la quindicesima ora

12 Ago

by c.calati

 

 

Non era stato un improvviso capogiro a metterlo sull’avviso e nemmeno un doloretto molesto al braccio sinistro. Nessun disturbo fisico, anzi, quel pomeriggio, dopo il sonnellino in previsione del turno di notte, poteva dire di sentirsi proprio bene.
Eppure, poco dopo il risveglio, gli si era affacciata in testa la sensazione di morte imminente; non immediata, cioè di lì a pochi minuti, ma incombente, nel giro di qualche ora. Si chiese che cosa avesse innescato un pensiero così lugubre e ripensò al sonno recente. Non ricordava di aver sognato, aveva dormito un po’ agitato, è vero, come gli capitava a volte quando si coricava appena terminato il pranzo, ma non aveva avuto incubi, o almeno così gli sembrava.
Con il passare delle ore, anziché sentirsi sollevato dallo scampato pericolo, visto che ancora era vivo e in benessere, aveva consolidato la sensazione iniziale, che da impressione più o meno vaga si era trasformata in convinzione ben radicata.
No, ormai ne era certo, non avrebbe più visto il sole del mattino. Fece un rapido conto: dal risveglio pomeridiano all’alba intercorrevano circa quindici ore, quello era il tempo che gli era rimasto, e in parte lo aveva già consumato.
Pur con questa certezza addosso si costrinse a fare le cose di sempre, le piccole incombenze domestiche, qualche lavoretto nell’orto e i soliti preparativi per la notte di fatica, la sacca da riempire con una maglia più pesante, la rice-trasmittente d’ordinanza, il giaccone arancione, due panini imbottiti per la fame che sarebbe arrivata puntuale alle tre, un libro, le parole crociate. Si sentiva quasi estraneo a quella funesta previsione, come il contadino che scrutando il cielo prevede per l’indomani brutto tempo ma ne prova appena un minimo fastidio per i lavori che dovrà lasciare in sospeso, inutile preoccuparmi ora, magari mi sto sbagliando, anche se raramente mi sbaglio con il tempo. Anche lui cercava di non pensarci e poi di “lavori in sospeso” non ne aveva, la sua vita scorreva su binari sin troppo rettilinei, niente scossoni, niente colpi di testa, il figlio ormai accasato e un tranquillo autunno con la moglie. Stranamente era più incuriosito sull’origine di quel pensiero che non preoccupato del pensiero stesso. A più riprese provò a interrogarsi per scovare qualche frammento di sogno rivelatore, ma ogni tentativo fu vano, nebbia assoluta.
In quelle ore gli unici gesti inconsueti furono la cura con cui si tagliò le unghie dei piedi, forse nel caso fosse morto scalzo, e la ricerca affannosa di un vecchio CD dei Camaleonti che poi ascoltò distrattamente.
Prima di uscire diede il consueto bacio a fior di labbra a sua moglie.
Solo per strada mentre si dirigeva verso Carabino incominciò a chiedersi come sarebbe morto. La considerò una curiosità legittima, ancora distante dall’angoscia. Si figurò diversi scenari, nessuno però che gli evocasse il sogno dimenticato, perché si era ormai convinto che tutto fosse nato da un incubo vissuto nella pennichella e subito rimosso dalla coscienza. Gli sembrava che solo risalendo alla natura del sogno avrebbe, forse, potuto evitare il suo destino. Se, per esempio si fosse ricordato che nel sogno aveva un incidente d’auto, allora quella notte avrebbe guidato l’ambulanza con particolare prudenza, anzi magari avrebbe accampato una scusa per ceder la guida al suo collega.
Il Punto di primo soccorso della Comunità collinare di Carabino era davvero squallido, un garage che ospitava una vecchia autoambulanza e una stanzetta con due brandine e un tavolo per il personale di turno. E proprio mentre sedeva sulla brandina a sistemare le proprie cose, fu folgorato da una breve immagine quasi indecifrabile, che lo fece scattare in piedi come se il lettino scottasse. Per un istante aveva visto con gli occhi della mente un corpo immobile, come addormentato ma già irrigidito. Ecco il frammento d’incubo che cercava!
Mentre rabboccava il serbatoio del Ducato rivide con maggior nitidezza il medesimo fotogramma: la figura stesa sulla branda aveva una compostezza innaturale e sebbene il volto avesse tratti vaghi, come avvolti nella nebbia, lui, nel sogno, l’osservava in una sorta di sdoppiamento, come si guardasse in uno specchio. Il messaggio era fin troppo chiaro e per la prima volta l’uomo si sentì coinvolto in prima persona. Finalmente provò una fitta di dolore per la propria morte. E con lo sgomento venne il desiderio di continuare a vivere. Forse la premonizione poteva salvargli la vita. Decise che nemmeno nelle ore più fiacche si sarebbe steso in branda, doveva attraversare la notte in piedi, stare a guardia di se stesso.  E intanto la quindicesima ora si avvicinava a grandi falcate.
Era sopraggiunto Ernesto, il suo compagno di turno, in ritardo come al solito. Irritante questo suo collega dalla boria facilona, con una pacca sulla spalla e due battute a sfottere aveva messo a tacere sul nascere il suo rimprovero. Lui, che di solito lasciava perdere, lo guardò torvo, una gran voglia di dar sfogo al proprio malumore su quella faccia da schiaffi. In quel momento la ricetrasmittente gracchiò i primi ordini, Adelmo, c’è da recuperare all’Ospedale Provinciale il signor Franchi, il dializzato della sera.
Stava per rispondere l’okei di conferma, quando il suo compagno gli prese dalle mani l’apparecchio e gridò nel microfono, Ehi capo, non tocca mica a noi, da qui sono almeno trenta chilometri solo l’andata. La replica fu secca: Gli altri equipaggi sono fuori. Datevi una mossa. 
Adelmo balzò alla guida furibondo, forse la sua ultima notte e doveva passarla con un imbecille che gli rovinava anche la reputazione.
Sai benissimo che quando arriva un ordine non c’è da discutere. Che cazzo fai a fare il volontario del soccorso se poi tenti di tutto per scansare il lavoro?!
Ernesto proruppe in una risata sconcia: Ma piantala di farmi la predica e goditi la vita.
Frase peggiore non avrebbe potuto sentire, Adelmo si incupì in un mutismo pieno di rabbia triste.

