il metodo Donsanti

21 Nov

photo by c.calati

 

 

 

 

Le storie talvolta si nascondono dietro a personaggi dall’apparenza scialba, gente che sta d’istinto lontana dai riflettori. Prendete quel tipo che si tiene mescolato alla folla di via del Corso, quasi timoroso di essere notato, ecco, quello che scantona vedendo il microfono di un sondaggio. Sì, lui, l’individuo dalle tempie strette e dai baffetti ispidi, coltivati come una piccola risorsa. Si chiama Pietro Donsanti, è impiegato come contabile al Consorzio Agrario.

Ha staccato alle cinque esatte chiudendo il registro a metà di un conto, domani dovrà riprenderlo da capo, ma per lui l’orario è sacro. Ha il viso grigio di chi non ha mai sognato il mare. Gli occhi hanno movimenti rapidi, non si soffermano su nulla, come fossero in continua fuga o meditassero piccole astuzie.

Seguiamolo, mentre cammina a passi svelti, in una fretta inesistente, tenendo in mano una cartella dalla pelle spelacchiata.

 

Da qualche tempo Pietro salta le due tappe abituali nel percorso verso casa, la sosta al bar e l’acquisto del giornale. Mentre sale le scale del condominio, conteggia mentalmente i soldi sottratti al Grande Controllore con questi sotterfugi. Ha già messo da parte un gruzzolo discreto.

Sei tu?, chiede una voce lagnosa, mentre lui richiude la porta dell’appartamento.

Sì, mamma., risponde con una stizza trattenuta a stento.

In fondo al corridoio compare una donna su una sedia a rotelle che procede lentamente.

Un giorno o l’altro qui entrerà un malintenzionato e allora mi ritroverai a sera in una pozza di sangue.

Via, mamma, come sei catastrofica. Abbiamo la porta blindata e nel palazzo ci conosciamo tutti, qualcuno sentirebbe i rumori dello scasso e darebbe l’allarme.

Già, la fai facile tu, ma io sono sola tutto il giorno. Mi può succedere di tutto.

Bè, devo pur andare a lavorare.

Tutte le scuse sono buone per lasciarmi sola. Piuttosto sei passato alla “Consolata”?

Sì, ma ho dovuto fare un’offerta da cinque euro perché non avevo spiccioli.

Potevi cambiarli prima di entrare in chiesa. Spero almeno che tu abbia acceso un cero adeguato. Dopo ti restituisco i soldi, ma la prossima volta che sei così babbeo non ti rifondo il becco di un quattrino.

 

Pietro si china a baciare la madre sulla fronte senza ribattere e intanto pensa che con la bugia appena scodellata sono cento, tondi tondi, gli euro accumulati, all’insaputa di lei.

La signora Clotilde, più grassa che anziana, ruota la carrozzella con imprevista agilità e si dirige verso la sala dove si arresta davanti al tavolo di noce. Sfoglia un quaderno a quadretti fitto di cifre, e con una matita, a cui ogni tanto umetta la punta con la lingua, corregge i conti e segna le ultime spese: cero, 5; prosciutto, 8. Poi, dal cofanetto dove custodisce lo stipendio del figlio e la propria pensione, prende 15 euro:

Vai a comprarmi del prosciutto magro per otto euro e non farti imbrogliare, controlla che sia un San Daniele morbido. Tieniti i sette di resto che sono per il cero di oggi e per le tue piccole spese di domani.

A proposito, mamma,ci hai pensato per il Bancomat? Sai che ti avevo detto…

Non se ne parla. Già fatico così a tenere i conti, figuriamoci con te che fai prelievi a destra e a manca. E poi ti do già io tutti i soldi di cui hai bisogno.

Pietro non è mai riuscito a ribellarsi. Quarant’anni che la sente rivolgersi a lui senza dolcezza eppure, da quando ha imparato a parlare, lui risponde invariabilmente “sì, mamma”, sempre con la medesima rabbia repressa.

Sì, mamma, vado subito. Ma quando torno vorrei vederti in piedi. Il dottore te l’ha detto tante volte di non abusare della sedia a rotelle. Non ti devi impigrire, la tua è solo debolezza.

Sempre a sminuire i miei mali, tu. Lo so io come mi sento. Sono piena di acciacchi e tu mi vorresti arzilla e pimpante solo perché possa farti da serva. Egoista e ingrato! E io che mi rovino la salute per accudirti.

Dai, non volevo farti arrabbiare. Adesso vado a comprarti il prosciutto.

E non andartene in giro a bighellonare., gli grida lei con tono da megera mentre il figlio sta uscendo.

Pietro corre fino alla gastronomia e oltre al prosciutto compra un pacchetto di patatine di cui lei va ghiotta. Deve tenersela buona se vuole realizzare il suo progetto. Tornando a casa citofona a Wanda e prende accordi per la sera.

