il dondolio

23 Set

c.calati

 

 

 

Dicono che le tragedie rinsaldino l’amore di una coppia, sempre che la coppia fosse solida di suo.
Per loro non fu così. Loro li ho visti sgretolarsi dentro, come una casa dopo un bombardamento a cui rimane quasi intatta solo la facciata. Almeno i primi tempi dopo il dramma, poi nemmeno quella, fu un crollo devastante e ognuno in silenzio prese la sua strada. Loro, se li interrogaste adesso, a distanza di così tanto tempo da quello che è successo, addirittura negherebbero concordi che mai c’era stato amore. Una parvenza per le convenzioni, direbbero, come massima concessione al vostro stupore.
La tragedia ha cancellato la loro memoria affettiva. La mia memoria invece è intatta e mi costringe a queste righe per una questione di giustizia. Perché non accetto che si neghi ciò di cui mi sono nutrito e che mi ha fatto crescere sicuro.
Sì, ho avuto un’infanzia felice e un’adolescenza ricca di burrasche, con un porto tranquillo in cui potevo sempre rifugiarmi. Grazie al loro amore. Non quello per me, ma l’amore tra di loro, che mi era di riferimento, come una stella polare in terra.
Mamma, da che la ricordavo, era sempre stata grassa, o meglio alta e giunonica, ora, la vedeste, è uno stecco desolato, e aveva una risata proporzionata alla sua mole, con cui orchestrava la vita a sé e agli altri. Papà era smilzo e al suo fianco appariva ancora più minuto, ma con due occhi da faina in continuo movimento, che gli occhiali da miope rendevano piccoli e pungenti. Gli piaceva raccontare storie assurde, mantenendo una faccia seria e roteando gli occhi come un giocoliere con i piatti e, quando mamma con una risata troppo fragorosa rischiava di distruggere la sua credibilità, lui mi strizzava l’occhio come un s.o.s, prima di essere travolto dal suo micidiale abbraccio.
Papà tornava sempre a casa per pranzo, anche se il suo lavoro talvolta lo portava lontano. La cucina di mamma è una potente calamita, mi diceva, ma io sapevo che era il dopopranzo che lo attirava come il miele. Mi mandavano a fare il riposino e si piazzavano sul dondolo in estate o sul sofà in inverno e io aspettavo la risata della mamma per alzarmi. Allora andavo alla finestra o ai primi gradini della scala ed era come ascoltare una fiaba che sai già a memoria ma vuoi sentire ancora e ancora. La prima risata era quando papà affondava la faccia tra i suoi seni giganteschi. Le prime volte temevo soffocasse ma poi lo vedevo riemergere con gli occhiali di traverso e il viso acceso. Mamma si accasciava sui cuscini come un’elefantessa nel fango e modulava il riso al ritmo dell’amore. Il dondolo ondeggiava come una barchetta in mare mentre il mio intrepido papà s’avventurava tra quelle enormi carni bianche, forza Achab, gli gridavo muto.
A quel punto io mi ritiravo, non per pudore, ma per ascoltare meglio il rumore armonico e complesso fatto di cigolio di molle, di respiri affannati e delle risate gorgheggianti della mamma. Ascoltavo e mi dondolavo anch’io allo stesso ritmo, lasciando che quel movimento ossessivo mi penetrasse dentro fino a darmi una strana serenità, come appunto la fine di una fiaba. Quel dondolio divenne il mio modo di calmarmi quand’ero agitato. Mamma non si preoccupò mai vedendomi ondeggiare mentre facevo i compiti o m’impegnavo in un gioco difficile; aspettava che finissi, poi mi scompigliava i capelli e mi chiamava il mio piccolo ebreo in preghiera, intuendo che c’era qualcosa di ieratico nel mio dondolio silenzioso.

Ancora adesso, mentre sono appollaiato sullo sgabello del tecnigrafo davanti a un progetto impegnativo, mi capita involontariamente di concentrarmi oscillando il corpo a ritmo lento e ripetuto. E ogni volta sento i miei assistenti bisbigliare fiduciosi il Maestro sta trovando la soluzione. In effetti spesso la cavo da lì la soluzione, dall’armonia degli antichi gesti e dai rumori scricchiolanti che ascoltavo da bambino.

La risata di mia mamma s’è spenta e gli occhi di mio papà si sono fermati quando è morto mio fratello, il loro frutto fragile e tardivo. Io ormai avevo quasi diciott’anni, e il dolore, per quanto grande, non poteva più scalfire ciò che si era ormai formato.
Ma per loro non ci fu scampo.

Annunci

46 Risposte to “il dondolio”

  1. lamelasbacata 23 settembre 2018 a 23:23 #

    Bellissimo, di una dolcezza estrema. Non aggiungo altro che un abbraccio per te.

