lo guardai ancora e cercai di ricordare le parole precise che avevo scritto. Non mi venivano in mente, ma intanto lui era lì. Non so cosa mi trattenne dal toccarlo per sincerarmi che fosse reale. Finalmente scrollai di dosso lo strano torpore provocato dalla sua apparizione e… mi aspetti qui, non si muova… tornai di corsa verso casa.
Non chiamerà la polizia per così poco, mi gridò dietro con una voce secca, più infastidita che spaventata. Anche la voce corrispondeva a quanto immaginato, dovevo ritrovare quell’appunto. Rovistai in cucina e nelle camere, sempre più agitata: foglietti dappertutto, nei posti più impensati. Li semino ovunque, li disperdo volutamente perché mi ricompaiano davanti all’improvviso e mi facciano scoccare la scintilla. Poi, quando li ritrovo, la scintilla il più delle volte non m’accende, come io fossi legna bagnata. Parole nel frattempo morte. (questa me la devo annotare).

Ma il foglietto che sapevo ancora vivo non saltava fuori, dove potevo averlo messo? Frugavo nelle stanze e ogni tanto sbirciavo da una finestra: lui era sempre lì, aveva finito di fumare e adesso, chino sul prato, scalzava qualcosa dall’erba, cicoria? semi di girasole? aiutandosi con il coltellino. Resta lì, non andartene, cazzo! e tu datti una mossa, cerca di ricordare. Continuai a cercare, aggiungendo disordine al solito disordine che regnava in casa, le tazze nell’acquaio, libri e riviste buttati per terra, portaceneri stracolmi dalla sera prima, i letti ancora da fare, ma non ora, adesso non posso, devo trovare quel maledetto appunto.
Eccolo! Era in bagno, un pezzo di carta igienica abbandonato sul davanzale della finestra, riempito di parole a matita: “Uomo sui quaranta, magro, viso stretto, naso affilato, una cicatrice sulla guancia lo incattivisce. Testa rasata da poco, come il manto di una pecora in aprile [verificare se le pecore vengono tosate in aprile]. Ha più di una donna, ma non usa sotterfugi, se ne frega. Mani grosse, callose, eppure unghie curate. Professione ancora da stabilire [che non sia ladro]. Incontra Giulia (Antonia?) in un pub. Cambia tutto…”  Mi chiesi che cosa avessi inteso con quel “Cambia tutto” seguito dai puntini di sospensione: forse avevo intenzione d’imprimere una svolta alla vita dell’uomo, o era un suggerimento a me stessa, nel senso che non mi andava più bene la trama così imbastita? Non me lo ricordavo, ma in quel momento non m’importava. Tremai dall’eccitazione. Devo far leggere queste righe a quell’uomo, subito. Desideravo il suo stupore.
Perché lui, il signore apparso in giardino dal nulla, era spiccicato il mio personaggio. Ed entrambi erano ancora senza nome.
Straordinario, non può essere una coincidenza, mi avrebbe detto con un sorriso maschio. No, è qualcosa di più, gli avrei risposto sfiorandogli la cicatrice con la punta delle dita. Gli avrei chiesto il nome e subito lo avrei trascritto. E poi, forse…ma mi devo sbrigare! Ero ancora in bagno a perdere tempo. Mi sistemai velocemente i capelli e mi rassettai il vestito, guardandomi allo specchio: faccio la mia figura, anzi sono decisamente bella. Sì, fin troppo bella, secondo la teoria di Giacomo. In ogni caso sprecata, questa bellezza, finchè continuo a viverla come una colpa.
Scesi le scale cercando di frenare l’impeto con cui avrei voluto precipitarmi fuori. Tolsi le ciabatte e infilai un paio di mezzitacchi. Stavo per uscire, quando tornai indietro per cercare una penna nel casino della credenza. Cancellai “pub” e lo corressi con “giardino”.
Ripercorrendo il portico pensavo alle parole giuste da dirgli e contemporaneamente andavo elaborando il racconto, intrecciando realtà e finzione. Sulla traccia appena recuperata innesterò la vicenda che mi sta capitando, è un’occasione splendida, la scintilla questa volta mi darà fuoco, lo sento, brucerò come un bonzo. Scriverò qualcosa di cui nemmeno io conosco lo sviluppo.
Guardai verso il giardino sventolando con entusiasmo il pezzo di carta igienica, troppo felice per sentirmi ridicola. Gli avrei spiegato, avrebbe compreso.