Viaggiarono in silenzio in quella e nelle successive missioni.
Notte faticosa, oltre alla routine alcuni trasporti non previsti, imposti dal loro dio gracchiante, i feriti più leggeri di due incidenti, quelli più gravi ben contenti di lasciarli al 118, un malato terminale da riportare a casa. Caricavano e scaricavano corpi come merci e intanto ribollivano di opposti umori, troppo distanti per carattere e circostanze, uno proiettato alla vita l’altro risucchiato da pensieri di morte.
Solo verso le quattro rientrarono in sede in attesa di altre chiamate.
Ernesto tracannò una birretta proibita e si buttò in branda con un grugnito, Adelmo cercò di concentrarsi sugli incroci obbligati per solutori più che abili, sgranocchiando un panino. Troppo difficile, non c’ho testa si disse sfogliando la rivista alla ricerca di qualcosa di più abbordabile, ma quella notte non sarebbe stato in grado di risolvere nemmeno il gioco più banale. Si tastò più volte il polso e si provò la pressione senza sentirsi rassicurato dalla loro normalità. Ogni pochi minuti si alzava e andava alla finestra a scrutare il cielo, non si decideva ad albeggiare. Era attanagliato dall’inquietudine, da un canto avrebbe voluto che quelle ultime ore passassero in fretta, dall’altro avrebbe voluto fermare il tempo. Alla quindicesima ora, mentre rivedeva per l’ennesima volta frammenti di sogno a cui si erano aggiunti altri dettagli sempre più angoscianti, si addormentò di botto sulla sedia.
Fu svegliato dalla luce del sole che penetrava dalla finestra.
Si mosse con cautela, disorientato e diffidente. Si palpò goffamente, quasi incredulo di essere vivo.
Poi uscì all’aperto a respirare l’aria fredda.
Una meraviglia il cielo, i campi, gli orrendi caseggiati, le buche nell’asfalto, il cinguettio dei passeri, i tralicci dell’alta tensione, sì, tutto, indistintamente, era una meraviglia.
Sorrise in faccia al sole, quanto era stato sciocco a farsi suggestionare da un incubo.
Di lì a poco sarebbe arrivato il cambio. Tornò nello stanzino a raccattare le proprie cose. Diede un’occhiata a Ernesto ma decise di non svegliarlo, che s’arrangiasse. Quando udì le voci dei volontari del turno mattutino andò loro incontro.
La notte era ufficialmente finita, la quindicesima ora passata da un pezzo, e non era successo niente.

Almeno così credeva.
Ma se fosse tornato indietro a svegliare con uno scrollone Ernesto avrebbe scoperto che il suo corpo era ormai freddo e irrigidito.

66 Risposte a “la quindicesima ora”

  1. cisonduecoccodrilli 12 agosto 2018 a 11:03 #

    Ma guarda questo exploit alla Edgar Allan Poe pre ferragostizio! Suspence fino alla fine e conclusione spiazzante. Molto bello 🙂

    • Andrea 12 agosto 2018 a 11:43 #

      Alla Edgar Allan Poe, proprio. L’altra notte invece ho preso uno spavento perchè sentivo dei rumori in casa ma non riuscivo a capirne la provenienza. Mi alzavo, silenzio, tornavo a letto, rumori e questo piu’ volte. Aprivo la finestra e c’era una donna sul balcone del palazzo affianco che sembrava ridere di me. Poi alla fine ho scoperto che c’era un pipistrello che s’aggirava per casa mangiando tutte le zanzare.

