la casa viva di Gelindo

29 Ott
foto (20)

c.calati

 

 

Gelindo viveva in un paese sperso in fondo a destra, in quella lingua di Lombardia imbastardita che s’infila in modo irragionevole tra le terre di altre due regioni. Noi pisciamo in Veneto e scoreggiamo nell’Emilia, dicevano da sempre i suoi abitanti, e quella particolarità era l’unico vanto locale. Di quel tratto di pianura Gelindo aveva assimilato il carattere nebbioso e la magrezza dinoccolata tipica dei pioppi. Per il resto niente lo legava alla sua terra, anche se mai gli era passato per la testa di trasferirsi altrove. Lì c’era la sua casa e questo era il motivo sufficiente per restare.
Aveva alle spalle una storia curiosa, che in tutto il paese lui era stato l’ultimo a conoscere. Affidato a balia ad una coppia di contadini da una signora di città, forse di Mantova, per qualcuno di Ferrara, era stato lasciato lì, come un ombrello rotto dimenticato su una panchina al parco. Francesco e Assunta, che di figli non ne avevano, per anni si tennero stretto quel figlio piovuto dal cielo, senza regolarizzarne la posizione. Ma a quel tempo burocrazia era una parola lenta e inesorabile. La magagna venne fuori con l’iscrizione alla prima elementare, non c’erano certificati che dimostrassero che Gelindo fosse vivo. Il bambino passò due anni in orfanotrofio, una gattabuia da innocente, prima che i due contadini, inventandosi una determinazione che non avevano mai avuto, riuscissero a farlo tornare a casa. Si erano venduti la maggior parte dei campi per pagare l’avvocato e corroso il cuore per riabbracciare il loro figlio. Il bambino, e poi l’adulto, li ripagò con una devozione assoluta, che forse non era affetto ma un istintivo senso di giustizia. Della mamma vera lui non chiese mai, come se, appunto, non fosse mai esistita.
Dicono che fosse per questo suo passato incerto che Gelindo, ormai sulla cinquantina, non si era ancora sposato. Ma io credo che il motivo fosse un altro, più sottile.
Aveva da tempo seppellito i genitori ed era rimasto a vivere nella loro vecchia casa. Era una casa contadina, sproporzionatamente grande per lui, costruita da Francesco per accogliere una nidiata che non era mai venuta. Ma lui ci stava bene, lì. Un pezzo alla volta l’aveva sistemata al meglio e ora finalmente la viveva. Ogni camera aveva un particolare motivo per esserci e un particolare suono con cui manifestava l’esistenza; la stanza della pipa dove lui fumava a sera ascoltando la vecchia radio, la cucina, il vero cuore dove stare per sentire nel silenzio il borbottio sereno della stufa, la camera da letto con lo scricchiolio del pavimento come una buonanotte stridula, la stanza delle tele, dove un radiatore sgocciolava mentre lui dipingeva quadri sempre uguali, pioppi che sembravano esili donne nude, o forse l’intenzione era l’opposto. E in ogni stanza quell’ansimare delle tubature, sommesso come un accompagnamento.
Di donne lui ne aveva avute tante e ancora ne aveva per le mani, buone per il ballo e per il letto, ma mai che il letto fosse il suo, perchè donne che girassero per casa lui non ne voleva.
Ora però qualcosa stava incrinando le sue convinzioni.
Aveva conosciuto Anna sul lavoro.
Gelindo vendeva piccoli macchinari agricoli, o meglio curava l’amministrazione della piccola ditta, ma quando l’aveva vista entrare un po’ spaesata nel negozio, d’istinto si era trasformato in venditore. Non aveva l’aspetto di una contadina, il viso era colorito ma non cotto dal sole e le mani erano curate. Cercava, aveva in mente ma non sapeva nemmeno se esistesse, un trattore di minime dimensioni, no, non un tagliaerba, un attrezzo multiuso, ha presente quelli che si vedono in città nei lavori di piccolo rattoppo delle strade o delle tubature? Ecco, una cosa di quel genere, ma adatto ai lavori di giardino. Ne avete? Gelindo la guardava stralunato, i denti bianchi nell’accenno di sorriso, il collo un po’ piegato da una parte, la voce limpida, gli occhi socchiusi che si facevano luminosi nell’interrogarlo, tutto lo incantava di quella donna.
Ne avete? ripetè lei con una piccola apprensione, pensando che l’uomo stesse frugando invano nella memoria.
Gelindo arrossì.
No, non l’avevano, ma le promise che si sarebbe dato da fare per trovarglielo.
Le telefonò dopo qualche tempo per dirle che c’erano delle novità.
L’ha trovato? 
No, ma ho raccolto da vari cataloghi alcuni modelli che vorrei mostrarle in fotografia.
Non mi posso muovere. Potrebbe venire lei fino a casa mia? Non abito lontano, appena oltre il ponte del Po.
Anna lo accolse zoppicando. Aveva un piede ingessato, tutta colpa del giardino, disse.
Insieme esaminarono fotografie e studiarono incomprensibili dettagli tecnici. Ogni volta ad Anna sembrava di aver trovato il mezzo adatto a lei, ma ogni volta Gelindo smorzava il suo entusiasmo dicendo non mi sembra vada bene, guardi questo piuttosto, con uno zelo forse eccessivo che sembrava una scusa per tirare tardi. Ma lui non era per le scelte affrettate.
Si era fatto buio e ancora non avevano deciso, finchè lui le fece la domanda che lo incuriosiva dall’inizio.
Ma tu perchè vuoi comprare un trattorino?
Metto su due spaghetti e poi te lo spiego.
Così, durante una spaghettata improvvisata, Anna gli raccontò di un giardino troppo grande e di una vedovanza davvero ingombrante, usò proprio quella parola, ingombrante, accompagnata da un’espressione affaticata del viso che cercò di stemperare con un sorriso. Si era sempre occupato suo marito del giardino, anzi ne era morto, nel modo più banale, stroncato da un infarto mentre scavava un buco.
Per quell’impegno assurdo che ci metteva, per quella morte stupida e così irreversibile, non mi sembrava giusto affidarmi a un giardiniere per mantenere vivo il suo giardino. Per rispetto a lui ho continuato io, ma è fatica.
Che bella cosa.
Non seppe dire altro Gelindo, sopraffatto da qualcosa che non capiva. Anna raccontava cose tristi ma intanto gli sorrideva, a sminuire il carico. E lui, ascoltava, certo, ma con la mente per la prima volta andava immaginando una donna, quella donna, che gli girava per la casa.
Le disse, questo!, indicando una fotografia che due ore prima aveva scartato. E poi aggiunse, devo farti ascoltare i rumori di casa mia. Sono belli, sai, con la voce un po’ impastata, forse intimidita, come le stesse proponendo di vedere la sua collezione di farfalle. Ma in realtà era molto di più.

56 Risposte a “la casa viva di Gelindo”

  1. elettasenso 29 ottobre 2017 a 10:04 #

    Bella storia sulla intimità di una casa. La casa è come il nostro cuore: occorre fare spazio per accogliere un’altra persona, anche se lo spazio è tanto grande.
    Eletta

  2. Ghiandaia blog 29 ottobre 2017 a 11:23 #

    La vita offre a tutti momenti magici, basta aspettarli e riconoscerli.💚💛💜💙❤

    • massimolegnani 29 ottobre 2017 a 11:29 #

      esatto, l’importante è saperli riconoscere
      ciao Ghiandaia, un sorriso
      ml

  3. Aria Mich 29 ottobre 2017 a 13:14 #

    Un tipo strano, Gelindo, come il suo nome ☺ sembra che lo descriva. Pensavo che questa storia sarebbe finita male, e invece no!

    • massimolegnani 29 ottobre 2017 a 14:02 #

      eheh, non tutte le storie devono finire male, sennò sai che depressione:)
      Ciao Aria
      buona domenica
      ml

      • Aria Mich 29 ottobre 2017 a 15:21 #

        Giusto! 😀
        Buona domenica anche a te, Massimo 🌼

      • massimolegnani 29 ottobre 2017 a 16:01 #

        🙂

  4. Donatella Calati 29 ottobre 2017 a 13:35 #

    tutto è impalpabile e perfetto in questo “raccontino” … lui, lei, la casa, il giardino, chi se n’è andato ma non è sparito … con tutte le variazioni dovute, un po’ mi ci ritrovo

    • massimolegnani 29 ottobre 2017 a 14:21 #

      Avevo notato anch’io le inconsapevoli analogie (sì, certe sfumature le noto dopo, non durante la scrittura)
      Un abbraccio, Dona
      A presto
      io

  5. tramedipensieri 29 ottobre 2017 a 16:17 #

    Finalmente qualcuno che scrive un racconto che da speranza, che apre all’incontro 🙂

    ciao Masssimo
    buona domenica 🙂

  6. newwhitebear 29 ottobre 2017 a 17:48 #

    bellissima storia che prende cuore e anima. Scritta con garbo ma piglio deciso. Veramente in gamba.

  7. PindaricaMente 30 ottobre 2017 a 10:36 #

    Che bella storia, quella di Gelindo e Anna.
    E poi raccontata da te, che ogni volta riesci a cogliere l’essenza delle persone, è ancora più bella.
    Grazie di averla condivisa con noi!

    • massimolegnani 30 ottobre 2017 a 11:50 #

      e a me ha fatto piacere raccontare per una volta una vicenda piena di speranza 🙂
      grazie Pindara per le belle parole
      ml

  8. Paolo 30 ottobre 2017 a 11:37 #

    Che splendido inizio. Un incipit di vita. Nuova vita. Gonfia il cuore.
    E pure il tuo di incipit, quella bellissima ambientazione iniziale, sono perfetti. Il racconto poi prende subito un respiro commovente che sa di genuino e di buono. Molto bello.

    • massimolegnani 30 ottobre 2017 a 11:54 #

      ho una passione smodata per le cartine geografiche, passo ore a studiarle, e mi ha sempre incuriosito quel modo strano della Lombardia di incunearsi sottilmente tra Veneto ed Emilia, come una lingua golosa. Non ci crederai ma il racconto, almeno il suo incipit, è nato da lì 🙂
      grazie Paolo
      un abbraccio
      ml

  9. Sabina_K 30 ottobre 2017 a 14:15 #

    I rumori della solitudine, questi credo che Gelindo voglia far ascoltare ad Anna. I rumori della sua solitudine, che, proprio perché capace di produrre suoni, non è una vera solitudine, ma un’attesa.
    Del resto, Anna gli aveva appena raccontato di un’assenza, un’altra categoria “apparentemente” senza suono, apparentemente.
    Tutto il racconto è ovattato, questa è l’impressione, ma ovattato non vuol dire senza suoni…
    Mi è piaciuto moltissimo, lo sottolineo.

    • massimolegnani 30 ottobre 2017 a 15:38 #

      sono d’accordo con la tua lettura, Sabina, Gelindo ha la compagnia della solitudine che riconosce e ama nei rumori della casa come una presenza. E anche Anna nei lavori del giardino trasforma la solitudine in presenza. In fondo è l’incontro di due solitudini non tristi, a sè bastanti.
      E sì, c’è ovatta qui 🙂
      un sorriso
      ml

  10. lamelasbacata 30 ottobre 2017 a 14:41 #

    Presentare qualcuno alla propria casa non è un passo di poco conto. C’è nelle tue parole un senso di intimità rarefatta che è suggestivo come la bruma d’autunno, non ancora nebbia, non del tutto luce.
    Molto bello mio caro :-.)

    • massimolegnani 30 ottobre 2017 a 15:43 #

      sì, intimità! penso che ciascuno di noi, anche il più estroverso di noi, abbia un nocciolo d’intimità di cui è geloso e che che identifica nelle condizioni o negli oggetti o in parti del proprio corpo, le più disparate. Sicuramente per Gelindo è la casa.
      ti ringrazio tanto Melina, un abbraccio
      ml

  11. Cose da V 30 ottobre 2017 a 19:27 #

    Un racconto che fa bene, ma davvero tanto. Dà speranza.

    • massimolegnani 30 ottobre 2017 a 21:08 #

      Felice di averti fatto un’iniezione di fiducia 🙂
      Ciao V
      (e ci hai messo la faccia ( bel volto simpatico) brava)
      ml

      • Cose da V 30 ottobre 2017 a 21:52 #

        Anche io ne sono felice.
        Grazie, ogni tanto ci metto la faccia, quando mi stufa la tolgo! ; )

      • massimolegnani 30 ottobre 2017 a 22:21 #

        Non l’avevo mai beccata 🙂

      • Cose da V 30 ottobre 2017 a 22:25 #

        L’avevi sicuramente beccata, ne sono certa : ) buonanotte!

      • massimolegnani 30 ottobre 2017 a 22:37 #

        Be’ all’inizio avevi una foto di profilo mezzo nascosta dalle braccia che non si capiva se eri tu o tuo nonno. Questa e’ ben diversa 🙂
        Buonanotte a te

      • Cose da V 30 ottobre 2017 a 22:42 #

        Mah… Ricordi male : D ma non insisto, anche perché è una conversazione abbastanza sterile. Ciao

      • massimolegnani 30 ottobre 2017 a 22:46 #

        Ciao
        🙂

  12. Evaporata 1 novembre 2017 a 19:15 #

    Io abito nella lingua opposta della Lombardia, quella tra Piemonte ed Emilia. Mi pare di aver conosciuto un Gelindo, ma ero troppo piccola per guidare trattorini. Bella storia. 😉

    • massimolegnani 1 novembre 2017 a 19:32 #

      Mi hai messo in difficoltà. Io che credevo di sapere la geografia ho dovuto controllare sull’atlante per scoprire che e dove si toccano Piemonte ed Emilia 🙂
      ml
      (grazie)

      • Evaporata 1 novembre 2017 a 19:37 #

        Oggi sono andata a scollinare con i miei piedini passando più volte tra Lombardia e Piemonte. Questa sera vado da un’amica che abita in Emilia e faccio meno di 30 km. 😀

      • massimolegnani 1 novembre 2017 a 19:44 #

        eheh, belle le terre di confine

      • Evaporata 1 novembre 2017 a 19:54 #

        Nel secolo scorso dal mio paese partiva l’allora famoso Rally delle 4 regioni.

      • massimolegnani 1 novembre 2017 a 20:05 #

        Non dire “nel secolo scorso” che mi vengono le vertigini, di’ ieri, che non è passato tanto tempo e me lo ricordo quel rally 🙂

      • Evaporata 1 novembre 2017 a 21:14 #

        😂

  13. Riyueren 2 novembre 2017 a 22:11 #

    L’ho trovato bellissimo.Non trovo le parole per dirti quanto: ti dico solo che leggendo mi sembrava di sentirli, quei suoni, quei rumori… di solitudine, sì, come hanno commentato altri, ma anche di pace. Grazie, mi hai dato molto.

    • massimolegnani 2 novembre 2017 a 23:02 #

      Sicuramente pace, per lui quei rumori sono note musicali, serenità, compagnia.
      Grazie a te, per l’apprezzamento e le belle parole
      ml

  14. Julian Vlad 16 novembre 2017 a 18:40 #

    Quel molto di più che tanti non capiscono, coloro per i quali una casa è solo un posto come un altro e lo si può cambiare a piacimento, come se fosse un vestito o un paio di scarpe. Così come io non capisco loro, e loro non capirebbero l’intima bellezza di questo racconto, che ho apprezzato come un buon bicchiere di vino, profumato e sincero.

    • massimolegnani 16 novembre 2017 a 19:22 #

      Della tua casa, come della tua donna ti viene da amare anche i difetti. La mia ha pareti storte e gemiti nelle giornate di vento che ti senti su un veliero tra le onde.
      Grazie Julian, ho molto gradito le tue parole.
      ml

      • Julian Vlad 16 novembre 2017 a 19:56 #

        Mi piace l’idea di un veliero! La mia, di casa, non geme (ancora, diamole tempo), ma ha un terrazzo che potrebbe in effetti sembrare la tolda di una nave, affacciata su prati anziché sul mare, che ugualmente ondeggiano al vento. Grazie a te, per queste belle immagini 🙂

      • massimolegnani 16 novembre 2017 a 20:12 #

        🙂
        Buona serata

  15. Elish_Mailyn 5 dicembre 2017 a 07:34 #

    continuo a leggere i tuoi vecchi post, per avere un’idea di te e del tuo scrivere… non riesco a smettere…

    • massimolegnani 5 dicembre 2017 a 09:14 #

      che bella questa scorribanda tra i miei racconti
      un sorriso
      ml

      • Elish_Mailyn 5 dicembre 2017 a 09:25 #

        ho smesso solo perché Morfeo mi ha colto di sorpresa con ancora il cellulare in mano…😁

      • massimolegnani 5 dicembre 2017 a 13:16 #

        eheh, spero di averti fatto dormire bene 🙂

      • Elish_Mailyn 5 dicembre 2017 a 14:26 #

        oddio, ma non mi sono addormentata x i tuoi racconti 😰

      • massimolegnani 5 dicembre 2017 a 15:39 #

        eheh, non era una battuta maligna la mia 🙂

      • Elish_Mailyn 5 dicembre 2017 a 15:48 #

        sì sì, che mi sono accorta solo adesso che ciò che ho scritto poteva anche non sembrare una cosa carina… intendevo che mi ha accompagnato all’incontro con il sonno…e quindi sì, mi hai fatto dormire bene ☺️

      • massimolegnani 5 dicembre 2017 a 15:55 #

        ecco, soddisfatto 🙂

      • Elish_Mailyn 5 dicembre 2017 a 15:59 #

        ☺️

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