ho incontrato uno svizzero felice

9 Giu

 

 

 

 

Per prima cosa, appena alzato, spalanca vetri e ante della finestra che dà sul lago. A quell’ora l’aria è pungente anche in primavera ma per nulla al mondo rinuncerebbe a quel primo sguardo di tacita benevolenza sulla piazzetta, ai pochi passanti che ha imparato a riconoscere ad uno ad uno, ai platani frondosi che fanno vagamente Francia, al lambire del lago i gradoni di ciottoli, ai cigni presuntuosi come guardie giurate nel pattugliare la riva, allo scuolabus che raccoglie i cinque o sei bambini del paese come una chioccia i suoi pulcini. Konrad abbraccia con gli occhi i dettagli della scena che si replica identica ogni mattino e la guarda come fosse un’eterna novità. È la conferma quotidiana di aver fatto, due anni prima, la scelta giusta: abbandonare Basilea troppo opprimente, smettere i panni dello svizzero modello, tutto lavoro, perbenismo e soldi, chiudere conti e conoscenze e andare verso sud per essere se stesso.

Non fosse stato per il guasto al locomotore è probabile che lui si sarebbe spinto ben più addentro all’Italia, magari fino a raggiungere un mare scintillante. Invece il treno si era irreparabilmente fermato poche decine di chilometri oltre il confine, giusto all’altezza di Mergozzo. Konrad ripensa spesso a quell’episodio: aveva passato la notte nell’unico albergo del paese e il mattino seguente, folgorato forse dalla nebbiolina adagiata sul piccolo lago o dalla quiete operosa di questa stessa piazzetta, aveva deciso che Mergozzo sarebbe stata la sua nuova casa.

E così è stato. Da allora vive il paese come un vestito tagliato su misura proprio per lui.

Al mattino esce di casa e per prima cosa  va all’edicola, scambia due chiacchiere con il giornalaio, possibilmente non sul tempo ma su qualche avvenimento locale, e ritira i tre quotidiani, uno svizzero, uno tedesco, uno italiano, che questi gli ha tenuto da parte. Poi, con quelli arrotolati sotto il braccio, percorre il breve lungolago alla volta dell’ultimo bar, laggiù al fondo della passeggiata dove finisce il lastricato e inizia il bosco. Lì trascorrerà l’intera mattinata. Il tragitto è breve ma lui lo intervalla con frequenti soste, qualche parola con le persone che incontra, una carezza al bastardino a cui talvolta procura qualcosa da mangiare, o semplicemente s’arresta per osservare il cielo e il lago, indugia sul ristretto orizzonte che li racchiude e prova un senso di gioiosa appartenenza a quel piccolo mondo.

Oggi indossa un paio di jeans piuttosto aderenti, un maglioncino di cotone portato a pelle e un piumino senza maniche di un rosso assai vivace. Un abbigliamento forse poco adatto a un cinquantenne, ma Konrad lo porta con una certa grazia,  convinto che non è più tempo di nascondersi. Non c’è sfoggio, né alcuna manifestazione esplicita, ma nemmeno c’è più  quel mimetizzare i propri orientamenti dentro un completo grigio e una cravatta scura.

Arrivato ai tavolini del suo bar sorride alle due cameriere che gli dedicano piccole premure, tienitelo ancora addosso il piumino che tira vento, gli dice una, sistemati a questo tavolino che è più riparato, fa eco l’altra. Se lo coccolano come fosse l’unico cliente e lui ricambia interessandosi di loro con sincerità.

Per qualche tempo Konrad si isola dal mondo, sfoglia i giornali, sgranocchia un croissant e ne lancia briciole ai passeri che lo avevano subito circondato.

Poi richiude i quotidiani, si spazzola accuratamente il maglioncino e si guarda intorno. Non impiega molto a trovare le parole adatte per attaccare discorso con un ciclista seduto poco distante. La scusa è una sigaretta che costui si è accesa, poco si concilia con l’attività sportiva, fa notare lo svizzero, sorridendo. Il suo italiano è fluido, appena increspato da qualche consonante più dura del dovuto, e il tono è sornione, più di complicità che di rimprovero. E in una sorta di solidarietà s’accende anche lui una sigaretta avvicinandosi al tavolino del suo interlocutore per condividere il portacenere. Mentre parla ha qualche gesto un po’ affettato, si liscia un sopracciglio, giochicchia con un braccialetto in rame, fa alcuni anelli di fumo tondeggiando la bocca in modo quasi civettuolo, ma nel complesso ha un atteggiamento simpaticamente affabile e nulla più. L’altro, il ciclista, dopo aver risposto ridendo di meritarsi fumo e riposo essendo ormai alla fine del suo giro e dopo aver dato poche altre risposte, la provenienza, l’itinerario seguito, preferisce assumere il ruolo dell’ascoltatore. Così Konrad ha spazio e agio di raccontarsi poco alla volta, avendo l’accortezza di partire sempre dalle affermazioni del suo interlocutore, lo elogia per i chilometri pedalati, decanta la Val d’Intelvi dove anch’egli era stato, l’ho attraversata a piedi in tre giorni con un amico, dormivamo in tenda e ha sempre piovuto eppure ho un buon ricordo di quella vacanza, ha parole di apprezzamento per la sua città, ci vado spesso per puro piacere, amo salire verso i Cappuccini e osservare le sue impareggiabili piazze nella luce della sera. In ogni sua affermazione si intravvede un retroscena che lui lascia vago sullo sfondo. Poi, come ci riflettesse solo in quel momento, fa notare come loro due abbiano compiuto un percorso simile ma inverso, lei dal Piemonte è risalito in Svizzera, io dalla Svizzera sono sceso in Italia. E ora ci incontriamo qui, come a chiudere un cerchio. Sulle ultime parole Konrad assume un tono più serio, quasi solenne, e per qualche istante fissa negli occhi l’uomo che ha di fronte, forse per vedere se nel suo sguardo s’accende la scintilla. Sono brevi attimi. Quindi, di fronte all’impassibilità dell’altro, riprende i modi giovialii e si sofferma sull’episodio del guasto al treno che l’ha condotto su questo lago di cui ignorava l’esistenza.

Il ciclista lo ascolta con una specie di indulgenza e un minimo di vanità per essere al centro di tanto interesse. I suoi gusti sono altri, più tradizionali, ma in fondo non c’è nulla di diverso da quando è lui a cercare di suscitare l’interesse di una donna: si tratta sempre del gioco sottile di una momentanea seduzione, senza una reale intenzione di andare oltre. Lo svizzero è un buon incassatore, sorride divertito, parla d’altro senza però rinunciare a lanciare ancora qualche amo, forse più per abitudine che per convinzione. In ogni caso il ciclista non abbocca.

E poi per lui è il momento di riprendere i pedali, si alza quasi dispiaciuto di interrompere quella schermaglia fatta di vaghe allusioni e di taciti rifiuti.

Mentre s’è ormai lasciato alle spalle il lago ripensa al loro incontro, all’originalità di quell’uomo, non tanto alla sua supposta omosessualità quanto alla gioia di vivere, di muoversi con eleganza in equilibrio sul filo della vita, che trapelava da ogni sua parola. Konrad al momento del commiato gli aveva chiesto il permesso di pagare le sue consumazioni, più che un omaggio un semplice modo perché lei qualche volta si ricordi di me.

Il ciclista sa che il modo migliore per ricordare una persona è scriverne. E allora mentre pedala già comincia a elaborare un possibile racconto.

44 Risposte a “ho incontrato uno svizzero felice”

  1. le hérisson 9 giugno 2018 a 23:57 #

    plauso… come sempre, anche se spesso taccio

  2. Giuliana 10 giugno 2018 a 07:17 #

    E lo farà con impareggiabile maestria, come sempre. 😊

  3. alemarcotti 10 giugno 2018 a 08:14 #

    Bellissimo… Scrivere un racconto❤

  4. franco battaglia 10 giugno 2018 a 08:46 #

    Scrivi da Dio.. ma il cinquantenne svizzero che fa già il pensionato mi manda in bestia e distorce un pochino la gioia di leggerti… 😉

    • massimolegnani 10 giugno 2018 a 10:57 #

      ti capisco, Franco, ma vedila così..Konrad ha rinunciato alla pensione pur di essere libero. Avrà usufruito di una buona liquidazione (mi piace immaginarlo ex-dirigente di una grossa industria chimica) che da buono svizzero avrà reinvestito, e nel frattempo ha ridotto il proprio tenore di vita.
      Così va meglio?
      🙂
      ml
      (e grazie per l’apprezzamento)

      • franco battaglia 10 giugno 2018 a 12:03 #

        Va leggermente meglio.. ma di poco… (a me a cinquant’anni la liquidazione me l’avrebbero data in soldini del Monopoli..), diciamo ti avrei preferito incontrare un vecchietto saggio, pacato e ricco di memorie… 😉

      • massimolegnani 10 giugno 2018 a 12:10 #

        Ahah, ma lui e’ svizzero, altri parametri monetari 🙂

  5. cisonduecoccodrilli 10 giugno 2018 a 11:42 #

    Quando dici ‘supposta’ omosessualità, non usi il termine a caso, vero?
    Ok ok. Che battuta del cazzo. Doh! Di nuovo…
    Ok ok. Ora sono seria. Ma quanto mi è piaciuto questo racconto. Come una paperottola appena uscita dal guscio ho visto questo novello Konrad e l’ho seguito senza esitazione, scoprendo con quanta delicatezza si può trattare un argomento tanto semplice quanto ancora capace di suscitare in tanti turbamento e antiche bigotterie, quando non violenza o riprovazione. Il nostro ciclista invece si muove a suo agio non solo tra i tornanti montani, ma anche nelle pieghe strette della vita e nelle sue diverse manifestazioni e ci è subito simpatico, lascia un retrogusto di ampio respiro in un paesaggio fatto di valli troppo strette e anguste

    • massimolegnani 10 giugno 2018 a 12:08 #

      .e invece nel tuo bellissimo intervento ci sta bene anche la supposta, a equilibrare le tante cose serie che hai detto (se non si sa ridere non si riesce nemmeno a essere seri)
      La cosa che mi ha stupito di piu di questo incontro e’ stato il piacere imprevisto provato ad essere al centro di una particolare attenzione, ma non vorrei che adesso la supposta la lanciassi dritta a me 🙂
      Un bel sorriso a te, coccodrilla
      ml

  6. quarchedundepegi 10 giugno 2018 a 13:40 #

    Il racconto è interessante, tanto più che è vero. Mi piace l’idea del locomotore guasto come del vivere serenamente vicino a un bellissimo lago come quello di Mergozzo.
    Trovo stupendo che quel tizio, dopo aver lavorato sicuramente in una qualche casa farmaceutica, dopo aver avvelenato mezzo mondo, venga a spendere i suoi soldi a contatto della natura italiana.
    Vorrei dire al Franco Battaglia che, età più o meno, a me la liquidazione non l’ha data nessuno… né l’Università quando ci lavoravo a Genova e neppure l’Ospedale ligure che mi vide moltissime volte di notte… e poi di giorno come se niente fosse.
    Bell’articolo ml. Bravo.
    Quarc

    • massimolegnani 10 giugno 2018 a 14:30 #

      grazie, Quarc. Penso che tu da “Svizzero” possa comprendere meglio di noi le scelte del protagonista, la nausea per l’asettica vita elvetica ed anche il bisogno, come notavi tu, di rigenerarsi nella natura italiana.
      grazie ancora e buona giornata
      ml

      • quarchedundepegi 10 giugno 2018 a 14:49 #

        Giusto, ma io sono uno svizzero un po’ particolare… anche perché vivo dove si parla italiano.
        Ciao.
        Quarc

      • massimolegnani 10 giugno 2018 a 16:59 #

        Ciao
        🙂

  7. ilmestieredileggereblog 10 giugno 2018 a 15:08 #

    bel racconto, come sempre Massimo. lo svizzero ha avuto coraggio a lasciarsi alle spalle la vita di prima; quando smetterà di comprare tre quotidiani tutte le mattine, si sarà davvero rigenerato …. ciao!

    • massimolegnani 10 giugno 2018 a 17:02 #

      eheh i tre quotidiani hanno un che di simbolico: le radici non del tutto rinnegate, la nuova appartenenza, e per il tedesco chissà forse era una meta alternativa:)
      Ciao Pina, grazie
      ml

  8. Deserthouse 10 giugno 2018 a 15:21 #

    Mi è piaciuto tanto davvero!! Ho vissuto tutta la scena con loro due, complimenti scrivi davvero molto bene

  9. newwhitebear 10 giugno 2018 a 16:20 #

    immagino che il ciclista sia l’estensore del racconto e Konrad lo svizzero felice.
    A modo loro sono entrambi felici.
    Un bel racconto di vita vissuta.

    • massimolegnani 10 giugno 2018 a 17:11 #

      Immagini bene 🙂
      Naturalmente ho un po’ colorito la vicenda ma avrei voluto davvero saperne di più di quest’uomo, e non potendo ho inventato:)
      ml

      • newwhitebear 10 giugno 2018 a 17:35 #

        mi sembra ben caratterizzato lo svizzero felice. La fantasia e la psicologia non ti manca

      • massimolegnani 10 giugno 2018 a 17:48 #

        Ti ringrazio GianPaolo
        Buona serata

      • newwhitebear 10 giugno 2018 a 17:50 #

        sia serena anche per te.

      • massimolegnani 10 giugno 2018 a 18:22 #

        Grazie

  10. Neda 10 giugno 2018 a 19:32 #

    Bello il tuo racconto.
    Quando andavo spesso in Svizzera, quarant’anni fa, mi sono confrontata sulla nostra vita qui in Italia e il loro modo di pensare e vivere. Un mio fratello vive lì dagli anni sessanta e sente ancora la nostalgia dell’Italia, anche se lì ha fatto carriera e parla quattro lingue e ha guadagnato parecchio. Però è veramente un altro modo di vivere, non so se meglio o peggio, ma altro.

    • massimolegnani 10 giugno 2018 a 20:20 #

      Sì, è un modo di vivere “altro” che Konrad a un certo punto ha trovato insopportabile e se n’e’ venuto da noi per un po’ di calore 🙂
      Buona serata,Neda
      ml

  11. cuoreruotante 11 giugno 2018 a 00:07 #

    Mi unisco ai complimenti 👏👏👏

  12. lamelasbacata 11 giugno 2018 a 00:09 #

    Il ciclista, oltre che dotato di spirito di osservazione acuto e penna sopraffina, ha anche una sensibilità fuori dal comune e ha saputo tratteggiare un ritratto perfetto e delicato senza cadere nell’ovvio e nel banale, senza indulgere nel buonismo o nella pruderie.
    Questo ciclista è davvero bravo!

    • massimolegnani 11 giugno 2018 a 09:50 #

      sai, Mela, è da quando sono tornato da quel giro che tento di scrivere questa storia. Non sapevo che taglio dargli, cosa dire, cosa tacere, cosa inventare.
      cancellata tante volte, lasciata lì, ripresa, riscritta, alla fine l’ho etichettata tra “parole per pochi” consapevole dei possibili fraintendimenti.
      Il tuo apprezzamento mi rincuora
      grazie
      ml

      • lamelasbacata 11 giugno 2018 a 10:43 #

        Hai fatto bene a lasciar decantare. È affiorato in superficie ciò che bastava a tratteggiare il personaggio in modo perfetto.
        Una buona giornata caro.

      • massimolegnani 11 giugno 2018 a 11:41 #

        grazie per queste parole, è vero a volte non bisogna avere fretta di dire 🙂
        ti abbraccio

  13. elettasenso 12 giugno 2018 a 20:44 #

    Mergozzo l’ho passato ieri tornando dai monti. Ogni tanto vorrei fermarmi a godermi il lago come se lo gode il tuo svizzero, ma l’autista non vuole.
    La scelta di scegliere un posto dove vivere è il mio tema principe in questo periodo.
    Buona serata e grazie per i tuoi sempre bei racconti 🐦

    • massimolegnani 12 giugno 2018 a 21:58 #

      Simpatica questa coincidenza.
      Dovresti una volta minacciare l’autista e costringerlo a fermarsi a Mergozzo. Nella sua semplicita’ pulita merita una sosta.
      Un abbraccio, Eletta
      ml

      • elettasenso 13 giugno 2018 a 20:00 #

        Sì, merita proprio una sosta. Il mio parrucchiere ci va sempre quasi tutti i we con family.
        Lo dirò all’autista 😀😀🐝😀🐝😀🐝

      • massimolegnani 13 giugno 2018 a 20:48 #

        Brava 🙂

  14. Silvia 14 giugno 2018 a 21:45 #

    Insomma, hai cuccato!

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