cinque ore, un altrove

17 Mar

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Ecco, sto entrando nel bosco, le ciaspole ancora appese allo zaino, per ora bastano le suole a ripetere le orme lasciate sulla neve da chi mi ha preceduto a battere un sentiero stretto. Ho il passo breve e cadenzato di montagna, è come una meditazione mettere un piede avanti all’altro soppesando sforzo e gioia dell’andare lento e maestoso nel silenzio. Già da ore mi sono lasciato alle spalle motori e rumori della civiltà, qui mi raggiunge solo il rintocco potente del campanile dall’altra parte della valle ed è un suono che non disturba, un suono amico e antico, di quando quella campana scandiva la giornata ai contadini che fienavano, ai cacciatori intenti a procurarsi un po’ di carne da unire alla polenta, ai tagliatori di legna che sceglievano albero per albero le piante da abbattere faticosamente, ai monelli che s’avventuravano nei boschi anziché sedere sui banchi a scuola, ovunque nella valle la chiesa severa rintoccava richiamando ciascuno all’ordine e alla devozione. Nevica fitto e sono gli stessi fiocchi di un secolo fa, nevica e in questo silenzio posso distinguere tutti i suoni della neve, lo scricchiolio quando si compatta sotto i piedi, il fruscio ovattato quando un ramo lascia cadere il suo carico bianco, il minimo frastuono di ogni fiocco che mi accarezza il viso e m’imbianca il bianco della barba. Cammino dentro una magia di fatica e di bellezza, un continuo salire e scendere dossi, vallette ed epoche diverse che si accavallano, ricordi forse inesistenti compaiono e scompaiono. Sono immerso in questo luogo e sono altrove. Arrivo a un ponticello che scavalca un piccolo torrente, riconosco il luogo, è lo scenario della foto di Steve McCurry che ho appeso in mansarda, è tutto identico, manca solo la donna che nella neve s’avvicina al ponte. Ma l’assenza è presto rimediata, perché in questo posto  s’incrociano i miei passi con i passi di McCurry che fotografa il silenzio e con quelli della mia memoria, che qui, sulla sponda del torrente, abbiamo camminato e pasteggiato a pane, prosciutto e amore, io e te, in una primavera di tanto tempo fa. Osservo emozionato il ponticello così affollato di presenze che sento e non ci sono. Sto lì per un tempo sospeso, poi riprendo il cammino a mezza costa, presto dovrò iniziare la discesa per far ritorno al fondo della valle.

42 Risposte a “cinque ore, un altrove”

  1. Lucia 17 marzo 2018 a 16:46 #

    Riconosco le sensazioni del silenzio della neve. Sono emozioni che in questo periodo qui da noi in montagna, si vivono quotidianamente.

  2. Ghiandaia blog 17 marzo 2018 a 16:49 #

    Riconosco le sensazioni del silenzio della neve. Sono emozioni che in questo periodo qui da noi in montagna, si vivono quotidianamente.

    • massimolegnani 17 marzo 2018 a 19:40 #

      Credo che per una volta vivere un inverno coi controfiocchi (di neve!) sia piacevole 🙂

  3. Elish_Mailyn 17 marzo 2018 a 16:59 #

    hai reso con le tue parole tutta la delicatezza della neve, del luogo e del silenzio… lasciandomi sospesa su quel ponte ammirando i tuoi ricordi…

    • massimolegnani 17 marzo 2018 a 19:43 #

      Grazie Eli,
      sì, era un’atmosfera piena di magia
      Un sorriso
      ml

      • Elish_Mailyn 18 marzo 2018 a 12:05 #

        😊

      • massimolegnani 18 marzo 2018 a 12:38 #

        🙂

  4. lepastelbleu 17 marzo 2018 a 17:13 #

    bellissimo, mi commuove e mi fa ricordare anche il mio tempo di pane e amore. I miei luoghi dell’Appennino ligure, la neve leggera e i venti infiniti. odori, terra, aria, luce…e i passi veloci di una lepre attenta e guardinga.

    • massimolegnani 17 marzo 2018 a 19:46 #

      Nel mio girovagare di quel giorno (due giorni fa) sono capitato in una frazioncina di pochi ras card sommersi dalla neve che avrebbero fatto la felicità dei tuoi pastelli.
      🙂
      ml

  5. remigio 17 marzo 2018 a 22:42 #

    Se esiste davvero un paradiso – ed io credo che anche lì qualche volta nevichi – sono sicuro che somigli molto al tuo “altrove” da te splendidamente descritto 🙂

    • massimolegnani 18 marzo 2018 a 00:57 #

      in effetti aveva qualcosa di paradisiaco quell’atmosfera incontaminata 🙂
      grazie delle belle parole,
      buona serata Remigio
      ml

  6. miaeuridice 18 marzo 2018 a 11:49 #

    E’ la meraviglia di quel silenzio di cui ogni tanto scrivo.
    Bello.

    • massimolegnani 18 marzo 2018 a 12:42 #

      Sì, è quel silenzio particolare privo di rumori e ricco di suoni.
      Lo condividiamo e lo coltiviamo, io e te.
      ml

  7. Stefi 18 marzo 2018 a 17:56 #

    Ti leggo e penso a come sono io quando mi faccio largo fra le sterpaglie dell’Oasi di Seu, solco le dune di alghe fotofile sotto il sole cocente di luglio, bagno i piedi nel mare del Sinis, senza nessuno intorno.
    Speculare?

    • massimolegnani 18 marzo 2018 a 18:37 #

      Sabbia e neve, estate e inverno, mare e montagna, sembrano due condizioni agli antipodi, invece sono più che speculari, sono sovrapponibili nell’identico sentire.
      Un sorriso, Ste’
      ml

  8. Gurghi 18 marzo 2018 a 17:57 #

    Alcuni cammini e certi silenzi ci riportano indietro in un tempo in cui non siamo nemmeno esistiti, ma che vivono dentro di noi, che possiamo riconoscere quando si crea questa bellissima intimità fra la nostra anima e quella di un sentiero, che tanti hanno percorso, udendo i rumori che variano per chi li ascolta, ma che ci riportano tutti nello stesso luogo. Bellissimo.

    • massimolegnani 18 marzo 2018 a 18:39 #

      Hai usato parole toccanti e precise per farmi sentire la tua condivisione.
      Grazie 🙂
      ml

  9. Sky Eagle 18 marzo 2018 a 22:10 #

    Molto bello questo scritto.. Complimenti 😊.

    Mi piace la descrizione dettagliata che fai di ciò che ti circonda e di ciò che senti..

    Buona serata ciao Chiara

    • massimolegnani 18 marzo 2018 a 23:21 #

      grazie per l’apprezzamento
      e benvenuta qui, Chiara
      ml

      • Sky Eagle 18 marzo 2018 a 23:34 #

        Grazie… 😊 …
        Leggerò con più calma i tuoi scritti.. 😊

      • massimolegnani 18 marzo 2018 a 23:53 #

        mi fa piacere 🙂

  10. newwhitebear 18 marzo 2018 a 23:50 #

    sensazioni, emozioni e ricordi in tutto messo nel frullatore della memoria edel tempo. Così torna tutto a galla come in quell’istante magico.

    • massimolegnani 18 marzo 2018 a 23:58 #

      mi piace l’immagine del frullatore, il turbinio interiore che alla fine restituisce una “confusione ordinata” con una collocazione (magari errata) per ogni dettaglio.
      grazie GianPaolo
      ml

  11. Valeria {Storie a muzzo} 19 marzo 2018 a 00:35 #

    Quando descrivi quello che fai e cosa vedi in prima persona mi sembra sempre di vivere tutto anch’io con te. Qui ho meditato camminando sulla neve ed in silenzio insieme a te.

    • massimolegnani 19 marzo 2018 a 00:44 #

      che bello quello che dici.
      non chiedo di meglio che riuscire ad avvolgere il lettore (e ancor più la lettrice) nella nuvola delle mie parole.
      un sorriso riconoscente
      ml

  12. lamelasbacata 19 marzo 2018 a 17:21 #

    Un altrove personale e fuori dal tempo che hai descritto con le parole precise del sogno.

    • massimolegnani 19 marzo 2018 a 20:53 #

      Mi e’ venuto facile descriverlo perche’ già quelle ore le ho vissute da frastornato 🙂
      Ti abbraccio, Mela cara
      ml

  13. yourcenar11 20 marzo 2018 a 17:12 #

    Per me è una magia la tua scrittura, la capacità di descrivere con tocchi e pennellate ciò che vivi, senti e pensi… Leggerti e rileggerti diventa un regalo di cui ti sono grata!

    • massimolegnani 20 marzo 2018 a 19:53 #

      Quindi sei venuta con me sulla neve, bello 🙂
      Grazie a te, Cris, per questa lettura così partecipe
      ml

  14. Lallib 20 marzo 2018 a 19:58 #

    Noooo! Resta là! Resta su quella montagna innevata di ricordi bianchi, di panini al prosciutto, di amore, del suono del campanile lontano. L’unica cosa positiva del fondo valle è che è più caldo!!

    • massimolegnani 21 marzo 2018 a 00:17 #

      hai ragione avrei dovuto rimanere lassù..però mi avrebbero ritrovato surgelato con lo scioglimento delle nevi 🙂
      ml

  15. elettasenso 21 marzo 2018 a 13:17 #

    Quest’anno la neve è una presenza continua e costante in montagna. Mi piace. Mi piace il suo silenzio. Mi piace la sua veste così pulita. Mi piace lasciare orme nuove. Mi piace la sua capacità di trasformare il paesaggio. E mi piace il tuo racconto nevoso.
    Eletta

    • massimolegnani 21 marzo 2018 a 14:42 #

      sì,il fascino delle orme nuove, ma mi emoziona anche ricalcare orme lasciate da sconosciuti
      🙂

      • elettasenso 21 marzo 2018 a 15:09 #

        ❄🐾🐾🐾🐾sì

      • massimolegnani 21 marzo 2018 a 15:17 #

        sono impronte di animale, quelle? quante ne ho viste in questi giorni!

      • elettasenso 21 marzo 2018 a 16:35 #

        Sì, nel campo sopra casa ne troviamo ma, vista l’abbondanza della neve quest’anno e la relativa profondità della traccia, non capiamo di quale animale si tratta.
        🐾🐾🐾🐾

      • massimolegnani 21 marzo 2018 a 17:39 #

        non dirlo a me, io interpreto le impronte..a fantasia 🙂

      • elettasenso 21 marzo 2018 a 18:43 #

        😜❄🐾

      • massimolegnani 21 marzo 2018 a 19:40 #

        🙂

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