    • massimolegnani 12 agosto 2018 a 12:41 #

      Felice di averti spiazzata, coccodrilla
      🙂
      ml

  2. 65luna 12 agosto 2018 a 11:51 #

    Complimenti, letto in un attimo! Ciao! 65Luna

  3. franco battaglia 12 agosto 2018 a 11:55 #

    Un mago del thriller disguidante.. ogni tanto penso che siamo colmi di premonizioni, se ne avvera una su millemila e allora ci convinciamo dell’altissima qualità del nostro paranormale.. 😉

    • massimolegnani 12 agosto 2018 a 12:46 #

      Come Adelmo, abbiamo spesso premonizioni di cui pero’ sbagliamo la lettura
      Ciao Franco
      ml

  4. Neda 12 agosto 2018 a 11:56 #

    “il suo corpo”…quello di Ernesto o quello di Adelmo?

  5. Maria 12 agosto 2018 a 12:19 #

    Davvero originale! Mi ci sono pure rivista: sognai di morire… e al risveglio, quasi piangendo, sentii di amare più forte la vita!

    • massimolegnani 12 agosto 2018 a 12:52 #

      Forse sognare di morire allunga la vita 🙂 e sicuramente la fa amare di più 🙂
      Ciao M.aria (e grazie)
      ml

      • Maria 12 agosto 2018 a 12:57 #

        Oh, io ho sognato di morire due o forse tre volte, vorrà dire che morirò a cento anni e più 😂
        Ciao ciao, Massimo! 😀
        P.s.: carinissmo il M.aria 😆

      • massimolegnani 12 agosto 2018 a 13:31 #

        ..e’ probabile 🙂
        P.s. doveroso omaggio a un nick che mi piaceva 🙂

      • Maria 12 agosto 2018 a 14:05 #

        😀😀

      • massimolegnani 12 agosto 2018 a 14:40 #

        un sorriso

  6. Elianto 12 agosto 2018 a 12:45 #

    Però… inquietante! Ma avvincente 🙂

  7. ogginientedinuovo 12 agosto 2018 a 14:53 #

    Mi piace, mi piace! Ti diverti a sparigliare le carte! E a salvare i milgiori 😉
    Buon Ferragosto massimolegnani

    • massimolegnani 12 agosto 2018 a 17:11 #

      Non avevo considerato questo aspetto: se non ho salvato il migliore, certo ho condannato il peggiore:)
      Grazie “oggi” per lo schietto apprezzamento e per gli auguri che ricambio
      ml

  8. tramedipensieri 12 agosto 2018 a 19:30 #

    Mi ci sono ri.vista…

    Buona mezza estate Massimo 🙂

  9. lamelasbacata 13 agosto 2018 a 00:13 #

    Bello e raffinato! Hai lavorato sul filo del brivido senza calcare troppo la mano, lasciando provare al lettore il morso dell’inquietudine. Mi ha ricordato le atmosfere di alcuni romanzi di Simenon 🙂

  10. Giuliana 13 agosto 2018 a 06:53 #

    Molto bello, come sempre. Ho spesso premonizioni e sogni premonitori, si avverano al 90% delle volte… purtroppo 😔

    • massimolegnani 13 agosto 2018 a 08:47 #

      Premonisci per te o, come capita al protagonista, involontariamente per altri?
      Grazie Giuliana
      ml

      • Giuliana 13 agosto 2018 a 10:44 #

        Anche per altri 😔

      • massimolegnani 13 agosto 2018 a 11:27 #

        Spero premonizioni meno drammatiche di quelle di Adelmo 🙂

      • Giuliana 13 agosto 2018 a 12:58 #

        Ma Ernesto è morto no? Più drammatico di così! Si, comunque ho sognato la morte di miei parenti, di cui uno qualche ora prima che morisse. Ho sognato anche i miei tre nipotini gemelli prima che nascessero, li ho sognati già di nove anni (come adesso) e sono uguali a come li ho sognati.

      • massimolegnani 13 agosto 2018 a 13:07 #

        Certo, Ernesto è morto stecchito, ma la premonizione l’aveva avuta Adelmo!
        Incredibili le tue preveggenze oniriche 🙂

      • Giuliana 13 agosto 2018 a 14:00 #

        Già, ma raramente sono buone 😩

      • massimolegnani 13 agosto 2018 a 15:08 #

        😦

  11. Ghiandaia blog 13 agosto 2018 a 10:03 #

    Ti sei visto nello specchio di Ernesto, così sono i sogni.🎈

    • massimolegnani 13 agosto 2018 a 11:26 #

      Sì, fortunatamente Adelmo ha sbagliato specchio:)
      Ciao Lucia
      ml

  12. tempodiverso 13 agosto 2018 a 15:27 #

    sempre piacevolissimo il tuo raccontare! Un abbraccio.

