Alla cortese attenzione…

2 Apr

by c.calati

 

 

 

Alla cortese attenzione della Dott.sa Liliana Pensabene,
Responsabile dell’Ufficio Risorse Umane

Egregia dottoressa,
la disturbo per metterla al corrente di un fatto personale che purtroppo avrà ripercussioni sulla mia attività lavorativa. Si tratta di un problema delicato da trattare con il massimo riserbo, anche per evitare che la notizia giunga all’orecchio interessato di qualche nostro concorrente.
Sarei venuto a parlarle di persona, ma, come capirà da quanto sto per esporle, questo non è materialmente possibile, sarebbe un colloquio penoso per me e difficilmente comprensibile per lei. 
Lei ha sicuramente presente il ruolo che svolgo nella nostra piccola comunità, ruolo che proprio lei mi aveva cucito addosso come una giacca di alta sartoria. Non avevamo trovato una definizione ufficiale che designasse con esattezza il mio compito un po’ bizzarro, o forse era stata una sua scelta tenere segreto il mio effettivo ruolo. Ufficialmente ero un non meglio definito “responsabile della manutenzione”. Manutenzione del linguaggio, avremmo potuto aggiungere. Venivo impiegato in ogni situazione delicata in cui fosse necessaria una parola chiara e inattaccabile, dalle controversie sindacali alle trattative con acquirenti particolarmente ostici, dai contenziosi legali con clienti insoddisfatti alle beghe interne per carrierismi e invidie. Dirimere, reprimere, sopprimere, erano i miei verbi preferiti, l’ultimo naturalmente usato in senso metaforico ma non meno micidiale nei confronti di chi si era messo contro l’Azienda. Io ero il jolly dalla parlata spedita, il pappagallo dal lessico infinito sulla spalla del padrone, la risorsa imprescindibile del linguaggio che tutto spiana e aggiusta. Per anni sono stato il domatore di pulci e tigri, parole facili e difficili temevano il mio ingresso nella gabbia e mi ubbidivano al primo schiocco della frusta.
Uso il passato perché nel frattempo è scoppiata la rivolta.
Le parole, mie docili creature, si sono improvvisamente ammutinate, alcune fuggono lontano alla mia vista, irraggiungibili, altre mi aggrediscono minacciando di sbranarmi. Sono stato colto alla sprovvista e non so come fronteggiare la rivolta. Con la scrittura ancora me la cavo, uso il vocabolario scorrendolo da cima a fondo fino a che l’occhio cade sulla parola esatta che manco ricordavo che esistesse, oppure aggiro gli ostacoli sfruttando il dizionario dei sinonimi e contrari, parto da lontano, da qualcosa che più o meno assomigli a ciò che avevo in testa e in cerchi sempre più stretti mi avvicino fino a centrare la voce corretta. E quando non c’è modo di procedere mi prendo lunghe pause e aspetto, nascosto come un cacciatore, che la parola, ingannata dal silenzio, torni tranquilla sui suoi passi. Allora la catturo al laccio e la stampo sulla carta prima che possa di nuovo scappare via. Non è facile, sa. Lei consideri che una lettera come questa, dal contenuto semplice e dalla stesura apparentemente ineccepibile, mi è già costata dieci giorni di battaglie, una lotta che mi sta lasciando senza forze, a sera spesso mi addormento alla tastiera e al mattino ricomincio già esausto la mia guerra.
Ma le difficoltà davvero insormontabili le incontro nei colloqui a voce, quelli che erano il mio pane. Lì non ho difese, non so mai quali e quante parole mi tradiranno. Fino a un momento prima le avevo tutte in testa, pecore racchiuse nel recinto, poi come apro bocca è un fuggi fuggi generale. Io credo che scappino proprio attraverso la mia bocca aperta, dovrei tenerla chiusa. Già, ma come faccio allora a parlare? E poi che cosa posso dire se mi escono frasi zoppe, incomprensibili, orfane dei vocaboli più belli e necessari?
E non c’è fine al peggio. Il peggio sono le poche parole che anziché scappare mi aggrediscono. S’impongono con una sfrontatezza anarchica, mi perseguitano, loro che nulla hanno a che fare con quanto voglio dire in quel momento. Acquerugiola, catrame, bellimbusto, linciaggio, derattizzazione, trattore. Trattore è stata la prima. Mi ha ossessionato per mesi, martellandomi il sonno e annebbiandomi la veglia, finchè me ne sono liberato. L’unica è stata acquistarlo. Da quando dedico un’ora al giorno a smuovere la terra di un campo affittato per l’occasione quella parola mi lascia in pace. E mi diverto pure, io che di agricoltura non so nulla e nulla pretendo di realizzare che abbia scopo, vado su e giù per il campo rivoltando terra e disegnando solchi sghembi che attirano frotte di corvi e di gabbiani. Non era diverso il caterpillar giallo che guidavo con mano sicura e fantasia intatta nella sabbiera dell’asilo.
Già sto pensando di usare lo stesso metodo anche per le altre parole, ho comprato venti trappole per topi e ho intenzione di asfaltare la cantina. Per il linciaggio non ci sono problemi, il gatto del vicino andrà benissimo, appenderlo a un ramo cosparso di benzina e poi un fiammifero a completare l’opera. E voglio pure ricreare l’ambiente umido dell’infanzia, mia mamma cucinava sulla stufa e io guardavo i vetri appannati gocciolare un’acquetta densa che lasciava una stria stretta da lumaca.
Quello che mi lascia perplesso è il bellimbusto. Io atteggiarmi a bellimbusto?
Per questo mi appello a lei, gentile dottoressa: non è che riesce un’altra volta nel miracolo di trovarmi un ruolo adatto nell’Azienda, che ancora vorrei servire con la consueta devozione? Inventi qualcosa di perfetto, la prego, disegnato su misura per un bellimbusto quasi muto.
Eternamente grato per quanto riuscirà a fare, colgo l’occasione per porgerle un rispettoso saluto
Alcide Guarnotti

48 Risposte a “Alla cortese attenzione…”

  1. Giuliana 2 aprile 2018 a 12:25 #

    Potrei assumerlo io, mi occorreva, guarda caso, un parlottoliere che mi agevolasse nella mia improvvisa e tragica scomparsa di parole. Sarei interessata a ricevere il suo curriculum ed eventuali personali richieste purche’ non porcelle. Attendo risposta. 😄

    • massimolegnani 2 aprile 2018 a 18:35 #

      Fenomenale “parlottoliere”, lo manderei a lavorare al tuo servizio già solo per questo.
      🙂
      ml

      • Giuliana 2 aprile 2018 a 18:49 #

        mi piace inventare parole 😊

      • massimolegnani 2 aprile 2018 a 18:51 #

        Quella avrei voluto inventarla io, sarebbe stata perfetta in questo racconto 🙂

      • Giuliana 2 aprile 2018 a 18:55 #

        Grazie, te la regalo volentieri. 😊

      • massimolegnani 2 aprile 2018 a 20:42 #

        Gentilissima 🙂

      • Giuliana 2 aprile 2018 a 20:44 #

        😘

      • massimolegnani 2 aprile 2018 a 22:36 #

        🙂

  2. Pendolante 2 aprile 2018 a 14:15 #

    Chi di parola ferisce… Bellissimo, poetico, surreale

    • massimolegnani 2 aprile 2018 a 18:37 #

      Ho voluto dargli un’impronta surreale, contento che tu l’abbia apprezzata.
      Ciao Katia
      ml

  3. Neda 2 aprile 2018 a 21:29 #

    Stupendo. Alzheimer poetico e rivoluzionario.

    • massimolegnani 2 aprile 2018 a 22:38 #

      un alzheimer precoce e vendicativo che va a colpire il punto di forza dell’uomo.
      grazie Neda, un sorriso
      ml

  4. lamelasbacata 3 aprile 2018 a 08:22 #

    Ironico e incisivo come sempre.
    È proprio il caso di dire chi di parola ferisce…. Un saluto affettuoso mio caro.
    Qui piove, fa bene al grano 😊

    • massimolegnani 3 aprile 2018 a 12:49 #

      eheh, mi piaceva questa ribellione delle parole contro chi le aveva usate per secondi fini 🙂
      un abbraccio bagnato, Mela cara
      ml

  5. Ghiandaia blog 3 aprile 2018 a 10:49 #

    I corvi e i gabbiani apprezzano la fatica💂‍♂️

    • massimolegnani 3 aprile 2018 a 12:51 #

      sono gli unici a guadagnarci dalla progressiva follia di Alcide Guarnotti 🙂
      buona giornata, Lucia
      ml

  6. mrsbean73 3 aprile 2018 a 12:11 #

    Come sai giocare tu con le parole Massimo…è stato un piacere leggerti, as usual! Un saluto caro, a presto!

