la signora che salutava i treni

8 Nov

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– Certo che la conosco, commissario, anche se è cambiata molto rispetto a questa foto-tessera; qui sembra una ragazzina, mentre quella che ho in mente io è una signora, una signora già di una certa età. Anzi, noi la chiamiamo “la signora del treno”, che evidentemente qui in stazione non abbiamo molta fantasia. Non abita a Villanova, in paese non l’ho mai vista. Compare all’incirca una volta al mese, ma non ha una data precisa, tipo il 3 del mese o il secondo mercoledì, no, ci ho fatto caso, non c’è una regolarità nella sue apparizioni. Arriva con una valigia piuttosto grossa, di quelle con le ruote, che non hai bisogno del facchino, tanto mica ce l’abbiamo, noi, il facchino. Compra un biglietto per Torino, seconda classe, sola andata e anche se arriva con molto anticipo non entra mai in sala d’aspetto. No, anche d’inverno, va direttamente alla pensilina e aspetta in piedi, praticamente immobile, senza dare confidenza a nessuno. 
Lei si chiederà come faccio a ricordarmi di questa donna, con tutti i passeggeri che partono e arrivano ogni giorno.
Bè, il fatto è che la signora non parte mai.
Quando arriva il treno, lei afferra il manico della valigia e fa qualche passo in avanti scrutando nei vagoni, come se cercasse con lo sguardo lo scompartimento meno affollato. Ma la gente sale e scende e lei sta lì.
Le prime volte il capostazione rimaneva con la paletta alzata ad aspettare, “forza signora” provava a gridare e allora lei scuoteva la testa e lui fischiava il via libera un po’ incazzato perchè c’era cascato un’altra volta. Ora finge d’ignorarla, ma io lo vedo che la guarda infastidito, come se la signora fosse un disturbo alla precisione delle cose, sa come sono i capi, credono che tutto dipenda da loro e che tutti vogliano fargli un dispetto. È l’unico qui che non le vuole bene. Noialtri che lavoriamo qui, ogni volta la osserviamo da lontano e ancora ci speriamo che prima o poi lei parta. Vedesse la dignità con cui si lascia sfilare il treno davanti agli occhi, come una speranza o una delusione, che poi credo siano la stessa cosa. E mentre l’ultima carrozza s’allontana, la signora alza il braccio destro in un saluto composto.
Allora in stazione cala un silenzio strano, siamo tutti fermi, come fossimo sconfitti.
E la signora se ne va con passo lento, per via della valigia. Ha un’espressione seria ma non particolarmente triste. Sembra che stia uscendo dal cimitero, ma non dopo un funerale, no, dopo una visita ormai abituale a qualche suo defunto.
Ma lei, commissario, perchè voleva sapere? La signora non può certo aver combinato guai, non è il tipo, mi creda. Tra qualche giorno dovrebbe ricomparire e magari è la volta che il treno lo prende veramente!

– No, la signora non verrà più a salutare i treni, nè tanto meno a prenderli. L’abbiamo ripescata ieri dal canale e ancora non sappiamo cosa le sia successo.- 

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53 Risposte to “la signora che salutava i treni”

  1. Lucy the Wombat 8 novembre 2018 a 04:22 #

    Oddio 😥

  2. quasi40anni 8 novembre 2018 a 07:49 #

    La stazione è il luogo perfetto per la desolazione

    • massimolegnani 8 novembre 2018 a 11:28 #

      sì, ne sono convinto anch’io, il luogo delle speranze disilluse
      ciao e grazie
      ml

  3. lamelasbacata 8 novembre 2018 a 08:48 #

    Direi che oggi tocca a te stupire me 😊

    • massimolegnani 8 novembre 2018 a 11:32 #

      dopo averti letto avevo urgenza di mostrarti quanto fossero simili tra noi ambientazione e atmosfera 🙂
      incredibile eh?
      ml

      • lamelasbacata 8 novembre 2018 a 15:24 #

        davvero incredibile, per ambientazione e abitudini (non aspetto mai il treno in sala d’aspetto, sempre sulla banchina) potrei essere io!

      • massimolegnani 8 novembre 2018 a 15:31 #

        no, dai, fortunatamente non sei tu, per età e per uscita di scena
        🙂

      • lamelasbacata 8 novembre 2018 a 15:32 #

        Già! 😊

      • massimolegnani 8 novembre 2018 a 16:32 #

        🙂

  4. Giuliana 8 novembre 2018 a 09:16 #

    Ma no! Che storia triste e commuovente 😔

    • massimolegnani 8 novembre 2018 a 11:33 #

      lo ammetto, non sono un allegrone
      (ma un sorriso te lo faccio)
      🙂
      buona giornata, Giuliana
      ml

      • Giuliana 8 novembre 2018 a 15:32 #

        Mhhhhhh … comunque hai il senso dell’umorismo 😊

      • massimolegnani 8 novembre 2018 a 16:32 #

        eheh, grazie 🙂

  5. dimaco 8 novembre 2018 a 10:56 #

    “un disturbo alla precisione delle cose”
    Magistrale: dice tutto.

  6. Pendolante 8 novembre 2018 a 12:43 #

    Nooo. Nel canale no. Avevo tante ipotesi aperte e sognavo se non un lieto fine, almeno un nuovo treno da prendere. Non può che piacermi tanto questo racconto

    • massimolegnani 8 novembre 2018 a 13:42 #

      Sai che ti ho pensato mentre scrivevo (non il finale!) perché tu sei la portabandiera delle frequentatrici di stazioni:)
      Quanto al finale, non sono riuscito a immaginare un finale che non fosse vita spezzata. Mi spiace
      Un sorriso e un grazie Katia
      ml

  7. Sabina_K 8 novembre 2018 a 17:58 #

    Ho pensato a Simenon, subito, anche se tutto fa pensare ad un suicidio, manca dunque un delitto “vero” con un colpevole.
    Però, però, però…potrebbe essere lo stesso l’inizio di un giallo, dove il suicidio apre scenari di crudeltà sottili, prolungate per anni, di quelle che portano poi alla pazzia, una pazzia solitaria, la vittima della crudeltà inflitta con costanza, a dosi continue..
    Bello davvero lo spunto, sarebbe altrettanto bello costruirci sopra una storia più lunga.
    (ma anche “il sospeso” ha il suo fascino…)

    • massimolegnani 8 novembre 2018 a 19:03 #

      Il richiamo a Simenon mi lusinga 🙂
      In effetti nulla sappiamo di questa morte, nemmeno se sia stata per annegamento o per rapina (prima uccisa e poi buttata nel canale) quindi il giallo ci sta 🙂
      Ciao Sabina e grazie del bel commento
      ml

  8. newwhitebear 8 novembre 2018 a 18:15 #

    veramente speciale questo racconto con un finale tragico. Ben scritto e terminato con uno a effetto.

  9. Harley 8 novembre 2018 a 22:27 #

    Le illusioni e le speranze svanite in quel corso d’acqua.
    Peccato.

    • massimolegnani 9 novembre 2018 a 00:37 #

      sì, un vero peccato e chissà com’è morta la signora, se si è annegata, è caduta per disgrazia o è stata uccisa.
      io stesso non mi sono dato una risposta
      ciao Harley
      ml

      • Harley 9 novembre 2018 a 00:40 #

        to be continued…:D

      • massimolegnani 9 novembre 2018 a 00:59 #

        chissà! 🙂

  10. franco battaglia 8 novembre 2018 a 23:03 #

    Dimaco mi ha fregato la nota: un disturbo alla precisione delle cose. La frase che mi ha scosso . Un treno che parte e tu che non lo prendi, come un disordine in barba alle convenzioni, o una rinuncia in nome della paura. Comunque una mancanza, un’assenza, una disubbidienza, una ribellione silenziosa, e poi la fine, per rientrare nei ranghi. Anche con la morte.

