lezioni di viaggio

9 Ago
foto

by c.calati

 

 

Partire è un po’ imparare, ha detto qualcuno. Non l’ha detto? Bè, avrebbe dovuto, perché nel viaggio c’è sempre da imparare. Osservo il pannello in cui, appena tornati, avevamo raccolto cartoline, foto, mappe, impressioni  di venti giorni vissuti fuori dall’ordinario. Sarà passata una decina d’anni, il pannello è ormai sbiadito come pure la precisione dei ricordi, ma quello che resta nella memoria è il viaggio per antonomasia, l’autonomia delle risorse, occhi, muscoli e stupore, l’originalità delle intenzioni, lasciata l’auto al limite del mare sulla costa tedesca proseguire in bicicletta usando le isole sparse nel Baltico, Rugen, Bornholm, Gotland come punti d’appoggio per andare dalla Germania alla Svezia. È assumere l’imprevisto come norma, nessun traghetto prenotato, tanto per due bici il posto c’è sempre, nessun pernottamento fissato prima di partire, che le tappe saranno in funzione delle gambe e dell’ambiente, se bello o deludente.

Qui, sull’isola, che sia quella tedesca, la danese o la svedese, impari innanzitutto i tanti mari, quello d’acqua che spuma tutt’intorno o s’appiattisce come olio, quello di grano, è quasi oceano la campagna con onde fatte di folate che scompigliano le spighe e che cavalchi nel viottolo tra i campi come fossi in California con la tavola, quello di cielo che raramente ha il blu cobalto, ma quando capita si fanno isole le nuvole in una distesa d’acqua che ti sovrasta da un orizzonte all’altro. E tra tutti questi mari presto impari che l’ombra è mediterranea mentre la luce è baltica: nessuno qui cerca riparo all’ombra di una pianta o al chiuso di una stanza, qui tutti e tu con loro si ha fame di sole e ci si avvolge nell’aria luminosa come in una tiepida coperta.

Qui giorno dopo giorno apprendi che l’avventura non si compra in agenzia con il pacchetto tutto incluso ma te la crei metro su metro cavalcando l’entusiasmo e la fatica. Avventura è il volto stravolto di Tiziana che ha finito la benzina, è la lite da stanchezza, è il letto che non trovi per la notte, è l’imprevisto della fame, è il vento contro, è lo sconforto di aver sbagliato incrocio e dopo tanto ti ritrovi al punto di partenza, avventura è tutto quanto fa soffrire nel momento in cui lo vivi e solo dopo, con la pazienza del vino che riposa nella botte, diventerà piacevole memoria. Ma prima ancora che sia memoria, impari che c’è del bello in ogni momento brutto, trovi il rovescio buono alla medaglia, alla lite segue la pace, la risata agli errori di rotta che ti han fatto girare in tondo, tonto tu a esserti fidato del tuo orientamento a naso, e se Tiziana non ha più benzina (e tanta ne hanno consumata le sue gambe), vai tu su e giù per le colline controvento fino a trovare un tetto per la notte o monti la tenda nell’ultima piazzola libera dell’unico campeggio, impari che c’è sempre una soluzione, una risorsa, come i biscotti scovati in fondo al sacco a tamponar la fame.

Qui ancora impari che non ti devi chiedere se oggi pioverà, ma quando e quanto. E nell’attesa di sapere ti conviene andare come ti aspettasse una magnifica giornata. La pioggia, prima che sia, è una nuvola veloce che subito sparisce o ne richiama altre a capovolgere l’azzurro, è un vento tosto che raramente viaggia nella tua stessa direzione, ma sempre ti è d’aiuto a sgomberare in breve tregua il cielo, è un sole di coraggio che a tratti squarcia il grigio e brucia. Così per ore un alternarsi di dubbi e di speranza scrutando quanto accade due spanne sopra te, finchè senza preavviso rallenta il vento, s’ammassano le nubi e tu ne senti tutto il peso sulle spalle e sui pedali. Si ferma completamente l’aria e iniziano le gocce, sottili e fredde. Tu hai in mente i temporali estivi giù in Piemonte e temi la furia della pioggia. Non hai ripari in cui sottrarti al clima ostile, indossi in fretta indumenti impermeabili, copri le sacche, che non si bagni pure il ricambio previsto per la sosta e pedali rassegnato alla peggior pioggia. Ma il più delle volte il peggio non arriva, è un’acquerugiola innocente che va avanti per inerzia una mezz’ora e poi smette senza danni, lasciando un cielo in movimento che piano piano si rischiara preparandosi allo sfoggio della sera. Perché a sera per magia, mentre muovi quattro passi a rilassare i muscoli tra erica e mirtilli, il cielo è sempre limpido. Allora il sole ti accompagna a lungo senza mordere e stanco ti stupisci di come la soddisfazione che ti nasce dentro abbia l’immagine del prato che verde arriva a lambire gli scogli e la forma degli affumicatoi dai comignoli ridicolmente alti. E i quattro tavolacci intorno su cui gl’indigeni s’abbuffano d’aringhe diventano l’emblema di un qualcosa che hai raggiunto a cui non sai dare un nome, ma che già senti profondamente tuo. E allora ti siedi anche tu al tavolaccio e ridi e mangi, anche se le aringhe proprio non ti piacciono.

