storia di una Drava ragazza

23 Set
drava

by web

 

 

 

Tu dici, la Drava che grazia, che maestosità, che imponenza!

Già, la Drava, conosco bene il suo procedere potente ma tranquillo tra i pascoli in Karinzia a separare la terra in larghe sponde, che sembra una ragazza nello slancio del tuffo, quando separa l’acqua con il corpo meglio di Dio con quelle del MarRosso, e so gli ampi meandri che disegna prima di entrare trionfalmente a Maribor, le giravolte degne di una ballerina che volteggia senza apparente sforzo, invece sapessi la fatica che ha fatto per aprirsi quella strada.

Tutto vero: la grazia e l’imponenza.

Ma io l’ho vista nascere tra i prati di Dobbiaco, un esile rigagnolo ancora incerto se rotolare a valle verso l’Adige, vita breve e poca gloria, o avventurarsi all’estero, tanti rischi e qualche possibilità concreta di successo.

Con una timidezza prepubere e cocciuta la Drava ha scelto il rischio e quasi subito ha svoltato a destra verso la frontiera d’Austria.

Fosse nata qualche metro più in qua, è quasi certo che la sua direzione sarebbe stata opposta. Lo chiamano spartiacque, ma non è altro che il destino strano della pioggia. Tu mettiti qui, davanti a questa collinetta verde che sta tra il lago e il bosco, e osserva le grosse gocce che cadono dal cielo: quella che vedi venire giù in perfetta verticale sarà MarNero, quest’altra che un refolo di vento sposta di poco in qua diventerà Adriatico. Così la Drava e il Rienza, fiume di fama l’una, torrente sconosciuto che sarà altri nomi prima del mare, l’altro. Tutte le simpatie vanno alla prima, il suo avanzare sbarazzino tra prati quasi in piano, quindi una discesa senza fretta come di ragazza che si gode una pigra adolescenza, e poi quel suo gonfiarsi d’acqua, un seno esuberante e inaspettato, quel diventare grande e procedere sicura.

Tutte le simpatie vanno alla Drava, d’accordo, ma nessuno che rifletta che lei diventa fascinosa per meriti non suoi. Fosse dovuta crescere con le sue sole forze, giunta in Slovenia sarebbe stata ancora l’esile rigagnolo, il maschietto imberbe che era in Pusteria. La sua fortuna è stata un po’ di pioggia, usata come  rimmel passato e ripassato sulle ciglia per sembrare un po’ più grande. E con il trucco in viso e sulle sponde ha tratto a sé fiumi e torrenti, generosi di muscoli e di cuore, amanti scriteriati disposti al sacrificio estremo di tutta l’acqua in dono.

È vero che lei alla fine rimedia al troppo avuto, forse preteso, sposandosi al Danubio e regalandogli le acque, ma la mia impressione è che faccia come quei due fiumi che confluiscono a Manaus e restano distinti nel colore per chilometri e chilometri. Così io credo che per civetteria o per orgoglio la nostra donna d’acqua si tenga un po’ discosta dal suo sposo, in modo da arrivare ancora Drava nel MarNero.

 

Tutte le simpatie vanno alla Drava, come non essere d’accordo con la grazia e la bellezza, ma io provo più affetto per il Rienza, ragazzo mai cresciuto, tutto impeto e sfortuna.  Fa appena in tempo a compiere quattro salti tra le rocce e già finisce, cerbiatto che non diventerà mai cervo. Ed è una brutta fine, che porta le sue acque nell’Isarco, un matrimonio omosessuale, quando lui, ne sono certo, avrebbe preferito gettarsi a capofitto nella Dora.

 

46 Risposte a “storia di una Drava ragazza”

  1. intempestivoviandante 23 settembre 2017 a 22:27 #

    Per troppi il destino dipende da dove nascono, che siano fiumi o persone

  2. Riyueren 23 settembre 2017 a 23:59 #

    Massimo, hai de-scritto divinamente questo fiume. Quanto mi piace il discorso sul destino strano della pioggia… ❤ ❤ ❤

  3. Ghiandaia blog 24 settembre 2017 a 07:02 #

    Forse un giorno qualche evento farà cambiare il destino del cerbiatto. 😂

    • massimolegnani 24 settembre 2017 a 11:13 #

      Temo ci sara’ sempre un cerbiatto che ci rimette 😦
      Un sorriso
      ml

  4. sguardiepercorsi 24 settembre 2017 a 08:45 #

    Sempre poetico… 🙂
    Ciao Massimo!

  5. rodixidor 24 settembre 2017 a 09:24 #

    Molto, molto suggestiva questa idea romantica dei fiumi antropomorfi e dei loro matrimoni. 🙂

  6. teti900 24 settembre 2017 a 10:44 #

    da far invidia al manzoni… rienzo e drava, le anse e i bivi che sembra monza mi assonano col lago di como, i bravi, la monaca, ecc insomma un don abbondio di riferimenti:)

    • massimolegnani 24 settembre 2017 a 11:17 #

      Molto suggestivo il tuo accostamento e grande abilita’ la tua nel giocare con le parole 🙂
      Ciao Teti
      Grazie
      ml

  7. diserieZero 24 settembre 2017 a 11:57 #

    Leggerti è come perdersi in un meraviglioso libro di letteratura d’altri tempi 😌 Sempre un piacere!

    • massimolegnani 24 settembre 2017 a 17:03 #

      Sempre un piacere ricevere commenti come i tuoi!
      Un sorriso
      ml

  8. newwhitebear 24 settembre 2017 a 16:34 #

    simpatico gioco di nomi sui fiumi e imponenza.
    Veramente splendido connubio tra parole e immagini.

  9. Patrizia 24 settembre 2017 a 23:24 #

    Una descrizione davvero imponente. Nella scrittura stava il fiume

    • massimolegnani 24 settembre 2017 a 23:58 #

      è che l’ho incrociata e percorsa in più occasioni, alla fine ti viene voglia di raccontarla 🙂
      ciao Patrizia,
      ml

  10. Sabina_K 25 settembre 2017 a 16:48 #

    I fiumi, più di altri aspetti del paesaggio, sembrano vivere di vita propria, sembrano parlare ognuno con voce diversa, di uomo o di donna, a seconda di chi li guarda e di chi li ascolta.
    Nei fiumi più grandi è passata la Storia, quella condivisa e quella dei singoli popoli.
    Anche questo regala ai fiumi un carattere complesso, a volte sfuggente nel suo senso più profondo, che si offre a mille interpretazioni.
    Quante storie hanno visto i fiumi.
    Quanti, sulle loro rive, si sono fermati e si fermeranno ancora ad ascoltarle.
    Tu meglio di altri hai saputo ascoltare.

    • massimolegnani 25 settembre 2017 a 17:27 #

      Con le tue parole mi hai fatto venire in mente Danubio di Claudio Magris, la storia universale passata per quel fiume e la storia privata di un viaggio dell’autore lungo le sue sponde.
      Grazie Sabina, buona serata
      ml

  11. pagsy7 25 settembre 2017 a 21:47 #

    Ma sai che mi hai offerto una prospettiva nuova? 😉

    • massimolegnani 25 settembre 2017 a 22:00 #

      La Drava è così estrosa che fa riflettere:)
      Ben arrivata qui
      ml

      • pagsy7 25 settembre 2017 a 22:18 #

        Beh, si… questo mi è parso chiaro e non da adito nemmeno a riflessioni “qualsiasi”.
        Grazie.

      • massimolegnani 25 settembre 2017 a 22:24 #

        grazie a te per l’apprezzamento

  12. Neda 26 settembre 2017 a 00:27 #

    Che bello questo tuo racconto, ne sono rimasta incantata. Grazie.

    • massimolegnani 26 settembre 2017 a 09:15 #

      mi fa piacere il tuo incanto, Neda, è ciò che volevo trasmettere di un fiume che ho incontrato più volte in diversi tratti del suo andare e sempre mi ha affascinato e affaticato.
      buona giornata,
      ml

      • Neda 26 settembre 2017 a 13:33 #

        Buona giornata a te.

      • massimolegnani 26 settembre 2017 a 13:46 #

        🙂

  13. alessialia 27 settembre 2017 a 10:37 #

    no vabbe…….. un nuovo poema romantico! bellooooo

    • massimolegnani 27 settembre 2017 a 12:52 #

      eheh, contento ti sia piaciuto 🙂
      un abbraccione, Alessia
      ml

  14. sibillla5 NADIA ALBERICI 22 aprile 2020 a 14:16 #

    Sei fantastico!!! Che bella questa storia! Rumiz non l avrebbe raccontata meglio!

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