Mottarone

3 Set

by web

 

Con un nome così ridicolo come può essere un monte credibile? A me ricorda il mottarello e la coppa del nonno, roba da bambini del tempo andato, quando  Motta e Alemagna erano per noi le uniche marche che si contendevano il mercato a colpi di panettoni e di gelati. Mottarone, sarà una passeggiata, mica una salita seria, ci dicevamo pedalando in avvicinamento dal lago d’Orta.  Che errore! È che dalla strada di costa vedi una serie di rilievi morbidi e boscosi, ti sembra l’orografia soffice di un corpo addormentato e pensi sia tutta lì la montagna, invece questa sta nascosta alla tua vista, una belva famelica pronta al balzo per morderti ai polpacci. Attacchiamo ignari e baldanzosi la salita ma già ad Armenio, il paesino collinare da cui inizia il percorso vero e proprio per la vetta, abbiamo perso la baldanza. La strada che ci si para davanti è un muro assolato, la cima è là, minacciosa e alta: undici chilometri per coprire i mille metri di dislivello che ancora ci mancano. Ogni giro di pedale è una sofferenza, semino l’asfalto di gocce di sudore ma forse sono lacrime di fatica, procedo così lentamente che uno scoiattolo rosso passeggia serafico davanti alla mia ruota senza che io riesca a raggiungerlo. Ho una sete infernale ma non ho fiato sufficiente per bere un sorso d’acqua e d’altronde so che se mi fermo non riuscirò poi a ripartire. Vado avanti al rallentatore e non mi consola constatare che anche Giusi, il mio compagno di sventura di solito prestante, è in evidente difficoltà.

È tutta così? chiedo a un contadino che cammina a bordo strada. Anche peggio, mi risponde lapidario e quelle due parole mi gettano nello sconforto, che voglia di scaraventare la bici in un cespuglio e mettermi in pantofole davanti a un televisore come i miei coetanei. Eppure resisto e insisto tra crampi e sacramenti. Sono vicino alla resa quando lungo un crinale stretto si apre uno scenario incomparabile: laggiù in basso a sinistra luccica il lago d’Orta, a destra il Maggiore e ancora più lontano un altro lago, forse quello di Varese. Allora, improvvisamente, la fatica ha un senso, solo con gli occhi sudati puoi apprezzare davvero questo spettacolo, dal finestrino di un’auto non è la stessa cosa, rallenti, scatti una foto e riparti senza che quella vista ti abbia modificato minimamente l’esistenza. Per me invece è un ribaltamento, una gioia stupefatta, è tutto il fiato perso che mi torna attraverso gli occhi, sì, respiro con gli occhi e con gli occhi mi disseto. Non scatto foto, non ne ho voglia e non ne ho bisogno perché anche fra vent’anni mi ricorderò questo panorama. E riprendo a pedalare, quasi con vigore, arrivo in vetta con un sudore allegro e una stanchezza sconfinata che mi fa leggero. All’ultimo giro di pedale mi faccio il segno della croce. Ma tu credi in Dio? mi chiede stupito Giusi.

No, è Lui che crede in me, se mi ha fatto arrivare vivo fin quassù!

46 Risposte a “Mottarone”

  1. lamelasbacata 3 settembre 2018 a 12:28 #

    Ciò che conquistiamo con fatica ha sempre un sapore più gustoso. Bravo tu! 😊

    • massimolegnani 3 settembre 2018 a 20:24 #

      Questo gustosissimo assai a giudicare dall’entita’ della fatica 🙂
      Grazie Mela, buona serata
      ml

  2. marilenamonti 3 settembre 2018 a 12:32 #

    Il fiato che ti torna attraverso gli occhi…
    Mi hai commossa. Davvero Dio crede in te, se ti ha dato tanta sensibilità!
    Grazie

  3. pino 3 settembre 2018 a 13:30 #

    La montagna non è “minacciosa”, caro Massimo. Sono le nostre forze che non possono competere con lei. Comunque bravo! 🙂

    • massimolegnani 3 settembre 2018 a 20:29 #

      Hai ragione, la montagna non ha colpa, siamo stati noi ad affrontarla troppo baldanzosi.
      Ciao Remigio/Pino e grazie
      ml

  4. elettasenso 3 settembre 2018 a 13:37 #

    Sei un ladro di parole – come me – perché ami il loro incantamento.
    Scrivere non è altro che un rimacinare continuo.
    Buona giornata caro 😉⭐

  5. ogginientedinuovo 3 settembre 2018 a 14:28 #

    😀 Poi però… tutta discesa!!!

    • massimolegnani 3 settembre 2018 a 20:35 #

      Sii’, e che discesa, chilometri e chilometri in mezzo a sontuose pinete quasi fino a Stresa!
      Ciao “oggi”, un sorriso
      ml

      • ogginientedinuovo 4 settembre 2018 a 09:09 #

        Per me che sono di pianura, vedere quella natura, così rigogliosa e intensa, è stato meraviglioso!

