le querce del destino

9 Feb

by c.calati

Cara,
le querce, da quanto tempo avrei dovuto dirtelo, ma come si fa, le querce, forti come noi, ci dicevamo, quando ci credevamo forti.

L’ombra poderosa, un abbraccio maschio, e i rami rettilinei, mani materne, rami adatti all’altalena e a far progetti da mulino e miele. Qui si dondolerà, con la nostra spinta i primi tempi, poi imparerà il pendolo; e su questo nodo appoggerà il piede in un’impossibile scalata, ma poi quel ramo che sembra irraggiungibile diventerà il rifugio, il luogo suo, e noi, ti prego scendi, gli/le grideremo a sera. Gli/le…già! Non abbiamo fatto in tempo a dare un nome e un sesso a quell’idea. Mulino bianco e molto miele sì, ma anche una proiezione del futuro sulle pareti ancora bianche della casa. Che il futuro lo credi lì, a un passo, più certo del passato, come le querce, sempre loro, che partite da un lontano sconosciuto le vedi gettare rami verso un cielo che sarà.
Ti agghinderò di ghiande e fronde, una ghirlanda al collo, una corona tra i capelli…di fronde e ghiande una ghirlanda, cantavo quell’estate, la schiena appoggiata al tronco. Le poche note che sapevo pizzicare sulle corde le ripetevo in una cantilena che tu ascoltavi avvolta dalle lucciole. È musica bellissima, dicevi, e mi guardavi come fossi stato Donovan. E ogni volta staccavi una foglia e la infilavi tra i capelli, a dare forma alla canzone.
Il futuro s’interruppe con la lettera del sindaco.
Sembrava una richiesta ragionevole, tagliare il grosso ramo che aveva invaso la strada comunale e minacciava i cavi del telefono. E un poco a malincuore sacrificammo il ramo al vivere quieto.
Ma fu una leggerezza.
Lo strano torpore al braccio destro ti comparve in quel periodo, ed all’inizio ci ridemmo sopra, l’arto fantasma del nostro albero. Ma poi la quercia mostrò di risentire in modo imprevedibile per quel ramo monco, come avesse perduto il suo equilibrio interiore. E tu con lei.
Guardavo te che deperivi e per istinto misi tende alle finestre, che non vedessi, tu, l’ingiallire malaticcio della pianta.
Avrei dovuto accudirvi meglio, a te e a lei. Ma quel vostro viaggiare in parallelo aveva qualcosa d’ineluttabile che mi toglieva la speranza.
Non ti è sopravvissuta a lungo, sai, come un cane che s’abbandona all’inedia per una fedeltà postuma e tenace al suo padrone. È diventata una catasta ammucchiata giù in giardino, legna non diversa dalla pietra di una tomba.
Cara; così va il mondo, mi sono detto e ho tratto una minima consolazione dal vostro essere andate assieme e dal mio restare, come una sentinella al mondo, in compagnia dell’altra quercia.
Mi affacciavo al balcone appena sveglio e la guardavo, ed anche a sera, quando tornavo a casa, mi avvicinavo a carezzarle il tronco. Ma non facevo più sogni e progetti sui suoi rami, preferivo osservarne le radici, un minimo conforto saperle salde nella terra.
Così andai avanti qualche tempo, un tempo fermo ma quieto.
È stata la primavera successiva che ho compreso. Sai, i giorni di marzo in cui il vento la fa da padrone e s’accanisce sulle piante che giusto allora stanno gemmando. In quei frangenti, negli anni felici ormai lontani, sembrava che le due querce per difendersi intrecciassero i rami una con l’altra, ricordi come s’acquattavano vicine per vincere la sfida? Beh, la primavera che la quercia per la prima volta dovette combattere da sola, ho compreso che non avrebbe resistito a lungo. Forse quella volta sì, a costo di qualche acciacco, rami spezzati, foglie troppo tenere spazzate via come vecchi stracci. Ma capii che sarebbe stato un declino inesorabile, un arrancare sperando nella stagione successiva, come ad un porto dove rifiatare. Ma ogni stagione avrebbe portato la sua insidia alla pianta indebolita.
Il destino della quercia era segnato.
Divenni irrequieto. Vivevo cupo, spiando dietro i vetri lo stato di salute della pianta, con un disagio che cresceva col peggiorare della quercia. È che fino a quel momento c’era stata una simmetria quasi geometrica tra il destino nostro e quello delle querce e, comunque mutassi il punto di vista, dall’affettivo al razionale, gli eventi erano lì chiari ad indicarmi ciò che mi toccava.
Cara, avevo nostalgia di te, in ogni istante, ma quest’obbligo morale, questo percorso già segnato, com’è possibile? Una vedova indiana da immolare sulla pira, ecco cos’ero. In nome di che cosa, poi? Di una superstizione? No, non sono nato eroe, lo sai. Mi sono ribellato. Non ho sopportato oltre la vista della quercia malandata. Così ho messo in vendita la casa, lo scheletro di quercia che ribassava il prezzo non m’importava, e mi sono trasferito nella città che tanto odiavo.