 

La cena si svolge senza battibecchi. La signora Clotilde sembra addolcita dalle patatine che onora in pochi minuti.

In fondo sei un bravo ragazzo., concede al figlio in un impeto di generosità.

Pietro le sorride e approfitta del momento favorevole per annunciare:

Questa sera vorrei andare al Circolo degli Scacchi, in ufficio mi hanno detto che ci sono partite interessanti.

Ma sì, caro, vai pure. Però, che non diventi un’abitudine uscire alla sera. La madre gli dà la sua tignosa benedizione, ingollando le ultime fette di prosciutto a cui Pietro ha spontaneamente rinunciato.

L’uomo non mostra fretta e, dopo aver lavato i piatti, si siede in poltrona a leggere un giornale sgualcito, tirato fuori dalla cartella, fingendo che sia di quel giorno. Da quasi un mese ormai, legge le medesime pagine e ogni sera le commenta a voce alta come contenessero notizie costantemente aggiornate.

Alle nove Pietro saluta la madre, persa davanti al televisore ed esce.

In pochi minuti è davanti al portone di Wanda, citofona e sale.

Una donna in carne, troppa carne, pesantemente truccata, lo accoglie sulla porta squittendo:

Tesoro, hai lavorato fino a quest’ora? Chissà come sei stanco.

Sì, sono esausto., risponde poco convinto.

Si scambiano un bacio a fior di labbra, poi lei lo prende per mano e lo accompagna nel modesto appartamento:

Vieni, mettiti sul divano mentre la tua mogliettina ti scalda l’arrosto.

L’uomo passeggia irrequieto per la stanza. Si tormenta i baffi per la tensione. Gli sembrano finti anche quelli. Ma poi pensa che come sono veri quelli, può essere credibile anche il resto. Lentamente si rilassa.

Wanda cinguetta dalla cucina:

Amore, siediti a tavola, è pronto.

La luce di una candela fa brillare gli occhi acquosi della donna. Lei osserva l’uomo che mangia con appetito e ogni tanto gli accarezza il dorso di una mano.

Dopo cena si siedono sul divano sorseggiando un fernet e ascoltando alla radio musica italiana.

Pietro tenta qualche approccio impacciato e lei è brava a destreggiarsi tra ritrosia e piccoli cedimenti che esaltino, anziché mortificare, l’intraprendenza dell’uomo.

Ah, queste mani selvagge a cui non so resistere. Ti prego, amore, non essere così impetuoso., ma è lei a prendergli le mani e a portarsele sul seno.

Pietro si lascia guidare come un cieco e come un cieco sfiora, tocca, s’incanta. Come un cieco non vede la carne flaccida della donna a cui è avvinghiato, ma sente la pelle morbida di un corpo che si sta donando a lui.

Già mezzi nudi si trasferiscono abbracciati in camera da letto. Wanda mette da parte ogni parvenza di pudore e da donna navigata lo spreme come un limone maturo.

L’uomo ha la sua mezz’ora di gloria e sfinimento.

Poi si riveste con calma, mentre la donna indugia nel letto fumando una sigaretta.

 

La recita è finita.

Prima le ho lasciato la busta coi soldi sulla credenza, se vuole controllare.

Tranquillo, cocco, l’ho già fatto.

Allora arrivederci, ma non so quando potrò tornare.

Torna quando vuoi, bello. Mi piace giocare ogni tanto alla brava mogliettina.

 

Sulla via di casa Pietro Donsanti si liscia i baffetti in un gesto soddisfatto. Passerà del tempo prima di riuscire a raggranellare altri cento euro, ma l’attesa non lo spaventa. E mentre varca la soglia dell’appartamento lo folgora l’idea che in futuro, senza più la mamma, potrebbe anche sposarla veramente la Wanda che una volta al mese lo fa felice. E chi se ne importa se è una puttana, borbotta quasi tra sè, allegro.

 

 

 

38 Risposte a “il metodo Donsanti”

  1. alemarcotti 21 novembre 2018 a 01:25 #

    Bello👏

  2. Moon 21 novembre 2018 a 06:50 #

    Mi ha buttato in una sensazione che è tra: le strade di Lisbona con Pessoa( all’inizio) ; il film Psico ( parte centrale) ; una canzone di De Andre’( la fine) … tutto in un pezzo solo!

    • massimolegnani 21 novembre 2018 a 13:15 #

      quanto mi commuovono queste tue fugaci visioni, rapidi parallelismi, nella lettura del brano.
      grazie Moon
      ml

  3. quasi40anni 21 novembre 2018 a 08:20 #

    Bellissimo! Il protagonista me lo sono figurato come Alessandro Haber. Quanti danni fanno alcune mamme.

  4. teti900 21 novembre 2018 a 10:09 #

    dallo scemo del paese a quello del palazzo… e siccome i condomini sono più dei paesi…

    • massimolegnani 21 novembre 2018 a 13:18 #

      però Donsanti cerca una sua via di sopravvivenza.
      ciao Teti 🙂
      ml

  5. Ghiandaia blog 21 novembre 2018 a 16:49 #

    Ci vorrebbe una scuola che insegni alle mamme quali sono i ruoli nei confronti dei figli maschi.

    • massimolegnani 21 novembre 2018 a 19:03 #

      Temo che con certe mamme nemmeno una scuola severissima servirebbe a non far crescere il germe del controllo perverso sul figlio maschio contro i mali (e i beni!) del mondo 🙂
      Ciao Lucia,
      ml

  6. newwhitebear 21 novembre 2018 a 18:30 #

    fantastico questo racconto! Sei veramente in gamba nel raccontare le storie

  7. lamelasbacata 22 novembre 2018 a 00:49 #

    Bellissimo e cinematografico, mi piace la tua voce di narratore onniscente che mi accompagna dentro il racconto. Me lo sono figurato come uno di quei film in bianco e nero che parlano di borghesi piccoli piccoli ingrigiti da una vita troppo matrigna, che cercano di riprendersi la dignità con un sussulto di ribellione. Bravo che sei! 🙂

    • massimolegnani 22 novembre 2018 a 09:50 #

      sì, un film, decisamente in bianco e nero, girato in interni poco illuminati, un arredamento rimasto fermo agli anni cinquanta, un’atmosfera stagnante.
      contento davvero che questo “film” ti sia piaciuto, Mela cara.
      un abbraccio di buona giornata
      ml

  8. dimaco 22 novembre 2018 a 09:30 #

    Bello e centrato questo nuovo personaggio della tua galleria. Forse milioni come lui vivono microvite in microcosmi cercando uno spiraglio da cui solo qualche fortunato potrà scappare.
    Meriterebbe un seguito.

    • massimolegnani 22 novembre 2018 a 09:53 #

      le trappole familiari sono le più pericolose, non hanno molle che scattano all’improvviso, piuttosto ti invischiano con un materiale colloso che poco alla volta ti paralizza.
      grazie per il bel commento
      a rileggerci
      ml

  9. elettasenso 22 novembre 2018 a 17:33 #

    Le mamme. Le onnipotenti mamme. Hanno ucciso uomini più loro delle Grandi Guerre.
    Bravissimo narratore. Tu.

  10. biondograno70 23 novembre 2018 a 19:07 #

    appena ho iniziato a leggere ho pensato subito a Bernardo Soares… ho amato quel libro, l’ho aperto richiuso, richiuso aperto riletto buttato ripreso non so quante volte….era da mo che non ci pensavo… bisognerà andare a riprenderlo.. nascosto in qualche angolo buio…

    ….che è un po’ inquietante sto Pietro…. ma solo un po’.

    grande Max…

    m.

    • massimolegnani 23 novembre 2018 a 19:55 #

      In effetti così va letto quel libro, io l’ho qui sul tavolinetto mescolato ad altri, ogni tanto lo apro ne leggo un frammento, lo richiudo. Un’inquietudine che va centellinata.
      Quanto al Donsanti, per l’ambiente in cui è vissuto, lo considero quasi un eroe della sopravvivenza.
      Ti abbraccio momi
      ml

  11. Un cielo vispo di stelle 24 novembre 2018 a 13:11 #

    Amaro e molto bello. Chissà perché ho provato così pena per quella vecchia in carrozzina. E’ una storia, un quadretto davvero molto squallido e triste. E realistico. Tu bravissimo nel riportarlo sulla pagina.

    • massimolegnani 24 novembre 2018 a 14:53 #

      Forse è la pena che si prova per quelli così smodatamente in errore, vittime dei loro stessi difetti. Ma nonostante questo io non riesco a compatire questa donna che tiranneggia il figlio quarantenne come fosse un undicenne scapestrato.
      Ciao Paolo e grazie per l’apprezzamento.
      ml

      • Un cielo vispo di stelle 24 novembre 2018 a 19:11 #

        Già. Il tuo racconto mi ha fatto riflettere. Proprio per questo.
        E trovo che sia molto efficace nel suo mostrare il mondo artificiale e distorto del figlio.

      • massimolegnani 25 novembre 2018 a 00:24 #

        però quel suo mondo distorto fatto di sotterfugi e fantasie patetiche è conseguenza di cotanta madre 🙂

      • Un cielo vispo di stelle 25 novembre 2018 a 00:45 #

        Esatto, esatto. Sono d’accordo. Diciamo che mi sono immedesimato. 🙂

      • massimolegnani 25 novembre 2018 a 01:45 #

        🙂

  12. alessialia 27 novembre 2018 a 07:43 #

    A volte le mamme fanno danni…

    • massimolegnani 27 novembre 2018 a 11:11 #

      ..e quando li fanno non si fermano a mezze misure. Combinano vere catastrofi
      buona giornata, Ale
      ml

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