Lui non era più dove l’avevo lasciato.
Scesi nel prato gridando stupidamente signore, ehi, signoreee.
Nessuno mi rispose. Vicino allo steccato tre mozziconi di sigaretta, almeno non è stata un’allucinazione. Ma intanto lui se n’era andato. Da lì doveva aver preso la via dei campi. Guardai lontano, c’era solo un contadino su un trattore. E campi da arare a perdita d’occhio.

E adesso a chi lo racconto di aver incontrato un mio personaggio? A chi lo dico che quest’uomo era nato prima nella carta e poi nella carne, che carta e carne si sarebbero dovute mescolare in modo indissolubile? A Giacomo? mi chiesi perplessa, scuotendo subito la testa. Giacomo avrebbe sfoderato il suo sorriso più maligno, quello con cui mi tiene a bada come un levriero inquieto, …Sei così suggestionabile, Antonia. Le sapevo già le sue parole da sussurrare ad un orecchio, dopo avermi scostato una ciocca di capelli con ipocrita premura. Sei così suggestionabile, Antonia, mi elargisce un sorriso comprensivo che presto vira dal pietismo al disprezzo..e così inconcludente in tutte le tue cose. Un bacio sulla guancia a seppellirmi. Giacomo con me è sempre affilato come un coltello da macellaio, ogni sua parola m’incide la pelle, apre ferite chirurgiche da cui lui scruta dentro di me convinto che ci sia qualcosa di guasto, un mio difetto da asportare. Credo sia così anche in sala operatoria, penso che gioisca dietro la mascherina a individuare il male e a ucciderlo a colpi di bisturi. Un esorcismo più che un intervento chirurgico.
Tra noi sempre la stessa guerra, una guerra senza senso. Giacomo mi aggredisce perché mi teme, ne sono convinta: teme le mie capacità per ora poco espresse, teme che prima poi si chiuda il cerchio, bellezza, bravura, successo e che lui ne resti fuori o peggio strozzato come da un laccio. Sento che tutto questo è vero, vedo debolezza nella sua arroganza, solo che al momento buono non reagisco. È una stanchezza che mi prende quando lui mi stronca, un’apatia che m’impedisce di ribellarmi ai suoi rimproveri. Dovrei fare di lui un personaggio, camuffarlo che sia irriconoscibile ai suoi occhi ma non ai miei, e poi irriderlo, renderlo grottesco, smininuirlo e infine trafiggerlo con metafore appuntite come spilloni ficcati nella stoffa di un pupazzetto wudù. Chissà, forse funzionerebbe, la mia unica arma, la penna, contro le sue, tante e mortali.
Ma poi prevale il dubbio, insinuato dal suo sarcasmo, che forse, in realtà, io non sono affatto brava a scrivere.
E intanto il mio personaggio è svaporato nel nulla.

Con i gomiti appoggiati alla staccionata mi lasciai piangere. Lacrime per me. Un funerale al mio entusiasmo troppo debole. Alla mia scrittura che mai decolla.
Scarabocchiai qualcosa sul foglietto, poi tornai a passo sconsolato verso casa.
Domani smetto”, avevo aggiunto a quel brandello di carta, prima di appallottolarlo in una mano e buttarlo nel cestino appena entrata.
Ma quanti domani sono già passati?

