una ragazza alla pari

14 Set

by margherita calati

 

 

Tutto cominciò con l’annuncio che avevo affisso in università, nella mia bacheca personale, cerco studentessa alla pari (sono escluse le frequentatrici del mio corso) per collaborazione domestica. Avevo urgenza di sostituire l’Argilia che, ormai anziana, aveva improvvisamente alzato bandiera bianca ed era andata a svernare al suo paesello. Mi era sembrato che l’annuncio in un ambiente dove ero piuttosto conosciuto (e temuto) fosse la soluzione più spiccia. E poi, a dirla tutta, ero stufo di vecchiume, già mal sopportavo il mio che avanzava inesorabile come un panzer, e mi allettava l’idea di avere giovinezza che girasse per le stanze.

In realtà risposero in poche, ma per fortuna con Michela fu intesa a prima vista: vitto, alloggio, una buona remunerazione e piena libertà nel tempo libero, una volta assolti i compiti domestici. La ragazza si dimostrò da subito solerte ed efficiente, tanto che presto le affidai altre mansioni, come il disbrigo della corrispondenza e il pagamento delle bollette, poco alla volta l’intera gestione della casa. Con lei vi furono altri sviluppi, ma quello che successe tra noi, dopo e di più, è una questione privata di cui non ho intenzione di parlare, non voglio innescare rimproveri moraleggianti o battute volgari. Vi dico solo che Michela era una piacevole conversatrice a tavola e davanti al caminetto e io godevo della sua presenza tra le mura di casa senza domandarmi come impiegasse le ore fuori di qui.

Ma una sera che era uscita, come quasi sempre accadeva a una cert’ora, mi accorsi di sentire la sua mancanza e di non essere affatto contento di non sapere dove fosse. Una preoccupazione quasi paterna, mi dissi, ma nel giro di poco divenne un’agitazione morbosa priva di sbocchi. Dopo molta inquietudine, decisi di andare a cercarla e uscii di casa piuttosto baldanzoso. In realtà avevo idee vaghe su dove potesse essere. Di lei, di quali fossero i suoi amici, di quali luoghi frequentasse, non sapevo nulla, Michela era una ragazza riservata, quella sera però avrei usato il termine evasiva, reticente.

Mi diressi in centro battendo vie affollate e viuzze deserte senza trovarla. Pub, bar, osterie, non so in quanti locali entrai, sempre più affannato e sempre più frustrato a non vederla tra i clienti. Non volevo arrendermi, ero sopraffatto da un’ostinazione cupa. Provai ancora in una vineria che sapevo frequentata da studenti. Mentre bevevo qualcosa di forte al bancone la vidi abbracciata a un tipo torvo a un tavolo in fondo alla stanza. Per un istante i nostri sguardi s’incrociarono e io feci un goffo cenno di saluto che lei finse di non vedere. Per i pochi momenti in cui rimasi lì a trangugiare un vinaccio acido lei mi ignorò, occupata com’era a strusciarsi e a baciare il suo compagno ignaro di tutto. Pagai e uscii frastornato.

Mi seccava essermi fatto sorprendere da lei in un luogo in cui l’unica giustificazione alla mia presenza era proprio lei. Mi seccava che non avesse risposto al mio saluto, anche se capivo che non poteva fare altrimenti. Mi seccava l’intimità con cui stava abbracciata a quel ragazzo, noi non ne eravamo mai stati capaci. E mi seccava soprattutto che tutte queste cose m’infastidissero oltre misura, come potessi essere geloso di lei.

La strada verso casa fu un tormento, ero scosso da emozioni contrastanti, ira, gelosia, frustrazione, sollievo. Sì, per brevi momenti mi sentivo sollevato dal fatto che Michela avesse una sua vita affettiva dalla quale ero escluso, questo sgomberava il campo da ogni implicazione e complicazione sentimentale. Avevo, saltuariamente, il suo corpo e questo doveva bastarmi. Ma era un sollievo effimero, subito soffocato dalla rabbia al pensiero di lei tra le braccia di un altro. Al sollievo più radicale, cogliere l’occasione per troncare ogni rapporto con lei, non ci pensai nemmeno per un istante.

Michela tornò che era notte fonda. Io l’avevo aspettata sforzandomi di interessarmi a un saggio sulle origini del linguaggio che in realtà trovavo noiosissimo. Ero nel mio letto, la chiamai mentre passava per il corridoio. Cacciò dentro la testa, aveva il trucco sfatto, i capelli in disordine, un segno vistoso sul collo. Sentii di nuovo l’ira montare, avrei voluto chiederle con voce tagliente se aveva scopato bene e mi trattenni a fatica. Le chiesi invece se considerasse il sesso con me un obbligo compreso tra le sue mansioni, non diverso dal dovermi tenere in ordine i conti o passare il battitappeto. Non gradì la domanda e mi guardò con sospetto cercando di capire dove volessi andare a parare. Ha qualche rilievo da muovermi?, mi chiese, tornando a un asettico lei. Quel tono vagamente ironico mi fece male, mi dominai a stento e tentai a mia volta di mantenere un atteggiamento distaccato mentre le rispondevo no, al contrario vorrei che passassi il resto della notte nel mio letto. Ma era evidente come per la prima volta la stessi quasi implorando. Appoggiata allo stipite della porta mi guardò stupita, come non si aspettasse una proposta del genere. Dopo qualche istante, in cui sembrava realmente riflettere su cosa rispondermi, mi gelò con un non mi sembra il caso, Marcello. Buonanotte. Non riuscii a replicare e bofonchiai un buonanotte sconsolato mentre lei si era già allontanata.

Meditai sulla mia disfatta, niente di peggio che uscire allo scoperto e venir falciato da un rifiuto. Non avrei potuto scegliere una serata peggiore per farle quella proposta, lei forse appena sgusciata fuori dal letto di un altro, io da ore in preda all’inquietudine.

Mi ero rassegnato a una notte probabilmente insonne, quando Michela entrò senza bussare. Indossava un pigiama infantile con stampigliati tanti animaletti scherzosi e appariva imbronciata. Si era portata il cuscino dalla sua stanza, non riesco a dormire, mi disse, infilandosi sotto il piumone, come può fare una figlia nel letto dei genitori durante un temporale. Si addormentò di botto, prima che io mi fossi ripreso dallo stupore. Ora ero certo, sarebbe stata una notte insonne. La mia, almeno.

 

47 Risposte a “una ragazza alla pari”

  1. lamelasbacata 14 settembre 2017 a 11:13 #

    Mi fa un po’ tenerezza e un po’ pena quest’uomo che si aggrappa alla carne giovane per trattenere una giovinezza che non c’è più.

    • massimolegnani 14 settembre 2017 a 11:32 #

      un uomo destinato a perdere la guerra, pur vincendo qualche battaglia 🙂
      buongiorno Mela,
      ml

      • lamelasbacata 14 settembre 2017 a 12:05 #

        Un buonissimo buongiorno a te 😊

      • massimolegnani 14 settembre 2017 a 12:26 #

        Un sorriso sotto la pioggia

  2. rodixidor 14 settembre 2017 a 11:25 #

    Lolita più che Michela 🙂

    • massimolegnani 14 settembre 2017 a 11:33 #

      beh, dai, Humbert una universitaria non la guarderebbe nemmeno!
      ciao rodix 🙂
      ml

  3. Aria Mich 14 settembre 2017 a 12:18 #

    Mi è piaciuto come lo hai raccontato! Mentre leggevo, riuscivo a vedere le immagini scorrere 😀 . La reazione di Marcello, direi che è stata umana… e dopo tanta sofferenza, data dalla gelosia, Michela era di nuovo lì… magari Marcello si sveglia e scopre che, quello che accadde, fu solo un brutto sogno 😏

