il giro è finito

30 Ago

by c.calati

 

 

Sono arrivato a metà mattina in un paesone della Bassa battuto dal sole e dal silenzio, poca gente in giro, negozi in ferie. Mentre cercavo ombra e una panchina da rifiato, mi sono imbattuto in questa statua. Una folgorazione. Sono io questo ciclista di ferro e ruggine, io queste giunture metalliche che sembrano sul punto di cedere ma cigolando ancora tengono, io questa ferraglia riciclata, il mio corpo da qualche anno reinventato, che più invecchio e più lo spremo in una frenesia senza domani, io questa parvenza di autenticità, lo vedo come vero il corridore ferrato nello sforzo, simile a me nella fatica di procedere, quasi immobile rispetto alla velocità degli altri.

Il Giro è finito avverte la didascalia, una scritta davvero sibillina perchè non credo che il Giro (d’Italia) si sia mai concluso ad Asola, posto che di qua sia mai passato. No, non è finito il giro, il mio almeno. È vero, ho abbandonato i laghi dopo averli percorsi in pochi giorni in lungo e in largo, l’Iseo raccolto in una bellezza semplice, l’Idro appena sfiorato, il Garda più sontuoso, quasi un mare in certi tratti di vento e barche a vela. Me li sono goduti, i laghi, il primo con immediatezza, la litoranea tutta curve tra le rocce, gli ulivi coraggiosi, le piccole gentilezze della gente, la vecchia signora ingioiellata alla finestra che sentendomi chiedere informazioni mi dice aspetti! e si precipita con lentezza frettolosa in strada a darmi indicazioni su dove dormire nel paese successivo e mi scrive con mano malferma una raccomandazione a che Rudi, l’albergatore, mi tratti bene. L’ultimo, il Garda, l’ho goduto con più fatica, che prima ho dovuto scremar via come una panna molesta lo sfarzo dei grandi alberghi e delle gran turismo, l’imperiosità del Vittoriale, la petulanza modaiola dei turisti, per cercare la sostanza genuina dei piccoli borghi, cipressi a svettare come bandiere e scorci a picco a fare fascinoso il lago.

Ho lasciato i laghi per scendere nel sud della pianura calda e poco calorosa costeggiando i fiumi o attraversandoli, il Mincio, l’Oglio, l’Adda, fino al Ticino di Pavia. La città, non ancora invasa dagli universitari, mi offre riposo, ristoro e ricordi, che qui per qualche tempo ho studiato con pochissimo profitto. Nel pomeriggio la pedalo lungo le strade a ciotoli, la ripercorro a sera camminando per le vie note ed altre che non riconosco. M’aspettavo una botta di nostalgia invece provo un senso di estraneità, troppo cambiata la città negli anni e lei potrebbe dire lo stesso di me, irriconoscibile da quello di allora. Così al mattino riparto senza rimpianti risalendo il fiume amico. A Bereguardo l’ultima emozione del viaggio, il ponte di barche sul Ticino che mi farà tornare in Piemonte. Ma è una delusione, il fiume è in secca e la maggior parte delle barche poggia sul greto a nudo.

Alle prime risaie incomincio a sentire aria di casa, pedalo con nuovo vigore. Quando arriverò alle vigne potrò dire il giro è finito (e bello che è stato).

 

 

38 Risposte a “il giro è finito”

  1. remigio 30 agosto 2017 a 10:50 #

    Mi affascina questo tuo modo di pedalare, osservare e raccontare. Non e’ da tutti. Io credo che i ciclisti come te siano in via di estinzione, tra romanticismo e decadentismo. Sei come quegli antichi e solitari viaggiatori del passato, anch’essi scomparsi, che ci hanno lasciato pagine memorabili dei loro viaggi. Se Friedrich avesse dipinto una bicicletta accanto al suo “Viandante sul mare di nebbia” avrebbe fatto il tuo ritratto. Le tue divagazioni, i tuoi pensieri, i tuoi stati d’animo avvolti dalla fatica, i tuoi incontri sono altrettanto piacevoli. Se fossi in te li raccoglerei in un libro 🙂

    • massimolegnani 30 agosto 2017 a 20:53 #

      Sì, mi ci ritrovo “tra romanticismo e decadentismo” e in generale nella descrizione che dai del mio andare.
      Grazie Remigio
      (quanto al libro, chissà)
      ml

  2. Daniele Verzetti Rockpoeta® 30 agosto 2017 a 10:59 #

    Un modo di vivere quelle zone in maniera più diretta non solo attraverso la tua passione per la bicicletta anche per il fatto che viaggiando così si fanno incontri e si vivono esperienze uniche come quelle che ci riporti qui nel tuo blog.

    • massimolegnani 30 agosto 2017 a 20:56 #

      Mi piacciono i luoghi minimi dove si possono avere piccole sorprese e l’illusione di essere tu a scoprirli.
      Ciao Daniele
      ml

  3. Julian Vlad 30 agosto 2017 a 11:32 #

    Io e la bicicletta viviamo serenamente su due mondi diversi. Ma i tuoi resoconti di viaggio, dal particolare punto di osservazione di un cavaliere pedalante su due ruote, hanno un fascino e un ritmo che appaga lo spirito di chi legge. O quanto meno il mio 🙂

    • massimolegnani 30 agosto 2017 a 21:00 #

      Un cavaliere pedalante, mi piace 🙂
      Grazie Julian per il bell’apprezzamento
      ml

  4. elettasenso 30 agosto 2017 a 14:41 #

    Davvero metaforica questa statua di ferro e marchingegni e meccanismi per te che, così tanto, ami il veicolo che ti trasporta a fiutare l’aria e l’acqua di laghi e canali. Passione per il viaggio. Mi ricordi la canzone di Paolo Conte: Bartali. Oh quanta strada nei miei sandali…
    Eletta

    • massimolegnani 30 agosto 2017 a 21:09 #

      È una statua straordinaria, materiali poveri ( ci ho visto anche un pezzo d’aratro) e grande espressività, dinamismo, mi ha affascinato e mi sono specchiato in ruggine e giunture.
      Onoratissimo del richiamo a Conte e Bartali 🙂
      Buona serata, Eletta
      ml

  5. newwhitebear 30 agosto 2017 a 16:15 #

    beh! tu il giro l’hai finito?

