dove nascono le storie

14 Gen

photo by c.calati

 

 

 

Nello stanzone delle Poste Centrali, una stufa a gas, il soffitto troppo basso, le finestre sempre serrate e tanta gente, sudata o infreddolita, in code più o meno rassegnate, tutto rendeva l’aria mefitica estate e inverno, stagnante più dell’acqua ferma di palude. Eppure per lui era un posto stupendo, ci vedeva acqua limpida di sorgente. Questo era il suo luogo, la pipa spenta in bocca e i gomiti appoggiati a uno scrittoio piazzato in un angolo, di quelli alti che permettono di compilare indirizzi e ricevute restando in piedi, Camillo stava lì per puro diletto, mai una raccomandata da spedire o un pacco da ritirare. Stava lì per ore, come un altro sfaccendato sta a guardare gli operai al lavoro o i gorghi sempre nuovi al fiume.
Non c’è persona per quanto poco appariscente che non abbia vissuto almeno una volta nella vita qualcosa di straordinario. Chissà chi l’aveva detto, certo l’aveva detto bene, con la voce incisiva e i modi coinvolgenti di chi ti sta rivelando una verità profonda, tanto che lui ne era rimasto profondamente colpito. Sta a te scoprirlo, aveva aggiunto quello, puntando un dito, come una chiamata alle armi, attraverso lo schermo o spingendoglielo direttamente sul torace durante una chiacchierata. Chissà com’era andata, non riusciva a ricordarselo. Ma in fondo non aveva importanza, importante era che lui avesse recepito il messaggio. Tra l’altro sto ingrassando  e questa è l’occasione per fare un po’ di movimento, setacciare la città, scovare il luogo adatto, comportarmi come il cacciatore che batte la laguna alla ricerca del punto più propizio dove acquattarsi nella botte in attesa del passo delle anatre. Aveva scartato la stazione, troppa baraonda, appena studio una persona quella sale su un treno o prende di fretta il sottopasso e buonanotte. Il mercato della frutta era battuto dal vento e in estate era troppo esposto al sole. In Piazza di Città la gente andava sempre di corsa, solo i vecchi stazionavano in piccoli capannelli, e non è facile decifrare le rughe e spianare la pelle fino a riportare quei volti all’epoca in cui qualcosa era capitata, tra capo e collo, forse, o come una manna benedetta, lui non sapeva e non riusciva a interpretare. No, occorre iniziare con soggetti più semplici e più vari, decise, senza avere idea di cosa.
La prima volta, alle Poste, vi era capitato per caso. Aveva seguito una donna che attraversava il parcheggio, il passo svelto, la falcata stretta, i polpacci nervosi, un insieme intrigante senza che ne vedesse il volto. Qualche negozio, dove lui aveva atteso con pazienza fuori, sbirciando appena dai vetri per capire come si comportasse la sua preda. Dopo alcune commissioni, la donna, già sulla via del ritorno all’auto, aveva inaspettatamente deviato verso l’edificio delle Poste.
E lì era entrato anche lui.
Non si accorge dell’odore stantio che regna sovrano, come un bambino non bada alla brutta musica che gracchia in un negozio di giocattoli. Si guarda intorno, polpaccionervoso gli è sgusciata via da sotto gli occhi, agile trota che con un guizzo s’è allontanata dal suo amo. L’uomo chiede permesso, s’insinua tra le file, stacca un numero per non essere diverso, il B18 coda della posta prioritaria, passa in rassegna i corpi, non ce n’è uno che assomigli a quelle gambe, la sua guida s’è involata, ma forse il suo compito s’era esaurito lì. In ogni caso presto la dimentica, incuriosito da tante storie sconosciute che lo pressano in silenzio. Sono talmente tante le storie da raccogliere e così a portata di pensiero che l’uomo si smarrisce nell’indecisione e quando sente che chiamano il suo numero infila la porta e scappa come un ladro.
Camillo tornò alcuni giorni più tardi, come un assassino sul luogo di un delitto ancora da compiere, ocome una vergine che va a bagnarsi sempre nella stessa acqua. È armato di taccuino e ha il piglio deciso di chi sa che quel giorno inizia un’avventura.

Naso aguzzo, pelle pallida, occhi in continuo movimento, le prime parole che scrisse. E, poco sotto, un grosso punto interrogativo che presto avrebbe sciolto.