      • massimolegnani 4 settembre 2018 a 10:14 #

        ti capisco e sono d’accordo con te. Io sono di campagna e salire in montagna tra boschi, pascoli e cascate è sempre una gioia 🙂

  6. Un cielo vispo di stelle 3 settembre 2018 a 14:43 #

    Fantastico. Ne valeva la pena. Bravissimo tu a non mollare mai l’appuntamento con queste stupende emozioni.

  7. miaeuridice 3 settembre 2018 a 16:13 #

    Questa estate ho trascorso una giornata a Orta San Giulio. Posto incantevole!

    • massimolegnani 3 settembre 2018 a 20:38 #

      Assolutamente, io ci ho cenato poche sere fa 🙂
      Ciao Eurix
      ml

  8. Ghiandaia blog 3 settembre 2018 a 18:53 #

    Le foto che non hai scattato noi le vediamo nel tuo incantevole racconto. Le ingigantiamo a piacere.🚲🚲

  9. newwhitebear 4 settembre 2018 a 17:18 #

    che bel racconto di una pedalata mitica. Vuoi far concorrenza ai professionisti del pedale 😀
    Su questa salita, se non ricordo male, andarono in sofferenza molti illustri pedalatori del giro d’Italia
    Dunque le parti sono invertite tra te e Dio 😀
    Ma dimmi, pensi di vivere centenario o quasi? Visto che vuoi ricordare il Mottarone tra altre vent’anni?

    • massimolegnani 4 settembre 2018 a 20:37 #

      Probabilmente me lo ricorderò anche da morto, vista la fatica che ho fatto 🙂
      Quanto a Dio, si’, ho voluto invertire i ruoli 🙂
      Ciao GianPaolo, buona serata
      ml

  10. cisonduecoccodrilli 5 settembre 2018 a 06:12 #

    Io invece ammiro in te la resistenza fisica, da cultrice del divanesimo quale sono. Dopo una settimana in moto sono praticamente paralizzata

    • massimolegnani 5 settembre 2018 a 12:33 #

      penso che ognuno abbia un suo percorso per attraversare la vita alla meno peggio, non intendo una predestinazione ma una costruzione di sè, da sè.
      e non è che un percorso sia giusto e l’altro sbagliato, quindi vanno parimenti bene il mio pedalare cocciuto in bici e il tuo “paralizzarti in moto.
      Viaggia bene, coccodrilla
      ml

  11. Neda 5 settembre 2018 a 19:18 #

    Un racconto stupendo. Grazie.

  12. sguardiepercorsi 5 settembre 2018 a 21:09 #

    Complimenti e grande ammirazione per la tua capacità di reggere la fatica e non mollare!
    Un sorriso,
    Chiara

  13. Sabina_K 6 settembre 2018 a 16:25 #

    la frase conclusiva è un capolavoro, ma anche il resto del racconto: ci hai fatto affacciare tutti su quel panorama

    • massimolegnani 6 settembre 2018 a 18:52 #

      eheh, quella l’ho borbottata con l’ultimo fiato 🙂
      Buona serata, Sabina
      ml

  14. dimaco 8 settembre 2018 a 09:49 #

    Mi fa venire in mente quella storiella, per me di fantasia, di quei tre tizi che furono fatti inerpicare su per una montagna a suon di frustate, e poi lì vennero inchiodati a una croce e ammazzati. Salvo poi resuscitare, tiè!
    Sebbene forse non vera, ha un significato che comprendo anche io: se sei disposto a soffrire per quello in cui credi, la ricompensa, tangibile o meno, è inestimabile.
    Non so cosa abbiano fatto a te una volta in cima, se sei defunto e poi ritornato, ma mi sembri soddisfatto comunque.
    Io non sono ciclista, ma dei ciclisti, e in genere di tutti quelli che vanno in salita e non è chiaro il perchè, credo di aver capito questo.

    • massimolegnani 8 settembre 2018 a 10:54 #

      nella favoletta che riporti io ero il ladrone sulla sinistra e il mio amico quello a destra, per cui niente resurrezioni per noi..però però siamoriusciti a scendere in qualche modo dalla croce e dal monte 🙂
      e hai ragionissima su una cosa: nemmeno io so il perchè delle salite che ci sfiancano e che pure cerchiamo caparbi 🙂
      grazie Dimaco
      ml

  15. Silvia 9 settembre 2018 a 11:23 #

    Peggio dello zoncolan?

    • massimolegnani 9 settembre 2018 a 11:42 #

      rapportato alle nostre esili forze direi di sì,
      anche perchè lo Zoncolan non ci avremmo manco provato, il Mottarone invece lo abbiamo affrontato con la sconsideratezza di una salita facile 🙂
      ml

  16. marisasalabelle 23 settembre 2018 a 12:18 #

    Mottarone… ci sono stata a sciare con le mie zie quand’ero bambina, e anche a me pareva un nome troppo buffo per appartenere a un posto serio. Mottarone! Solo quelle svampite delle mie zie potevano scegliere un posto con un nome simile! 🙂

    • massimolegnani 23 settembre 2018 a 20:05 #

      ..e nemmeno un mottarello a consolarci 🙂
      Ciao, benarrivata
      ml

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