l’elettricista grigio

26 Nov

                                                       by c.calati

 

 

Giulia guardò fuori dalla finestra, ma già sapeva. Lampioni accesi, luci nelle case, solo la sua ancora sprofondata nel buio, un buio tenace come il lutto. Andò in fondo al corridoio, al pannello del contatore, provò ad armeggiare con le leve, ma ogni volta dopo un breve bagliore la luce spariva. Ci fosse stato Luca! Non che ci capisse qualcosa di elettricità o di altro di pratico, ma quando c’era un guasto lui aveva un tale modo incompetente e serio di smontare, aprire, guardare, sfiorare i fili con dita ignoranti, magari soffiarci sopra come per togliere una polvere invisibile, e poi richiudere rimontando pezzo a pezzo con scrupolo, che dava al suo tentativo goffo di riparare un alone di mistero. E qualche volta funzionava. Ma Luca non c’era, lei doveva cavarsela da sola.

Torcia elettrica e pagine gialle, Giulia telefonò a decine di servizi “lampo” che a fidarsi dei riquadri pubblicitari garantivano interventi in giornata. Ma di giornate ne passarono tre e di elettricisti nemmeno l’ombra. Certo abitava in un paesino fuori mano ed erano prossime le feste, ma possibile che di tutti i messaggi che aveva lasciato, solo due si erano sentiti in dovere di rispondere facendo vaghe promesse di venire il giorno dopo! Ecco, la disturbava più questa sensazione di essere scollegata dal mondo che non la mancanza di acqua calda o di luce alla sera. La luce alla sera, quella naturale del crepuscolo, quando dal giardino saliva la brezza di Luca, la fresca folata che lei aspettava tremando e che l’avrebbe avvolta come in un abbraccio. Nessuna luce, solo il crepuscolo, e poi il buio per pensare.

Buongiorno signora, mi sa dire dov’è via…
Giulia non lo lasciò finire. Dal borsone uscivano spine e cavi elettrici quel che bastava per capire.
Venga, lei stava cercando giusto casa mia. Le faccio strada e intanto le spiego.

L’elettricista si mise al lavoro. Era un uomo sui quarant’anni, non brutto, ma con un preoccupante colorito grigiastro. Forse si sentì osservato da Giulia, perché senza voltarsi sembrò volersi giustificare:
Lei mi vede nel mio momento peggiore. Tra un’ora vado a risciacquarmi il sangue e dopo sarò uno splendore, almeno fino a domani.

Ah, lei è in dialisi! Mi dispiace.


Ormai ho fatto l’abitudine ai due tagliandi settimanali. E poi sono in lista per il trapianto.

Il discorso sembrava finito lì. Giulia non aveva fatto commenti e l’uomo aveva ripreso ad armeggiare sul salvavita. Ma dopo qualche minuto l’elettricista depose i suoi attrezzi e si girò verso la donna.
Sa che ora alla sera vado a dormire chiedendomi se sarà la notte buona? La notte in cui il telefono ti annuncia che è stato trovato il donatore. Poi al mattino mi sveglio che non è successo niente e allora mi dico “bè, dai, meglio così, stanotte non è morto nessuno”.

Muoiono ugualmente, per Dio, muoiono tutte le notti. È inutile che lei si racconti le favole.

L’uomo grigio sorrise alle parole taglienti di Giulia, come se vedesse oltre.
Certo, signora mia, è come dice lei. Ma non è facile dipendere dalla morte altrui e allora preferisco raccontarmi questa bugia.

Mi scusi, ma il suo candore mi fa rabbia. La gente non è buona e comunque muore, muore di continuo, anche se sono morti che non le risolvono la vita.

La risposta è un nuovo sorriso, disarmante.
E lei, signora, sono sicuro che sia più dolce delle sue parole.

Io, forse, le ho negato una possibilità di vita. Non ho acconsentito all’espianto degli organi di Luca, mio marito. Mi era intollerabile l’idea che venisse smembrato.

Ha fatto bene, sa. La donazione non è un gesto facile. La capisco, mi creda, e non la biasimo. Certe volte vorrei lasciar perdere, mi sembra di essere un avvoltoio. 

Lo volevo conservare intero, mi capisce? Avrei voluto seppellirlo in giardino, avvolto solo in un lenzuolo, perché lentamente divenisse terra ed erba e piante. Mi sono battuta per questo, mi hanno preso per pazza, una patetica pazza.

No, signora, non era una pazzia. Era un desiderio bellissimo il suo. Regalare a suo marito la continuità oltre la morte, la continuità nella natura. In fondo il trapianto è qualcosa di simile, anche se allora non poteva capirlo.

