la piccola apocalisse di piazza Cordusio

5 Ott
Cordusio_3-2

by web

 

 

Lo schianto fece tremare vetri e tazzine.
A riascoltarlo era stato un breve rumore assordante, di ferraglia che stride e si contorce. Erano seguiti alcuni istanti di silenzio, fitto, macabro, come se piazza Cordusio fosse stata proiettata dal botto nel mezzo di una distesa siberiana. Poi solo i lamenti dei feriti e le urla della gente che accorreva.

Il locale si svuotò in un attimo, io non mi mossi. Continuai a centellinare il vino, ma tutta la mia attenzione era concentrata su quanto stava succedendo là fuori. Quando immaginai che fosse sopraggiunta una folla sufficiente, uscii a guardare con il bicchiere in mano. Senza fretta mi avvicinai al luogo del disastro, sorseggiando ogni tanto il buon Teroldego. Un tram, speronato da un altro, era rovesciato su un fianco come una bestia preistorica incornata a morte. Il secondo mezzo, rimasto sulle sue ruote, si era incagliato nel primo, anzi gli era finito sopra, sovrastandolo, in un dominio da animale ferito ma vittorioso.
In cima a tutto, per metà fuori dalla cabina di guida, penzolavano due corpi, marionette abbandonate sul bordo del teatrino.
La scena aveva qualcosa di inebriante e il vino mi aiutava a cogliere il fascino sottile della morte ancora calda. Non condivisi la morbosità dei curiosi che brulicavano voraci come formiche richiamate dai resti di un picnic, né la solerzia dei soccorritori che si davano da fare in modo tanto febbrile quanto maldestro. Gli uni e gli altri, quando si accorgevano di me, maledivano scandalizzati il mio distacco e l’attenzione con cui evitavo d’inzaccherarmi l’abito e di mescolare il vino al sangue. il fatto è che non ho grande stima della gente e il mio interesse era altro dal loro. Trascurai i passeggeri feriti, che con i loro lamenti costituivano poco più che la colonna sonora dell’evento. Io ero attratto dai due cadaveri che ancora non avevano coperto coi teli.
Li guardai da sotto.
Il fermo immagine definitivo li aveva colti in pose grottesche: quello con la divisa da tranviere aveva le braccia penzoloni e la testa fracassata, gli occhi erano sbarrati in uno sguardo stupefatto, come se solo all’ultimo istante avesse compreso il disastro che stava combinando. L’altro, una capigliatura candida che andava tingendosi di rosso, stringeva tra le braccia la custodia di uno strumento, come se l’ultimo pensiero fosse stato che nell’urto non si sciupasse il suo violino.
Non riuscivo a staccare gli occhi dai due, studiavo i loro corpi, non tanto le ferite quanto i dettagli che potessero aiutarmi a immaginarmeli da vivi. La morte sconosciuta mi fa sempre questo effetto, mi costringe a risalire il fiume della vita, mi trasforma in un preveggente del passato.
Lo chiamo “effetto-sala”. Sai, quando ti capita di entrare in un cinema mentre il film è quasi finito e dagli ultimi fotogrammi provi a ricostruire l’intera trama nell’attesa che la pellicola riparta. Ma in casi come questo, la piccola apocalisse di piazza Cordusio, la pellicola è spezzata. Sta a te ricostruirla, scremando quel che era vivo da ciò che vedi morto.
Rimasi lì una buona mezz’ora. Quando mi convinsi che ormai sapevo tutto, le narici corrose dell’autista, l’ impronta al suo anulare di una fede ora mancante, la magrezza patologica, le pupille dilatate e l’espressione di stupore di chi è tornato sulla terra giusto in tempo per morire, e poi le mani delicate del passeggero, il candore rosso dei capelli, il taglio di sartoria del suo abito sbrindellato, la custodia elegante in pelle e legno che scommetterei contenesse uno strumento prezioso, forse un Guarneri, e altre piccole notazioni marginali che non sto a dirvi, quando ebbi immagazzinato tutto questo, rientrai nel bar a passo sostenuto.
Ordinai dell’altro vino, tirai fuori di tasca taccuino e stilografica. Piegandomi sul tavolino come un pianista sulla tastiera mi concentrai sulle due vittime e scrissi: Giacomo tira di coca appena prima di iniziare il turno, non riuscirebbe a guidare la bestia senza. Ottavio ancora in pigiama accorda lo strumento. Oggi, per la prova generale, andrà alla Scala in tram per godersi un po’ la sua Milano. 
Smisi di scrivere e chiusi penna e taccuino. Ero soddisfatto, quella breve traccia conteneva in nuce un intero romanzo che del resto avevo già preciso in mente: due vite parallele e assai diverse, divergenti, che alla fine si sarebbero incontrate su quel tram. Ma mi sarei fermato lì, un istante prima del disastro, nessun accenno di morte, lasciando intatta la possibilità che arrivassero vivi a destinazione.

In fondo con tutto il mio cinismo avrei prolungato loro la vita e, se non a loro, ai due personaggi da essi scaturiti.  Già, perché a me interessano più i personaggi che le persone, è ovvio.

Annunci

40 Risposte to “la piccola apocalisse di piazza Cordusio”

  1. lamelasbacata 5 ottobre 2018 a 23:14 #

    Folgorante, cinico, splendidamente costruito. Bello in senso assoluto!

    • massimolegnani 5 ottobre 2018 a 23:26 #

      il tuo apprezzamento è un sollievo oltre che una soddisfazione
      temevo, avendo usato la prima persona narrativa, che il racconto venisse scambiato per una pagina di diario!
      ti abbraccio, Mela
      ml

      • lamelasbacata 6 ottobre 2018 a 14:22 #

        Chi, conoscendoti un poco, potrebbe pensare a una pagina di diario? Non si fa il medico, si è medico e non è qualcosa che va in pensione. Se fossi stato lì avresti prestato soccorso.
        Lo scrittore invece può prendersi molta più libertà 😊
        Buon fine settimana caro.

      • massimolegnani 6 ottobre 2018 a 16:56 #

        Sei straordinaria cara Mela, grazie 🙂

  2. Lucy the Wombat 6 ottobre 2018 a 03:52 #

    E niente. Scrivi benissimo.

  3. quasi40anni 6 ottobre 2018 a 06:54 #

    Splendido ! Scritto benissimo , un cinismo quasi generoso. Bellissima la battuta finale.

  4. franco battaglia 6 ottobre 2018 a 07:59 #

    Fantastico! Ho storto solo un po’ il naso per l’uscita fuori sorseggiando il vino…ma il resto..semplicemente di-vino… “lasciando intatta la possibilità che arrivassero vivi a destinazione” meraviglia pura… 😉

    • massimolegnani 6 ottobre 2018 a 10:41 #

      Sì quell’uscita col calice di vino è un po’ forzata ma mi serviva a dare il suo distacco dall’emozione degli avvenimenti
      Grazie Franco per l’apprezzamento
      ml

  5. lepastelbleu 6 ottobre 2018 a 08:34 #

    molto bello. La tua scrittura è incisiva e poetica al di là del soggetto, sei evocativo con pochi tratti e… Il Teroldego è il mio vino preferito, pur avendo vissuto nelle terre del Bordeaux…

    • massimolegnani 6 ottobre 2018 a 10:44 #

      Eh, Margot, forse proprio perché vissuta in un tempio del vino sai apprezzare anche altre eccellenze come il Teroldego 🙂
      Grazie per le belle parole
      ml

  6. Ehipenny 6 ottobre 2018 a 08:35 #

    Scrivi davvero bene, ho in mente perfettamente la scena, e mi piace 😀

  7. alemarcotti 6 ottobre 2018 a 08:36 #

    Bello …particolare… 😀

  8. dimaco 6 ottobre 2018 a 09:56 #

    Hai colto un aspetto importante: se le cose non le guardi in un certo modo poi non riesci a raccontarle con efficacia.
    Deve essere un po’ quello che capita ai chirurghi in sala operatoria.

    • massimolegnani 6 ottobre 2018 a 10:49 #

      Il tuo paragone è perfettamente calzante e rispecchia la mia intenzione di dire che chi scrive “usa” con un certo distacco le emozioni delle persone intorno
      Ti ringrazio davvero
      ml

  9. LaDama Bianca 6 ottobre 2018 a 11:36 #

    Provo una sorta di fascinazione e al tempo stesso di repulsione per quest’uomo che sorseggia il suo vino e si mescola alla tragedia con tanto distacco.

    • massimolegnani 6 ottobre 2018 a 11:46 #

      confesso che mi fa molto piacere la tua reazione ambivalente alla lettura perchè incarna quello che era il mio obbiettivo: creare un personaggio antipatico che però fosse dotato di una sua particolare sensibilità, non rivolta alla commozione ma alla rielaborazione per quanto accaduto.
      quindi ti ringrazio davvero, Dama
      ml

  10. Valeria Minciullo 6 ottobre 2018 a 11:51 #

    Mi è piaciuta l’immagine dello scontro fra i tram come quella di due bestie che hanno appena finito di lottare.

    • massimolegnani 6 ottobre 2018 a 11:54 #

      in fondo i tram, anche i più moderni, sono delle specie di dinosauri rispetto agli altri mezzi di trasporto di città 🙂
      ciao Valeria
      un sorriso
      ml

      • Valeria Minciullo 6 ottobre 2018 a 14:04 #

        Vero.
        Comunque quelli vecchi hanno un sacco di fascino, io li adoro!
        Sorrisi a te 🙂

      • massimolegnani 6 ottobre 2018 a 16:51 #

        Anch’io
        🙂

  11. ilmestieredileggereblog 6 ottobre 2018 a 14:16 #

    potente!! di qualsiasi cosa tu scrivi, riesci a fare sentire il lettore parte della scena… bravissimo!

  12. Neda 6 ottobre 2018 a 16:38 #

    Molto ben scritto e molto, molto interessante.

    • massimolegnani 6 ottobre 2018 a 16:57 #

      Felice che tu abbia apprezzato il racconto.
      Ciao Neda
      ml

      • Neda 6 ottobre 2018 a 17:07 #

        Ciao. Buon fine settimana.

      • massimolegnani 6 ottobre 2018 a 19:45 #

        Anche a te
        🙂

  13. cuoreruotante 6 ottobre 2018 a 23:42 #

    Persone che non si perdono perché diventano personaggi… un atto generoso oserei dire.
    Sempre bello leggerti

    • massimolegnani 7 ottobre 2018 a 00:31 #

      vero, il trasformare le persone in personaggi prolunga loro la vita e forse è un gesto di generosità da parte del protagonista/scrittore.
      ma il prezzo di questa sua generosità è alto: è il disinteresse per la tragicità delle vicende umane, considerate solo nella loro prospettiva letteraria.
      grazie, Cuore
      una buona notte
      ml

  14. newwhitebear 9 ottobre 2018 a 22:29 #

    da un episodio tanto cruento hai saputo trarre l’ispirazione di un romanzo. A quando la lettura?
    Hai saputo tratteggiare con bravura l’atmosfera, le sensazioni di questo evento doloroso e era possibile stare accanto a te per vedere la scena.

    • massimolegnani 9 ottobre 2018 a 23:23 #

      ho voluto contrapporre la crudezza dell’incidente con la freddezza del protagonista che probabilmente si scalda solo pensando ai suoi futuri personaggi
      quanto al romanzo bisognerà chiedere al protagonista del racconto 🙂
      ciao GiaPaolo
      ml

  15. marisasalabelle 12 ottobre 2018 a 22:59 #

    Bel racconto… in fondo, tutti noi scrittori siamo così: ogni momento della vita diventa trama per un romanzo. Hai una bellissima scrittura, complimenti

    • massimolegnani 12 ottobre 2018 a 23:39 #

      sì, proprio questa era l’idea: il protagonista ci rappresenta tutti, nella sua veste cinica, a noi che amiamo scrivere e che facciamo man bassa di tutto ciò che ci accade intorno.
      grazie Marisa per la condivisione e le parole d’apprezzamento.
      ml

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: