il brutto in salsa aurora

12 Apr

by web

 

 

Assomigliava a una clavetta da ginnasta o se preferite a un birillo da bowling, insomma immaginate una testa e un tronco sottili, seguiti da un addome svasato, che si slargava verso il basso come per un peso sopraffatto dalla forza di gravità. Di buono c’era che l’aspetto non era peggiorato negli anni, il grave però era che partiva da una situazione disastrosa dalla quale non s’era più schiodato. Un cranio piccolo ed un naso lungo ed affilato erano i tratti salienti, ma non si deve tralasciare il mento aguzzo e la forte miopia che lo costringeva a portare due fondi di bottiglia al posto degli occhiali, elemento questo che contribuiva a conferirgli un’aria poco intelligente. Ma cretino non era, tant’è che era ben conscio del proprio aspetto poco attraente.
Quando aveva iniziato ad insegnare, per acquistare un minimo di autorevolezza, s’era lasciato crescere una barbetta che era risultata da subito recalcitrante a svilupparsi correttamente. I suoi studenti avevano ben presto notato il comportamento bizzarro del suo apparato pilifero: a mano a mano che l’onore del mento e delle guance cresceva a cespuglietti sparsi, con il medesimo ritmo si diradavano i capelli.

Il nostro professore aveva di certo un nome, ma i suoi colleghi lo avevano dimenticato da quando lo avevano visto pranzare alla mensa scolastica: lui s’ingozzava come un tacchino poco prima di natale e aveva un modo così maldestro di portare il cibo alla bocca che spesso lo perdeva per strada o gli si incagliava tra barba e baffi, lasciando sul volto e sugli abiti enormi aloni indecorosi. Così gli avevano appiccicato il nomignolo di Brutto in salsa aurora che per praticità di volta in volta veniva abbreviato in Brutto o in  Aurora a seconda che si volesse rimarcarne l’aspetto desolante o l’atteggiamento troppo schivo che faceva sospettare torbidi retroscena.
Il Brutto aveva accettato passivamente il suo destino, rassegnandosi presto ai pranzi solitari in mensa e alle ore di lezione trascinate con fatica fino alla campanella. In pratica il nostro professore mirava ormai alla pensione, unico mezzo per potersi prospettare una vita differente. Ma la vita, si sa, non ammette la prevedibilità e spesso di fronte a un’esistenza troppo piatta s’inventa la bizzarria di un’impennata.
Quando la nuova insegnante d’italiano, arrivata da pochi giorni nella scuola, depose il vassoio di fronte al suo dicendo permette?, lui non capì nemmeno che cosa avrebbe dovuto permettere. Quando poi questa, sedendosi, aggiunse piacere, Aurora, il professore pensando all’ennesimo scherzo dei colleghi reagì di mala grazia e, anziché rispondere pronunciando il proprio nome, infilò in bocca, e nei paraggi, un’enorme forchettata di spaghetti.
Ma il giorno seguente Aurora era di nuovo lì al suo tavolo.
Difficile dire se fosse una bella donna, perché gli occhi con cui noi la vediamo sono quelli del Brutto che non erano indubbiamente molto obbiettivi, poco avvezzi alla bellezza e troppo stupefatti per poterlo diventare in questo frangente. Di certo era una persona di carattere, di quelle che mal sopportano che gli altri, soprattutto in un ambiente nuovo, diano dritte precise su chi è simpatico e chi no, e ci possiamo immaginare come le fosse stato descritto il collega di fisica. Così Aurora di pranzare al suo tavolo ne aveva fatto una questione di principio. Ma questo il Brutto non lo sapeva, gli era piombata una ragazza nel piatto e dopo un iniziale sbigottimento aveva deciso di non chiedersi da dove fosse piovuta e perché. Del resto Aurora aveva progressivamente dimenticato il motivo iniziale che la portava ogni giorno a quel tavolo, cominciando a interessarsi sul serio a quel tipo bizzarro e in qualche modo simpatico. Lo trattava con una certa ruvidezza, forse per ricordare a se stessa i limiti di colui che aveva di fronte, ma intanto ne era attratta, le piaceva la sua aria genuina e quel suo parlare lento, vagamente ricercato. Lui, dal proprio canto, era diventato meno sciatto nel vestire e più controllato nel mangiare.
Quando un giorno, dopo circa un mese di frequentazione, Aurora, nel corso di un’accalorata discussione sul significato etimologico della parola simpatia, gli aveva accarezzato ripetutamente il dorso della mano, forse per convincerlo a darle ragione, il professor Carletto Vinciguerra, in grande confusione, per la prima volta si rammaricò che di lì a poco sarebbe andato in pensione.

32 Risposte a “il brutto in salsa aurora”

  1. nonsolocampagna 12 aprile 2018 a 08:17 #

    L’amore vero trasforma.

    • massimolegnani 12 aprile 2018 a 10:50 #

      vero! così almeno il professore si macchierà un po’ meno gli abiti 🙂
      ciao Elena
      ml

  2. nonsolocampagna 12 aprile 2018 a 12:16 #

    Ciao.

  3. Sabina_K 12 aprile 2018 a 12:21 #

    splendido finale!

    • massimolegnani 12 aprile 2018 a 13:44 #

      però anche amaro, perchè questa ventata di aria nuova arriva fuori tempo massimo, quando il professore sta per lasciare la scuola.
      buona giornata Sabina,
      ml

      • Sabina_K 12 aprile 2018 a 14:54 #

        io l’ho voluto leggere (il finale), come un rinsavimento:
        ho perso troppo tempo, è ora che mi sbrighi a vivere!

      • massimolegnani 12 aprile 2018 a 16:47 #

        mi piace la tua lettura venata d’ottimismo, io lo sono meno 🙂

  4. alemarcotti 12 aprile 2018 a 12:40 #

    Bello decidere di non chiudersi☺

    • massimolegnani 12 aprile 2018 a 13:48 #

      eheh, più che aprirsi spontaneamente il professor Vinciguerra è stato schiuso come una cozza con il coltello del fascino 🙂
      Ciao Ape,
      ml

  5. Marta 12 aprile 2018 a 15:51 #

    a parte che hai una prosa affascinante che ti trascina con la grazie di un valzer lento… 🙂
    il racconto è davvero una bella lettura con la sapiente capacità di caratterizzare il personaggio con brevi tratti salienti e incisivi. il suo essere trash, la sua rassegnazione, la sua incredulità alla vista di Aurora e l’amore finale di qualcosa che non avresti mai pensato di catturare e improvvisamente ti sfugge dalle mani per un destino balordo.

    Però, il prof Carlo, può anche rimandare la pensione!!!
    un caro saluto

    • massimolegnani 12 aprile 2018 a 16:52 #

      a parte che ballo come un cane, mi piace la similitudine del valzer lento 🙂
      sono convinto che il prof ci rimugini sulla possibilità di rinviare il pensionamento ma non so se ha la determinazione a modificare il suo percorso già segnato.
      grazie Marta 🙂
      ml

      • Marta 12 aprile 2018 a 19:05 #

        In effetti ai cani non piace ballare 😀 il prof non sembra un tipo determinato ma una volta nella vita tutti hanno bisogno di rompere il cerchio del proprio destino

      • massimolegnani 12 aprile 2018 a 20:38 #

        eheh..quanto al prof chissà se ce la farà a rompere il cerchio. 🙂

  6. elettasenso 12 aprile 2018 a 20:10 #

    E poi… lascia in sospeso questo racconto. ( Domanda: ma tu hai mai proposto i tuoi racconti a un concorso nazionale? Scusa se insisto, ma sono proprio belli )
    Eletta

    • massimolegnani 12 aprile 2018 a 20:43 #

      Si’, e’ lasciato in sospeso, ma neanche tanto, perché visto il carattere chiuso del professore dubito che riesca a modificare il corso della propria vita.
      Grazie Eletta
      (si’, anni fa ho partecipato ad alcuni concorsi con qualche soddisfazione :))

  7. newwhitebear 12 aprile 2018 a 20:36 #

    quando si dice il caso o forse come la vita si prende beffe di noi.
    Bello e intrigante questo racconto.

    • massimolegnani 12 aprile 2018 a 20:50 #

      Ecco, tu il finale lo interpreti come me in chiave amara, e’ la beffa di incontrare qualcuno che finalmente ti apprezza quando ormai stai infilando l’uscita.
      Buona serata GianPaolo
      ml

  8. giulia glorani 12 aprile 2018 a 21:35 #

    Non ho idea di quale fossero le tue intenzioni, se descrivere “la beffa” dell’incontrare qualcuno quando è il momento oramai di lasciare la stanza, se lasciar intendere una morale, quella del non laciarsi scappare le occasioni anche se arrivano nel momento sbagliato, o semplicemente limitarti a narrare gli eventi, anche se non credo, perché sarebbe troppo scontato e tu non lo sei. Tuttavia, ti dico come è arrivata a me…ovvero come una triste ed amara verità, quella per cui, spesso, persone di un certo tipo arrivano quando meno te lo aspetti, quando sei intento a finire il tuo pranzo, con lo sguardo rivolto verso il basso. Altrettanto spesso le stesse ci colgono di sorpresa, quando oramai stiamo chiudendo la porta alle nostre spalle, ed altre volte ancora, ci rincorrono, gridando il nostro nome, dall’altro lato della strada.
    Ma qualche volta basta soltanto rallentare il passo, evitare di chiudere una porta troppo forte o concedersi qualche minuto in più durante la pausa pranzo…perché a volte ne vale la pena.
    Complimenti!

    • massimolegnani 12 aprile 2018 a 23:26 #

      innanzitutto grazie per come mostri di aver apprezzato il racconto, è una cosa che fa piacere quando uno leggendo “entra” nella storia, aggiunge qualcosa di suo in linea con quanto accaduto fino a quel momento e comunque si pone delle domande su quanto ha letto.
      E così vengo a rispondere alla tua domanda: non c’è una “morale” in questo racconto o quanto meno non ho costruito una storia attorno a un messaggio che volevo far arrivare al lettore. Certo c’erano due o tre cose che desideravo che arrivassero, la discrepanza tra opportunità che ti capita e momento poco adatto a sfruttarla, e il momento di splendore che può improvvisamente accendere anche la vita più scialba. Mi rendo conto che sembrano due pensieri contraddittori, ma secondo me non lo sono, io li vedo come il polo negativo e quello positivo della stessa pila, che è poi la vita.
      ho lasciato un finale aperto, ma a ben vedere il rammarico espresso dal professore per il suo prossimo pensionamento fa intuire che non rivoluzionerà la sua vita per Aurora (posto che per Aurora esistesse qualcosa in più di una simpatia tra colleghi).
      Naturalmente sono d’accordo con te che, professore a parte, a volte basta rallentare il passo, non chiudere del tutto una porta, per essere raggiunti dalla “occasione” 🙂
      buona serata, Giulia
      ml

  9. lamelasbacata 12 aprile 2018 a 22:45 #

    Ti sei proprio divertito a farlo brutto questo povero professore! Gli hai persino servito una donna sul piatto quando ormai è arrivato il momento del conto. Cattivissimo!!! Bello come sempre, si legge d’un fiato.

    • massimolegnani 12 aprile 2018 a 23:36 #

      bè sì, brutto l’ho fatto brutto, e anche abbastanza sgradevole, però gli ho anche fatto conoscere una collega affascinante e comprensiva che il professore dovrebbe ringraziarmi finchè campa. e non mi sento responsabile se poi lui non è in grado di mantenere un qualche legame con questa donna anche una volta in pensione 🙂
      un sorriso divertito, Mela cara
      ml

  10. lucilontane 13 aprile 2018 a 23:19 #

    Ti dico solo di andare assolutamente senza indugio savedere il film “Corpo e anima”. Poi capirai. Ciao consumatore di pedali 😊

    • massimolegnani 14 aprile 2018 a 09:39 #

      Non conosco il film, sono andato a leggermi la trama, sono curioso di vederlo e capire gli agganci.
      Ora vado a consumare i pedali, ma prima un abbraccio a te, Luci 🙂
      ml

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: