fate una cosa intelligente

13 Mag

photo by c.calati

 

Di Omero Malaguti nel quartiere dicevano che era fiacco.

Avessero avuto maggiore proprietà di linguaggio avrebbero detto che era amorfo, perché probabilmente è questo che intendevano, la sua era mancanza di forma e di costrutto. Naturalmente aveva una sua fisionomia e qualcosa negli anni aveva costruito, ma dava l’idea di attraversare la vita come fosse liquido, acqua che prende la forma della brocca o del bicchiere, acqua che ci guardi attraverso in trasparenza. Nei discorsi in piazza, negli incontri occasionali tra le bancarelle del mercato, nelle brevi code dal panettiere o dal fruttivendolo, lui assumeva un’equidistanza neutra dalle parole altrui, e se proprio doveva schierarsi sceglieva la posizione prevalente, dove più facilmente avrebbe potuto nascondere il proprio pensiero tra le affermazioni roboanti di chi sempre sa come va davvero il mondo.

Ma il più delle volte evitava proprio di mettersi nella condizione di doversi esprimere, se poteva cambiava marciapiede quando vedeva in lontananza un conoscente, infilava le scale per sottrarsi ai dialoghi tremendi da ascensore, bofonchiava scusa ho fretta se qualche amico lo fermava per strada. Insomma, la sua massima aspirazione era di passare inosservato. E non gli importava nulla di essere giudicato un debole da quel minimo universo che non superava i confini del quartiere. Pusillanime, l’aveva bollato una volta per tutte il professor Armidi che insegnava latino al locale liceo e gli altri avevano assentito, ripromettendosi di verificare quanto prima il significato di quella parola ignota che a istinto suonava bene come insulto colto. E quella parola si appiccicò addosso a Omero come una seconda pelle.

C’era però un aspetto di quest’uomo che nessuno conosceva: il disprezzo che nutriva, equamente ripartito e segretamente coltivato, per ogni suo concittadino, dal parroco dell’Immacolata all’edicolante di via Einaudi, dal Cottini, cavaliere del lavoro all’ultimo immigrato privo di lavoro. Omero li vedeva tutti accomunati dalla smania di vivere e non perdonava loro quell’affannoso quanto inutile rincorrere la felicità. Erano irrecuperabili, ma d’altronde nessuna salvezza era possibile a questo mondo, né per sé né per alcun altro. Lui almeno era consapevole della grottesca assurdità della vita: il vero peccato originale era il fatto stesso di essere vivi. Omero era un disilluso, privo di idoli e ideali, l’unica idea che lo ossessionava era di spegnere per sempre il mondo, o almeno il suo quartiere. Ma non aveva locomotive da lanciare contro il futuro né bombe anarchiche a ripianare le ingiustizie. L’unica sua arma era una bomboletta di vernice nera.

Così di notte, dai muri delle case e delle chiese, lanciava il suo appello disperato, sempre identico: fate una cosa intelligente, morite. Io vi seguirò.

40 Risposte a “fate una cosa intelligente”

  1. cisonduecoccodrilli 13 Maggio 2018 a 11:59 #

    In effetti… Morire è l’unico evento di cui tutti saremo follower, volenti o nolenti. In fondo, anche il misantropo Omero ha un’anima social 🙂. Bel personaggio

    • massimolegnani 13 Maggio 2018 a 13:27 #

      mi piace la tua lettura, a suo modo Omero vuole comunicare 🙂
      grazie, coccodrilla
      ml

  2. alemarcotti 13 Maggio 2018 a 12:09 #

    Crudo personaggio ma bello

  3. Giuliana 13 Maggio 2018 a 12:50 #

    Sensazionale il personaggio, ma lui praticamente era già morto

  4. Ghiandaia blog 13 Maggio 2018 a 15:48 #

    Omero con l’indifferenza nasconde il suo pensiero, è una strategia. 😶

    • massimolegnani 13 Maggio 2018 a 17:23 #

      Si’, nasconde il suo pensiero perche’ scettico sull’utilita’ del dialogo.
      Un sorriso a te
      ml

  5. Stefi 13 Maggio 2018 a 18:37 #

    Hai fatto uno studio etimologico sul nome Omero, caro ml?
    Perché Omero in greco non solo significa “colui che non vede”, ma anche “l’ostaggio”.
    Il tuo Omero, infatti, non vuole vedere il mondo e di sé stesso è ostaggio.
    Chapeau 🙂

    • massimolegnani 13 Maggio 2018 a 22:53 #

      Non solo non lo sapevo ma addirittura fino all’ultimo Omero si chiamava Osvaldo 🙂
      comunque la lettura che ne fai è giusta: Omero è schiavo della propria cupezza, di quella visione nera che non gli lascia speranza.
      buona notte, Stè
      il tuo apprezzamento mi gratifica,
      ml

      • Stefi 14 Maggio 2018 a 08:02 #

        Buon lunedì, ml caro. ☺

      • massimolegnani 14 Maggio 2018 a 10:55 #

        grazie,
        buona settimana a te 🙂

  6. T 14 Maggio 2018 a 09:24 #

    ❤️

  7. Deserthouse 14 Maggio 2018 a 11:42 #

    Mi sembra di aver conosciuto Omero in me in vite passate. Davvero ben scritto e lui è perfettamente delineato, perfettamente autentico nella sua disillusione e nichilismo.

    • massimolegnani 14 Maggio 2018 a 12:00 #

      con la figura di Omero ho voluto tratteggiare una condizione che più sfumata, per pochi istanti o per lunghi periodi, appartiene a molti di noi.
      nessuna meraviglia quindi, ma solo una piccola soddisfazione, che tu con franchezza abbia riconosciuto certi tuoi pensieri passati.
      grazie per il tuo intervento 🙂
      ml

  8. ilmestieredileggereblog 14 Maggio 2018 a 13:26 #

    è vero, in certi momenti della vita, siamo un po’ tutti Omero

    • massimolegnani 14 Maggio 2018 a 14:15 #

      ..con la differenza che per noi è uno stato transitorio, per lui una costante di (non) vita 🙂
      ciao Pina
      ml

  9. newwhitebear 14 Maggio 2018 a 14:44 #

    nella nostra vita ci sopno due momenti che non possiamo governare: .a nascita e la morte.
    Non possiamo nascere da chi vogliamo ma dobbiamo adeguarci a chi ci ha messo al mondo.
    Per la morte più o meno è così. Non possiamo evitarla né come programmarla. Qualora si volesse usare il suicidio per chiudere la nostra vita, non è detto che ci si riesca.

    • massimolegnani 14 Maggio 2018 a 17:45 #

      Indubbiamente è come dici e Omero non riesce a riempire quello spazio tra i due estremi con qualcosa di sensato, lo considera uno spazio inutilizzabile di cui vede solo la fine.
      ml

  10. cuoreruotante 14 Maggio 2018 a 18:00 #

    Si può essere già morti anche da vivi

    • massimolegnani 14 Maggio 2018 a 22:02 #

      è proprio il caso di Omero che (soprav)vive per trascinare anche gli altri nel gorgo.
      ciao
      ml

  11. Patrizia Caffiero 14 Maggio 2018 a 22:06 #

    manco da molto dal blog e finalmente mi ci tuffo, naturalmente vengo a cercare il tuo sapendo di trovare acqua e cibo nutriente 🙂 nella mia raccolta di racconti pubblicata non ho inserito una narrazione di un personaggio simile a questo, o perlomeno così credevo che fosse, ma alla fine ho concluso che il mio personaggio è talmente vile e fiacco che non prenderebbe posizione neppure con la frase notturna vergata con la vernice nera, per spiccare su muri bianchi. Non ho inserito quel racconto nel mio libro perché prevedevo che sarebbe stato letto in paese e troppa acrimonia avrei portato intorno a me (il mio personaggio è noto nella piccola città)
    però il passare liquido in mezzo a persone e situazioni è davvero parlante
    😉 🙂 😉

    • massimolegnani 14 Maggio 2018 a 22:41 #

      che piacere e che orgoglio che tu ti tuffi proprio qui.
      capisco la difficoltà ad inserire in una raccolta pubblica un racconto con un personaggio negativo, soprattutto se è riconoscibile la persona da cui si è preso spunto.
      vile e fiacco, definisci il tuo personaggio simile ad Omero. devo però dire che non considero Omero un vile, nonostante il suo invito anonimo a morire rivolto ai suoi concittadini. Omero ha una visione della vita amara come il fiele, non ha fiducia nel genere umano e nel potere della parola, per questo se ne sta rintanato rinunciando a vivere.
      un caro abbraccio, Patrizia
      ml

  12. elettasenso 15 Maggio 2018 a 18:22 #

    Però mentre scriveva questa frase viveva, e si sentiva vivo. 🌸

    • massimolegnani 15 Maggio 2018 a 23:08 #

      sì, perchè era convinto di suggerire agli altri l’unica via d’uscita praticabile 🙂

  13. manofroma 16 Maggio 2018 a 12:18 #

    Bellissimo personaggio. Scrivi magistralmente.
    Buona giornata, Giovanni

  14. Pendolante 16 Maggio 2018 a 21:17 #

    I tuoi personaggi sono sempre forti, anche quanto apparentemente senza forma. Bravo tu a dipingerli così

    • massimolegnani 16 Maggio 2018 a 22:54 #

      sai, Katia, pensavo che certi miei personaggi li potresti incontrare, e fotografare e descrivere, nella tua stazione
      un sorriso
      ml

      • Pendolante 17 Maggio 2018 a 09:03 #

        Credo proprio che potrei incontrarli, sì 🙂

      • massimolegnani 17 Maggio 2018 a 10:17 #

        e chissà che cosa ne tirerebbe fuori la tua curiosità sensibile
        🙂

      • Pendolante 19 Maggio 2018 a 10:49 #

        Così mi fai arrossire. Grazie

      • massimolegnani 21 Maggio 2018 a 17:52 #

        Sorrido

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