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46 Risposte to “domani smetto (racconto lungo per l’estate)”

  1. Paolo 4 agosto 2017 a 09:43 #

    Grande Massimo! Leggerò con piacere!
    Mi ha colpito subito il titolo: è il nome con il quale io e alcuni “soci” attempati ci iscriviamo ancora ai tornei estivi di pallavolo… 🙂
    Ma più ancora mi ha colpito il pezzo di carta igienica usato per scrivere d’impulso… (e l’accuratezza delle note, la grafia nitida e ordinata…).
    Sei un grande.
    A presto!
    Paolo

    • massimolegnani 4 agosto 2017 a 12:35 #

      eheh anche un pezzetto di carta igienica ha il suo perchè 🙂
      dicono che allunghi la vita sportiva (o di scrittura) preannunciare di smettere 🙂
      Grazie Paolo e buona lettura quando sarà
      ml

      • Paolo 4 agosto 2017 a 12:44 #

        Sarà a brevissimo. (arrivano le ferie!)
        Ho parecchi “articoli” tuoi da recuperare. 🙂
        A presto!
        P.

      • massimolegnani 4 agosto 2017 a 12:50 #

        buone ferie, allora 🙂

      • Paolo 5 agosto 2017 a 11:09 #

        Piaciuto!
        Soprattutto quello stupito entusiasmo, quell’eccitazione di fronte al proprio personaggio fattosi carne e ossa (e cicatrice). L’accenno all’avvicinamento, al contatto, alla relazione con esso. C’era già un moto del cuore, un’infatuazione… E’ una metafora dello scrivere: l’eccitazione dell’idea, il desiderio di venirne coinvolti e trascinati in una nuova avventura. La narrazione, il rapporto intimo con una storia e con la parola, vissuti con il trasporto di un nuovo innamoramento. “Desideravo il suo stupore”. Ecco, questa frase – che mi piace davvero tanto, rende bene l’idea di ciò che in questo racconto mi ha colpito più di tutto.
        Meglio non smettere di innamorarsi.

      • massimolegnani 5 agosto 2017 a 11:48 #

        lettura perfetta la tua, come sempre. Di testa e di cuore.
        Sì mai smettere d’innamorarsi del poco mondo con cui veniamo a contatto, che sempre ci sia la meraviglia che ci aiuti a tradurlo in parole.
        Grazie Paolo
        buona vita
        ml

  2. rodixidor 4 agosto 2017 a 10:15 #

    Per niente lungo, la tensione creata dagli avvenimenti raccontati, gli stati d’animo della protagonista, lo rendono piacevolmente veloce e scorrevole. Sempre un piacere passare di qui. 🙂

    • massimolegnani 4 agosto 2017 a 12:37 #

      quando supero più o meno le 3000 battute, mi sento in dovere di avvisare il lettore, quasi che fosse una colpa 🙂
      Grazie rodix dell’apprezzamento
      ml

  3. Sabina_K 4 agosto 2017 a 10:47 #

    Amo particolarmente i racconti in cui la realtà si colora di apparizioni, e quest’.idea del personaggio che prende corpo è bellissima.
    Che dire? Mi piace il tuo saltare da un genere all’altro, la tua ecletticità inventiva.
    A presto, un abbraccio.

    • massimolegnani 4 agosto 2017 a 12:42 #

      ho voluto ribaltare quello che avviene di solito, c’imbattiamo in una persona che per qualche particolarità ci accende la fantasia fino a farne un personaggio. Qui Antonia forse per suggestione s’imbatte in quello che crede sia un suo personaggio
      grazie Sabina delle belle parole
      A presto
      ricambio l’abbraccio
      ml

  4. Tati 4 agosto 2017 a 11:21 #

    Che dire? Bello e tanto. Per quello che racconta, per ogni dettaglio, per l’unirsi di realtà e fantasia per poi sparire così… in una nuvoletta di polvere estiva…

    • massimolegnani 4 agosto 2017 a 12:49 #

      ho voluto lasciare questo racconto sospeso senza una conclusione certa, l’uomo c’era davvero in giardino (sono rimasti i suoi mozziconi) ma chi fosse e dove sia andato non lo sappiamo 🙂
      un sorriso, Tati, e un grazie
      ml

  5. lamelasbacata 4 agosto 2017 a 14:07 #

    Ma come lungo??? È già finito!! Proprio bello, tutto giocato sul filo che separa realtà e finzione. Un metaracconto in cui lettori, scrittore e personaggi si avvicendano in un gioco di scatole cinesi. Bravo bravo 👏👏