    • massimolegnani 14 settembre 2017 a 12:28 #

      ..o magari fu solo un BEL sogno, che’ il confine tra desiderio e sofferenza e’ molto labile 🙂
      Grazie Aria,
      ciao,
      ml

      • Aria Mich 14 settembre 2017 a 12:32 #

        Anche ☺ . Buona giornata, Massimo 🌼

      • massimolegnani 14 settembre 2017 a 13:08 #

        🙂

  4. PindaricaMente 14 settembre 2017 a 12:37 #

    La gelosia e l’insicurezza di lui, il gioco e il bisogno di conferme di lei…come le racconti sempre bene tu le umane vicende! 🙂

    • massimolegnani 14 settembre 2017 a 13:11 #

      Grazie, Pindara. Si’, mi piace tratteggiare i risvolti umani di vicende apparentemente banali.
      Un sorriso
      ml

  5. Musa 14 settembre 2017 a 13:08 #

    Ho visto anch’io scorrere le immagini davanti ai miei occhi… povero uomo non so, lei aveva tutta la mia attenzione

    • massimolegnani 14 settembre 2017 a 13:17 #

      Grazie Musa. Lei aveva una vita normale per la sua eta’, lui cavalcava un sogno, fuori dalla sua eta’ 🙂
      ml

      • Musa 15 settembre 2017 a 06:42 #

        Si, direi che è proprio così..

      • massimolegnani 15 settembre 2017 a 09:16 #

        siamo d’accordo
        ciao 🙂

  6. Neda 14 settembre 2017 a 13:43 #

    Un racconto lucido, implacabile, al contempo deliziosamente poetico.
    Nel 1970 sono stata due mesi alla pari in una famiglia tedesca. Peccato che il padrone di casa fosse circondato da moglie, figli e servitù e non avesse il fascino di questo professore.
    Buon pomeriggio.

    • massimolegnani 14 settembre 2017 a 14:01 #

      che bella questa tua schiettezza che sa di scherzoso rimpianto per un’occasione mai stata 🙂
      grazie Neda,
      ml

      • Neda 14 settembre 2017 a 14:49 #

        Avevo appeno ricevuto il mio passaporto, il primo viaggio all’estero da sola, voglia di avventura e di scoprire il mondo e una gran paura dell’ignoto, comunque.
        Poi, due mesi di piccole deliziose scoperte, senza pretese e avventure semplici, casalinghe e molto lecite, nonostante il 68 ci avesse scaraventato in un nuovo mondo, soprattutto per noi ragazze.

      • massimolegnani 14 settembre 2017 a 15:23 #

        Una bella esperienza!
        Ciao

  7. Evaporata 14 settembre 2017 a 14:17 #

    Grazie per il bel racconto. Penso che queste situazioni potrebbero esistere realmente, ma temo che avrebbero un epilogo più drammatico. La cronaca quotidiana ne è testimone, pourtroppo.

    • massimolegnani 14 settembre 2017 a 14:23 #

      questo professore non mi sembra tipo da ammazzare chicchessia, ma il dramma, non trucido, aleggia nel finale.
      ringrazio te per l’apprezzamento,
      ml

      • Evaporata 14 settembre 2017 a 14:28 #

        Lo so bene, è che io sono dispettosa. 😉

      • massimolegnani 14 settembre 2017 a 15:20 #

        Ahah 🙂

  8. Ghiandaia blog 14 settembre 2017 a 15:26 #

    Succede sovente, purtroppo, la gelosia è un tarlo che non dà tregua.

