la trota grassa

2 Set

by c.calati

 

 

 

La signora Jole era restia a scendere in negozio, le sembrava una beffa spolverare le statuine, i ninnoli, gli avori ingialliti e tutti quegli oggetti amati, antichi più di lei, e poi dover stare lì in attesa di un acquirente che quasi certamente non sarebbe entrato. Ormai la stagione volgeva al termine e a dirla tutta non era stata una gran stagione. Preferì restare affacciata alla finestra a fissare il sottile strato di nebbia che si era adagiato come una patina protettiva sulla superficie dell’acqua. Il lago le restituiva intatta la malinconia con cui lei lo guardava. Non era l’invecchiare che la rattristava, in fondo aveva sempre amato tutto ciò che non fosse moderno, passeggero, e se teneva, come ora, una mano intrecciata all’altra poteva ignorare il lieve tremore che le agitava le dita. Era piuttosto quello scivolare inesorabile nella solitudine, sempre meno amici che passavano a trovarla, alcuni scomparsi, i più semplicemente spariti, sempre meno parole e sorrisi da scambiare con qualcuno. Lei che era stata al centro dei salotti bresciani aveva da anni abbandonato la città per non assistere al proprio definitivo declino, convinta che sul piccolo lago che tanto le assomigliava avrebbe trovato consolazione, se non la pace. Ma l’unica consolazione era poter ripensare con nostalgia ai bei tempi andati, lasciarsi cullare dalle frivolezze vissute quando non c’era uomo che non ambisse ad accompagnarla a teatro o in un’ombrosa sala da tè. Ero io la trota grassa, si ripetè ricalcando le parole con cui la vezzeggiava Manlio, parole che in bocca a qualunque altro le sarebbero suonate offensive, ma bisbigliate da lui tra le lenzuola stropicciate assumevano un fascino particolare. Erano un omaggio sfrontato non tanto all’opulenza delle sue forme quanto alla sua fama di femmina fatale che divorava gli uomini e annientava le rivali: c’è sempre una trota più pasciuta delle altre, come si nutrisse delle sue simili, una trota che ogni pescatore vorrebbe catturare. Ma tu non abbocchi all’amo. E con un sorriso malandrino le infilava un dito in bocca a mo’ di uncino, lasciando poi che lei glielo mordesse mostrando i denti in una voluttà solidale. Oh Manlio, nemmeno tu, però, ti sei lasciato catturare, forse ci assomigliavamo troppo, mormorò la signora Jole come avesse ancora davanti a sé l’antico amante.

Delle voci dalla strada la distolsero da pensieri che si facevano sempre più cupi: un uomo a bordo di una spider d’argento chiedeva informazioni a un passante, un luogo lungolago dove pranzare ed eventualmente pernottare. Jole si sporse e gli gridò di aspettarla. L’uomo alzò lo sguardo stupito e, dato che non aveva fretta, accostò l’auto a bordo strada. L’anziana signora fu presa da una frenesia sproporzionata al caso che le intralciò i gesti con cui stava indossando una collana e un braccialetto d’oro e le rallentò i passi suoi insicuri verso la scala. Quando finalmente lo raggiunse, spiegò al turista che in paese non c’erano ristoranti né tantomeno alberghi, ma lei conosceva un posto delizioso, pochi chilometri più a nord. Gli disse il nome della località e del titolare dell’albergo, un mio caro amico, aggiunse, poi volle scrivere con mano malferma qualche riga di presentazione, invero non necessaria data la poca gente in giro. Lo guardò ripartire orgogliosa dell’aiuto che gli aveva dato.

L’albergatore non ebbe alcuna difficoltà ad assegnare al nuovo cliente una camera con vista sul lago ma, guardando incuriosito il biglietto, gli confidò di non avere idea di chi fosse la donna che si era firmata con una semplice J.

 

 

56 Risposte a “la trota grassa”

  1. Aria Mich 2 settembre 2017 a 11:55 #

    Raccontino carinissimo ☺ . E mi sa che è vero, più della vecchiaia, è la solitudine che invecchia. E sentirsi ancora utili per qualcuno, è come accorgersi di esistere.

    • massimolegnani 2 settembre 2017 a 12:40 #

      Condivido le tue parole sulla solitudine che invecchia.
      Grazie, Aria
      Buona giornata
      ml

      • Aria Mich 2 settembre 2017 a 12:47 #

        Buona giornata anche a te, Massimo! 🌼

      • Aria Mich 2 settembre 2017 a 13:00 #

        P.s.: Sai una cosa? Mi è caduto l’occhio sul secondo commento, e mi sono resa conto che mi era completamente sfuggito il paragrafo finale, che ha reso la storia meno felice di come l’avevo interpretata io 😐

      • massimolegnani 2 settembre 2017 a 13:52 #

        A volte in un brano l’inconscio fa leggere ciò che si desidera leggere trascurando i dettagli che non quadrano e a te credo premesse una vicenda e una protagonista malinconiche ma sostanzialmente felici. In fondo tu hai letto con la testa della signora Jole 🙂

      • Aria Mich 2 settembre 2017 a 15:16 #

        Credo proprio che tu abbia ragione 😁

      • massimolegnani 2 settembre 2017 a 15:20 #

        ..ma è stata una cosa simpatica:)

      • Aria Mich 2 settembre 2017 a 15:30 #

        😊

      • massimolegnani 2 settembre 2017 a 15:50 #

        🙂

      • massimolegnani 2 settembre 2017 a 13:44 #

        🙂

  2. Elle Estenvoyage 2 settembre 2017 a 11:59 #

    Mi piace la doppia conclusione! Lei è felice, gongola, si è sentita ancora una volta la trota grassa. La realtà è triste, l’albergatore è uno di quelli che l’ha dimenticata. Ma Jole (che si riduce lei stessa a un’unica singola lettera) non lo sa

  3. alemarcotti 2 settembre 2017 a 13:56 #

    Veramente carino 😀

  4. Evaporata 2 settembre 2017 a 13:59 #

    Illudimi d’immenso.

  5. Donatella Calati 2 settembre 2017 a 14:01 #

    incontri minimi a bordo lago, rivisitati con la solita maestria

    • massimolegnani 2 settembre 2017 a 15:19 #

      eheh, in effetti c’è il retroscena reale che ti avevo raccontato. il resto è fantasia:)
      Ciao Dona
      un abbraccio
      Io

  6. Patrizia Caffiero 2 settembre 2017 a 16:35 #

    Mi sembra manchi qualcosa, vorrei saperne di più 🙂 bentornato

    • massimolegnani 2 settembre 2017 a 17:22 #

      ..ma puoi aggiungere tu “a fantasia”
      Un sorriso, Patrizia
      ml

  7. Ghiandaia blog 2 settembre 2017 a 17:03 #

    La signora Jole pensa che oltre gli amici scomparsi altri avrebbero riconosciuto la sua firma, ma si illude.💂

  8. le hérisson 2 settembre 2017 a 21:12 #

    alcuni han la memoria corta, altri – i sognatori – vivono di ricordi
    sempre rappresentativi i tuoi racconti, Massimo
    cb

  9. newwhitebear 3 settembre 2017 a 16:33 #

    un racconto dolce, malinconico che trova la sua sferzata d’orgoglio nel finale. Il canto del cigno della trota grassa.

  10. elettasenso 3 settembre 2017 a 20:44 #

    Bellissima storia. Un frizzo di vita sullo sfondo placido lacustre.
    Bravo come sempre
    Eletta

    • massimolegnani 3 settembre 2017 a 22:32 #

      forse quel turista è stata l’unica persona con cui Jole ha scambiato qualche parola quel giorno, per questo lei l’ha vissuta come una ventata di novità.
      grazie Eletta
      buona serata
      ml

  11. rodixidor 4 settembre 2017 a 20:02 #

    Che tristezza, essere dimenticati così.

    • massimolegnani 4 settembre 2017 a 21:40 #

      soprattutto se la vita non ti aveva allenato a essere trascurato.
      Ciao rodix
      ml

  12. Neda 4 settembre 2017 a 22:09 #

    Un bel racconto di una malinconica solitudine che mi ricorda una persona che ho conosciuto.

    • Neda 4 settembre 2017 a 22:10 #

      P.S. Stupenda la foto.

      • massimolegnani 4 settembre 2017 a 22:29 #

        è uno scatto dalla sponda occidentale del lago d’Iseo dove è ambientata questa storia
        🙂

      • Neda 5 settembre 2017 a 11:16 #

        Sì, l’avevo riconosciuto.

      • massimolegnani 5 settembre 2017 a 11:24 #

        complimenti, hai occhio attento 🙂

      • Neda 5 settembre 2017 a 11:35 #

        Beh ci sono passata vicino per anni andando a lavorare a Pontedilegno.

      • massimolegnani 5 settembre 2017 a 11:38 #

        Ah, ecco. Comunque è un lago davvero bello 🙂

    • massimolegnani 4 settembre 2017 a 22:28 #

      grazie Neda
      buona serata
      ml

      • Neda 5 settembre 2017 a 11:16 #

        Buongiorno a te.

  13. Stefi 14 settembre 2017 a 15:32 #

    Racconto felliniano, voluttuoso e malinconico.
    L’ambientazione non è la Romagna, ma ci sento quell’aria lì, in sottofondo.

    • massimolegnani 14 settembre 2017 a 16:07 #

      I tre aggettivi che usi, felliniano, voluttuoso e malinconico sono precisi come frecce a bersaglio. E si’, l’atmosfera, se non l’ambientazione, ha un che di romagnolo.
      Un sorriso, Ste’
      ml

      • Stefi 14 settembre 2017 a 16:21 #

        Un sorriso e te, caro ml.

      • massimolegnani 14 settembre 2017 a 16:27 #

        🙂

  14. Julian Vlad 16 settembre 2017 a 18:43 #

    Delizioso. Malinconico, e a suo modo affettuoso. Mi piacerebbe conoscerla, una come la Jole. Chissà quante ne avrebbe da raccontare.

    • massimolegnani 16 settembre 2017 a 20:48 #

      ..e te le racconterebbe tra trepidazione e orgoglio
      Ciao Julian, grazie del bel commento
      ml

  15. Paolo 18 settembre 2017 a 12:17 #

    Perfetto. Anche il rallentare e l’inciampo di quel periodo affannato e (tecnicamente) contorto. Davvero ogni parola al suo posto, col suo giusto peso. Non manca nulla. Nemmeno, di certo, il sentimento. La diffusa malinconia che avvolge il tutto. La sensualità carezzata con dita un po’ meno sensibili, le descrizioni precise e bastanti. Nemmeno l’amaro della disequazione finale. Bravo Massimo!

    • massimolegnani 18 settembre 2017 a 12:46 #

      Mi rendo conto di costringere a volte il lettore a fare le acrobazie, ma certi periodi se li spezzetto secondo una corretta sintassi mi sembra di svilirli, di farli diventare piatti come sogliole:)
      Questa anziana signora (che davvero mi ha voluto dare informazioni che non avevo chiesto a lei) mi era entrata in circolo come una droga, ne percepivo un vissuto sommerso dal tempo e ho sentito il bisogno di cucirle addosso una storia (che spero fosse in qualche modo la sua)
      Un abbraccio
      ml

      • Paolo 18 settembre 2017 a 12:51 #

        In questo caso l’acrobazia era (o è risultata da sé) perfettamente funzionale.
        Scrittori come lenti di ingrandimento, come sensori, ricettori. Nasi, orecchi, occhi che captano dettagli e vissuti. A brandelli. Nell’attimo. (basta una frazione di secondo per intuire, cogliere un vissuto). Per ricomporli e farne mosaico, storie reinventate, popolate ex novo, rivitalizzate, vissute da capo. (basta una frazione di secondo per concepire e “leggere” un romanzo)

      • massimolegnani 18 settembre 2017 a 13:33 #

        rido perchè, mentre leggevo le tue considerazioni sull’attimo che rubiamo alla gente che incontriamo, ho immaginato di tornare a cercare la signora per farle leggere la “sua storia. E ho immaginato anche la sua reazione: “io una trota grassa? mascalzone!” e giù un ceffone con la mano tremante all’improvvido scrittore.
        🙂

      • Paolo 18 settembre 2017 a 13:54 #

        Anch’io ho una fila di persone che mi aspettano sotto casa.. 😊

      • massimolegnani 18 settembre 2017 a 18:50 #

        Ahah, e’ il nostro destino 🙂

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