le ante del destino

24 Mar

c.calati

 

 

Ho il compito, non l’unico ma forse il più gravoso, di spalancare le ante al mattino e di richiuderle alla sera. Poca roba, direte voi, ma una vecchia casa contadina, la mia, ha più aperture di un palazzo e, come dice il proverbio, per una porta che si chiude c’è sempre un portone che si apre, già, ma mica da soli, tocca sempre a me aprirli e chiuderli. E non solo all’alba e al tramonto ma un numero infinito di volte, perché se esci, mi raccomando, chiudi tutto e io chiudo ed esco, ma poi torno e riapro, ma ecco che attacca a piovere e se piove, mi raccomando, accosta le ante di stravento. Così esco in terrazzo all’acqua, bagno un dito di saliva e lo espongo all’aria per capire la direzione del vento come lo scafato marinaio che non sono, ma poi nel dubbio finisco con l’accostare tutte le imposte per riaprirle appena torna il sole. Ci sono giorni che non riesco a fare altro e comunque resto sempre indietro di una mossa che non sfugge a mia moglie quando torna, ma come, fuori c’è il sole e qui è tutto sprangato!

Ogni volta che apro o chiudo ripenso a quando da bambino e poi anche da ragazzo passavo i pomeriggi nella villa di un mio amico, famiglia di notai da generazioni, Siro il capostipite a fissarci di trequarti da un olio alla parete. Noi giocavamo con le macchinine al pavimento o, più grandi, sorseggiavamo aperitivi sui divani e puntuale all’imbrunire compariva Sandro, l’anziano domestico dal passo ormai strascicato. Non immaginatevi un maggiordomo all’inglese, piuttosto un servo della gleba russo, decrepito già la prima volta che lo vidi. Nessuno salutava il suo ingresso nella stanza, come non esistesse, e solo io sembravo turbato dalla sua apparizione, perché ci vuole stile per indossare la raffinata noncuranza con cui veniva ignorato. Sandro impiegava una mezz’ora a chiudere ante, vetri e imposte interne alle tre finestre della stanza, quindi applicava a ciascuna faticosamente una spranga trasversale a proteggere i tesori dei padroni. Poi silenziosamente usciva così com’era entrato.

Ecco è questo che mi preoccupa, la spranga! Ancora non l’abbiamo, ma con i furti che avvengono in paese credo sarà la prossima misura di cautela. E io non so se nel futuro prossimo venturo riuscirò a sollevare mettere e togliere ogni giorno le trentasette barre di ferro necessarie.

57 Risposte a “le ante del destino”

  1. nonsolocampagna 24 marzo 2018 a 11:04 #

    Idem

    • massimolegnani 24 marzo 2018 a 12:55 #

      ecco, tu sai cosa sono le case di campagna 🙂
      ml

      • nonsolocampagna 24 marzo 2018 a 16:12 #

        Infatti. Ogni volta che si parte, un’ora per quello che in casa chiamiamo le chiusure (gas, luce, antifurto attivato ecc.)

      • massimolegnani 24 marzo 2018 a 17:06 #

        Vero, e’ come avere i piedi nelle sabbie mobili, non ci si riesce a schiodare da li’
        🙂

      • nonsolocampagna 24 marzo 2018 a 18:10 #

        È una situazione perversa! A volte mi sembra di appartenere alla casa. Sebbene sia ampia e confortevole ed invidiata, a volte gradirei un appartamentino dove chiudi la porta e saluti.

      • massimolegnani 24 marzo 2018 a 20:15 #

        eheh, vero, a volte viene quel desiderio, ma basta che il pensiero si affacci alla mente per rimpiangere già la casa in campagna 🙂

      • nonsolocampagna 24 marzo 2018 a 22:05 #

        Purtroppo. Come vedi la situazione è perversa.

      • massimolegnani 25 marzo 2018 a 00:01 #


        🙂

  2. lepastelbleu 24 marzo 2018 a 11:09 #

    i tuoi racconti sono sempre per me evocativi. Rimandano a qualcosa di già vissuto se non personalmente, nella letteratura, nella poesia. In compenso per qualche anno ho fotografato e dipinto migliaia di porte e finestre….

