la casa sul canale

7 Ott

by c.calati

 

 

 

Non so fare una recensione come si deve, trama, profilo psicologico dei protagonisti, analisi del romanzo, citazioni dotte e riferimenti letterari, così come non so disegnare un albero per intero, la chioma i rami il tronco le radici, riesco qualche isolata foglia confinata ai margini del foglio, e nemmeno so descrivere da capo a piedi un personaggio mio, sai quei profili esatti ed impietosi come foto segnaletiche, no, io mi areno in quella che mi sembra una banalità descrittiva, banalità per mia incapacità, beninteso, e allora mi soffermo solo su qualche particolare che considero determinante, l’arroganza di un sopracciglio, l’impertinenza di una caviglia, la discrezione di un seno, e questi li tratteggio con dovizia di passione. Insomma, non so bene cosa dire di questo libro che pure mi è piaciuto e tanto.

Intanto il suo acquisto è stato un errore. Il titolo mi diceva poco, piuttosto mi aveva attratto la quarta di copertina che anticipava una vicenda cupa e naturalmente mi attirava il nome dell’autore, il mio preferito. Pensando fosse appena uscito (Adelphi con le ristampe di Simenon mi illude che lui sia ancora lì, nel retrobottega del negozio di libri, a sfornare romanzi al suo solito ritmo sostenuto) l’ho comprato a botta sicura.

Mi sono bastate poche pagine per accorgermi di averlo già letto. Ho avuto qualche momento di sconforto per il mio modo deprimente di leggere con foga e di dimenticare con facilità, ma ben presto si è verificato in me il fenomeno opposto. Mentre procedevo nella lettura e i ricordi riaffioravano anticipandomi fastidiosamente gli eventi raccontati, io mi sono sforzato di azzerare la vecchia memoria per tornare al piacere di una pagina vergine. E ci sono riuscito, così ho potuto apprezzare in tutta la sua tetra bellezza il viaggio della protagonista verso la sua nuova vita e tutte le vicende che da lì scaturiranno. Siamo in Belgio, negli anni trenta, Edmée, una ragazza borghese appena rimasta orfana, è costretta a trasferirsi dalla città a un luogo sperduto nella campagna fiamminga dove l’accoglierà una famiglia di contadini, suoi cugini. I trasporti dell’epoca lenti e disagevoli, la pioggia ossessiva, l’addentrarsi nelle campagne dove si parla quasi esclusivamente fiammingo, lei che è di lingua francese, rendono il viaggio, che dura un’intera giornata, una spirale a scendere in un ambiente sempre più desolato. La ragazza affronta con un distaccato stoicismo il passaggio a mezzi di trasporto sempre più scalcinati, trenini puzzolenti, omnibus traballanti, un rozzo calesse. Simenon è talmente bravo nell’accompagnarci in questo viaggio, metafora e realtà allo stesso tempo, che prima ancora che Edmée giunga a destinazione noi già immaginiamo le difficoltà che dovrà affrontare in quella landa sperduta. Il romanzo poi sarà tutto imperniato nel rapporto, spesso difficile, tra la ragazza e questi parenti, cugini e zia, assai distanti per vita e consuetudine dalle sue.  Ma non crediate che Simenon voglia simboleggiare la lotta tra il bene e il male, il giudizio morale è quanto di più lontano dalla sua mentalità ci possa essere. No, lui tratteggia i suoi personaggi con cura affettuosa, nessuno gli è ostile, presenta situazioni in cui questi sono costretti a confrontarsi, ma non emette sentenze, e sulla scia della sua scrittura anche il lettore finisce col non giudicare. E poi Edmée non è l’incarnazione del bene, è sì bersagliata dalla sfortuna, ma ha un carattere coriaceo al limite dell’anafettività e una sensualità trattenuta che sfuma a tratti in superbia. Anche gli altri personaggi, i cugini, lo zio acquisito, la cugina sua coetanea, non sono tratteggiati in un unico colore ma presentano tonalità che variano dalla luce all’ombra che li rendono più autentici. E su tutti incombe un paesaggio sterminato e asfittico, che non fa presagire nulla di buono. Ma, qualunque cosa accada, so che Simenon sarà compassionevole con i suoi personaggi, persone innanzitutto, di cui sembra dirti guarda con che carattere, con che tare, con che talenti sciupati dalla vita, ha dovuto affrontare il mondo quest’uomo, questa donna.

36 Risposte a “la casa sul canale”

  1. ilmestieredileggereblog 7 ottobre 2017 a 12:22 #

    uno sguardo molto umano, quello di Simenon. bella questa tua “chiacchierata”, anche meglio di una recensione classica. un po’ come sedersi a bere un caffè, con te che parli del libro!

    • massimolegnani 7 ottobre 2017 a 14:54 #

      sì, per me l’atmosfera è quella di una chiacchierata tra amici.
      ciao Pina,
      ml

  2. Donatella Calati 7 ottobre 2017 a 12:39 #

    beh, per essere uno che “non sa scrivere una recensione” te la cavi bene, mi hai incuriosito e penso che lo leggerò … magari in francese. Quel non giudicare, quell’esser sradicati in un mondo “altro” anche se “famigliare” mi ha fatto pensare all’Arminuta anche se molte sono le differenze

    • massimolegnani 7 ottobre 2017 a 14:56 #

      c’è qualche affinità con l’arminuta, più per la situazione di partenza che per l’atmosfera
      grazie Dona,
      io

  3. alemarcotti 7 ottobre 2017 a 13:33 #

    L’ho letto e la tua recensione appropriata😀

  4. rodixidor 7 ottobre 2017 a 13:56 #

    Una gran bella recensione chèeché tu ne abbia da dire 😉

    • massimolegnani 7 ottobre 2017 a 14:58 #

      grazie rodix..però non so essere razionale, analitico 😦
      ciao,
      ml

  5. Ghiandaia blog 7 ottobre 2017 a 16:06 #

    Molto interessante il tuo scritto, mi è piaciuto molto.😘

  6. remigio 7 ottobre 2017 a 17:23 #

    Apprezzo la tua modestia “non so fare una recensione come si deve” quanto la tua bravura nel saperti destreggiare, con abilità da maestro, in un campo molto battuto come quello delle recensioni. Simenon è un autore che non conosco, nel senso che non ho mai letto un suo libro. Nessuno è perfetto…Credo, però, che sia arrivato finalmente il suo momento: è già pronto sul mio comodino “L’uomo che vedeva passare i treni”. Colmerò così questa mia lacuna. Sapevo di questo tuo amore per Simenon, di cui apprezzi qualsiasi cosa, fosse anche la lista della spesa 🙂

    • massimolegnani 7 ottobre 2017 a 20:38 #

      eheh, probabilmente anche quella la scriveva con cura.
      Mi destreggio 🙂 ma e’ vero, una recensione recensione non la so fare!
      Penso non resterai deluso dalla lettura di Simenon
      Buona lettura,
      ml

  7. elettasenso 8 ottobre 2017 a 09:33 #

    Magnifica recensione. Adoro le atmosfere cupe di Simenon. Questo libro, tra i molti dell’autore che ho il piacere di avere, mi manca. Lunedi andrò in una libreria dove i libri stranamente hanno il prezzo dimezzato a fare incetta e se lo trovo lo comprerò.
    Grazie dunque
    Eletta

    • massimolegnani 8 ottobre 2017 a 13:13 #

      Controlla bene in casa, anch’io credevo mi mancasse 🙂
      Buona domenica, Eletta
      ml

      • elettasenso 8 ottobre 2017 a 13:39 #

        Hai proprio ragione, oggi torno a casa e controllo: in questo ci assomigliamo.
        Buona domenica anche a te
        🐞

      • massimolegnani 8 ottobre 2017 a 15:14 #

        🙂

  8. newwhitebear 8 ottobre 2017 a 17:11 #

    hai tratteggiato benissimo il modo di scrivere di Simenon. Ho letto qualcosa, non molto in verità rispetto alla sua enorme produzione, ma mi sono ritrovato benissimo. E sì, Adelphi sta procedendo alla ristampa di molti testi vecchi, non solo di Simenon.

    • massimolegnani 8 ottobre 2017 a 19:12 #

      Si’, Adelphi con le ristampe sta facendo un’opera meritoria.
      Grazie GianPaolo dell’apprezzamento.
      ml

      • newwhitebear 8 ottobre 2017 a 20:42 #

        ha tratteggiato in maniera originale il testo.

      • massimolegnani 8 ottobre 2017 a 21:24 #

        Ti ringrazio
        🙂

  9. arielisolabella 8 ottobre 2017 a 23:50 #

    E’ proprio così ed e’ piaciuto molto anche a me 🌹

    • massimolegnani 9 ottobre 2017 a 00:26 #

      mi fa doppiamente piacere (che ti sia piaciuto il romanzo e che trovi plausibili le mie parole)
      grazie Ariel
      ml

  10. Paolo 9 ottobre 2017 a 10:38 #

    Il titolo già mi attrae parecchio (e tu sai perché…).
    Bravo Massimo (condivido la premessa; nel senso che avverto quei limiti forse in modo ancor più schiacciante), ci hai fatti entrare nel clima di questa lettura. Grazie. Dovrò proprio rompere il ghiaccio con Simenon, prima o poi.

    • massimolegnani 9 ottobre 2017 a 11:49 #

      (sì, abbiamo case posizionate in modo simile vicino all’acqua di canale!)
      sono convinto che Simenon ti piacerebbe per quel suo coltivare i suoi personaggi con affetto.
      ciao Paolo, (lieto della comprensione sulla premessa)
      🙂
      ml

  11. lauracavalloblog 9 ottobre 2017 a 14:02 #

    Mi è piaciuto questo tuo dialogare per lo scrittore e con il lettore. Penso che lo leggerò. Mi hai incuriosito.

    • massimolegnani 9 ottobre 2017 a 14:13 #

      mi fa piacere e mi auguro che sia di tuo gradimento 🙂
      ciao, ben arrivata.
      ml

  12. Patrizia Caffiero 10 ottobre 2017 a 08:15 #

    Non ho mail letto questo autore, che ho sempre stimato per intuizione. La tua recensione poco classica non è una recensione non recensione, ma una recensione classica da scrittore, non da saggista. Tu sei uno scrittore, anche se giochi a nascondino 🙂 Leggerò il libro

    • massimolegnani 10 ottobre 2017 a 10:59 #

      Grazie delle belle parole.
      Simenon merita una lettura, credimi 🙂
      ciao Patrizia
      ml

  13. Sabina_K 10 ottobre 2017 a 10:34 #

    Mi è piaciuto moltissimo questo tuo percorso di recensione, perché di questo si tratta, inutile nasconderlo, di una vera e propria recensione.
    Mi è piaciuto questo modo personale di arrivare a dire del libro e dell’autore raccontando di una rilettura casuale, accidentale del romanzo…è come uno di quei gialli che partono dalla fine, hai presente?
    Condivido con te il giudizio su Simenon-che-non-giudica-mai, è la sua forza, il suo talento da “descrittore”, uno che sembra lavorare senza troppo coinvolgimento con il pennello, riuscendo però a dare alla fine dimensione e profondità a quel che va dipingendo.
    Spesso mi sono chiesta se la sua vita- piuttosto fuori dai canoni morali del tempo- non abbia influito su questo suo aspetto di scrittore-che non giudica o, se, siano stati i suoi personaggi ad influire sulla sua vita…chi ha cominciato per primo? Simenon o i suoi personaggi?
    Ciao, Carlo!

    • massimolegnani 10 ottobre 2017 a 11:07 #

      eheh, bella domanda, probabilmente sono nati assieme e assieme, con il medesimo spirito fuori dai canoni, hanno fatto tratti di strada.
      grazie Sabina per il tuo bellissimo intervento
      ml

  14. Julian Vlad 16 ottobre 2017 a 18:01 #

    Per non essere una recensione “fatta come si deve”, questa è di gran lunga migliore e più accattivante di parecchie che si leggono a firma di cosiddetti esperti. Credo che apprezzare un autore e saper cogliere il modo in cui si rapporta con i propri personaggi sia già più della metà di un lavoro ben fatto 🙂

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