due lettere d’amore

13 Set

photo by margherita calati

 

 

Caro Nicola,

mentre il treno mi porta lontano, mi è venuto improvviso il bisogno di scriverti.
Sono felice di questa forzata separazione, che tramuterà in nostalgia la solida certezza della tua presenza. È bello guardarti da lontano, osservare nel ricordo il profilo del tuo volto, infilare con la fantasia le mie dita incerte nella tua barba rassicurante, far affiorare dalla memoria i contorni della tua bocca e riascoltare in un angolo remoto del mio cervello la tua voce calma. 
Se fossi qui mi riconosceresti a stento: mi sento aperta e disponibile, come se le tue parole avessero innescato un congegno ad effetto ritardato che solo ora inizia ad agire.
Rinnego con rabbia i miei atteggiamenti alteri, le smorfie mentali, la diffidente ritrosia, che mi hanno sinora impedito di gustare appieno il tuo amore tranquillo.
Ora che è appena iniziata questa breve separazione, sento prendere forma uno struggente desiderio di averti vicino.
Rimpiango che tu sia sempre stato troppo attento a non valicare i confini che io stessa ti avevo imposto, troppo pronto ad accettare le mie briglie, troppo educato per contrastarmi. In amore l’educazione e il rispetto sono un veleno lento e micidiale.
Scommetto che non hai mai sospettato che i miei no nascondessero una richiesta inespressa: avrei voluto ingaggiare con te una lotta violenta e appassionata, che desideravo perdere con onore. Sì, volevo essere domata, travolta da un ardore che spazzasse baldanzoso ogni remora. Tu sei sempre entrato in punta di piedi, attento a non rovinare nulla. È vero, è quello che ti ho sempre chiesto, ma una parte di me non voleva essere ascoltata.
Ecco, in futuro, ti vorrei come il signore che mi siede di fronte: elegante e composto, non cessa di squadrarmi in modo sfrontato; non fa nulla per camuffare lo sguardo, non si cura degli altri, nè della mia possibile reazione. I suoi occhi non ammiccano, la sua bocca affilata non si schiude in un sorriso, il suo corpo non tradisce emozione.
Non vedo desiderio nei suoi occhi, ma possesso: ha indugiato a lungo sul mio collo, dove a te piace deporre il bacio del saluto; ed ora sta valutando il mio seno, come leggesse la pagina di un libro; sento nel suo sguardo una vaga irritazione, come se non rispondessi alle sue attese.
Provo a fissarlo irritata, ma lui è roccioso e presto mi ritraggo sconfitta.
Mentre scrivo fatico a pensarti. Cerco d’immaginarti al suo posto, ma siete troppo diversi, non tanto nel fisico, quanto nell’atteggiamento: la tua arma migliore è la dolcezza ciarliera, non la silenziosa aggressività.

Sono a disagio, non mi sono sentita così esposta nemmeno quando ero nuda davanti a te. E, forse, sono anche dispiaciuta di deluderlo.
Con un gesto che non riesco a trattenere slaccio un bottone della camicia e riprendo a battere sui tasti per non guardarlo, ma quando alla fine lo faccio, non leggo l’approvazione sperata nei suoi occhi. Cerco di ignorarlo, ma anche china sul portatile, sento che i suoi occhi severi sono ancora bloccati sul mio seno agitato.
Mi alzo di scatto e vado alla toeletta: mi guardo allo specchio e non mi riconosco. Il mio bel viso paffuto è indurito in uno spasmo che altera i lineamenti. Mi rinfresco nel minuscolo lavandino lasciando che l’acqua mi scorra sul collo e sui seni. Quando indosso di nuovo la camicia, dopo essermi asciugata alla meglio con un fazzoletto, mi sento meno vulnerabile. Appallottolo il reggiseno infradiciato nella borsetta e torno allo scompartimento con passo deciso.
Riprendo a scrivere ignorando il mio implacabile esaminatore. Resisto, china sul portatile, imponendomi di pensare a te. Poi la curiosità ha il sopravvento: il suo atteggiamento non è mutato, braccia conserte, tronco eretto, immobile; ma scorgo nei suoi occhi una maggior luminosità, come se qualcosa di me avesse acceso il suo sguardo. Mi fissa con minor severità e la sua bocca si distende in un impercettibile sorriso. Cerco di non dimostrare la mia contentezza, ma sento i capezzoli premere sul fresco tessuto; non faccio nulla per nascondere la loro eccitazione ed il suo sorriso affilato diviene più sfrontato.
Continuo a registrare gli avvenimenti sul computer anche se ormai è evidente che non potrò premere invio a questa mail.
Sento di nuovo il suo richiamo e sollevo ubbidiente la testa: i suoi occhi mi inviano una richiesta precisa, che mi fa arrossire; eppure non ho un attimo d’esitazione. Cercando di dissimulare i gesti, mi porto un dito alla bocca, lo inumidisco con la saliva e lo infilo nella scollatura della camicetta.
Nessuno degli altri tre passeggeri s’è accorto dei miei maneggi: un anziano dorme profondamente, un ragazzo seduto quasi di fronte a me ascolta musica in cuffia ad occhi chiusi, una signora al mio fianco è immersa nella lettura di una rivista.
Attendo inquieta il prossimo ordine. Il suo sguardo si inchioda al mio sesso; chiudo gli occhi e immagino il suo assalto furioso; mi agito sul sedile, non mi sono mai sentita così eccitata.
Quando riapro gli occhi il ragazzo del walk-man mi sta fissando strabiliato, ma non m’importa d’essere stata colta in flagrante, non arrossisco nemmeno; cerco invece l’approvazione del mio padrone che non riesco a cogliere nella sua maschera dura.
Improvvisamente il mio uomo si alza: esce nel corridoio e si avvia con passo veloce verso il fondo del vagone, senza voltarsi. Lo seguo a distanza e lo vedo infilarsi nella toeletta. Indugio qualche istante fuori dalla porta: non mi pongo domande, non voglio considerare il rischio a cui mi espongo, ho una totale fiducia in quest’uomo sconosciuto che mi ha stregata con il silenzio e l’immobilità. Abbasso la maniglia ed apro decisa…
Addio caro Nicola.