  6. gelsobianco 4 agosto 2017 a 20:19 #

    Bello bello.
    Letto d’un fiato…
    E quel pezzo di carta igienica su cui sono scritte parole con una grafia che, sì, un po’ mi ricorda la mia e poi, con tratto più forte, “Domani smetto”.
    E apprezzo moltissimo “Guardai verso il giardino sventolando con entusiasmo il pezzo di carta igienica, troppo felice per sentirmi ridicola. Gli avrei spiegato, avrebbe compreso.”
    Hai il tuo lato femminile molto spiccato, ml.
    Questa donna è così credibile in bilico tra la sua realtà, la sua immaginazione, la sua suggestione.
    “Vicino allo steccato tre mozziconi di sigaretta, almeno non è stata un’allucinazione.”
    E lasci aperto il tuo racconto a più conclusioni… Quell’uomo era davvero in giardino allora…
    Bravo bravo ml.
    Grazie con un sorriso
    gb
    A caldissimo è questo mio “commento”.

    • massimolegnani 4 agosto 2017 a 20:34 #

      I commenti migliori sono questi, a caldo: epidermici ma non superficiali “sentono” cose che poi magari la ragionevolezza ( di una seconda lettura) trascurera’.
      Si’ ho un lato femminile che mi aiuta a comprendere (e a immedesimarmi nel)l’altra meta’ del mondo.
      Un sorriso e un grazie a te
      ml

      • gelsobianco 6 agosto 2017 a 23:31 #

        Grazie per il tuo apprezzamento, ml.
        Ti sorrido
        gb
        Buona notte.

      • massimolegnani 6 agosto 2017 a 23:44 #

        un sorriso a te, gb
        buona notte

  7. Lucia Senatore 4 agosto 2017 a 20:26 #

    Mi sento così tanto vicina alla povera Antonia… Chissà se anch’io incontrerò mai uno dei miei personaggi.

    • massimolegnani 4 agosto 2017 a 20:35 #

      ..speriamo che poi non ti sfugga sotto il naso come ad Antonia 🙂
      Ciao Lucia
      ml

  8. newwhitebear 4 agosto 2017 a 21:28 #

    ottimo questo racconto lungo dal ritmo svelto e accattivante. Analisi e una conclusione che domani smetto. ma sarà così o sarà come quel famoso cartello ‘oggi non si fa credito. Domani sì’?

  9. Neda 5 agosto 2017 a 00:22 #

    Bello.
    Bello davvero.

  10. Giuliana 5 agosto 2017 a 14:24 #

    “domani smetto” … quante volte ce lo ripetiamo … fantastico racconto, l’idea che si materializza, un po’ come la bacchetta magica nelle favole 😃

  11. elettasenso 6 agosto 2017 a 21:29 #

    Bello. Davvero molto suggestivo l’intreccio scrittura realtà
    Eletta

    • massimolegnani 6 agosto 2017 a 22:57 #

      noi che scriviamo sappiamo quanto siano legate realtà e scrittura (penso a tutte le tue E!).
      qui ho voluto introdurre una “variante” a renderle
      ancora più intrecciate 🙂
      Grazie Eletta
      buone giornate
      ml

      • elettasenso 7 agosto 2017 a 08:22 #

        Esatto. Hai fatto bene a pensare a tutti i miei personaggi femminili. Anche nelle trame e racconti apparentemente così distanti dalla realtà di chi scrive c’è sempre qualche particella della sua ombra. Buona giornata
        Eletta

      • massimolegnani 7 agosto 2017 a 12:10 #

        sì..anche quando magari tu indossi pantaloni maschili e io una gonna sgargiante, sempre c’è, tra le pieghe ben stirate qualcosa di noi 🙂
        buona giornata a te, Eletta
        ml

  12. Il laboratorio di Pleeny 9 agosto 2017 a 12:51 #

    Che bravo che sei! 🌼🌻🌺

  13. Julian Vlad 22 agosto 2017 a 17:30 #

    Questo racconto è troppo gustoso, ben scritto e ricco di spunti per poter racchiudere le impressioni che suscita nel breve spazio di un commento. Chapeau!

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