la Centovalli

30 Set
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by c.calati

 

 

Il nome probabilmente allude alle continue diramazioni che portano a vallette laterali come la Val Maggia, ma io resto nel solco principale che da Locarno, l’apice svizzero del Lago Maggiore, mi porterà su fino all’italiana Val Vigezzo. È uno scenario che mi piace questo progressivo immergersi in una natura sempre più semplice e selvatica dopo l’eleganza della costa e i lussi delle ville poco sopra la città. È una salita poco impegnativa ma molto lunga e io l’affronto con il passo tranquillo di chi ha tempo davanti e già tanti chilometri di lungolago nelle gambe.

Baldanzosi svizzerotti mi superano veloci con un trattenuto gesto di saluto, io, appesantito dal mio carico di anni e di minime necessità per i pochi giorni di vacanza, neanche ci provo a stargli dietro, m’inoltro lento nella valle e mi godo i boschi, i cinguettii, l’aria che s’affina, gli scorci tra le rocce, gli strapiombi, lo scintillio di un laghetto artificiale qualche centinaio di metri sotto di me, mentre sopra di me un cielo terso ha un sole gentile che non picchia. La quasi totale assenza di traffico stradale mi fa padrone di questa strada antica che segue docile i contorni della montagna senza viadotti a scavalcarla. Al mio fianco compare ogni tanto un trenino che con spirali ardite e piccole gallerie risale lentamente la valle. Una dogana abbandonata mi segnala il rientro in Italia in una continuità di paesaggio che mi conforta. Conto di arrivare a Santa Maria Maggiore e lì fare tappa per la notte, ma con grande sorpresa dopo una curva la strada è sbarrata da un cancello improvvisato, di quelli da lavori in corso. Un cartello scritto a penna mi avvisa che la viabilità verrà ripristinata solo alle cinque. IMG_1943E sono appena passate le tre! Tornare indietro non se ne parla, significherebbe stravolgere il viaggio rinunciando a percorrere la Val Cannobina il giorno dopo. Così non mi resta che attendere, col timore che le due ore di immobilità mi intorpidiscano i muscoli.

Al di là delle grate operai sospesi a delle funi lavorano con martelli pneumatici a mettere in sicurezza la parete rocciosa sopra la strada. Li guardo volteggiare sicuri come alpinisti al sesto grado in mezzo a un polverone di montagna che si sbriciola. Sono uno spettacolo inconsueto e affascinante.

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Ben presto sopraggiungono tre motociclisti, li sento sacramentare in spagnolo davanti allo sbarramento. Mi chiedono conferma di quello che hanno intuito del cartello e così iniziamo a chiacchierare in un misto astruso di lingue e di gesti. Sono messicani e stanno andando su e giù per Alpi dopo aver noleggiato le moto a Milano al loro arrivo in Italia. Sono pieni di entusiasmo, mimano i tornanti e i saliscendi su e giù e dentro e fuori da una nazione all’altra, mi snocciolano come un rosario i nomi dei passi già fatti e quelli che gli restano, lo Stelvio, il SanBernardino, lo Spluga, il Gran SanBernardo e io ad ognuno, come in una litania in chiesa, rispondo sì, l’ho fatto in bici! E loro mi chiedono l’età e mi fanno i complimenti che incasso con orgoglio. Arrivano le cinque, riaprono i cancelli, un caldo cenno di buon viaggio e ognuno riprende la sua strada.

Ma io ho i muscoli imballati, qualche contrattura e piccoli crampi che serpeggiano a minaccia mi suggeriscono di fermarmi al primo paese che incontro. Trovo una trattoria con alloggio, il mio arrivo è un evento inaspettato , la padrona sta stirando in sala, un bimbetto gira in triciclo per i tavoli, una ragazza allatta un neonato mentre sfoglia una rivista. Mi assegnano una stanza che doveva essere la camera della nonna buonanima: un letto in legno di foggia antiquata, un armadio quattro stagioni impiallacciato che non sapevano dove altro ficcare, un bagno enorme con una vasca dallo smalto crepato e un lavandino a rubinetti separati come si usava un tempo. Ma va bene così, il letto è comodo e al tavolino ci sono carta e penna, con cui stendere queste note di viaggio.

Domani [due giorni fa, a dire il vero, che intanto il tempo passa] salirò al Pian del sale e di lì giù per la selvaggia Cannobina a perdifiato fino al Lago. E poi tranquillo a raggiungere la bellezza di Pallanza come un premio.

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28 Risposte to “la Centovalli”

  1. Giuliana 30 settembre 2018 a 18:54 #

    Che bello quello che racconti, sembra di viverlo, crampi alle gambe compresi 🤣🤣🤣 (i miei per immobilità)

  2. Un cielo vispo di stelle 30 settembre 2018 a 21:07 #

    Prezioso diario di viaggio. Grande Massimo, sempre un ardito per le mie poche gambe.
    Ovviamente mi sono gustato l’approdo nella trattoria con stanze. La tua breve ed efficace descrizione di un ambiente parco e familiare. Di quelli che piacciono anche a me e rendono più interessante il viaggio.

    • massimolegnani 30 settembre 2018 a 23:53 #

      sì, simpatica la trattoria con alloggio, ma una volta vorrei togliermi lo sfizio di presentarmi al Grand Hotel con la bici da far parcheggiare al “ragazzo” abituato a ritirare Rolls e Ferrari e farmi assegnare la camera, non dove ha dormito la nonna del gestore ma la regina Elisabetta 🙂
      ciao Paolo, buona notte
      ml

  3. diserieZero 30 settembre 2018 a 21:15 #

    Scrivere e camminare son due cose bellissime. Scrivere di camminate è meraviglioso. Saperlo fare in un certo modo è una dote. Leggere una dote è un piacere.

    • massimolegnani 30 settembre 2018 a 23:55 #

      grazie Claudia
      in questo caso erano pedalate, ma il senso delle tue parole non cambia 🙂
      ml

  4. diserieZero 1 ottobre 2018 a 00:03 #

    Toh, nonostante fosse ben chiaro che avessi una bici, dalle descrizioni dettagliate dei luoghi, avrei giurato avessi fatto dei pezzi di tragitto a piedi. La sensazione d’esser nei posti descritti non varia, resta piacevolissima 😊

    • massimolegnani 1 ottobre 2018 a 00:07 #

      forse tu sei una camminatrice e istintivamente hai tradotto nella tua modalità le mie descrizioni.
      e poi, specie in salita, vado così piano che potrei benissimo essere a piedi 🙂

      • diserieZero 1 ottobre 2018 a 00:29 #

        Si, hai proprio ragione, anche se le mie camminate rientrano in un tempo massimo di mezz’oretta. “Scampagno” infatti per campi con il mio cane, nulla più, in tempi estremamente ridotti, ahimè, rispetto ai tuoi. Ebbene sì, lo confesso, non sono una sportiva 😅. Mi piace osservare e sognare, quello sì, ma il movimento è altra cosa. Grazie, Massimo, resta sempre un piacere scambiare due parole con chi di parole possiede maestria. Ti auguro una piacevole serata. Alla prossima 🙋🏻‍♀️.

      • massimolegnani 1 ottobre 2018 a 01:22 #

        grazie a te per le tue simpatiche parole 🙂

  5. pino 1 ottobre 2018 a 13:39 #

    Il tuo arrivo nella locanda di quel paesello sperduto tra le montagne, accolto dalla padrona di casa come un “evento inaspettato”, ha qualcosa di romantico. E’ la stessa scena che avresti potuto raccontare se ti fossi trovato a chiedere ospitalità ai primi dell’Ottocento, arrivando alla meta stanco e affamato. Oggi con la tua bicicletta…ieri, probabilmente, con il tuo cavallo. 🙂

    • massimolegnani 1 ottobre 2018 a 21:02 #

      A volte, quando arrivo in qualche paese sperduto mi sembra di essere in un altro tempo e la bici diventa un po’ un cavallo 🙂
      Ciao Pino
      ml

  6. cuoreruotante 1 ottobre 2018 a 19:09 #

    Complimenti davvero, ma per tutto. Per come racconti, per la capacità di adattamento, per la tenacia, per lo spirito avventuriero. Sei da esempio a molti giovani sfaticati!

  7. sguardiepercorsi 3 ottobre 2018 a 09:31 #

    Che bei viaggi fai! Fatica e sudore ripagati da incontri e paesaggi notevoli…
    Buone pedalate!

    • massimolegnani 3 ottobre 2018 a 11:04 #

      la fatica è un elemento determinante per apprezzare incontri e luoghi 🙂
      ml

  8. newwhitebear 9 ottobre 2018 a 22:18 #

    ottimo report di viaggio. Calmo e tranquillo come il tuo viaggio, tipico di chi conosce bene il motore che ha.

    • massimolegnani 9 ottobre 2018 a 23:15 #

      eheh, ho un motore da trattare con tutte le attenzioni, sennò mi pianta in asso 🙂
      ml

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