Forse oggi agirei diversamente.

L’uomo grigio riprese il suo lavoro e Giulia riprese a guardarlo silenziosa alle sue spalle.

Ma qualcosa era cambiata.

56 Risposte a “l’elettricista grigio”

  1. paginadiester 26 novembre 2017 a 01:18 #

    ” Avrei voluto seppellirlo in giardino, avvolto solo in un lenzuolo, perché lentamente divenisse terra ed erba e piante. ”

    Anch’io… ma ci sono gli altri e loro non capiscono. Intima riflessione su tema arduo…

    ” In fondo il trapianto è qualcosa di simile, anche se allora non poteva capirlo.”
    E’ difficile da accettare come concetto. Bel testo!

    • massimolegnani 26 novembre 2017 a 01:35 #

      grazie Ester. Mi commuove questo tuo specchiarti per esserci passata.
      Quanto al tema dei trapianti, quello che volevo esprimere con il racconto è che non ci sono a questo proposito scelte giuste e scelte sbagliate, ma diversi modi di sentire. E forse il sentire più difficile è quello dei parenti, combattuti tra il voler mantenere l’integrità del caro, morto, e l’idea di una sua piccola continuità nel corpo di qualcun’altro a rende la vita.
      un abbraccio
      ml

  2. ilmestieredileggereblog 26 novembre 2017 a 01:48 #

    sono temi molto delicati, concordo con te che vanno lasciati alla singola scelta personale

    • massimolegnani 26 novembre 2017 a 01:58 #

      personalmente sono favorevole ai trapianti ma rispetto scelte diverse.
      buona notte
      ml

      • ilmestieredileggereblog 26 novembre 2017 a 02:00 #

        anche io lo sono, ma giustamente è una scelta che va fatta individualmente. Ciao Massimo, e buona notte

      • massimolegnani 26 novembre 2017 a 02:05 #

        la pensiamo allo stesso modo
        ciao Pina 🙂

  3. Patrizia Caffiero 26 novembre 2017 a 01:56 #

    reduce dalla lettura di questo intrigante racconto https://sanguinarieprincipesse.wordpress.com/2017/11/25/il-picchiotto/ all’inizio pensavo che l’uomo fosse una presenza inquietante, sovrannaturale. Poi alla fine però ho provato un altro tipo di brivido. Se lui fosse stato giudicante, la signora non avrebbe aperto uno spiraglio di comprensione 🙂

    • massimolegnani 26 novembre 2017 a 02:03 #

      sono contento che hai colto questo aspetto del racconto, la possibilità di comprensione tra le persone è spesso legata alla rinuncia a giudicare.
      ciao Patrizia (vado a leggermi il post)
      ml

  4. Judith 26 novembre 2017 a 03:48 #

    Splendido e commovente

  5. Ghiandaia blog 26 novembre 2017 a 08:00 #

    Io sono favorevole alla donazione. Purtroppo non mi è stato possibile in una tragica situazione. Grazie per il tuo articolo.💜💜💜

    • massimolegnani 26 novembre 2017 a 11:59 #

      grazie a te per la lettura partecipe e vissuta.
      buona domenica
      ml

  6. Giuliana 26 novembre 2017 a 08:53 #

    mentre piango leggendo, non so se mi ha colpito di piu’ il dolore arrabbiato di lei o la serena compostezza nel dolore di lui

    • massimolegnani 26 novembre 2017 a 12:03 #

      a volte la vita (o la morte!) pone persone sensibili su due fronti contrapposti per opposte, comprensibili, esigenze.
      sta a loro arrivare spontaneamente a punti di contatto.
      un sorriso commosso, Giuliana
      ml

  7. elettasenso 26 novembre 2017 a 09:21 #

    Tema delicatissimo svolto con mano estremamente delicata.
    Eletta

    • massimolegnani 26 novembre 2017 a 12:08 #

      credo che l’attesa di un organo “altrui” ponga il malato di fronte a stati d’animo estremamente complessi, speranza, senso di colpa, attaccamento alla vita, confronto con le convinzioni altrui.
      un abbraccio, Eletta.
      ml

  8. Franco Battaglia 26 novembre 2017 a 11:27 #

    Splendida sensibilità…”sono sicuro che sia più dolce delle sue parole”.. a noi spesso il compito di suscitare indulgenza anziché risentimento, e spesso non riusciamo (almeno io). Grazie per l’insegnamento.

    • massimolegnani 26 novembre 2017 a 12:12 #

      grazie Franco, hai toccato il tema forse più importante che va oltre la contingenza del trapianto: “suscitare indulgenza anzichè risentimento”. La comprensione dell’altro a prescindere se si è d’accordo è uno strumento utile che raramente usiamo.
      buona giornata
      ml

  9. rodixidor 26 novembre 2017 a 14:13 #

    E fu luce in casa Di Giulia, una luce nuova.