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33 Risposte to “lezioni di viaggio”

  1. Aria Mich 9 agosto 2017 a 12:02 #

    Che bello!! Mi hai fatto venire voglia di vivere una cosa simile. Tutto improvvisato, libero, vero! Penso che la cosa più importante è avere la persona giusta accanto… che abbia pazienza, voglia di scoperta, entusiasmo… E il resto sarà sicuramente magico!

    • massimolegnani 9 agosto 2017 a 15:01 #

      la vivrai 🙂
      sì, è fondamentale avere la persona giusta a fianco (e io l’avevo) che sappia condividere le gioie e le tensioni, che sappia stringere i denti al bisogno e gustare il riposo e le piccole bellezze (a Bornholm lei s’è presa un giorno intero di riposo, passato a prendere il sole su un prato davanti al cottage, io a divertirmi sui pedali girando l’isola).
      ciao Aria, un sorriso
      buona giornata
      ml

      • Aria Mich 9 agosto 2017 a 16:56 #

        Insomma, piena libertà 😀 tu a girovagare in bici e lei a rilassarsi sul prato. Buon proseguimento a te, Massimo 🌼

      • massimolegnani 9 agosto 2017 a 17:21 #

        sì, è proprio quella la libertà (e l’armonia), fare ognuno quello che si preferisce senza timore di ferire l’altro e poi magari a sera a cena scambiarsi le emozioni della giornata.
        un sorriso, Aria

      • Aria Mich 9 agosto 2017 a 17:25 #

        Che bello ☺

      • massimolegnani 9 agosto 2017 a 17:35 #

        tempo fa avevi scritto di libertà..”sentirsi circondati da un possibile abbraccio, non da una probabile corda” (non ho una tal memoria, sono tornato a leggere!), ecco, trovo che l’episodio che ti ho descritto assomigli a quella libertà
        🙂

      • Aria Mich 9 agosto 2017 a 17:38 #

        Immagino! 😀 allora poi ci si accorge che può esistere. Infatti, in TV parlano sempre di femminicidi e quant’altro, invece dovrebbero dedicare spazio a “testimonianze” del genere! 😊 che inneggino alla libertà, che ricordino che l’amore può esistere…

      • massimolegnani 9 agosto 2017 a 18:12 #

        Gia’, sarebbe bello 🙂

  2. Sabina_K 9 agosto 2017 a 13:33 #

    Bello davvero, anche perché conosco bene quella parte di Germania affacciata sul Baltico, l’isola di Rugen e il suo carattere già scandinavo nei colori delle case e in tanti altri particolari.
    Bello questo modo di viaggiare, ma non è facile farlo in compagnia: bisogna “trovarsi” con la stessa disposizione d’animo, di apertura al mondo che non si conosce, che è una forma mentis prima che un coraggio di segno speciale.
    Anch’io ho ricordi bellissimi di luoghi come quelli da te citati, scoperti senza saperlo da prima: proprio per questo motivo (la scoperta assoluta e non preventivata) quei luoghi sono divenuti nel ricordo più delle apparizioni visionarie che dei luoghi effettivamente vissuti.
    Sai, in questo genere di viaggi ti accorgi dopo di tante cose, di tante impressioni, te ne accorgi cioè quando tutto è finito: è come srotolare una pellicola emotiva che c’era già nella tua testa, ma di cui non ti accorgevi, perché eri troppo occupato a vivere l’emozione in diretta.

    • massimolegnani 9 agosto 2017 a 15:08 #

      bellissimo quello srotolare la pellicola emotiva (è quello che io ho fatto oggi, a distanza di dieci anni)
      Rugen mi è molto piaciuta, ha conservato un’aria spartana, semplice, fuori del tempo, da questo punto di vista credo le abbia giovato l’appartenenza alla Germania Est che l’ha preservata dall’ondata di modernità che aveva investito in quegli anni altri luoghi turistici tedeschi.
      un abbraccio, Sabina
      ml

  3. Daniela 9 agosto 2017 a 15:05 #

    ricordi intrisi di profumo di libertà e di avventura; lo stupore sta nell’imprevisto non in ciò che è prestabilito.Ciao Massimo!

    • massimolegnani 9 agosto 2017 a 15:16 #

      è vero, temiamo gli imprevisti tutto l’anno quando il tempo è poco e gli impegni tanti. che almeno in viaggio l’imprevedibile sia regola di vita e fonte di meraviglia 🙂
      ciao Daniela
      buon pomeriggio
      ml

  4. lamelasbacata 9 agosto 2017 a 16:31 #

    Il litigio da stanchezza è un must imprescindibile per ogni vacanza che si rispetti!
    Ricordo la pioggia sulla costa belga, un mare livido nella luce chiara e fredda e un’acquerugiola rassegnata, nuvole che si scioglievano quietamente, tornando ad essere mare.
    Mi hai portato con te sulla canna della tua bici. Grazie per questo viaggio 😊

    • massimolegnani 9 agosto 2017 a 17:19 #

      le liti da stanchezza hanno un che di inevitabile e di ridicolo, a posteriori, per la loro sciocca sontuosità. All’interno di un asettico tourist information feci volare per aria pile di depliant nel vederla scartare con futili motivi le (poche) proposte di pernottamento. un comportamento davvero increscioso il mio, ma da cicloturista incallito sapevo che la prima regola è prendere al volo quel che trovi per la notte. 🙂
      ti ho portato con piacere sulla canna, cara Mela
      un abbraccio
      ml

  5. elettasenso 10 agosto 2017 a 10:46 #

    Meraviglioso diario di viaggio. Odori sapori colori. Vien voglia di partire così: senza programmi e prenotazioni, tranne la voglia di scoprire paesaggi e presagi fuori e dentro di noi.
    Eletta

    • massimolegnani 10 agosto 2017 a 23:34 #

      grazie Eletta!
      in fondo è semplice, basta informarsi a grandi linee prima della partenza, che so, sapere se e quando esistono collegamenti da un’isola all’altra, decidere più o meno quanti giorni dedicare ad ogni isola, capire più o meno quanti chilometri si è in grado di fare al giorno, fare un programma di massima e poi partire e lasciarsi andare, smentire punto per punto i pochi programmi fatti 🙂
      ml

      • elettasenso 11 agosto 2017 a 08:29 #

        Ho vagabondato così in alcune circostanze della vita. Adoro i viaggi, anche se ultimamente sono più stanziale. Il nostro pianeta è talmente bello da scoprire, anche se rimango dell’idea che il vero viaggio è negli occhi di chi guarda e nell’anima di chi sente. Dipende dalla capacità di provare meraviglia.
        Buongiorno
        Eletta

      • massimolegnani 11 agosto 2017 a 10:54 #

        verissimo, servono gli occhi e il cuore a fare di uno spostarsi un viaggio 🙂
        buona giornata a te, Eletta
        ml

      • elettasenso 11 agosto 2017 a 15:11 #

        🐞

      • massimolegnani 11 agosto 2017 a 17:27 #

        🙂

  6. newwhitebear 10 agosto 2017 a 23:41 #

    un viaggio senza nulla di preordinato si impara a conoscere meglio i luoghi che si vistano.

    • massimolegnani 10 agosto 2017 a 23:55 #

      sì, c’è la sensazione che ogni cosa che vedi sia una tua scoperta, ogni letto che trovi (e come ho scritto non sempre lo trovi..ma c’era pur sempre la tenda!) una conquista. 🙂
      buona serata GianPaolo
      ml

      • newwhitebear 12 agosto 2017 a 16:59 #

        hai veramente ragione. Viaggiare è conoscenza e stimola tutti i sensi.

      • massimolegnani 12 agosto 2017 a 20:12 #

        Ciao 🙂

  7. Neda 11 agosto 2017 a 14:29 #

    Un bellissimo racconto. Ce ne vuole di coraggio e forza per andarsene in giro così…
    Vi ammiro!

    • massimolegnani 11 agosto 2017 a 17:23 #

      Soprattutto da parte di lei che non era abituata a viaggi del genere. Però ancora adesso la ricorda come una bellissima esperienza (irripetibile, dice, con termine un po’ ambiguo😄 )
      ml

  8. Patrizia Caffiero 11 agosto 2017 a 14:46 #

    Da un po’ non ti leggevo. è una scrittura bellissima, vitale, stile e contenuto sullo stesso piano, urgenza di dire, di vedersi più che di fare vedere. Folgorante il brano ” tra tutti questi mari presto impari che l’ombra è mediterranea mentre la luce è baltica: nessuno qui cerca riparo all’ombra di una pianta o al chiuso di una stanza, qui tutti e tu con loro si ha fame di sole e ci si avvolge nell’aria luminosa come in una tiepida coperta.”. Confessso che i diari di viaggio mi annoiano, ma qui c’è molto altro 🙂

    • massimolegnani 11 agosto 2017 a 17:27 #

      Felice che tu vi abbia trovato molto altro 🙂
      Un abbraccio Patrizia, le tue ricomparse mi fanno sempre piacere
      ml

  9. Ghiandaia blog 11 agosto 2017 a 17:31 #

    Anche a me le aringhe non piacciono. Complimenti per il coraggio del viaggio.

    • massimolegnani 11 agosto 2017 a 17:38 #

      ..e lì te le ritrovi da colazione a cena, e anche a merenda!
      Grazie:)
      ml

  10. Paolo 16 agosto 2017 a 16:22 #

    “…l’ombra è mediterranea mentre la luce è baltica”…
    Una lettura gradevolissima, sulle ali dell’immaginazione e del ricordo, felicemente guidato dalle tue sapide parole. Davvero la memoria (alimentata, arricchita da simili esperienze di viaggio) è un libro meraviglioso da sfogliare. E da condividere.
    Grazie!
    P.

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