  3. lamelasbacata 24 marzo 2018 a 11:21 #

    Che lavoro interminabile il tuo! Sei un novello Sisifo 😊

    • massimolegnani 24 marzo 2018 a 12:58 #

      eheh, un novello Sisifo, sì 🙂
      l’ho messa giù un po’ dura, ma davvero certi giorni ‘sto apri e chiudi senza fine mi sfinisce
      un sorriso di buona giornata, Mela cara
      ml

  4. franco battaglia 24 marzo 2018 a 11:56 #

    Quindi possiedi un maniero con trentasette finestre, o forse meno se vorrai mettere una o più barre… sembri una mia zia proprietaria di svariati immobili che si lamenta sempre delle troppe tasse da pagare… indovina quale consiglio sorge spontaneo dal profondo dell’anima… 😉

    • massimolegnani 24 marzo 2018 a 13:01 #

      ahah, no dai, niente di più diverso da un castello, puro stile rustico-contadino 🙂
      un abbraccio, Franco
      ml

  5. alemarcotti 24 marzo 2018 a 12:21 #

    La Stessa cosa da piccola a casa dei nonni… Sembrava di stare in ún castello😂

  6. Sarino 24 marzo 2018 a 12:54 #

    ricordi intrecciati al tempo, una parentesi che capita spesso anche a me! Bella pagina

    • massimolegnani 24 marzo 2018 a 13:03 #

      sì, mi piace intrecciare il presente e la memoria 🙂
      Benvenuto Sarino
      ml

      • Sarino 24 marzo 2018 a 13:08 #

        io lo faccio spessissimo, tanto da risultare -a tratti- monocorde. Grazie e ciao

      • massimolegnani 24 marzo 2018 a 14:15 #

        D’altronde la memoria e’ un mare magnum da cui pescare sempre nuovi pesci 🙂

  7. Zia Petunia 24 marzo 2018 a 13:24 #

    Un po’ tantine in effetti

    • massimolegnani 24 marzo 2018 a 14:16 #

      Si’ e sembrano moltiplicarsi quando le devi aprire e chiudere
      Ciao 🙂
      ml

  8. Giuliana 24 marzo 2018 a 13:37 #

    Barre in titanio, leggerissime e forti. Io in campagna ho una casa di 340 mq. immagina … puoi 😄😄😄

  9. Elianto 24 marzo 2018 a 14:25 #

    In primavera, con il tempo che cambia dieci volte al giorno, è il delirio… 😀

    • massimolegnani 24 marzo 2018 a 14:48 #

      verissimo, giornate sempre più lunghe e tempo variabile, una girandola folle di apriechiudi 🙂
      ciao,
      ml

  10. Sky Eagle 24 marzo 2018 a 16:21 #

    Bhè.. ci son sempre gli appartamenti piccoli con poche stanze lì il problema non si pone: staresti prestissimo e guadagneresti tempo prezioso che potresti usarlo in altro..
    Certo non sarà senz’altro la stessa cosa che abitare in campagna, ma a qualcosa bisogna pur sacrificare… Trotterellare per il maniero ad aprire e chiudere finestre o.. uscire con carta e penna per fotografare le finestre degli altri? ahahahha 🤣

    • massimolegnani 24 marzo 2018 a 17:11 #

      Lo sapevo che avrei esposto il fianco a scherzi e lazzi 🙂
      Pero’ mi piace come rispondi con ironia al mio lamento volutamente eccessivo e rido con te
      Ciao Chiara
      ml

  11. Ghiandaia blog 25 marzo 2018 a 07:55 #

    Per evitare di aprire e chiudere le finestre ho messo le inferiate, ho solo il disturbo di tirare le tende alla sera.😍

  12. newwhitebear 25 marzo 2018 a 16:19 #

    non sei l’8nico nel tuo genere di servitore delle imposte. Anch’io all’alba apro tutte le imposte, alla sera operazione contraria. E se piove o si esce l’apri e chiudi è di rigore. Quando nevica è un bel problema, perché aprire le imposte dei terrazzi non è semplice ma il guaio è che la neve non la posso spallare sotto.

  13. Stefi 25 marzo 2018 a 16:30 #

    Però una cosa bella c’è: il riverbero della luce all’interno della casa. Cambia ogni volta che apri, chiudi, accosti, sfessuri. E ogni volta è una scoperta.

    • massimolegnani 25 marzo 2018 a 19:40 #

      E’ vero, e giusto in questo momento mi godo l’ultimo riverbero prima di chiudere definitivamente le ante.
      Buona serata Ste’
      ml
      (Io stasera mi gusto la fortuna dell’Australia che tu ti sarai goduta stamattina!)

      • Stefi 26 marzo 2018 a 16:28 #

        Che soddisfazione, gioia, entusiasmo per una vittoria così bella!!!!!