    • massimolegnani 26 novembre 2017 a 14:43 #

      Ecco, rodix, mi hai indicato una metafora insita nel brano che non avevo considerato, il buio nelle stanze come cupezza interiore.
      I lettori sono utili!
      🙂
      ml

  10. Cose da V 26 novembre 2017 a 17:24 #

    Semplice, ma intenso e incisivo. Da far leggere a tutti. Bravissimo.

  11. lamelasbacata 26 novembre 2017 a 18:08 #

    C’è una ragazza dove lavoro, attende un trapianto di reni da tanto tempo. E’ molto fragile, ha un lieve ritardo mentale che la rende naif e diretta. Quando mi vede mi chiede “Come sto? Come mi vede? Sono tanto stanca. Ma quando arriva il mio rene, non ho più la forza di aspettare”.
    Mi fa tenerezza perchè non c’è cattiveria nelle sue parole, non capisce quanto il suo restare in vita dipenda dalla morte di un altro essere umano.
    Le tue parole così ben calibrate delineano in modo sapiente i due piatti della bilancia, il no dettato dal dolore di chi soffre, il si di chi attende di poter tornare a vivere.
    Quando è morto mio padre, l’unico organo in buono stato erano le sue cornee. Mia madre si è rifiutata fermamente di donarle, perchè aveva già troppo sofferto nella sua malattia e non voleva infliggere al suo corpo anche questa ferita.
    Io non ero d’accordo, invece. Avrei voluto donare a qualcuno la possibilità di vedere e avrei saputo che qualcosa di lui viveva ancora al di fuori del mio cuore.
    Questo brano mi ha scossa. Ti chiedo scusa se ho abusato del tuo spazio, amico mio.

    • massimolegnani 26 novembre 2017 a 18:43 #

      Ti abbraccio Mela cara perché credo che il “mio spazio” non sia mai stato usato meglio.
      Non si può biasimare la ragazza semplice che lavora con te e che non vede oltre il proprio spegnersi ne’ tantomeno tua madre che non voleva arrecare un’altra “sofferenza” a tuo padre (sicuramente lei sentiva che l’espianto sarebbe stata una sofferenza, una menomazione, per lui, anche se già morto). Come diceva Franco Battaglia in un altro commento questo tema così delicato deve suscitare indulgenza, comprensione, anziché risentimento per scelte diverse dalle nostre ma sicuramente sofferte.
      Mi spiace che il mio brano ti abbia scosso (e per questo rinnovo l’abbraccio) ma sono anche contento che il racconto abbia suscitato in te e in altri pensieri, riflessioni e ricordi profondi.
      ml

      • lamelasbacata 27 novembre 2017 a 17:09 #

        leggerti è sempre bello e la scossa ogni tanto ci sta 🙂

      • massimolegnani 27 novembre 2017 a 18:05 #

        .e il terzo abbraccio e’ il più sentito 🙂

  12. newwhitebear 26 novembre 2017 a 18:39 #

    ma l’elettricista grigio è riuscito a rimediare al guasto. Certo che Giulia non è un’anima buona ma così va il mondo. Siamo egoisti e non doniamo nulla.

    • massimolegnani 26 novembre 2017 a 18:53 #

      Lui, soprattutto, e’ riuscito a riparare il guasto, il buio, nell’animo di Giulia. E come dice l’elettricista, Giulia e’ sicuramente migliore della sue parole. In questi casi spesso si tratta di egoismo per amore di chi e’ appena mancato (posizione che non condivido ma che comprendo)
      Buona serata GianPaolo
      ml

      • newwhitebear 26 novembre 2017 a 21:18 #

        non ci avevo pensato al buio nell’animo di Giulia.
        Buona serata

      • massimolegnani 26 novembre 2017 a 21:45 #

        Ciao 🙂

  13. Stefi 26 novembre 2017 a 19:38 #

    C’è un libro recente che di questo racconta.
    “Riparare i viventi” di Maylis De Kerangal.
    Gelido e al contempo toccante.
    Lo farei leggere a Giulia, se solo potessi.