    • massimolegnani 9 novembre 2018 a 00:56 #

      se il commissario avesse interrogato il capostazione, il ritratto della signora sarebbe stato completamente diversa, una irregolare, una nota stonata nello spartito degli orari!
      grazie Franco per il bell’intervento
      ml

  11. Bloom2489 8 novembre 2018 a 23:34 #

    Proprio oggi pubblichi un racconto sui treni… 😊

    • massimolegnani 9 novembre 2018 a 00:59 #

      perchè, proprio oggi che cosa è successo?
      ciao Bianca 🙂
      ml

      • Bloom2489 9 novembre 2018 a 14:47 #

        Belle notizie su un possibile lavoro … con i treni 🙂

      • massimolegnani 9 novembre 2018 a 15:20 #

        Bene! Però non andare a fare la capostazione che diventi burbera:)

      • Bloom2489 9 novembre 2018 a 21:20 #

        Ahahaha nono nel caso terrò a mente!

      • massimolegnani 9 novembre 2018 a 22:39 #

        🙂

  12. wabi 9 novembre 2018 a 15:08 #

    “Come una speranza o una delusione, che poi credo siano la stessa cosa”. Ma sai che non ci avevo mai fatto caso? Tipo una giacca double-face…
    Bel racconto, l’immagine della donna, questa statua-fantasma, me la sono vista davanti. Io le avrei fatto prendere il treno, però. E non perché amo l’happy ending 😉

    • massimolegnani 9 novembre 2018 a 15:25 #

      eheh, a me non è riuscito metterla sul treno o salvarla in qualche modo, la sua fine mi è subito sembrata inevitabile, povera signora sconosciuta.
      Grazie di essere passata di qua, sei benvenuta 🙂
      A rileggerci presto
      ml

  13. lauraluna 10 novembre 2018 a 22:57 #

    Era una donna strana e desolata, probabilmente sognava quella fine da parecchio, almeno io la vedo così.
    Ottima la struttura del racconto.
    Complimenti.

    • massimolegnani 11 novembre 2018 a 00:08 #

      di solito uno dei suoi personaggi sa più di quello che scrive.
      Qui invece di questa donna non ho immaginato che cosa la spingesse alla stazione nè le cause della sua morte.
      ho voluto lasciarla avvolta nel mistero anche nella mia testa 🙂
      grazie dell’apprezzamento
      un sorriso
      ml

  14. Stefi 11 novembre 2018 a 18:29 #

    Io la capisco, sai.
    La simbologia dell’attesa, del treno che parte, delle decisioni che non si riescono a prendere e ci si sofferma a guardare le vite degli altri che vanno e vengono mentre la nostra rimane ferma nell’indecisione di qualcosa che un po’ temiamo, un po’ desideriamo.
    Io la capisco, sì.

    • massimolegnani 11 novembre 2018 a 18:44 #

      Quanto mi piace questa tua comprensione per questa donna che non parte mai, mi piace perché mi dà l’idea che tu l’abbia osservata a lungo, con vicinanza.
      Grazie, Ste’
      ml

  15. Dario Angelo 11 novembre 2018 a 19:37 #

    I tuoi racconti brevi sono sempre vibranti di umanità. Questo si conclude in modo triste, è vero, ma è una testimonianza di dignità composta e buon cuore.

    • massimolegnani 11 novembre 2018 a 21:40 #

      Ecco, l’aggettivo che cercavo per definire la signora: dignitosa, nonostante le sue apparenti incertezze e la sua fine orribile. Questa signora emanava dignità.
      Felice che tu me lo abbia fatto notare e grato per l’apprezzamento.
      Ciao Julian/Dario
      ml

  16. alessialia 14 novembre 2018 a 12:32 #

    noooooooo….
    chissà che mondo aveva dentro, la signora dei treni…

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