oltre

29 Nov

 

by c.calati

 

In un pomeriggio piovoso non diverso da tanti altri, mentre era sulla strada del ritorno a casa, Camillo, giunto al bivio di Albiano, mise la freccia a destra e deviò dal suo percorso. Prese il lungo rettilineo in direzione sud, fissando le nuvole che si ammassavano all’orizzonte.
Aveva in mente le colline come confine del suo mondo e un desiderio strano di un oltre vago, superare il Monferrato e l’Appennino, puntare al mare, verso una verginità di volti e borghi.
Non amava il mare, tanto meno la Liguria, quello che inseguiva era altro dai luoghi che sapeva. Sperava di arrivare oltre la pioggia, alla quiete di panni stesi nei paesi da un lato all’altro della strada, ai colori differenti delle case, ocra o rosso pompeiano un po’ scrostati, alle imposte verdi aperte verso il basso come palpebre annoiate, al bianchetto al banco di un oste con la barba di tre giorni e un sorrisetto consapevole. Quanto è distante il mare? gli avrebbe chiesto, dopo un silenzio sufficiente, contando su una risposta che non fosse di chilometri e indicazioni sulla carta. E l’oste l’avrebbe accontentato: Quel che basta per non vederlo ma saperlo appena oltre. Qui a sera arriva il sale, sperso nell’aria come nell’acqua della pasta.
Camillo, allora, con il bicchiere in mano, sarebbe andato fin sulla porta, scostando le listarelle di brutta plastica sgargiante: nella piazzetta ormai in ombra quattro ragazzetti inseguivano un pallone tra bestemmie e figliodiputtana!, da qualche luogo, un’auto in sosta o una stanza dai vetri spalancati, si diffondeva una musica sguaiata, pochi corvi volteggiavano gracchiando e non c’erano gabbiani, una ragazza di troppa carne e poca stoffa portava in giro un ombelico tremolante. Spettacoli incresciosi di piccole indecenze.

Eppure…
…eppure lui avrebbe sorseggiato il vino acidulo e annusato l’aria inseguendo il sale.

E per quella scia salmastra appena percettibile, per quell’aria nuova che invisibile gli riempiva gli occhi e i bronchi, avrebbe perdonato l’ombelico e la musica burina, i corvi, le listarelle orrende e l’eccesso delle grida, avrebbe perdonato ogni difetto, ogni stonatura di quel minimo mondo sconosciuto, in cambio e in nome di quella pace misteriosa che gli scendeva dentro insieme al vino bianco, non certo dei migliori. Rivolto all’oste avrebbe chiesto un altro bicchiere e quello allora avrebbe versato da bere per entrambi. I gomiti a fronteggiarsi sul bancone poco lustro, avrebbero taciuto il tempo necessario. Quindi rari scambi di parole, superflue anche le poche, poi l’oste avrebbe sogghignato quasi trionfante alla sua richiesta di restare, porgendogli una chiave che già stringeva in pugno, come avesse saputo sin dal suo ingresso che lo sconosciuto non sarebbe ripartito.

Camillo fermò la macchina sul ciglio della strada, giusto sul crinale della prima cerchia di colline. La pioggia velava il parabrezza, il fiato l’appannava, ma lui riuscì a distinguere un chiarore all’orizzonte. Non pioveva laggiù e l’oste forse l’aspettava. Sentì come una catena trattenerlo, lui cane a guardia del cortile con una memoria vaga del mondo oltre il cancello.

Rimase a fissare quel punto indefinito fino all’imbrunire. Poi riaccese il motore, fece inversione e tornò adagio verso casa con una nuova quiete in corpo.

36 Risposte a “oltre”

  1. Elle Vit 29 novembre 2017 a 00:53 #

    Come anche una storia normale può avere un normale finale inaspettato

    • massimolegnani 29 novembre 2017 a 01:30 #

      al protagonista basta fantasticare con realismo di un altrove possibile, se solo lo volesse, per rientrare nei ranghi come lo avesse vissuto.
      ciao Elle 🙂
      ml

  2. Giulia 29 novembre 2017 a 01:07 #

    Un finale surreale, totalmente inaspettato. Non te ne rendi conto sino alla fine. Si legge tutto d’un fiato, estremamente piacevole. Grazie, leggerti è sempre una sorpresa. Mai uguale, mai scontato. Ti auguro una buona serata…

    • massimolegnani 29 novembre 2017 a 01:36 #

      un finale “surreale” perchè inaspettato. Ma a ben guardare il ritorno a casa del finale, dopo essersi (sof)fermato alle prime colline è l’unica parte reale della vicenda, il resto è l’immaginazione rigorosa di Camillo che ha soppiantato la realtà.
      grazie a te, per la lettura e le belle parole 🙂
      ml

  3. vikibaum 29 novembre 2017 a 10:09 #

    quello che conta è il viaggio: – Itaca- diceva il poeta- non è la meta: è il cammino per raggiungerla- e quello di camillo è stato bellissimo. sì, può tornare a casa…buona giornata ML

    • massimolegnani 29 novembre 2017 a 10:28 #

      sì, il viaggio, reale o talvolta, come in questo caso, anche solo vissuto con emozione solo nella propria testa.
      buon giorno a te Viki
      ml

  4. Daniele Verzetti Rockpoeta® 29 novembre 2017 a 11:31 #

    Un viaggio sognato, pensato, fantasticato e da te raccontato con delicatezza e poesia.

  5. elettasenso 29 novembre 2017 a 13:59 #

    Errare è entrare in un altro luogo e spazio.
    Buona giornata
    Eletta

  6. Sabina_K 29 novembre 2017 a 14:00 #

    Un sogno forte può avere la forza della realtà

  7. pagsy7 29 novembre 2017 a 16:26 #

    “Quel che basta per non vederlo ma saperlo appena oltre.” … voglio conoscere quest’oste 😛

    • massimolegnani 29 novembre 2017 a 18:13 #

      io l’ho immaginato un tipo ruvido, un po’ sciatto, ma dotato di intuito e di una qualche poesia 🙂
      ciao Pagsy
      ml

  8. newwhitebear 29 novembre 2017 a 17:34 #

    che bel pezzo. Veramente bello. Bravo. Con pochi elementi hai tratto un pezzo interessante.

  9. Aria Mich 29 novembre 2017 a 19:36 #

    Questa storiella mi ha fatto pensare a quante volte noi umani agiamo allo stesso modo. Tanto chiasso per un viaggio (metaforico), e poi alla fine la meta non ci interessa scoprirla fino in fondo. Come se ci bastasse sapere che esiste, averla forse ci aprirebbe gli occhi, accorgendoci che la meta stessa, in fondo, non vale quanto il viaggio che si è fatto per raggiungerla.

    • massimolegnani 29 novembre 2017 a 19:44 #

      E’ un po’ come dici, ma non e’ che non ne valga la pena, non e’ uno sminuire il viaggio, ma quando un’immaginazione e’ cosi’ intensa e dettagliata e’ come se il viaggio fosse gia’ avvenuto, con soddisfazione. 🙂
      ml

      • Aria Mich 29 novembre 2017 a 19:47 #

        Ho capito, sì… e chissà poi se l’immaginazione avrà superato la realtà, oppure la realtà sarà in grado di sorprendere il viaggiatore 👀

      • massimolegnani 29 novembre 2017 a 19:59 #

        Domanda non facile. Ti rispondo facendo riferimento ai miei viaggi ciclistici, ma vale anche per il resto. Tanti ne progetto, anche nei minimi dettagli, li immagino, mi soddisfano ma poi non li realizzo o perche troppo impegnativi o per vicende avverse. Ma tutte le volte che poi davvero parto, il viaggio non mi ha mai deluso, e’ sempre una sorpresa, un risultare diverso da come lo avevo immaginato in tanti particolari (errori di rotta, deviazioni volute) ma identico nell’entusiasmo e nel piacere.
        Ciao Aria
        ml

      • Aria Mich 29 novembre 2017 a 20:03 #

        Grazie, Massimo!
        Programmare un viaggio nei minimi dettagli, è una buona cosa, ma la vita poi ha più fantasia di noi e allora ci toccherà assecondarla! 🌼

      • massimolegnani 29 novembre 2017 a 20:13 #

        .esatto 🙂

  10. Giuliana 30 novembre 2017 a 06:43 #

    faccio mille di questi viaggi ogni giorno, pensavo di essere matta ed ora so che sono in buona compagnia . Magnifico come sempre

    • massimolegnani 30 novembre 2017 a 10:12 #

      a me sembra la strada giusta, basta realizzarne uno su cento di questi di viaggi (e gli altri 99 non sono meno vissuti)
      buongiorno Giuliana 🙂
      (e grazie)
      ml

  11. Franco Battaglia 2 dicembre 2017 a 12:44 #

    Riconoscere la quiete dei panni stesi è qualcosa che abbiamo in comune.. dettagli che riempiono da soli un viaggio, come fermarsi rischiando l’incidente nel traffico caotico di un’albeggiare, perché quella nebbia in baluginoso controluce ti entri dentro e si soffermi un po’, tra arterie e respiro…

    • massimolegnani 2 dicembre 2017 a 13:45 #

      sono sulla tua lunghezza d’onda, Franco, e le tue parole mi fanno tornare in mente la volta che mi sono fermato a bordo strada per ammirare il Mombarone (una montagna poco nobile dalle mie parti) che quel giorno sulla cima aveva una nuvola a pennacchio, poca neve sui fianchi e nebbia ad avvolgerne la base. Sembrava il Fujiyama!
      ml

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