    • massimolegnani 30 agosto 2017 a 21:14 #

      Finito pochi giorni fa, con soddisfazione per i luoghi attraversati e per le gambe che hanno tenuto per tutto il viaggio, 600 chilometri in meno di una settimana.
      Ciao GianPaolo
      ml

      • newwhitebear 30 agosto 2017 a 21:45 #

        una bella media 😀 Sei pronto per il Tour de France del 2018

      • massimolegnani 30 agosto 2017 a 23:13 #

        eheh..ma una delle mitiche salite del tour mi piacerebbe farla 🙂

      • newwhitebear 31 agosto 2017 a 16:05 #

        basta programmarla per bene. Izoard o Alp du Huez ci possono dare.

      • massimolegnani 31 agosto 2017 a 20:19 #

        eheh ci stanno più sulla carta (stradale) che nelle mie gambe 🙂

      • newwhitebear 31 agosto 2017 a 20:29 #

        sognare non costa nulla 😀 Non esistono simulatori per ciclisti? Tipo quelli per aerei o auto

      • massimolegnani 31 agosto 2017 a 20:35 #

        Sogno molto, in pratica ogni volta che apro un atlante:)
        Beh, la cyclette è un simulatore, ma preferisco pedalare all’aperto 🙂

      • newwhitebear 31 agosto 2017 a 21:21 #

        no, pensavo proprio a un programma.

      • massimolegnani 31 agosto 2017 a 23:45 #

        su quello non ti so dire

  6. Pendolante 30 agosto 2017 a 21:52 #

    Mi hai fatto venire nostalgia del tuo giro. Perché non c’ero? Perché non ho pedalato per le stesse strade e visto gli stessi posti? Magari, lo avessi fatto, non è sentirei la nostalgia

    • massimolegnani 30 agosto 2017 a 23:16 #

      fossi partita dalla tua città ci saremmo incontrati a metà lago 🙂
      bella questa nostalgia per qualcosa che non è stato.
      un abbraccio
      ml

      • Pendolante 31 agosto 2017 a 22:18 #

        Metà lago è sempre una buona meta.

      • massimolegnani 31 agosto 2017 a 23:46 #

        purchè sia a metà della costa e non in mezzo al lago, che la bici non galleggia e io con lei 🙂

      • Pendolante 1 settembre 2017 a 08:52 #

        ma guarda… strano. Vabbé ti concedo la costa via 😉

      • massimolegnani 1 settembre 2017 a 09:17 #

        🙂

  7. vikibaum 31 agosto 2017 a 09:05 #

    amo il lago d’iseo, più di tutti gli altri e davvero non so il perché. nomini pavia: i miei primi due anni d’università prima che la famiglia si trasferisse altrove. porto con me il ticino… gran bel viaggio il tuo…ciao ML

    • massimolegnani 31 agosto 2017 a 11:01 #

      Forse perche’ ha la dimensione giusta per l’intimita’, forse per le vecchie gallerie dai finestroni di roccia che regalano scorci sull’acqua, o per il turismo minimo senza chiasso e senza fretta, forse per le montagne tutt’attorno che lo incastonano o per la gentilezza della gente di paese che almeno un sorriso te lo regala, forse per la brezza che spira nella direzione giusta o per mille altri motivi che ognuno ha i propri, unici e segreti 🙂
      Ciao vki, e’ un piacere condividere questa preferenza
      ml

      • vikibaum 31 agosto 2017 a 11:13 #

        anche per me, mi piace il tuo modo di raccontare, così piano, chiaro, con quel lontano struggimento….ciau

      • massimolegnani 31 agosto 2017 a 12:17 #

        🙂

  8. sguardiepercorsi 31 agosto 2017 a 09:44 #

    Allora buon giro, e buon rientro! 🙂

    • massimolegnani 31 agosto 2017 a 11:02 #

      Grazie Chiara, il giro e’ stato buono e ottimo il rientro 🙂
      ml

  9. Stefi 31 agosto 2017 a 17:41 #

    Che dire? Ti ammiro e invidio la tua tenacia.
    🙂

  10. diserieZero 24 settembre 2017 a 12:07 #

    Ciò che spero non finisca è il tuo approccio alla parola. Quel pedalare controsenso e con maestria in un universo di parole abbreviate, di congiuntivi estinti e di grazie scritti privandoli di vocali. Sono amante estrema delle parole. Fans incallita di un linguaggio che va perdendo la propria ricchezza e la propria autenticità. Leggerti è sempre una rassicurazione. È un po’ come tornare a casa, in un luogo familiare in cui ci si sente a proprio agio. C’è calore, c’è attenzione al vocabolo, c’è maestria nell’accostamento delle parole. Si sta bene da te. Ed è bello passarci un po’ di tempo. Ciao Carlo, buona giornata 💖

    • massimolegnani 24 settembre 2017 a 17:07 #

      Io sono commosso per questa tua galoppata tra i miei brani.
      Grazie di cuore per le belle parole
      ml

  11. diserieZero 24 settembre 2017 a 17:43 #

    😘

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