      • massimolegnani 26 marzo 2018 a 19:02 #

        Sicuramente, e vedendola dico che c’e’ stata meno fortuna di quel che asserivano i notiziari. Bello vedere la guida pulita dei due ferraristi e quella scomposta, al limite, di Hamilton 🙂

  14. inritardodaunavita 26 marzo 2018 a 19:12 #

    Il maggiordomo si chiamava, per caso, Zachar ? Dalla descrizione assomiglia proprio al servo di Oblomov… 🙂

    • massimolegnani 26 marzo 2018 a 20:29 #

      eheh, confesso che non ricordo se ho letto Oblomov, quindi non posso fare paragoni, però mi piace la tua citazione:)
      Benvenuta qui
      ml

      • inritardodaunavita 27 marzo 2018 a 09:37 #

        “In una stanza separata dallo studio di Il’jà Il’ic solamente da un corridoietto, si uì dapprima una sorta di ringhio da cane da guardia , poi un rumore di piedi che balzano a terra. Era Zachàr che balzava dal suo giacilio sulla stufa, su cui abitualmente trascorreva il tempo, seduto, immerso nel torpore. Nella stanza entrò un uomo anziano, in finanziera grigia, con uno strappo sotto il braccio, da cui spuntava un pezzo della camicia, con un panciotto grigio anch’esso, dai bottoni di rame, il cranio nudo come un ginocchio, con basette chiare e brizzolate enormemente larghe e folte (…) Zachàr non solo non tentava di modificare l’aspetto donatogli dal buon Dio, ma nemmeno il proprio vestito, con il quale era solito girare in campagna (…)
        Ecco… leggendoti mi è tornato alla mente questo personaggio…anche Zachàr era decrepito, e trascinava pesantemente i piedi….solo che lui era alle dipendenze di un nobile decaduto 🙂 (e grazie 🙂 )

      • massimolegnani 27 marzo 2018 a 12:12 #

        eh, sì, ci sono delle somiglianze tra i due domestici, la medesima decrepita trasandatezza 🙂
        ciao e grazie ancora

  15. missiswhite 27 marzo 2018 a 10:39 #

    Mia madre chiudeva le imposte alle quattro del pomeriggio, giusto per portarsi avanti con le incombenze quotidiane. A me sembrava una chiusura nei confronti della vita, un lasciare incompiuta la giornata, togliersi ore di luce, privazione. La casa si trasformava in gabbia.

    • massimolegnani 27 marzo 2018 a 12:14 #

      sto con tua madre, decisamente! ti confesso che io in inverno qualche volta manco le apro, le ante, che tanto è presto buio 🙂
      buona giornata, missis 🙂
      ml

  16. elettasenso 28 marzo 2018 a 17:24 #

    37? Caspita vivi in un castello! Aprire e chiudere porte e finestre è quello che facciamo, in fondo, tutti noi ogni giorno con il “fuoridanoi” l’esterno.
    Atto metaforico oltre che fisico nel tuo caso.
    Buona serata
    Eletta

    • massimolegnani 28 marzo 2018 a 18:42 #

      eheh, ma 37 e’ un numero volutamente iperbolico che esprime la fatica che faccio 🙂
      Ciao Eletta
      ml

      • elettasenso 28 marzo 2018 a 19:44 #

        Ah! Sono tremenda ma anche ingenua… meglio per te e il tuo tempo speso a chiudere e aprire😁 ciao caro

      • massimolegnani 28 marzo 2018 a 20:56 #

        Un sorriso a te

      • elettasenso 29 marzo 2018 a 08:50 #

        😊

  17. Patrizia Caffiero 29 marzo 2018 a 01:12 #

    sempre, con garbo, parti da oggetti, luoghi per dire tantissime cose, offri livelli di lettura a chi li voglia scoprire. Il buio che avanza costringe a sbarrare porte e finestre, mentre invece di un paese di una volta si diceva “si lasciavano le chiavi appese fuori dalla porta”. In una piccola frazione qui vicino ancora si fa così. Penso a mia madre che mi chiede ogni sera se “ho chiuso tutto” e non sa che qualche anno un ladro entrò proprio dentro la mia casetta mentre dormivo. Mi rubò soltanto la borsa con le chiavi della macchina, e la macchina, che poi ritrovai 🙂 Però mentre leggevo tutta la prima parte sono rimasta incantata dall’idea di un casale con le sue vecchie finestre, mi piace come tratteggi i luoghi, anche solo come immagine di una bella illustrazione 🙂 di quelle che vado a cercare, che sollecitano percezioni sottili notte ml

    • massimolegnani 29 marzo 2018 a 14:00 #

      e buongiorno a te, Patrizia 🙂
      io per natura sarei per le chiavi “fuori dalla porta” (o quasi), ma poi nella vita occorre scendere a compromessi e allora sprango tutto anche solo per andare in piazza.
      ml
      e grazie per le tue parole sempre belle

  18. silvia 30 marzo 2018 a 14:42 #

    Se la casa in foto è la tua, ci farei la firma a passare le giornate aprendo e chiudendo imposte!

  19. diserieZero 6 aprile 2018 a 02:32 #

    Avrei voluto stingerla con forza, la mano di Sandro.

    • massimolegnani 6 aprile 2018 a 09:28 #

      sì, l’unico personaggio/persona che avrebbe meritato una stretta di mano.
      ml

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