    • massimolegnani 24 settembre 2018 a 00:06 #

      ti ringrazio Mela, davvero. Fortunatamente non è accaduto nulla di quanto descritto nel racconto.
      temo di aver generato equivoci usando la prima persona e forse non è bastato mettere il brano nella categoria narrativa.
      ti abbraccio
      ml

      • lamelasbacata 24 settembre 2018 a 08:29 #

        Ho capito perfettamente che era un racconto. Mi piace sempre molto come tratti i tuoi personaggi, ma questo l’ho trovato particolarmente delicato e non volevo sciupare le sensazioni che ho provato usando troppe parole.
        L’abbraccio è perché sei mio amico, non per consolarti 😊

      • massimolegnani 24 settembre 2018 a 08:45 #

        mi tranquillizzi (e mi inorgoglisci), Mela.
        Ieri sera mi era preso il timore che stessi gabbando il lettore spacciando per vere cose inventate, tanto che ero stato tentato
        di aggiungere un sottotitolo: “storia non vera”.
        un sorriso di buon giorno

  2. Evaporata 23 settembre 2018 a 23:26 #

    ❤️👏

  3. alemarcotti 23 settembre 2018 a 23:35 #

    Non mi commuovo facilmente. L’ho fatto. Un po’ è che i ricordi di famiglia, anche se non miei, mi smuovono qualcosa che nemmeno io so che cosa sia. Grazie

    • massimolegnani 24 settembre 2018 a 00:09 #

      però questo non è un ricordo di famiglia
      ringrazio te, Ale, e mi scuso per aver generato un fraintendimento
      ml

  4. Elianto 23 settembre 2018 a 23:55 #

    Un omaggio assai delicato nella sua potenza.

    • massimolegnani 24 settembre 2018 a 00:13 #

      in effetto questo brano vuole essere un omaggio ai genitori di un mio amico da cui da ragazzino andavo spesso dopo pranzo.
      li trovavo sempre a scambiarsi allegre effusioni d’amore e questo mi colpiva perchè provenivo da una famiglia più “pudica” 🙂
      grazie dell’apprezzamento
      ml

  5. Giuliana 24 settembre 2018 a 05:32 #

    Una storia forte e commuovente e molto reale.

    • massimolegnani 24 settembre 2018 a 08:38 #

      grazie Giuliana.
      accanto alla commozione, ho voluto riabilitare un atteggiamento, il dondolio, che spesso nei bambini è considerato segno di debolezza mentale
      ml

      • Giuliana 24 settembre 2018 a 10:47 #

        Io lo facevo spesso ed ora mi succede di nuovo se sono sotto stress

      • massimolegnani 24 settembre 2018 a 13:15 #

        ecco, così è completamente riabilitato il dondolio 🙂

      • Giuliana 24 settembre 2018 a 15:06 #

        Si, lo spero almeno. Oppure sono matta 😁

      • massimolegnani 24 settembre 2018 a 15:37 #

        ..oppure saggia!
        🙂

  6. elettasenso 24 settembre 2018 a 16:47 #

    Non so se è invenzione o vita narrata. Comunque bellissimo questo racconto di amplessi pomeridiani. È così: il dolore, la tragedia o tempra o rompe. Distrugge tutto ciò che era come uno schiacciasassi. Buona serata caro

    • massimolegnani 24 settembre 2018 a 18:39 #

      E’ vita inventata, prendendo in prestito una coppia reale 🙂
      Il protagonista si salva dalla catastrofe forse proprio grazie a tutto quell’amore dei genitori che aveva assimilato da bambino.
      Buona serata, amica Eletta
      ml

  7. Neda 24 settembre 2018 a 22:25 #

    Ho capito che non era autobiografico quando hai nominato il tecnigrafo, però mi hai fatto tornare alla mente quello che capitava in casa mia quando ero ragazzina.
    Nel mese di luglio tornavo a casa dall’istituto per le vacanze. Anche i miei dopo il pranzo erano soliti chiudersi in camera per fare il riposino e io venivo mandata nel vigneto a fare la guardia ai primi grappoli di Bacco, uva nera dolcissima con acini piccoli che incominciavano a maturare così presto. Mi stendevo su un plaid in cima al vigneto, sotto al primo filare con un libro da leggere per passare il tempo. Bastava allungare una mano e un grappolo accompagnava dolcemente la mia lettura, con un piccolo disguido: l’uva, non ancora matura del tutto, mi obbligava a correre in bagno ed era allora che i miei genitori capivano che era ora di alzarsi: facevo più danni che un ladruncolo d’uva.

    • massimolegnani 24 settembre 2018 a 23:04 #

      eheh, il tecnigrafo, io che non so tenere una matita in mano!
      quanto mi piace questo tuo viaggiare con la memoria tra i filari del vigneto e gli acini acerbi di Bacco 🙂
      buonanotte, Neda
      ml

  8. LaDama Bianca 25 settembre 2018 a 11:09 #

    Questo scritto mi ha molto colpito.
    Intanto perché ho scoperto una penna brillante che con le sue parole riesce a scavare dentro chi legge, e non è da tutti. Anzi, è proprio cosa da pochi.
    Poi perché mi è venuta tristezza per quell’amore meraviglioso, fisico ma anche dolce, morto insieme a tuo fratello. Una tragedia. Anzi due.
    Un abbraccio.

    • massimolegnani 25 settembre 2018 a 11:49 #

      per fortuna si tratta solo di una finzione letteraria, ma l’abbraccio me lo tengo lo stesso 🙂
      partendo da un ricordo d’infanzia (erano i genitori di un mio amico) ho voluto imbastire una vicenda drammatica che colpisse ma non abbattesse il protagonista, che era stato reso saldo proprio dall’amore sfoggiato dai suoi genitori.
      un sorriso e un grazie per la lettura partecipe e per l’apprezzamento
      ml

      • LaDama Bianca 25 settembre 2018 a 13:02 #

        Beh, ci sei riuscito perfettamente. Tant’è che ho pensato fosse un racconto autobiografico.
        Complimenti.

      • massimolegnani 25 settembre 2018 a 15:49 #

        Grazie ancora con un sorriso

  9. Pendolante 25 settembre 2018 a 11:19 #

    un racconto bellissimo, intenso, passionale, struggente…

  10. marilenamonti 25 settembre 2018 a 12:39 #

    Le luci e le ombre della vita. Bel racconto! Apprezzo la tua sintesi e la capacità di trasportare sin dalle prime parole, il lettore dentro il mondo che hai creato!

    • massimolegnani 25 settembre 2018 a 15:48 #

      Grazie, Marilena, mi ritengo soddisfatto quando riesco a coinvolgere il lettore.
      ml

  11. Sabina_K 25 settembre 2018 a 17:12 #

    Una storia profondamente realistica, come alcune di cui sono venuta talvolta a conoscenza.
    Il dramma dei genitori che perdono un figlio si accompagna praticamente sempre alla tragedia del figlio sopravvissuto, che si ritrova “diminuito affettivamente di senso”…credo sia durissimo…

    • massimolegnani 25 settembre 2018 a 20:03 #

      Hai ragione, succede spesso che il figlio superstite sia inconsciamente colpevolizzato dai genitori di essere vivo. Pero’ qui ho voluto tratteggiare una figura differente: l’io narrante, per eta’ e solidita’ psicologica e’ immune da questo dramma nel dramma.
      Buona serata, Sabina
      ml

  12. newwhitebear 25 settembre 2018 a 18:01 #

    molto bello e toccante il racconto che narra la storia di un amore andato in frantumi per la morte di un figlio.

  13. Tiziana 26 settembre 2018 a 21:54 #

    Molto bello. Complimenti.

    • massimolegnani 26 settembre 2018 a 23:18 #

      ti ringrazio Tiziana
      PS riproverò a mettere il commento a Pasolini o a mandartelo 🙂
      ml

  14. Stefi 30 settembre 2018 a 16:06 #

    Quegli spazi dell’anima che ti crei nell’attesa, fermo lì, sui gradini della scala.
    E che ti segnano la vita, che tu lo voglia o no.

  15. Un cielo vispo di stelle 30 settembre 2018 a 23:28 #

    Questo brano è semplicemente stupendo.
    Hai un tratto che comprende tutto, non hai bisogno di spendere altre parole. Il primo tratto è già pieno, bastante, ricco di risvolti. Sarà perché sono fresco di rilettura, ma ci sento qualcosa del Roth di Giobbe. Il narratore nel piccolo Menuchin.
    E poi mi sono indentificato. Anch’io tutt’ora dondolo avanti e indietro (da piccolo lo facevo sempre). A volte anche sul lavoro, durante una riunione, mentre sono concentrato. Un gesto, più che un tic, di cui non mi vergogno più. Ora ancora di meno.

    • massimolegnani 1 ottobre 2018 a 00:02 #

      perfetto!
      ho voluto rivalutare un gesto, il dondolio, che nei bambini spesso viene giudicato segno di autismo o di deficit mentale e la
      tua testimonianza personale corrobora il mio racconto 🙂
      e grazie ancora per il sentito apprezzamento
      ciao Paolo
      ml

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: