non svegliare il can che dorme

29 Mag

by c.calati

 

 

 

 

Un tempo mi spedivano una volta ogni decina di giorni a fare un turno di 24 ore in un ospedaletto periferico. Non ero un mercenario ma truppa regolare, carne da macello o da riposo a seconda di come giravano le cose, sonnacchiose come un deserto dei tartari o vorticose come una grande guerra. È a quel periodo che risale questa pagina di diario romanzato.

Me, non mi devono svegliare nel cuore della notte, che poi resto sfasato un bel tot di ore. Il meglio lo do fino alle tre del mattino, saltabecco qui e là con la freschezza di un cameriere a inizio turno, viaggio veloce per le scale come avessi una pila duracell e mi destreggio tra barelle e lettini con la lucidità di un campione di scacchi che gioca una simultanea contro quindici avversari.
Ma dopo quell’ora è nebbia in val padana.
I miei colleghi ormai lo sanno e rinunciano ad un aiuto che sarebbe solo sulla carta. Se la cavano da soli, maledicendomi in silenzio ed io nel sonno m’impegno a registrare una lieve irrequietezza, un doveroso sprazzo d’incubo partecipe dell’affanno altrui.
Ma ogni tanto c’è qualcuno nuovo che non sa come gira il nostro mondo e chiama. E allora son dolori. Non che io faccia sfracelli con l’incauto, è che faccio pasticci con chi non c’entra.
Come due ore fa, quando mi hanno scaraventato giù dal letto che erano le quattro del mattino.
Corro a sciacquarmi la faccia e a mettermi le lenti e mi precipito in sala parto. Mi precipito per modo di dire perché ho difficoltà a mantenere il pavimento in piano, mi sembra disassato, come anche tutto il resto: è come se vedessi da una parte le cose troppo vicine e dall’altra assai lontane. Penso ad una dispercezione legata al sonno e mi arrabatto a camminare storto con la testa tutta sbilenca per compensare in qualche modo la visione asimmetrica.
Quando, rasentando il muro a palmi aperti, entro in sala parto, tutti mi guardano stupefatti. Peggio del solito, mi redarguisce la vecchia ostetrica, che mi conosce bene. Perfino la donna che sta per partorire e che fino a un momento prima avevo sentito urlare, alza la testa e ammutolisce; certo si sta chiedendo se sono ubriaco e subito riprende a urlare con una disperazione in più. Faccio un cenno con la mano per dire che tutto è sotto controllo, ma non ci credo nemmeno io, figuriamoci loro. Per pura formalità, mi ragguagliano sul caso, la signora è completamente dilatata, dovrebbe partorire da un momento all’altro, ma qualcosa impedisce al feto di procedere. Nuovo cenno di rassicurazione da parte mia, ma il mio tastare gli oggetti usuali come un cieco, non aiuta nella rassicurazione.
D’altra parte, da quel poco che riesco a vedere anche gli altri protagonisti di questa sceneggiata non sono molto rassicuranti: il ginecologo è tutto storto da far invidia ad Andreotti e indossa sotto il camice un giubbotto di piumino, che qui ci sono almeno quaranta gradi. Ho il torcicollo, mi dice, ma secondo me è un eufemismo per non ammettere che è proprio messo male; ogni volta che deve controllare a che punto è arrivato il bimbo, fa tre lenti giri su se stesso come si stesse avvitando prima di riuscire a tuffare la faccia tra le cosce della signora. L’inserviente di sala non so che le ha preso, ma sembra un tacchino col singhiozzo, ciondola il capo e rincula il sedere in un sincronismo da ballerina di tango. E poi c’è l’infermiera del nido, la Silvietta, una vera bambolina. Se ne sta in un angolo tutta intabarrata nel camice da sala, pronta a raccogliere il bimbo che chissà quando nascerà. Sta lì silenziosa e un poco assente, ma a un certo punto me la vedo venire incontro barcollando. Capisco che sta per svenire e le vado incontro per sorreggerle almeno il capo. Purtroppo con quest’occhio destro che vede in un modo e il sinistro che vede in un altro, manco la presa di circa mezzo metro e sto lì come un portiere dell’Inter a brancicare l’aria mentre la palla, no, la testa della poveretta dà una craniata sul pavimento da far tremare i vetri. La signora interrompe la contrazione, si solleva stravolta sui gomiti e mi dice, mi giuri che non lo prende lei il mio bambino. Gli altri mi riaccompagnano all’isola neonatale, mi fanno toccare i bordi del lettino e mi pregano di non muovermi più di lì.
Insomma è una tragedia annunciata.
E il bambino non nasce.
E intanto il ginecologo continua ad avvitarsi, il tacchino-inserviente gloglotta, l’infermiera sviene e rinviene ogni sette minuti e mezzo e la signora che deve partorire non partorisce.
Io ormai ho smaltito la sonnolenza, ma la mia vista non è migliorata.
Scoccano le sei, arrivano le forze fresche del cambio turno.
Alle sei e un minuto la signora sforna un magnifico bambino e dice, non ce la facevo più a trattenerlo, ma l’importante era arrivare al cambio turno.
Io continuo a vedere male.
Prima di smontare passo dal mio amico dell’oculistica e gli racconto l’accaduto, dicendogli che temo un distacco parziale di retina. Lui mi guarda sconsolato e senza nemmeno bisogno di visitarmi emette la sua diagnosi: hai invertito le lenti a contatto, coglione!

46 Risposte a “non svegliare il can che dorme”

  1. Tiziana 29 Maggio 2018 a 09:31 #

    È fantastico questo racconto. Ma bravo!

    • massimolegnani 29 Maggio 2018 a 11:42 #

      grazie davvero, Tiziana, ho solo un po’ colorato vicende reali 🙂
      ml

  2. pikaciccio 29 Maggio 2018 a 09:40 #

    grande Massimo e che finale

  3. alemarcotti 29 Maggio 2018 a 09:47 #

    😂😂😂😂😂scusa se rido ma succede spesso anche a me di invertirle😂

    • massimolegnani 29 Maggio 2018 a 11:46 #

      è incredibile come noi portatori di lenti, quando “vediamo male”, andiamo a pensare ai motivi più assurdi e non a quello più banale
      🙂
      ciao Ale, ridiamo insieme
      ml

  4. Donatella Calati 29 Maggio 2018 a 10:22 #

    questa meraviglia me la ero persa, bravo a ripescarla; stralunato l’accostamento a Camilla, ma a me viene in mente uno stralunato Sam. La prossima volta ci racconti tutto quello che è successo prima delle tre.

    • massimolegnani 29 Maggio 2018 a 11:47 #

      eheh, così farai fare due risate a Firenze
      ciao Dona, buon viaggio
      io

  5. Pendolante 29 Maggio 2018 a 10:29 #

    hahaha bellissimo. Hai reso prettamente l’atmosfera e con bellissime metafore. Diciamo che avrei aspettato anche io il cambio turno per partorire

    • massimolegnani 29 Maggio 2018 a 11:48 #

      se ti dico che io di tutta la combriccola ero quello messo meglio..ti ho detto tutto!
      cia Katia 🙂
      ml

  6. Andrea Taglio 29 Maggio 2018 a 11:19 #

    Fantastico: ho riso parecchio.
    Bravissimo!

  7. Un cielo vispo di stelle 29 Maggio 2018 a 11:20 #

    ESILARANTE.
    Mi sono sentito “a bordo” della sala parto più pazza del mondo!!! Incluso il mal di mare!!!
    Bravissimo Massimo. Ci hai regalato minuti preziosi di vera ilarità!

    • massimolegnani 29 Maggio 2018 a 11:51 #

      la sala parto è luogo di gioie e tragedie, ma ogni tanto anche di farse 🙂
      grazie Paolo, un abbraccio
      ml

  8. tramedipensieri 29 Maggio 2018 a 12:59 #

    Povera signora 😦
    ………………………………………………………meno male che è riuscita a tenere a bada le contrazioni: la più sveglia senza alcun dubbio! 😀

    • massimolegnani 29 Maggio 2018 a 14:11 #

      vero! in realtà la signora aveva avuto un parto più tranquillo di quello descritto 🙂
      ciao .marta
      ml

  9. remigio 29 Maggio 2018 a 13:12 #

    La mia risata finale è davvero liberatoria… 🙂

    • massimolegnani 29 Maggio 2018 a 14:09 #

      ..come liberatorio è stato il cambio-turno per la signora
      ciao Remigio, contento di averti strappato una risata
      ml

  10. elettasenso 29 Maggio 2018 a 15:10 #

    Mi hai fatto morir dal ridere. Meno male che non c’eri tu al mio parto. 😀😀😀

  11. newwhitebear 29 Maggio 2018 a 17:47 #

    spettacoloso! Ho riso da morire, perché immaginavo qualcosa del genere. Quando si affetti da astigmatismo le lente vanno posizionate correttamente!
    Comunque un bel racconto di vita vissuta. Però un dubbio mi assale. I tuoi colleghi ti conoscevano bene e per ridurre i rischi par i pazienti ti facevano dormire.

    • massimolegnani 29 Maggio 2018 a 18:39 #

      Ahah, quell’spetto l’ho un po’ esagerato ma in verità al risveglio improvviso di notte ho sempre avuto qualche difficoltà di connessione col mondo. Viceversa i miei colleghi non hanno mai avuto nessuna pietà di me.
      Un sorriso divertito e un grazie, GianPaolo
      ml

  12. cuoreruotante 29 Maggio 2018 a 21:03 #

    Ahahah grazie! Ne avevo bisogno 😂😂

    • massimolegnani 29 Maggio 2018 a 22:47 #

      ne sono contento, ogni tanto mi piace che si rida di me assieme a me 🙂
      ciao, cuore
      ml

  13. yourcenar11 30 Maggio 2018 a 19:48 #

    Magari potessi leggere le cronache semi-serie dei tanti medici che conosco, quante cose in più capirei e sarei anche un po’ più benevola talvolta. Talvolta eh? Non sempre…
    Grazie Massimo, un racconto simpatico soprattutto perché in prima persona e autoironico!

    • massimolegnani 31 Maggio 2018 a 00:31 #

      se facessero ironia non solo sui pazienti o sui colleghi ma anche su se stessi sicuramente ti risulterebbero più simpatici e umani
      e il tutto sarebbe a vantaggio tuo e loro 🙂
      un abbraccio Cri
      ml

      • yourcenar11 1 giugno 2018 a 23:30 #

        Eh sì, sarebbe una impresa eroica. Ma decisamente difficile!
        Ricambio di cuore il tuo abbraccio
        Cris

      • massimolegnani 2 giugno 2018 a 00:24 #

        un sorriso a te

  14. paginadiester 5 giugno 2018 a 01:12 #

    Ma sei stato eroico! Trovarsi con visioni distorte deve essere stata l’esperienza peggiore e poi il timore di quel distacco di retina: complimenti per come hai reagito! Non ho mai provato lenti a contatto, ma ora che uso gli occhiali mi spavento spesso per una certa nebbia… poi li lavo nel detersivo dei piatti e la vista torna normale…

    • massimolegnani 5 giugno 2018 a 09:06 #

      eheh mi piace trarre un po’ di umorismo dalle piccole disavventure che mi possono capitare. e a noi miopi ne capitano spesso 🙂
      buona giornata, Ester
      un abbraccio
      ml

  15. Elish_Mailyn 7 giugno 2018 a 18:37 #

    ciao Carlo, sto ridendo come una pazza 😂😂😂…
    mi sembrava una situazione così familiare, anche se io non le inverto (ho la stessa gradazione x entrambe) ma le rompo, così mi è capitato di giocare a tennis con una sola lente (adesso ne porto sempre di scorta nel borsone).
    un caro saluto 🤗😘

    • massimolegnani 7 giugno 2018 a 20:54 #

      Felice delle tue risa.
      Fortunata tu ad avere lenti uguali, ti scampi le figuracce da ubriaca invertendole 🙂
      Ciao Eli, un saluto caloroso 🙂
      ml

      • Elish_Mailyn 7 giugno 2018 a 21:07 #

        eh eh, verissimo… ho preso certe ‘padelle’ in campo 😂😂

      • massimolegnani 7 giugno 2018 a 21:45 #

        🙂

  16. Patrizia Caffiero 26 giugno 2018 a 11:41 #

    questo tuo bel racconto mi fa pensare subito a William Carlos Williams, che sapeva unire la carriera di medico a quella dello scrittore. Viene voglia di leggerne altri.

    • massimolegnani 26 giugno 2018 a 14:00 #

      non conosco l’autore che citi ma è comunque un accostamento lusinghiero
      grazie Patrizia
      ml

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