    • massimolegnani 14 settembre 2017 a 16:01 #

      .e in vicende come questa o te ne tieni a debita distanza, dalla gelosia, o se c’inciampi non ne esci più.
      Buon pomeriggio, Ghiandaia
      ml

  9. newwhitebear 14 settembre 2017 a 20:49 #

    Marcello è come il sonnifero. Riesce a far addormentare di brutto anche le belle ragazze.
    Un bel racconto garbato e ironico sulle passioni di un professore anziano o meglio maturo.
    Veramente bello con un finale inaspettato

    • massimolegnani 14 settembre 2017 a 23:03 #

      povero Marcello sarà stata una notte di tortura
      Grazie GianPaolo per l’apprezzamento
      ml

      • newwhitebear 15 settembre 2017 a 16:35 #

        passata la notte, c’è un nuovo giorno.

      • massimolegnani 15 settembre 2017 a 17:26 #

        ..e non sappiamo come sarà’ per loro
        Ciao 🙂

  10. vikibaum 15 settembre 2017 a 14:44 #

    mi piace leggerti, scrivi così piano, bene…ma non mi piace michela e neppure marcello. No, sono fuori dal mio orizzonte…ciao ML, affettuosamente Vik

    • massimolegnani 15 settembre 2017 a 16:02 #

      Intanto ho gradito complimenti e franchezza. Quanto ai protagonisti ho voluto creare un incontro tra due individui distanti che hanno ambiguità di fondo è debolezze: lui che vorrebbe mantenere distacco e controllo ma si lascia travolgere dalle emozioni, lei che vorrebbe essere pragmatica e finisce col vivere su un doppio binario. Forse non sono simpatici ma io finisco sempre col trovare qualche motivo di affeione ai miei personaggi.
      Ciao, Vik
      ml

  11. Julian Vlad 17 settembre 2017 a 11:13 #

    Al di là del senso evidente del malessere di lui e delle implicazioni di un tale rapporto contornato di zone grigie, è raccontato davvero benissimo. Si legge che è un piacere. Chapeau!

    • massimolegnani 17 settembre 2017 a 11:52 #

      ho utilizzato l’io narrante per immedesimarmi nel protagonista e per far arrivare tutte le implicazioni del rapporto da lui inevitabilmente malvissute, anche la sua riluttanza a parlarne e il suo poi raccontare proprio la parte più penosa della vicenda, forse per un bisogno di comprensione.
      M’inchino, grato, al tuo chapeau
      ml

  12. alessialia 18 settembre 2017 a 23:26 #

    Ma povero…….

    • massimolegnani 19 settembre 2017 a 00:00 #

      eh, il professore pensava di controllare le emozione e se ne è fatto travolgere 🙂

      • alessialia 19 settembre 2017 a 00:26 #

        Mmmhhhh penso che sarebbe stato davvero difficile non provare alcuna emozione……..

      • massimolegnani 19 settembre 2017 a 00:47 #

        lo penso anch’io, ma c’è sempre l’illusione, a una certa età, di essere superiori ai patemi

      • alessialia 19 settembre 2017 a 00:48 #

        Mai cosa piu sbagliata……. il cuore non ha eta
        E poi a parte tutto, non c’entra nulla, ma in noi rimane sempre il bambino che eravamo…

      • massimolegnani 19 settembre 2017 a 00:52 #

        c’entra! è lui, il bambino, a guidarci nella vita 🙂

      • alessialia 19 settembre 2017 a 00:55 #

        Tu dici? A volte pero lo imbavagliamo mi sa… o non lo sentiamo… il bello è quando riusciamo finalmente a non averne paura e seguirlo in quel che ci guida…

  13. Pendolante 19 settembre 2017 a 14:47 #

    come rimettere ordine in un rapporto con un semplice pigiama da bambina 😉

    • massimolegnani 19 settembre 2017 a 15:56 #

      eheh..però secondo me c’era molta malizia in quell’innocente pigiama, la gatta che gioca col topo
      🙂
      ml

      • Pendolante 19 settembre 2017 a 20:36 #

        Certo che c’è ! È si sa anche già chi vince 😏

      • massimolegnani 19 settembre 2017 a 23:54 #

        è quello il dramma 🙂

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