    • massimolegnani 26 novembre 2017 a 20:21 #

      Intanto me lo sono segnato io, ma mi piace che il tuo pensiero si rivolga direttamente a lei, il personaggio, anziche’ a me, perché mi dice quanto a fondo tu sia entrata nella storia.
      Un sorriso Ste’
      ml

      • Stefi 27 novembre 2017 a 08:18 #

        È vero sai, in Giulia mi sono immedesimata, la tua scrittura in questo è maestra. ☺

      • massimolegnani 27 novembre 2017 a 11:34 #

        mi fai contento 🙂

      • Stefi 27 novembre 2017 a 18:05 #

      • massimolegnani 27 novembre 2017 a 18:53 #

        🙂

  14. Giulia 26 novembre 2017 a 19:56 #

    Mi piace che tu abbia trattato un così delicato argomento senza essere troppo invasivo. Mi piace che la tua opinione resti celata dietro alla personalità dei due personaggi. Personalmente sono favorevole a questo genere di cose ma è pur vero che ognuno ha la propria sensibilità. Coinvolgente e scritto in maniera impeccabile. E’ sempre un piacere leggerti…

    • massimolegnani 26 novembre 2017 a 20:24 #

      Che bello il tuo commento, Giulia. Si’, ho voluto proporre i due personaggi senza invadere la loro vicenda, lasciando al lettore il compito di leggere oltre.
      Grazie 🙂
      ml

      • Giulia 27 novembre 2017 a 13:49 #

        Che bello quello che hai scritto invece….. =)

      • massimolegnani 27 novembre 2017 a 14:57 #

        ti ringrazio! 🙂

  15. alemarcotti 26 novembre 2017 a 21:32 #

    Mi hai commosso. È proprio sentito

  16. Tati 27 novembre 2017 a 10:19 #

    Dolce e delicato, bellissimo modo per trattare un argomento così complicato e soggettivo. In molti casi sarebbe utile mettere di fronte le due facce della stessa medaglia, piuttosto che lasciate di spalle a guardare esclusivamente la loro fetta di vita…
    Quel ” sono sicuro che sia più dolce delle sue parole.” è meraviglioso, stupisce con un pizzicotto al cuore… bello davvero.
    🙂

    • massimolegnani 27 novembre 2017 a 11:41 #

      La frase che riporti vuole essere un suggerimento all’ascolto non giudicante, quello che permette all’elettricista di accogliere il dolore di Giulia e farlo contatto, ponte, tra loro anzichè barriera, contrapposizione.
      Grazie Tati per il bell’apprezzamento
      ml

  17. Sabina_K 27 novembre 2017 a 13:48 #

    Mi aggancio all’ultima cosa che hai scritto, in risposta all’ultimo commento:
    “quello che permette all’elettricista di accogliere il dolore di Giulia e farlo contatto, ponte, tra loro anzichè barriera, contrapposizione”.
    Sai, io credo che il dolore serva esattamente a questo, a riunire, ad avvicinare e a ridimensionare “il superfluo”. E questo vale soprattutto per chi il dolore lo porta dentro e su di sé.
    In fin dei conti questo è anche un modo, uno dei pochi, per reggere meglio il dolore.
    Quando mi è capitato di capirlo sulla mia pelle è stata una rivelazione, niente è stato più come prima (detto in positivo).

    • massimolegnani 27 novembre 2017 a 14:57 #

      totalmente d’accordo con te. Può essere un’opportunità, se solo rompiamo la crosta in cui istintivamente ci avvolgiamo.
      un abbraccio, Sabina
      ml

  18. yourcenar11 27 novembre 2017 a 16:19 #

    In famiglia c’è una persona a me cara che attende – ormai da troppo tempo – un trapianto di rene. Lei è talmente sensibile da vivere consapevolmente questa ambiguità di sentimenti: la speranza di farcela un giorno e nello stesso tempo la tristezza che la sua vita è appesa a un filo e alla morte di un altro essere umano. Quell’elettricista è un uomo attraversato dalla sofferenza e forse proprio per questo non si ferma alle apparenze e sa vedere in Giulia ciò che lei stessa non vede al momento…
    Scrivi i tuoi racconti con la sensibilità di un grande pittore, attento alle sfumature e ai contrasti. E mentre si leggono le tue storie, ci si dimentica di te! Un saluto caro
    Cristina

    • massimolegnani 27 novembre 2017 a 16:52 #

      dolente e bello il tuo intervento da dentro la vita.
      e grazie di cuore per l’apprezzamento.
      un sorriso, Cri
      ml

  19. Daniele Verzetti Rockpoeta® 27 novembre 2017 a 19:38 #

    Un argomento molto toccante raccontato con grande capacità. Potevi scivolare nel melodrammatico o nel banale ed invece hai saputo con grande bravura emozionare e parlare di un tema difficile e profondo. Veramente bravo.

    • massimolegnani 27 novembre 2017 a 19:53 #

      Grazie Daniele per le parole di apprezzamento.
      Buona serata
      ml

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