  13. newwhitebear 13 agosto 2018 a 22:55 #

    un vero incubo per Adelmo che invece non è mnorto come sognato. Lui ha sognato la morte di Ernesto. “Goditi la vita!” Adelmo se la può godere, Ernesto no.

  14. cuoreruotante 13 agosto 2018 a 23:54 #

    Quando non è la tua ora… non è la tua ora😬 Certo che, pensando che lo fosse, ne ha fatte di cose 😃

    • cuoreruotante 13 agosto 2018 a 23:55 #

      •che lo fosse

      • massimolegnani 14 agosto 2018 a 00:40 #

        che lo fosse, sì, e tu cosa avevi scritto, che lo fosse!
        🙂

    • massimolegnani 14 agosto 2018 a 00:39 #

      credo che, quando la morte non è una cosa certa ma un presentimento, l’unica sia tuffarti nelle cose consuete, i gesti di tutti i giorni a tenere lontana l’ansia.
      bonanotte, cuore
      ml

  15. Patrizia Caffiero 15 agosto 2018 a 12:04 #

    questo racconto, scritto benissimo come al solito, inchioda dall’inizio alla fine, effetto suspense davvero forte 🙂 🙂 e mi viene sempre in mente che mi piacerebbe avere un libro che raccolga tutti i tuoi racconti brevi 🙂 lo so lo so non sono fatti miei!

    • massimolegnani 15 agosto 2018 a 22:13 #

      ho voluto creare tensione con qualcosa che non fosse certezza ma possibile preveggenza in modo che lettore e protagonista vivessero lo stesso dubbio se non la stessa ansia 🙂
      m’inorgoglisce il tuo desiderio di vedermi pubblicato, ma sono troppo pigro (e consapevole) per imbarcarmi in un’avventura del genere 🙂
      grazie Patrizia, un caro saluto
      ml

  16. Un cielo vispo di stelle 16 agosto 2018 a 15:04 #

    Condivido l’opinione di chi ti vorrebbe in “formato raccolta”, edito e anche stampato. Palpeggiabile, diciamo. La serie “ospedaliera”, te l’ho già detto, che vada dal comico, al noir, al drammatico (ce ne sono di bellissimi), è la mia preferita.
    C’è una frase in questo racconto che mi ha anticipato il finale. Senza nulla togliere alla bellezza del racconto e al godimento nel leggerlo (“…ribollivano di opposti umori, troppo distanti per carattere e circostanze, uno proiettato alla vita l’altro risucchiato da pensieri di morte” – li ho avvertito l’imminente chiasmo)
    Sempre un piacere leggerti.

    • massimolegnani 16 agosto 2018 a 16:16 #

      eheh, Paolo, tu hai l’occhio scaltro e quella frase era troppo banale per non voler nascondere qualcosa di opposto dall’apparente, sai come il gesto ridondante del prestigiatore che ha scopo di distogliere l’attenzione da dove si effettua il trucco.
      Un sorriso
      ml
      (onorato dalla tua richiesta sulla serie “ospedaliera”)

      • Un cielo vispo di stelle 16 agosto 2018 a 16:22 #

        Bravissimo. Il paragone calza a pennello. Ha attivato un campanello d’allarme…
        E’ comunque sempre bellissimo poterti leggere e accedere all’archivio dei tuoi racconti anche così. Ma vederti “edito” sarebbe comunque una bella soddisfazione.

      • massimolegnani 16 agosto 2018 a 16:32 #

        Ti ringrazio per la stima, ma, per ora almeno, mi va bene la “dimensione blog”

      • Un cielo vispo di stelle 16 agosto 2018 a 16:58 #

        Va benissimo anche così. (trovo che sia un “mezzo” potente e sorprendente, nel modo in cui può mettere in contatto, anche in profondità, le persone – cosa che un libro non fa…)

      • massimolegnani 16 agosto 2018 a 18:06 #

        Concordo in pieno 🙂

  17. elettasenso 17 agosto 2018 a 08:42 #

    A guardia di se stessi. Bello questo racconto in bilico e oscillazione continua tra il mondo onirico e reale.

    • massimolegnani 17 agosto 2018 a 11:09 #

      in realtà non credo al potere premonitorio dei sogni, ma mi è piaciuto cavalcare una suggestione 🙂
      buona giornata Eletta cara
      ml

  18. marilenamonti 17 agosto 2018 a 11:29 #

    Molto buono questo racconto. COMPLIMENTI…

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