Fu una fuga da cavallo morto.
In mezzo a quel cemento ho perso smalto e forze in fretta, ogni giorno un poco peggio. Lo smog, mi sono detto, e sapevo d’ingannarmi.
Cara, le querce, da quanto tempo avrei dovuto saperlo, ma come si fa, le querce, forti come noi, ci dicevamo, quando ci credevamo forti.

 

42 Risposte a “le querce del destino”

  1. nonsolocampagna 9 febbraio 2018 a 11:39 #

    Meraviglioso

  2. Donatella Calati 9 febbraio 2018 a 12:07 #

    malinconico ma bellissimo questo intreccio umano e vegetale; il cittadino di un tempo si è ormai fuso con la natura

    • massimolegnani 9 febbraio 2018 a 12:27 #

      purtroppo la vicenda delle querce, a cui eravamo affezionati, è vera, le abbiamo viste soccombere in modo imprevedibile.
      fortunatamente il resto, come sai, è pura invenzione 🙂
      ciao Dona
      io

  3. missiswhite 9 febbraio 2018 a 13:55 #

    Splendore.
    Ti appartengono le note malinconiche, intime, dove la natura umana è specchio della natura di boschi e montagne.

    • massimolegnani 9 febbraio 2018 a 15:07 #

      sì, effettivamente, percepisco questo continuo riverbero tra uomo e ambiente naturale, non sempre in chiave malinconica come qui 🙂
      grazie per le belle parole
      ciao Missis
      ml

  4. Neda 9 febbraio 2018 a 18:09 #

    L’ho letto due volte, da tanto è bello e ho gli occhi appannati ora. Grazie.

    • massimolegnani 9 febbraio 2018 a 20:48 #

      Rileggere per l’emozione e’ un regalo che mi fai.
      Grazie a te, Neda
      ml

      • Neda 9 febbraio 2018 a 21:53 #

        Buona serata e buon fine settimana.

      • massimolegnani 9 febbraio 2018 a 23:55 #

        grazie, anche a te
        🙂

  5. gelsobianco 9 febbraio 2018 a 20:34 #

    “Cara, le querce, da quanto tempo avrei dovuto saperlo, ma come si fa,…”
    Non ho parole.
    Mi inchino a te, ml.
    gb
    Con così profonda emozione…

    • massimolegnani 9 febbraio 2018 a 20:50 #

      Il tuo bel stupore mi conforta.
      Grazie, gb, e ben ritrovata
      ml

      • gelsobianco 12 febbraio 2018 a 21:07 #

        Il mio gelso bianco non è stato bene, ma ora pare riprendersi.
        Grazie per le tue parole, caro ml.
        🙂
        gb
        Buona serata

        Dire a teatro questo tuo pezzo…

      • massimolegnani 13 febbraio 2018 a 01:35 #

        mi spiace, per fortuna ora si sta riprendendo 🙂
        un abbraccio
        ml
        (sì sarebbe bello poterlo fare a teatro!)

      • gelsobianco 13 febbraio 2018 a 20:24 #

        sì, sarebbe davvero emozionante farlo a teatro…
        🙂
        gb

        un abbraccio, ml

      • massimolegnani 13 febbraio 2018 a 21:20 #

        A te
        🙂

  6. lepastelbleu 9 febbraio 2018 a 22:29 #

    mi fai venire in mente Neruda, lui, però, lavora in “positivo”. Paragona agli alberi il suo rapporto d’amore e dice: “voglio fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi”
    anche qui, amore, legami tra umani come tra alberi. Bellissimo il tuo testo. Buona serata

    • massimolegnani 9 febbraio 2018 a 23:59 #

      sì sento forte il legame tra le vicende umane e quelle animali o degli alberi, anche se qui, per fortuna, nella realtà, le vicende tristi riguardano esclusivamente le piante 🙂
      che bello il richiamo a Neruda
      grazie Margot
      ml

  7. lamelasbacata 10 febbraio 2018 a 00:25 #

    Un monologo da teatro di grande livello! Applausi tutti per te, autore sopraffino e poeta della natura

    • massimolegnani 10 febbraio 2018 a 00:51 #

      al teatro non avevo pensato ma tu mi accendi la fantasia, Mela: mentre ti scrivo queste parole mi “vedo” inchinarmi sul proscenio
      e cercare nel buio da chi provengano questi applausi fragorosi.
      un sorriso commosso
      ml

  8. Valeria {Storie a muzzo} 10 febbraio 2018 a 01:41 #

    Questi paragoni con gli alberi li faccio anche io.

    Forza Massimo 🙂

    • massimolegnani 10 febbraio 2018 a 01:53 #

      avevo davvero due querce stupende 😦
      ciao, Valeria, un sorriso
      (andrò a cercare i “tuoi alberi”)
      ml

      • Valeria {Storie a muzzo} 10 febbraio 2018 a 01:56 #

        Forse presto metterò un mini-racconto che parla anche di alberi!

        (Hai mai provato ad abbracciarne uno? Io sì la scorsa estate uno secolare all’orto botanico di Palermo, che sensazione bellissima!)

      • massimolegnani 10 febbraio 2018 a 02:18 #

        ho la fortuna di un giardino con alberi grandi, forse per questo sento la loro vitalità 🙂

  9. Ghiandaia blog 10 febbraio 2018 a 07:36 #

    Mi dispiace per le tue querce, a noi sono morte due palme centenarie🎄🎄

    • massimolegnani 10 febbraio 2018 a 09:40 #

      Si’, e’ sempre doloroso quando muore una pianta che per anni ti ha regalato ombra e fresco.
      Buona giornata, Ghiandaia
      ml

  10. miaeuridice 10 febbraio 2018 a 10:04 #

    Nel “mio” bosco c’è una quercia di 800 anni. Forse di più.
    E’ una regina un po’ sofferente ma continua a vivere e pulsare.

    • massimolegnani 10 febbraio 2018 a 11:58 #

      bello avere un luogo, per proprietà o per elezione, dove stare con queste regine antiche.
      ciao Euridice
      ml

  11. franco battaglia 10 febbraio 2018 a 10:56 #

    Il futuro s’inceppa spesso, e non solo quello delle querce.

    • massimolegnani 10 febbraio 2018 a 12:06 #

      è il cedimento improvviso o lento quando ti sembravano, uomini o alberi, indistruttibili che fa impressione.
      ciao Franco
      ml

  12. newwhitebear 10 febbraio 2018 a 19:13 #

    una bella – ma forse brutta per quello che esprime – storia che attraverso la metafora della quercia crea un parallelismo tra la vota della compagna e quella di uba quercia. Entrambe se ne sono andate.
    Bravo

    • massimolegnani 10 febbraio 2018 a 20:23 #

      Sì, è una storia triste, anche se la parte vera riguardasolo il declino e la morte delle querce. Il viaggiare parallelo per fortuna è inventato 🙂
      Ciao e grazie
      ml

  13. Stefi 11 febbraio 2018 a 18:26 #

    Ai miei figli spesso dico:
    “Fermatevi, interrompete ciò che di moderno state facendo e dedicate un po’ del vostro tempo ad osservare la natura. E’ il più bel regalo di cui possiamo godere, nessuno mai ce lo toglierà.”
    A questo penso mentre leggo e rileggo le tue querce del destino.
    Piaciuto molto, ml.
    🙂

    • massimolegnani 11 febbraio 2018 a 20:14 #

      E’ vero, i ragazzi devono allenare l’occhio al bello circostante, che se non lo imparano ora, dopo sara’ loro più difficile gioirne.
      Felice che le querce ti siano piaciute ( molto!!)
      Un abbraccio, Ste’
      ml

  14. elettasenso 11 febbraio 2018 a 19:31 #

    Che lenta inesorabile cantilena nenia dolorosa. Toccante, emotivamente vibrante
    Eletta

    • massimolegnani 11 febbraio 2018 a 20:15 #

      Una spirale che scende inesorabile, cosi’ la sento.
      Grazie davvero, Eletta
      ml

      • elettasenso 11 febbraio 2018 a 22:34 #

        🎆🎇🎆🎇

      • massimolegnani 11 febbraio 2018 a 23:13 #

        sono stelline o fuochi d’artificio?

      • elettasenso 12 febbraio 2018 a 14:54 #

        Stelline: nel buio c’è sempre una stellina che brilla

      • massimolegnani 12 febbraio 2018 a 14:57 #

        bello!
        🙂

  15. percheno99 12 febbraio 2018 a 15:57 #

    Mi piace quest’idea di sentirsi una cosa sola con la natura e gli alberi, fino a quasi compiere la metamorfosi dell’umano in quercia. Toccante il tuo racconto.

    • massimolegnani 12 febbraio 2018 a 16:26 #

      mi piace vedere un legame tra i tre mondi, animale, vegetale, minerale, che popolano il mondo 🙂
      Ti ringrazio per le belle parole
      ml

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