tu te lo ricordi il cielo di quel giorno?

12 Ago

c.calati

 

 

Quale giorno?

Ecco, è proprio questo il punto, il cielo lo vediamo ogni giorno, incombe sulle nostre teste o ci risucchia in alto, ma noi non ci badiamo più che tanto, lo diamo per scontato e non lo leghiamo a quanto ci sta accadendo in un momento particolare, topico. Per esempio, che cielo c’era quando mi sono sposato? Sì, d’accordo, pioveva, questo lo ricordo, ma non è l’aspetto meteorologico che m’interessa, cerco nella memoria se ho alzato gli occhi alle nubi, se ho confrontato il mio umore al loro, che le nuvole possono essere allegre anche cariche di pioggia. Ecco, non trovo nulla, nessun aggancio. E quando sono caduto come uno scemo sui gradini? o quell’altra volta che ho pescato il premio alla lotteria della sopravvivenza, il frontale evitato per un soffio per merito di altri? o quel mercoledì nero delle sfighe a catena? che faceva il cielo in quelle occasioni? Rideva? Si adattava al mio dramma? Rrestava indifferente? Chi lo sa, non ricordo di averlo guardato con l’intento della solidarietà.

Forse quella volta a Scilla l’ho sentito il cielo affine a me, il buio sconfinato a far risplendere le stelle, che anch’io, steso sulla sabbia, ero buio e luminoso, Mimì al mio fianco sonnecchiava soddisfatto di avermi portato al centro di quel nulla cosmico e Fulvia seduta intonava vitti ‘na crozza come ci cullasse, io non capivo una parola, non capivo me e non capivo le stelle che non cadevano, ma io capivo tutto, l’immenso e il minimo, la voce e il silenzio, il tempo immobile e la sabbia che mi sfuggiva dalle dita, clessidra inarrestabile.

Però questo accadeva di notte, non so se vale come cielo, il buio.

Allora voglio riprovarci oggi, per costruirmi una memoria alla luce del sole. Già, ma che cos’ha di particolare oggi che in futuro possa abbinare a questo blu che sa di vento e nitidezza? Nulla, se non me, che oggi sono vento e firmamento, e divento blu nel veleggiare tra uva e ulivi. Sono euforia e unzione, non sono più e sono tutto.

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32 Risposte to “tu te lo ricordi il cielo di quel giorno?”

  1. lamelasbacata 12 agosto 2017 a 23:41 #

    Solo perché tu non puoi vederlo non è detto che il cielo non possa osservarti ugualmente. Io penso che a volte se la rida dei nostri minuscoli affanni ed altre invece ci voglia bene.

  2. gelsobianco 13 agosto 2017 a 01:02 #

    “Però questo accadeva di notte, non so se vale come cielo, il buio.”
    Oh sì, vale.
    Io lo ricordo il cielo di quella mia notte…
    “Forse quella volta a Scilla l’ho sentito il cielo affine a me, il buio sconfinato a far risplendere le stelle, che anch’io, steso sulla sabbia, ero buio e luminoso,”
    Ecco questo sentivo…
    Con emozione
    gb

    • massimolegnani 13 agosto 2017 a 10:38 #

      grazie gb, hai condiviso con immediatezza il senso (stralunato) di queste parole, che nemmeno io so bene cosa significassero, forse lo sciogliersi in un ambiente e il ritrovarsi in esso.
      un abbraccio
      ml

      • gelsobianco 14 agosto 2017 a 01:04 #

        Sì, ml, era proprio il mio non sentirmi/ sentirmi acqua cielo luce buio sabbia tempo… Non c’ero e c’ero totalmente… Ero nulla ed ero tutto… Mi scioglievo in ciò che mi circondava e mi ritrovavo…
        Io ho condiviso con grande profonda immediatezza il senso (stra/lunato) delle tue parole.

        Ho letto ora la parte finale del tuo racconto e…
        “Nulla, se non me, che oggi sono vento e firmamento, e divento blu nel veleggiare tra uva e ulivi. Sono euforia e unzione, non sono più e sono tutto.”
        Sapessi come avevo già sentito alla mia primissima lettura tutto questo…

        Grazie, ml.
        Un abbraccio
        🙂
        gb

      • gelsobianco 14 agosto 2017 a 01:53 #

        Sì, avevo colto in me tutto questo che tu hai postato come tuo “paragrafetto finale” dopo la mia primissima lettura.
        gb

        E ora, anche se è notte, io volo verso il giorno e “e divento blu nel veleggiare tra uva e ulivi.” 🙂

      • gelsobianco 15 agosto 2017 a 19:37 #

        Il tuo scritto era molto bello anche senza l’aggiunta del tuo “paragrafetto finale” con la tua precedente chiusa che a me piace tantissimo “Però questo accadeva di notte, non so se vale come cielo, il buio.” 🙂
        gb

  3. teti900 13 agosto 2017 a 09:11 #

    ho trovato il tuo ‘cugino’ di penna in un post che secondo me ‘assona’ con i tuoi come questo… lo trovi qui dimmi se sbaglio…

    • massimolegnani 13 agosto 2017 a 10:40 #

      non sbagli, Teti, “ambulante di ricordi e sensazioni” mi si adatta a pennello.
      🙂
      ml

  4. Ghiandaia blog 13 agosto 2017 a 10:45 #

    Quel giorno vedevo la mia ombra. Ciao🎈🎈🎈🎈🎈

    • massimolegnani 13 agosto 2017 a 10:54 #

      e magari era notte, ombra tu, buio il cielo 🙂
      buona domenica 🙂
      ml

  5. Pendolante 13 agosto 2017 a 11:14 #

    Vale come cielo il buio. Non tutti i bui sono uguali.

    • massimolegnani 13 agosto 2017 a 13:39 #

      Sono d’accordo con te, e a volte il buio è cielo anche quando è chiuso in una stanza
      🙂
      ml

  6. rodixidor 13 agosto 2017 a 11:23 #

  7. Giuliana 13 agosto 2017 a 11:44 #

    il cielo di notte ci rivela molte piu’ cose, nel silenzio e nel buio ci sentiamo piu’ vicini “all’esterno” e contemporaneamente piu’ vicini al nostro io profondo, entriamo cosi’ in sintonia ed affiorano in superficie parti nascoste di noi. In fondo non e’ altro che ritrovare se stessi e scoprirsi in sintonia con l’universo.

    • massimolegnani 13 agosto 2017 a 13:46 #

      Mi piace molto la tua lettura, quel l’essere allo stesso tempo più vicini al nostro io e al centro dell’universo. Una “con-fusione” benefica
      Ciao Giuliana 🙂
      ml

      • Giuliana 13 agosto 2017 a 14:34 #

        noi siamo l’universo 😉 briciole divine cadute dalla bocca di un dio disorientato

      • massimolegnani 13 agosto 2017 a 14:45 #

        esattamente! noi siamo l’universo 🙂

  8. massimolegnani 13 agosto 2017 a 13:53 #

    Grazie En traduisant, per la citazione, contento di averti ispirata 🙂
    ml

  9. massimolegnani 13 agosto 2017 a 14:05 #

    ho aggiunto un paragrafetto finale che in un primo momento avevo omesso perchè mi sembrava troppo farneticante anche per i miei standard 🙂
    ml

  10. Neda 13 agosto 2017 a 14:46 #

    Molto bello il pezzo che hai scritto.
    Mi ha fatto tornare in mente un cielo di Alassio in una estate dei primi anni ’70, di primo pomeriggio, quando tutto era immoto, cielo e mare avevano lo stesso colore ocra, non tirava un alito di vento e la mia incontenibile voglia di fuggire.
    Poi, il terremoto e una tromba d’aria che ci veniva incontro dal mare.

  11. Tati 13 agosto 2017 a 18:13 #

    Malediciamo il cielo per le nostre sventure, lo osserviamo con occhi sognanti alla ricerca di un segnale di futura gioia ma alla fine lui se la ride e sotto siamo sempre noi 😉

  12. PindaricaMente 13 agosto 2017 a 18:23 #

    Io me lo ricordo.
    Era una sera di fine agosto e in cielo c’era uno spicchio di luna che faceva venir voglia di arrampicarsi fin lassù e dondolarsi un po’.
    Tutt’attorno buio e silenzio.
    Io e il mio nipotino Matteo siamo andati in terrazza, ci siamo seduti lì da una parte, con il naso all’insù.
    Poi Matteo mi ha chiesto: “Zia, mi racconti la storia del piccolo carro?”
    Ed io, come se leggessi parole in quel cielo puntellato di stelle, ho cominciato a raccontare.

  13. redbavon 14 agosto 2017 a 08:51 #

    Se vale anche di notte? Ma certo, il cielo può stare anche in una stanza…lo dice una canzone;)
    Gran bel post!

  14. Patrizia Caffiero 14 agosto 2017 a 14:22 #

    questo scritto è meno letterario rispetto ad altri tuoi. E’ un diario, la presa d’atto di una trasformazione alchemica interiore molto positiva. Cerchi di trovare saggezza, nel passare degli anni. Si scopre che la saggezza è essere collegati con TUTTO. Mi preoccupo quando non accade, perchè non sto vivendo veramente, correggo subito il tiro. Quanta vita si spreca seguendo solo i pensieri circolari della mente 🙂

  15. yourcenar11 14 agosto 2017 a 20:47 #

    Proprio ieri, mentre ero circondata da persone amiche che chiacchieravano tra loro, non so perché ho iniziato a guardare il cielo, come volessi interrogarlo. L’azzurro intenso era periodicamente invaso da nuvole bianche e corpose che si allontanavano velocemente, guardavo verso l’alto e se avessi potuto mi sarei lasciata trasportare dal vento, lontano dal giardino, dal verde intorno per tuffarmi nel blu. Naturalmente e molto più prosaicamente, dopo qualche scatto fotografico, sono tornata in mezzo alla compagnia, per onorare i miei doveri di ospite…

  16. ERO SVEGLIA 14 agosto 2017 a 21:26 #

    Cit. ‘Però questo accadeva di notte, non so se vale come cielo, il buio. ‘

    Bellissimo.

  17. le hérisson 18 agosto 2017 a 07:54 #

    Non esiste un cielo buio… stelle, luna, riflessi delle luci di città lo illuminano. E poi, pian piano, l’aurora…

  18. Musa 20 agosto 2017 a 02:18 #

    Penso anche io che se la rida.. ma chissà, potrei e vorrei sbagliarmi

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  1. Il cielo su | EN TRADUISANT TRANSLATION - 13 agosto 2017

    […] Io che in ogni stanza che abito appendo sempre alcuni dei miei cieli, mi rendo conto quanti pochi ne ricordo se calcoliamo quanti ne vediamo al giorno… Volare è stato bello, ispirata da questo articolo di Massimo Legnani. […]

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