# # #

Caro amore,
ti scrivo, appena giunto in albergo, ancora sconvolto da quanto mi è successo. Mi sembra giusto rendertene partecipe, anche se sono cosciente del rischio che questo comporta.
Sai bene che non mi piace viaggiare in treno, non sopporto il contatto gomito a gomito con gli altri passeggeri; in questi casi mi estranio da quanto succede intorno e pur rimanendo con gli occhi spalancati non vedo volti e persone. Anche oggi ero seduto nello scompartimento affollato, completamente perso dietro i miei pensieri. Il ritardo nell’esito delle mie analisi sta creando tra noi una tensione che non vogliamo ammettere, ma che dovremo affrontare. Proprio a questo stavo pensando quando mi sono sentito osservato con insistenza: una donna, seduta quasi di fronte a me, mi guardava con espressioni strane, ora dura, subito dopo quasi ammiccante. L’ho fulminata con un’occhiata cattiva, ma non ho potuto fare a meno di osservarla: una morettona piuttosto florida, avrà sì e no venticinque anni, direi bella, senza essere vistosa; sembrava in preda ad un’agitazione appena trattenuta. Scriveva veloce su un note-book, ma ogni pochi minuti sollevava lo sguardo e mi fissava, a tratti quasi supplichevole. Il suo atteggiamento era davvero insopportabile; le ho lanciato un’altra occhiataccia per farle capire che m’infastidiva e mi sono immerso in una totale atarassia, dimenticando però il mio sguardo assente nella sua direzione. Credo che lei abbia continuato quel teatrino assurdo, ma la mia retina non ha più registrato le immagini. Improvvisamente ha lasciato lo scompartimento con una foga che l’ha fatta inciampare nella mia caviglia. Credevo di essermene liberato ma dopo una decina di minuti è rientrata, apparentemente più rilassata. La pace è durata poco. La donna faceva di tutto per attirare la mia attenzione e più la trattavo male e più lei si faceva insistente. Non mi intendo di queste cose, ma ad un certo punto mi è sembrata in preda ad una vera follia erotica: uno dopo l’altro ha slacciato due bottoni della camicetta, ammiccando nella mia direzione quasi m’invitasse a guardarla. Quando l’ho vista toccarsi il seno in modo sfacciato ne ho avuto abbastanza e sono uscito dallo scompartimento. Mi sono diretto verso il fondo del vagone. Sono entrato nella toilette, ma prima che facessi ruotare il chiavistello la porta s’è spalancata: la donna era lì che mi fissava con uno sguardo spiritato ed io che mi stavo slacciando i pantaloni non ho avuto la prontezza di sbatterla fuori. È stata lesta a chiudersi dentro: si è gettata ai miei piedi, affondando la faccia tra le mie cosce. Mormorava, in una specie di delirio, frasi da folle:- non mi uccidere, amami! Non ti resisto più, mi arrendo!- Era una situazione comicamente assurda, non ero mai stato assalito da una donna, non sapevo come arginarla. Credimi, amore, quella donna era incontenibile, ma per nulla eccitante. Ho cercato di bloccarla con le buone, ma quando ha frugato nei pantaloni alla ricerca del mio sesso, mi sono sentito violato e mi ha assalito una rabbia cieca. Le ho mollato un ceffone che l’ha fatta crollare sotto il lavandino. È stato peggio: è tornata alla carica con più passione di prima, sembrava esaltata dal fatto che l’avessi picchiata. Mi si è avvinghiata addosso mezzo spogliata e s’è messa a baciarmi dove capitava, implorandomi di non respingerla. Sono stato preso dal panico: avrei voluto cancellare quel corpo di donna non desiderato. Te lo confesso, l’ho picchiata con rabbia, non perché invadente, ma perché rappresentava l’ignoto che si stava insinuando nelle mie certezze. Sì, l’ho presa a schiaffi e calci per annientarla, ma è stato inutile. S’è spogliata e s’è offerta a me, come un rullo compressore.
Allora mi sono arreso. Ho immaginato che fossi tu, amore mio, e ho fatto l’unica cosa che so fare: l’ho girata di schiena e l’ho presa in piedi, piegata sul lavandino, Lei solo a quel punto ha cercato di ribellarsi, ma ormai era troppo tardi.
È stato tutto come sempre…ma la pelle di una donna è incredibilmente liscia!
Amatissimo Filippo, potrai mai perdonarmi?

Il sempre tuo,
massimo

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44 Risposte to “due lettere d’amore”

  1. lepastelbleu 13 settembre 2018 a 08:58 #

    geniale!

  2. lamelasbacata 13 settembre 2018 a 09:06 #

    Che finale! Si legge trattenendo il fiato e lascia a bocca aperta. Bravissimo, una splendida analisi delle emozioni, soprattutto quelle di lei così contraddittorie.

    • massimolegnani 13 settembre 2018 a 10:12 #

      grazie Mela, ho voluto costruire una storia che si fondasse su un equivoco di fondo, perchè spesso attribuiamo agli altri atteggiamenti, intenzioni, senza seguire criteri razionali ma secondo la nostra pulsione del momento.
      un abbraccio
      ml

      • Elish_Mailyn 13 settembre 2018 a 10:58 #

        concordo 👍
        sempre un’emozione leggerti 🤗

      • massimolegnani 13 settembre 2018 a 13:54 #

        oh, grazie Eli
        un caro saluto
        ml

      • lamelasbacata 13 settembre 2018 a 11:45 #

        È una considerazione molto saggia. Vediamo ciò che ci fa più comodo vedere, a volte per giustificare una decisione o un cambiamento.
        Abbraccio ricambiato!

      • massimolegnani 13 settembre 2018 a 13:54 #

        sì, esattamente così
        ti sorrido

  3. Tati 13 settembre 2018 a 10:57 #

    Molto bello, adoro la ricerca dei diversi punti di vista e vissuti sulla stessa “questione”.

    • massimolegnani 13 settembre 2018 a 13:53 #

      anch’io!
      qui due visuali distorte ma convergenti li hanno portati a fare ciò che non avrebbero immaginato e la cui responsabilità attribuiscono all’altro.
      Ma la realtà del racconto è che hanno seguito proprie pulsioni inconscie.
      un sorriso, Tati
      ml

  4. alemarcotti 13 settembre 2018 a 12:25 #

    Un genio😊

  5. dimaco 13 settembre 2018 a 16:14 #

    Se l’amore è comprendersi, la passione è invece un equivoco.
    Sei un simpatico lazzarone: non è la prima volta, mi pare, che i tuoi personaggi non possono trattenersi dallo scappare dai loro vestiti, reali o metaforici che siano.

    • massimolegnani 13 settembre 2018 a 17:25 #

      eheh, a volte mi piace strapazzarli i miei personaggi, portarli a un punto di rottura che non s’aspettano 🙂
      “La passione e’ un equivoco”, perfetta sintesi del brano che sottoscrivo volentieri.
      Ciao e grazie
      ml

  6. pino 13 settembre 2018 a 18:31 #

    E già, le lettere d’amore! C’è forse qualcuno, oggi, nell’era super tecnologica dove tutto si consuma in fretta, che si azzarderebbe a scrivere una vera lettera d’amore all’innamorata/o?. Ci può essere solo uno come te che sa usare molto bene le parole e sa creare delle trame amorose dove l’ambiguità diventa seducente. Peccato che non siano lettere vere, le tue, ma solo spunti di vera letteratura. Bravo!! Eppure nel passato, caro Massimo, venivano scritte seducenti lettere d’amore che sono poi arrivate a noi come epistolari famosi, di alto valore letterario. Erano altri tempi. Oggi sarebbe una perdita di tempo. E forse nessuno sarebbe più capace di scrivere una bella lettera d’amore.

    • massimolegnani 13 settembre 2018 a 22:42 #

      La protagonista, figlia dei tempi, continua a scrivere la lettera/mail anche quando si rende conto che non la potrà inviare. Questo secondo me è significativo (a parte il dettaglio che se avesse smesso di scrivere non ci sarebbe più stato il racconto!) come se scrivesse più per celebrare se stessa,che per comunicare ad altri. Un po’ quello che succede con le foto, ormai sono più i selfie che le le foto ad altri soggetti. viviamo in un’epoca caratterizzata dal narcisismo.
      ciao Pino e grazie del bel commento
      ml

  7. biondograno70 13 settembre 2018 a 21:27 #

    apperò Max….

    è proprio fantastica la storia della vita….
    che emozioni, che fraintendimenti… che visioni opposte…e in primis cosa che succede spesso a molti se non a tutti… .. vedere cose che noi vogliamo vedere fraintendendo emozioni, sentimenti e pure situazioni…

    poi molto intrigante…. ecchediamine anche Te!!!!

    mi è piaciuto, mi sei piaciuto anche in questa versione.

    m.

    • massimolegnani 13 settembre 2018 a 22:47 #

      sì, i fraintendimenti che secondo me raramente sono casuali ma seguono piuttosto il nostro inconscio.
      “eccheddiamine anche Te” si riferisce alla firma sotto la seconda lettera? eheh, a rimescolare le carte, ci ho voluto mettere il nome se non la faccia 🙂
      grazie m.onica per l’apprezzamento 🙂
      ml

  8. cuoreruotante 13 settembre 2018 a 23:39 #

    Che dire che già non hanno detto? Concordo su tutto. Si legge d’un fiato, anche a me piace leggere i differenti punti di vista e… cosa manca? Ah si! Sei geniale 😊

  9. Neda 14 settembre 2018 a 08:02 #

    Esilarante!!!

    • massimolegnani 14 settembre 2018 a 09:25 #

      sì, c’è anche questo aspetto di vicenda grottesca su cui ho cercato di non calcare troppo la mano, ma indubbiamente insita nel procedere parossistico dell’incomprensione tra i due protagonisti.
      buona giornata Neda, un sorriso
      ml

      • Neda 14 settembre 2018 a 20:15 #

        Buona serata a te.

