Fidia, LinaCarla e le altre

10 Set
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c.calati

 

 

Deehh, dottore, le cartelle sono sulla scrivania e i bambini sono qui fuori dalla porta, in attesa della visita; basta che lei li chiami per nome, loro sanno che devono entrare uno alla volta. Perdoni se non mi alzo, ma oggi sono proprio stanca. 
Così ho conosciuto Fidia il mio primo giorno di lavoro, mollemente seduta su una sedia dell’ambulatorio maschile a sventolarsi il faccione accaldato, nonostante fossimo ai primi di marzo. E non si è più ripresa da quella prima giornata di stanchezza.
Fidia mi ricorda Ciccio, l’aiutante (o il nipote?) di Nonna Papera, quello perennemente appisolato sotto una pianta; li distingue un paio di baffetti sottili: sì, lo so che Ciccio non ha i baffi. Fidia lo sapevo un nome maschile, sai lo scultore greco, eppure lei è una paciosa suora di mezz’età. Non mi sono mai arrabbiato per la sua pigrizia, in cui ho visto una vena di saggezza a schivare gli impegni e i rischi del mondo.

La figura asciutta di suor Bruna, scolpita nel bianco dell’abito, mi ha agghiacciato dal primo istante: il suo volto è pietra grigia, dura, lavorata a colpi violenti di scalpello. In cima alla scalinata controlla che i bambini salgano disciplinatamente, e riesce sempre a castigarne qualcuno. È un’infermiera efficiente, brusca e cattiva. Sotto il velo che dovrebbe simboleggiare bontà coltiva tutto il rancore del mondo. Non ci sopportiamo. Lei disprezza la mia mancanza di autorità con i piccoli ricoverati (ci gioco, mi faccio tirare per il camice, rifiuto la stupida distanza del ruolo) e io le riservo una quota supplementare di odio perchè non riesco a contrastarla come vorrei. Non l’ho mai vista sorridere a un bambino, i suoi sorrisi ossequiosi sono destinati unicamente al primario, autoritario come lei.

Massimo, dammi una mano a portar fuori questi tavoli: voglio far disegnare i bambini sotto le piante.
Massimo, dobbiamo fare qualcosa per Antonio, ho l’impressione che non sia sordo del tutto. Dai, contatta la clinica audiologica a Torino, se c’è una possibilità non dobbiamo perderla!
Massimo, vieni a giocare con i bambini, loro sono felici se ci sei anche tu e non le solite suore rompiballe!
Lina Carla è impetuosa, allegra, contagiosa. È convinta che il male non esista ed effettivamente quando sei con lei il male si dissolve. Non è una sprovveduta, le brutture del mondo le conosce tutte, ha vissuto in Argentina tra la povera gente al tempo dei generali e dei desaparecidos, ma riesce sempre a trovare un motivo tenace di gioia. Un giorno abbiamo organizzato una fuga. Con i due ragazzini più grandi ci siamo allontanati a piedi dall’ospedalino come volessimo fare una passeggiata nel parco, ma una volta fuori dai cancelli siamo saliti tutti quanti sul mio spider che avevo lasciato apposta lì. E via giù per la discesa del topione a una folle velocità lentissima con i ragazzi che gridavano e Lina Carla che rideva. Siamo arrivati solo fino a casa mia, un chilometro più in basso a vedere le anatre di Tiziana e a bere, noi adulti, un caffè con lei, ma è come fossimo andati in capo al mondo. La madre superiora, personaggio torvo nel suo abito nero che la distingue dalle “candide” sorelle, è venuta a conoscenza dell’accaduto e ha inflitto una settimana di penitenze a Lina Carla. Digiuno e preghiera, ma lei ride: Massimo, ne valeva la pena e poi qualche preghiera in più non mi fa certo male. Già, lei non mi ha mai parlato di Dio nè ha mai rimproverato il mio agnosticismo, ma quando sono con lei capisco che se Dio c’è vive con lei, non certo con suor Bruna o con la Superiore.

Quando l’ospedalino ha chiuso le suore sono state trasferite. Il giorno della partenza Lina Carla e Fidia mi hanno portato nella cucina di casa-suore, luogo per anni inaccessibile. Non avendo altro da darmi mi hanno regalato il vecchio tagliere su cui cucinavano per le consorelle. È un tagliere di legno poco pratico, massiccio, tarlato e rotto nell’impugnatura. Ma da trent’anni sta lì nella mia cucina e non c’è giorno che non lo usi.

43 Risposte a “Fidia, LinaCarla e le altre”

  1. lamelasbacata 10 settembre 2018 a 11:16 #

    Bontà d’animo, aridità di cuore, empatia, repulsione, affetto sincero. C’è un campionario di umanità magnifica in queste tue parole e sono sicura che non c’è giorno che tu non accarezzi quel vecchio legno sorridendo. Una splendida giornata per te, amico mio. Di sicuro hai rischiato la mia!

    • massimolegnani 10 settembre 2018 a 13:59 #

      c’era tutto in quell’ambiente, io l’avevo ribattezzato “il microcosmo”
      PS cara Mela ho la presunzione di credere che quel “rischiato” finale nel commento stia per “rischiarato” e non per “rischio” che ti faccio correre 🙂
      un abbraccio
      ml

      • lamelasbacata 10 settembre 2018 a 14:00 #

        Assolutamente! Il correttore automatico non ha ancora capito chi comanda! 😊

      • massimolegnani 10 settembre 2018 a 14:05 #

        eheh, ti sorrido

  2. rodixidor 10 settembre 2018 a 11:35 #

    Dottore hai uno spider?

    • massimolegnani 10 settembre 2018 a 14:01 #

      già, un divertente triumph spitefire in un tempo ormai troppo lontano!
      ciao rodix
      ml

  3. marilenamonti 10 settembre 2018 a 11:58 #

    Bella storia. Posso osare definirti un abilissimo pittore? Poche pennelleta e un mondo intero ci raggiunge!
    Complimenti…

  4. Pendolante 10 settembre 2018 a 13:28 #

    Sai raccontare la gente, bella e brutta. Un tagliere prezioso

    • massimolegnani 10 settembre 2018 a 14:04 #

      prezioso il tagliere, preziosa la gente bella 🙂
      ciao Katia
      ml

  5. intempestivoviandante 10 settembre 2018 a 14:36 #

    Davvero, quanto mi piace il tuo modo di tracciare ritratti profondi con poche parole!

    • massimolegnani 10 settembre 2018 a 17:46 #

      Grazie Alex, e’ un bell’apprezzamento questo!
      Un sorriso
      ml

  6. alemarcotti 10 settembre 2018 a 14:54 #

    Mi sembra di averle avute tutt’e tre qui davanti ai miei occhi…

    • massimolegnani 10 settembre 2018 a 17:47 #

      In fondo, nel bene e nel male erano persone lineari, facili da descrivere 🙂
      Ciao Ale
      ml

      • alemarcotti 10 settembre 2018 a 17:57 #

        No no, sei stato bravo tu😄☺

      • massimolegnani 10 settembre 2018 a 18:02 #

        !!wow, grazie 🙂

  7. (b)ananartista SBUFF 11 settembre 2018 a 12:40 #

    parole che dipingono orizzonti

  8. yourcenar11 11 settembre 2018 a 17:09 #

    Ho trascorso tutti gli anni della mia formazione con suore di vario tipo: dalle salesiane delle elementari alle orsoline delle medie fino – ebbene sì anche queste! – alle carmelitane scalze (😯😱) che avevano avuto la dispensa papale per aprire un educandato. Leggo la galleria dei tuoi ritratti e ripenso a qualcuna di quelle “donne” incontrate, che dopo le superiori non ho più voluto incontrare. L’università ha segnato una cesura netta nella mia vita: nei miei ricordi se ne salva solo qualcuna… e non credo che riuscirei a dipingerle bene, come fai tu…

    • massimolegnani 11 settembre 2018 a 20:18 #

      Immagino, a contatto così continuativo con loro e in un ruolo subalternole è quasi inevitabile che le tue esperienze siano state soprattutto negative.
      Io ho avuto la fortuna di conoscere una suora, anzi una persona, assolutamente eccezionale che da sola ha controbilanciato tutto ciò che di negativo c’era nelle sue sorelle.
      Ciao Cristina
      ml

  9. newwhitebear 11 settembre 2018 a 22:03 #

    è vero. Un tempo le suore stavano negli ospedali come infermiere e di solito sembravano scaricare sugli ammalati la loro rabbia di essere suore. Ma non tutta l’erba è un fascio, perché esistevano anche Fidia e Lina Carla.
    Veramente bello questo ricordo di vita.

    • massimolegnani 11 settembre 2018 a 23:51 #

      sì, avevano, in molte, una severità rancorosa, una malcelata frustrazione, una assenza d’amore, che sfogavano sui pazienti, bambini nel mio caso!
      poche avevano autentici gesti d’amore e quelle poche non le dimentico.
      ciao GianPaolo, grazie per l’apprezzamento
      ml

      • newwhitebear 12 settembre 2018 a 17:56 #

        per mia fortuna ho avuto pochi incontri con loro. Fai bene a ricordare quelle poche che onoravano velo e funzione.

      • massimolegnani 12 settembre 2018 a 23:46 #

        però hanno rappresentato la stessa varietà di caratteri e di comportamenti presenti in una società più ampia. E in questo sono state un insegnamento tutte, anche la più meschina di loro
        🙂

      • newwhitebear 15 settembre 2018 a 17:20 #

        ciao

      • massimolegnani 15 settembre 2018 a 18:18 #

        A te 🙂

  10. cuoreruotante 11 settembre 2018 a 23:18 #

    Caspita… ho visto tutto, la suora severa, la fuga allegra, i sorrisi veri e quelli repressi. E poi il regalo. Non casuale. Un segno tangibile che sa di bene, nonostante l’armatura.
    Bello 😊

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