  7. teti900 3 aprile 2018 a 13:19 #

    spassosissimo soprattutto per me che in questi giorni sto mettendo a fuoco una sindrome molto simile a quella descritta, quindi ti devo riconoscenza per aver trovato le parole giuste a dar voce a un pensiero ancora imprecisato.
    diciamo che, mio malgrado, mi sono accorta che spesso vengo usata per dire cose spiacevoli e poi prendersi il merito per lo sblocco della situazione e ringraziare con un rimprovero per troppa crudezza… a cui rispondo con un sonoro vaffa, così tanto per confermare che la voce dice quel che pensa la mente a prescindere dalle conseguenze, anche se a rimetterci finisce che son sempre io… ma sarei felice di cederti il mio posto di lavoro… lo dirò alla liliana, anzi se glielo chiedi tu è anche meglio:)

    • massimolegnani 3 aprile 2018 a 15:34 #

      e io ne parlerò ad Alcide, chissà che cambiando ambiente di lavoro gli torni la favella sciolta 🙂
      ciao Teti
      ml

  8. newwhitebear 3 aprile 2018 a 16:46 #

    simpaticissima lettera . Chi di parola ferisce, di parola perisce. Non si dice così? Pazienza ma le parole scappano, scappano lontano verso paradisi acquatici incommensurabili.

  9. Stefi 3 aprile 2018 a 18:03 #

    Un racconto degno di Gianni Rodari, ci ritrovo le sue atmosfere nel tuo Alcide Guarnotti.

    • massimolegnani 3 aprile 2018 a 22:45 #

      mi lusinga l’accostamento a Rodari
      e mi fa piacere il tuo apprezzamento
      un sorriso, Stè
      ml

  10. elettasenso 4 aprile 2018 a 19:02 #

    Meravigliosa epistola surreale eppure così vera: le parole, in effetti, hanno una vita propria e – come hai scritto – a volte ci si rivoltano contro, guizzano via come serpenti. Bravo.
    Eletta

  11. diserieZero 6 aprile 2018 a 02:21 #

    “… aggiro gli ostacoli sfruttando il dizionario dei sinonimi e contrari, parto da lontano, da qualcosa che più o meno assomigli a ciò che avevo in testa e in cerchi sempre più stretti mi avvicino fino a centrare la voce corretta… “

    Lo faccio sempre anch’io 😊

    • massimolegnani 6 aprile 2018 a 09:31 #

      eheh, in effetti sono partito da mie piccole falle, sai quando sfugge una parola e cerchi di afferrarla per la coda 🙂

      • diserieZero 6 aprile 2018 a 09:35 #

        Si, lo so e so anche che è una bellissima sensazione 🙂

      • massimolegnani 6 aprile 2018 a 09:41 #

        vero, ma è ansia prima di farcela ad agguantare la parola 🙂

  12. diserieZero 6 aprile 2018 a 02:22 #

    Si legge d’un soffio, lineare e complesso, ove per complessità s’intenda completezza.

  13. yourcenar11 10 aprile 2018 a 17:33 #

    Mi piacerebbe tanto conoscere questo tuo Alcide (mi viene in mente il volto di un grande Alcide del nostro passato), mentre va su e giù con il trattore, ma soprattutto mentre scrive questa lettera estenuante… Che bravo che sei, mi diverto un mondo a leggerti!

    • massimolegnani 10 aprile 2018 a 18:20 #

      eheh di Alcide mi affascina, più del suo periodo glorioso, la fase di difficoltà in cui si deve arrabattare per mettere insieme quattro parole, e i mille modi che escogita per liberarsi delle altre parole, quelle che lo ossessionano. Che siamo tutti un poco Alcide?
      🙂
      ml

  14. Emozioni 10 aprile 2018 a 21:07 #

    Caspita!
    Sembri un direttore d’orchestra. La tua maestria nel dirigere, parole, punteggiature e pause, è fantastica!
    Accattivante.

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