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38 Risposte to “dove nascono le storie”

  1. Elish_Mailyn 14 gennaio 2018 a 01:17 #

    ma una volta nate… poi continuano?!

    • massimolegnani 14 gennaio 2018 a 01:29 #

      continuano, talvolta nelle parole scritte, altre volte nelle parole immaginate da chi legge 🙂
      ml

      • Elish_Mailyn 14 gennaio 2018 a 01:30 #

        😁

      • massimolegnani 14 gennaio 2018 a 01:36 #

        🙂

  2. Scrivopernoia 14 gennaio 2018 a 03:18 #

    Come sempre maestro dei racconti brevi. Nascono come non sarei capace di fare… sarei curioso una volta di leggere un qualche cosa di più lungo con qualche sviluppo… ma non a puntate, sennò credo che trarrei le medesime conclusioni..

  3. yourcenar11 14 gennaio 2018 a 10:56 #

    Mi piace l’idea di quest’uomo che gira… ma questa volta mi piace soprattutto il tuo titolo: già, dove nascono le storie?
    Cris 🌿

    • massimolegnani 14 gennaio 2018 a 12:22 #

      nascono nei modi e nei luoghi più disparati, ne ho voluto immaginare uno che rendesse meno noioso un luogo che in realtà rifuggo come la peste.
      buona domenica Cris 🙂
      ml

  4. Franco Battaglia 14 gennaio 2018 a 11:15 #

    Le poste con le loro file rassegante sono un magnifica fonte ispirativa. Scopri le persone, ti infili nei sogni, gli leggi il futuro, aiuti a ripiegare i rimpianti, puoi addirittura raccogliere qualche rimpianto caduto a terra.. riesci persino a saltare il tuo turno, immerso così a studiarti quel mondo che ti respira accanto…

    • massimolegnani 14 gennaio 2018 a 12:25 #

      che belli quei rimpianti caduti a terra come un paio di guanti distratti che tu raccogli e riconsegni, dopo una spolverata al proprietario davanti a te in coda!
      buona giornata, Franco
      ml

  5. remigio 14 gennaio 2018 a 15:33 #

    …e invece, proprio la stazione – che il tuo Camillo aveva scartato – era il luogo elevato a punto di osservazione da un personaggio del mio paese, uno di quei meravigliosi “perdigiorno” che ormai non esistono più. Lo vedevi stazionare sempre tra i binari, nella sala di attesa, tra i viaggiatori. Sempre alla ricerca di qualcosa e di qualcuno con cui scambiare una parola, un pensiero. Quando mi capitava di andare lì, da ragazzo, lo vedevo gironzolare felice: una presenza quasi familiare e imprescindibile, legata alla stazione. E se qualche volta non lo vedevi, ti preoccupavi e ti chiedevi: ma cosa gli sarà successo?

    • massimolegnani 14 gennaio 2018 a 16:31 #

      La familiarità di certi personaggi che s’incontrano nei luoghi affolati di ogni giorno, ci abituiamo a loro ma restano “personaggi”, appunto, non diventano persone di vera conoscenza.
      Buona domenica, Remigio
      ml

  6. cazzeggiodatiffany 14 gennaio 2018 a 16:56 #

    È vero, le poste sono un ottimo punto di osservazione! Anche se io ho un debole per gli aeroporti, a volte si assiste a scene struggenti e la mente, a quel punto, fa dei voli meravigliosi

    • massimolegnani 14 gennaio 2018 a 17:35 #

      In realta’ evito le poste come la peste:) idealmente condivido il tuo debole per gli aeroporti.
      Ciao Tiffany, un sorriso
      ml

  7. Neda 14 gennaio 2018 a 18:07 #

    Nel mio villaggio c’e un negozio di alimentari e cose varie, strapieno di scaffali con poco spazio libero e mentre sei in coda (parecchio tempo) senti tutte le novità e le storie del paese.

    • massimolegnani 14 gennaio 2018 a 18:16 #

      le poste, gli aeroporti, le stazioni, gli empori di paese, ognuno ha in mente un luogo che sia sorgente di parole.
      bello!
      un abbraccio, Neda
      ml

      • Neda 14 gennaio 2018 a 19:05 #

        Ricambio di cuore l’abbraccio e ti auguro una bella serata.

      • massimolegnani 14 gennaio 2018 a 19:26 #

        Grazie

  8. Stefi 14 gennaio 2018 a 18:34 #

    Sai cosa faccio, ml?
    Metto Camillo in compagnia dei miei preferiti: Bordelli, Montalbano, Malinconico perché ogni volta che lo incontro da queste parti, è come incontrare un vecchio amico.
    😉

    • massimolegnani 14 gennaio 2018 a 18:52 #

      WOW!! non so dire altro, ma ti abbraccio, cara Ste’
      ml

      • Stefi 14 gennaio 2018 a 19:05 #

        E io abbraccio te, caro ml.

      • massimolegnani 14 gennaio 2018 a 19:27 #

        un sorriso

  9. sguardiepercorsi 14 gennaio 2018 a 18:52 #

    Bellissimo! Mi trovo in sintonia con questi sguardi poetici sulle vita e sulle storie…
    Un abbraccio, Massimo

  10. newwhitebear 14 gennaio 2018 a 21:27 #

    una storia intrigante. Continua?

  11. Ghiandaia blog 15 gennaio 2018 a 09:34 #

    Io purtroppo non ho fantasia, posso solo raccontare cose vissute.💚

    • massimolegnani 15 gennaio 2018 a 10:45 #

      ognuno nel raccontare ha una sua modalità di “pesca” dei temi e dei soggetti
      tu ammanti con un velo di stupore persone e vicende reali, è la tua cifra, bella e inconfondibile
      🙂
      ml

  12. Tati 15 gennaio 2018 a 17:48 #

    Lo ammetto, alla festa estiva della frazione, dietro casa mia, ad agosto, seduta ad un tavolo con le mie vicine di casa, osservavo i ragazzi vicino al tendone della musica. erano più che altro ragazzi e ragazze appena maggiorenni, alcuni impacciati, altri decisamente spavaldi come finti uomini vissuti. Ecco, lì, tra la musica inascoltabile e con della birra ghiacciata tra le mani, sedute come due comari io una mia amica ci siamo messe ad immaginare cosa potesse esserci dietro quegli abiti estivi, quelli improvvisati velocemente e quelli scelti con cura per presentarsi al mondo… è stato bello e divertente. ( mi son sentita un pochetto vecchia comare ma è stato decisamente interessante) 🙂

    • massimolegnani 15 gennaio 2018 a 18:37 #

      Ecco un’altra fonte di ispirazione, la sagra di paese, anche solo per cucire bonariamente le vite addosso agli altri. E’ sempre un esercizio che puo’ tornare utile 🙂
      Ciao comare Tati 🙂
      ml
      (e, quelli che scrivono, un po’ sono comari, sempre!)

  13. Paolo 15 gennaio 2018 a 20:08 #

    Bravo. Siamo tutti un po’ così. Meno metodici, forse, o non ancora. Ma attratti come radar da volti e movenze, voci. E’ pura magia, attrazione chimica e rivelazione, la forza che pone in risalto un “personaggio”, che ci impedisce di staccargli gli occhi di dosso. Sono momenti felici, dei doni. E poi pensiamo di essere al margine, osservatori invisibili. Ma poi scopriamo che non è sempre così… Recitiamo anche noi una parte. E va bene così.

    • massimolegnani 15 gennaio 2018 a 22:29 #

      Come dicevo a Tati, bisogna essere un po’ “comari” per coltivare la scrittura, bonariamente pettegoli, incuriositi dalle vite altrui, che poi costituiscono solo lo spunto per liberare la fantasia.
      Buona serata, Paolo
      ml

  14. missiswhite 16 gennaio 2018 a 10:56 #

    Gli sconosciuti sono fonte di grande ispirazione per me: guardo i commensali ai tavoli dei ristoranti, i viaggiatori sui treni e nelle sale d’aspetto, gli avventori nei supermercati, e la mia fantasia si scatena. Soprattutto mi incuriosiscono le dinamiche sociali, i rapporti, e adoro, adoro guardare i giovani quando si riuniscono tra loro. Raccolgo guizzi di vita.

    • massimolegnani 16 gennaio 2018 a 12:44 #

      condivido le tue parole. E non ci possiamo fare niente, ci basta uno sguardo e subito ci scatta il trip 🙂
      ciao missis
      ml

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