      • massimolegnani 14 settembre 2018 a 22:44 #

        grazie 🙂

  10. marilenamonti 14 settembre 2018 a 11:33 #

    Attraversi con maestria i labirinti della mente umana. E sempre lasci qualcosa su cui riflettere!

    • massimolegnani 14 settembre 2018 a 12:22 #

      ti ringrazio. Mi piace sondare la vita che si agita sotto la superficie dell’acqua 🙂
      buona giornata, Marilena
      ml

  11. cisonduecoccodrilli 14 settembre 2018 a 21:38 #

    Spassosissimo. E mi ricorda di non farmi tante storie. Certo che in qualunque genere ti cimenti, sei sempre una bella sorpresa. Bravo

    • massimolegnani 14 settembre 2018 a 22:47 #

      capisco che la vicenda ha risvolti grotteschi quindi la chiave di lettura comica ci sta.
      ma la mia intenzione era di puntare più l’attenzione sulle suggestioni provocate dai fraintendimenti. 🙂
      ti abbraccio coccodrilla
      ml

  12. newwhitebear 15 settembre 2018 a 20:48 #

    Insomma il gay s’è fatta la morettona e ha trovato piacevole il diversivo. E lei? Pianta il dolce Nicola, troppo tenero ai suoi occhi accettando la violenza di uno sconosciuto.
    #metoo all’incontrario?
    Comunque belle le due missive che vedono il medesimo evento da due angolazioni differenti.

    • massimolegnani 16 settembre 2018 a 00:21 #

      sì ed entrambe le angolazioni sono falsate, ognuno dei due attribuisce all’altro un’intenzione che almeno consciamente non ha
      ne scaturisce un rapporto basato sull’equivoco e sul nulla, ma che rivela le pulsioni sotterranee di entrambi
      grazie GianPaolo, buonanotte
      ml

  13. Stefi 16 settembre 2018 a 18:06 #

    C’è il senso del ribaltare in questo tuo brano godibilissimo.
    Il non volere che in fondo è volere.
    “Avevo capito male” che in realtà è “Volevo proprio capire così”.
    La specularità con cui lo affronti ha un che di pacificamente sovversivo.
    🙂

    • massimolegnani 16 settembre 2018 a 19:04 #

      Condivido in pieno la tua lettura:”volevo proprio capire cosi'” vale per entrambi i protagonisti. E aggiungerei “anche se non lo sapevo”
      Grazie Ste’
      ml
      (non ho assistito alla diretta ma a quanto sento il risultato non cambia 😦 )

      • Stefi 16 settembre 2018 a 19:11 #

        Gara noiosa, piloti addormentati, strategia assente, futuro in salita, orizzonte tendente al nero.
        Anzi, all’argento 😦

      • massimolegnani 16 settembre 2018 a 20:11 #

        ecco appunto

  14. Un cielo vispo di stelle 16 settembre 2018 a 21:20 #

    Fantastico!! E pure col colpo di scena finale! Sei un grande. Erotismo, sensualità e ironia da vendere. Bravò!

    • massimolegnani 16 settembre 2018 a 23:51 #

      inizialmente era l’idea di due vicende separate poi le ho fuse in un’unica scena, vissuta e raccontata in modo diverso dai protagonisti.
      ciao Paolo, contento del tuo apprezzamento
      ml

      • Un cielo vispo di stelle 17 settembre 2018 a 08:40 #

        È l’ironia dei malintesi e dell’ambiguità di situazioni e percezioni a farla da padrone, comunque. E sei stato maestro nel metterla in scena.

      • massimolegnani 17 settembre 2018 a 18:22 #

        Ancora grazie, Paolo

  15. franco battaglia 17 settembre 2018 a 06:08 #

    Con l’ “amatissimo Filippo” hai rimesso in carreggiata qualcosa che non stava rendendo, e che, in effetti, era funzionale in esclusiva vista dell’epilogo. Forse bisognava lavorarci 😉

    • massimolegnani 17 settembre 2018 a 18:17 #

      Sì l’epilogo era un po’ chiamato e forzato da lontano 🙂
      Ciao Franco
      ml

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