pozzanghere e abissi

28 Nov

photo by margherita calati

 

 

Arrivava in spiaggia prima del sole, quando il cielo iniziava appena a schiarire e Samuel stava finendo di pettinare la sabbia col rastrello. Non era il suo lavoro quello, ma gli serviva per raggranellare qualche euro in più, oltre ai pochi altri che tirava su come bagnino di salvataggio. Fosse stato in California, come spesso fantasticava, lo avrebbero chiamato bay-watcher e avrebbe passato il tempo a rianimare e poi scoparsi bionde pettorute travolte dalle onde. Invece era in Romagna e, con un mare poco più di una pozzanghera, nessuno rischiava di annegare, se non qualche crucco che ci cascava dentro ubriaco. Uno schifo appiccicare le labbra a quelle bocche che puzzavano di birra e crauti e massaggiare quella ciccia tremula, dove da qualche parte, forse, c’era nascosto il cuore. 
Lei arrivava in spiaggia, dicevo, prima che sorgesse il sole, una tunica zafferano lunga fino ai piedi e un turbante rosso in testa, una macchia quasi fosforescente in quella luce ancora incerta. Con un cenno che faceva schiattare Samuel dalla rabbia gli indicava la sdraio e il lettino chiusi accanto al suo ombrellone. Pretendeva che lui li aprisse al suo arrivo senza dover fare lo sforzo di chiederglielo. Lui faceva lo gnorri e continuava a rastrellare. Una scenetta quasi quotidiana che rischiava di impantanare i loro rapporti in un tignoso tiramolla, lei a ripetere il gesto in modo più perentorio, Samuel a insistere nel non capire, fino a che uno dei due si rassegnava alla superiore cocciutaggine dell’altro. Di solito era lui a cedere, che quando si scocciava preferiva tagliar corto.
Per molti giorni le aveva voltato le spalle appena eseguite le sue richieste, e quando gli era capitato dopo qualche ora di cercarla con lo sguardo tra gli ombrelloni affollati non l’aveva più ritrovata.
Anche se antipatica, quella signora lo incuriosiva. Così, un mattino non diverso dagli altri, Samuel si arrampicò prima del solito sulla sua postazione d’avvistamento per controllare che cosa facesse lei in spiaggia a quell’ora strana.
La donna sedeva in faccia al mare e stava immobile, come fosse stata al cinema, l’orizzonte rosa al posto dello schermo. Non riusciva a darle un’età, poteva averne trenta come cinquanta, il profilo era ancora delicato, ma la pelle del viso sembrava indurita come cartapecora e le labbra erano grinzose. Comunque stava lì, immobile, fissando il punto in cui stava sorgendo il sole.
Il ragazzo provò a guardare nella sua stessa direzione. Non ci aveva mai fatto caso: all’alba il sole era di un rosso diverso che al tramonto, non la tonalità del colore, ma la sua intensità, come se la nascita fosse più timida della morte. Guardò ancora qualche istante verso il mare, poi scosse una mano per contrastare quei pensieri troppo leziosi e tornò a osservare la donna. Sembrava sopraffatta dall’emozione. Lui prese il binocolo che teneva appeso ad un bracciolo del seggiolone e si mise a studiare il suo volto. Lacrime sottili solcavano le guance e cadevano indifferenti sulla sabbia come gocce da un rubinetto difettoso che nessuno provvede a riparare. Samuel sbuffò, la signora in giallo lo irritava. Domani avrebbe troncato sul nascere il solito balletto delle sdraio aperte o ancora chiuse e lo avrebbe fatto nel modo più brutale. Le lacrime mi fanno incazzare, disse alla brezza che spirava dal mare.

Al primo cenno della donna, il ragazzo poggiò le mani e il mento sul manico del rastrello e rimase lì a fissarla con un sorriso beffardo stampato sulle labbra. Lei di rimandò lo guardò con aria torva, sibilandogli contro un allora la apri ‘sta cazzo di sedia? che non lasciava dubbi sul pessimo umore con cui si era alzata quel mattino. Anzi le occhiaie nere e il pallore giallastro del volto, su cui spiccavano due spesse righe di matita malferma al posto delle sopracciglia, facevano pensare che la donna, più che alzarsi di malumore, non avesse proprio dormito quella notte.
La signora vuole essere servita a puntino e in fretta. Ma perché non se ne sta in albergo anziché venire qui a rompere i marroni a chi lavora? Tanto, piangere per piangere, lì o qui che cosa cambia? 
Sulle ultime parole Samuel spalancò con rabbia sdraio e lettino.
La donna lo ignorò e si sedette come sempre rivolta verso il mare. Solo dopo che si era compiuto il rito dell’alba, lei parve accorgersi che il ragazzo non si era mosso di lì. Era accovacciato sulla sabbia poco distante da lei.
Beh, che ci fai ancora qui?- chiese senza stizza, asciugandosi il volto con il dorso della mano.
Non la capisco– rispose lui sistemandosi impacciato il cerchietto tra i capelli.
Non c’è niente che tu debba capire. 
– Le lacrime m’imbarazzano. Non le giustifico mai.
– Non ti riguardano.
– Cazzo, viene qui tutte le mattine a piangere, sulla MIA spiaggia. In qualche modo mi riguarda.
Mia! Ragazzo, non ti sembra di prendere troppo sul serio il tuo lavoro?- un pallido sorriso le aveva disteso le labbra.
Voglio dire che sono responsabile di quel che succede in questo tratto di mare, dentro e fuori dall’acqua. Io da lassù- disse indicando il suo trespolo- controllo tutto per prevenire le situazioni di pericolo. 
Ahah, ma io non sono un pericolo. Non sono proprio. 
– Io la tengo d’occhio, lei è diversa dagli altri bagnanti. L’ora stramba a cui arriva, le cose bizzarre che fa, sì, insomma, prima gli atteggiamenti da strafiga, poi le lacrime. E non l’ho mai vista entrare in acqua.
– L’acqua mi fa paura, soprattutto a quest’ora che è ancora scura e fredda.
– E allora faccia il bagno a mezzogiorno.
– Non posso.
– Già, lei a quell’ora è già sparita. Mah! Mi chiedo cosa..
Su ragazzo, torna al tuo lavoro e non farti troppe domande. Scusa, ma ho bisogno di star sola.- Non c’era più nulla di altezzoso nelle sue parole, piuttosto assomigliavano al fervore stanco di una preghiera.
Samuel si allontanò meditabondo, senza salutarla, ma intanto aveva dimenticato i propositi battaglieri con cui aveva iniziato quello scambio di battute.
La donna, una volta rimasta sola, non fece granchè di diverso dal solito nulla, finchè non decise di alzarsi e andarsene.

Il mattino seguente quando arrivò in spiaggia con il suo passo secco, quasi marziale, trovò la sdraio già pronta, nella posizione che voleva lei. Si guardò intorno, ma del ragazzo nessuna traccia. Samuel comparve solo più tardi, reggendo due bicchieri di carta.
Scommetto che non ha fatto colazione. Ho pensato che un succo d’albicocca l’avrebbe gradito. 
– Grazie. Mi chiedevo dove fossi finito.
– Mi sono tenuto alla larga.
– E perchè? Avrei voluto ringraziarti per la sdraio.
– Appunto. E poi volevo evitare di vederla piangere. L’ha già fatto, vero?-
chiese sornione, indicando il sole ormai alto.
Dai, non infierire.- rispose lei con un sorriso triste.
No davvero, veder piangere una donna mi mette a disagio. Anzi, per dirla tutta, m’incazzo proprio, perché di solito una donna piange per motivi banali.
A quelle parole lei s’irrigidì, recuperando la maschera dura che l’aveva accompagnata in quei giorni. Stette zitta per un po’, poi sbottò:
Ma che ne sai tu, stronzetto? Che ne sai del mio bisogno di conferma che davvero sta nascendo un altro giorno? Che ne sai del perchè non tollero il tramonto? Sparerei al sole che muore, se non fosse che è lo stesso del mattino. Che ne sai di me? 
– E che sarà mai? Un uomo l’ha mollata giusto mentre il sole calava all’orizzonte? O l’alba le fa dimenticare che gli anni passano veloci? Tutte fesserie che meriterebbero una risata e non un pianto.
Di nuovo un lungo silenzio dove la donna montava rabbia come una chiara d’uovo.
Questa ti pare una fesseria sufficiente, testa di cazzo?- esplose all’improvviso.
Era schizzata in piedi cercando con le mani che tremavano di allargare lo scollo della tunica. Aveva agito con tale furia che alla fine l’aveva strappata in un profondo squarcio. Al posto del seno sinistro sembrava brillare una cicatrice recente.
Subito dopo la sfuriata raccattò le sue cose e se ne andò, stringendosi la veste al petto.

Samuel rimase qualche istante inebetito, poi cadde in ginocchio e vomitò con violenza sulla sabbia immacolata.

Per parecchi giorni il ragazzo, appollaiato sul suo trespolo, studiò i gesti e le parole con cui rimediare alla propria stupidità. Perché si sentiva doppiamente stupido: per essersi interessato, proprio lui che si faceva sempre i fatti suoi, alla donna dell’alba con l’intento di smuoverla dal suo torpore, e per non aver capito in tempo che quella piccola pozza che lei formava un mattino dopo l’altro sulla sabbia era in realtà più profonda dell’Adriatico.
Per un bisogno di riparazione, Samuel ogni mattina apriva la sua sdraio e poi si allontanava spiando da lontano l’arrivo della donna. L’avrebbe invitata in acqua e, tenendola per mano, l’avrebbe accompagnata al largo fino a farle sentire il vuoto infinito sotto i piedi. Ci sono qua io, le avrebbe detto in un sorriso largo per vincere le sue paure. Allora si sarebbero immersi fino a toccare il fondo e poi insieme risalire rinfrancati.
Era tutto così semplice, non ci sarebbero state più lacrime.
Andò avanti a immaginarsi il giorno perfetto dell’incontro fino alla fine della stagione, ma la signora senza nome non tornò più a vedere l’alba sul mare.

50 Risposte a “pozzanghere e abissi”

  1. LaDama Bianca 28 novembre 2018 a 13:51 #

    Ecco che succede quando si va un po’ troppo oltre.
    Ecco che succede con la supponenza, con l’arroganza, con la pretesa di voler capire tutto.
    Si allontanano le persone.

    • massimolegnani 28 novembre 2018 a 17:36 #

      Sì, il vizio assai diffuso di sputare sentenze senza sapere nulla, solo sull’apparenza.
      Buona serata, Dama
      ml

  2. tramedipensieri 28 novembre 2018 a 15:15 #

    Ohhh…
    Sapevo che avrei letto qualcosa di stupafacente ma, NON questo…

    Sai come tenerci sul filo eh…bravissimo!

  3. quasi40anni 28 novembre 2018 a 15:34 #

    Bellissimo come sempre. All’inizio credevo che la signora fosse la luna, che scompare con la nascita del sole

    • massimolegnani 28 novembre 2018 a 17:42 #

      In qualche modo questa signora è assimilabile alla luna che quasi sempre vediamo mancante di una parte.
      Grazie
      ml

  4. Giuliana 28 novembre 2018 a 15:56 #

    Tenera e brutale, come la vita.

    • massimolegnani 28 novembre 2018 a 17:44 #

      una storia volutamente amara.
      Buona serata, Giuliana
      ml

      • Giuliana 28 novembre 2018 a 19:16 #

        Ho tre colleghe di lavoro in questa situazione, di cui una molto grave

      • massimolegnani 29 novembre 2018 a 00:25 #

        terribile, mi spiace

  5. Sabina_K 28 novembre 2018 a 17:47 #

    Non è facile prendere in considerazione le spiegazioni meno ovvie sulle persone e sui loro comportamenti: per farlo ci vuole una dose di umiltà eccezionale, praticata con cura, quotidianamente, come una disciplina sportiva…e, lo stesso, non sempre basta

    • massimolegnani 28 novembre 2018 a 18:22 #

      È vero, ma altre volte basterebbe un po’ meno avventatezza e superficialità nei giudizi, anzi se possibile non esprimere alcun giudizio ma osservare l’altro.
      Ciao Sabina, grato della tua presenza
      ml

  6. cisonduecoccodrilli 28 novembre 2018 a 23:02 #

    Talvolta il dolore e la rabbia che proviamo ci isolano e ci rendono sgarbati col prossimo, attirandoci, in un circolo vizioso, una dose aggiuntiva di ostilità gratuita, proiezione della nostra sofferenza interiore (non so, è successo a mia cuggina)

    • massimolegnani 29 novembre 2018 a 00:28 #

      sì, è come lo descrivi tu, si innescano tensioni ed equivoci che alimentano l’ostilità reciproca.
      buona serata, coccodrilla
      ml

  7. lamelasbacata 29 novembre 2018 a 00:06 #

    Il turbante, la tunica, il non poter stare al sole………. avevo intuito la sofferenza profonda in contrasto con l’arroganza ignorante di chi non ha ancora vissuto o forse sofferto abbastanza. Molto toccante e delicato.

    • massimolegnani 29 novembre 2018 a 00:35 #

      sì, c’era qualche indizio che avrebbe dovuto consigliare al ragazzo maggior prudenza, ma per lui quella era solo una turista troppo snob.
      e, quando ha capito, non ha avuto modo di rimediare.
      Grazie Mela cara
      ml

      • lamelasbacata 29 novembre 2018 a 11:00 #

        Grazie a te, offri sempre emozioni e spunti di riflessione

      • massimolegnani 29 novembre 2018 a 12:16 #

        !! 🙂

  8. teti900 29 novembre 2018 a 00:18 #

    mah… mi auguro che la sua sparizione sia perchè l’incontro le sia servito a reagire che, a mio modo di vedere, è il modo migliore di affrontare il brutto momento e superarlo.
    nella mia esperienza ho incontrato tre diverse tipologie di compagne di viaggio: quelle che hanno saputo cogliere il messaggio e mettere a frutto l’insegnamento, quelle che niente le spaventa e affrontano tutto con coraggio e forza d’animo e quelle che si sono sentite sconfitte in partenza e che, più spesso delle prime due, sono poi ricadute.

    • massimolegnani 29 novembre 2018 a 00:51 #

      immagino che la donna se ne sia andata perchè lì non aveva trovato la pace che cercava.
      non saprei dire se questo episodio l’abbia spronata a essere più combattiva, dipende dal suo carattere (condivido la tua catalogazione, che si
      può applicare anche ad altri contesti avversi) che non ho indagato oltre l’episodio ipotizzato.
      grazie per il tuo intervento, Teti
      ml

  9. Lucy the Wombat 29 novembre 2018 a 03:22 #

    Ouch 😦

  10. sherazade 29 novembre 2018 a 11:36 #

    Un racconto impegnativo desolante nella sua bellezza lineare.
    Complimenti.
    🌷🌿shera

    • massimolegnani 29 novembre 2018 a 12:18 #

      non tutte le storie finiscono bene, anzi i miei racconti raramente 🙂
      grazie Shera per le belle parole
      ml

  11. Ghiandaia blog 29 novembre 2018 a 15:30 #

    Chi ha la fortuna di avere un animo forte lotta con più serenità e speranza e di solito vince.

    • massimolegnani 29 novembre 2018 a 18:02 #

      sicuramente, e non è detto che questa donna non fosse forte e non abbia vinto la sua battaglia 🙂
      buona serata, Lucia
      ml

  12. newwhitebear 29 novembre 2018 a 18:36 #

    il ragazzo non ha capito nulla della vita e la donna piangeva sapendo che il tramonto era la sua fine.
    Molto bello e intenso è questo racconnto

    • massimolegnani 29 novembre 2018 a 19:21 #

      ti ringrazio per l’apprezzamento.
      il ragazzo ha la scusante dell’età e forse del primo impiego (con annesso un piccolo potere che gli ha dato alla testa),
      la donna la scusante della malattia, ma è un fatto che non si sono intesi, come spesso succede nella vita quando si scontrano arroganza e rabbia.
      ciao GianPaolo.
      ml

      • newwhitebear 29 novembre 2018 a 21:34 #

        scusanti… forse. Chi fa una professione a contatto col pubblico deve dimostrarsi umile. La donna… beh! c’è modo e modo di chiedere le cose.
        Ciao

      • massimolegnani 29 novembre 2018 a 23:58 #

        sì, hai ragione, d’altronde non è che li abbia assolti, ho cercato delle giustificazioni plausibili al loro comportamento.
        ciao

      • newwhitebear 30 novembre 2018 a 00:22 #

        giusta osservazione la tua.

      • massimolegnani 30 novembre 2018 a 00:29 #

        🙂

  13. arroccodelriccio 29 novembre 2018 a 19:55 #

    Bisognerebbe fare sempre molto attenzione quando ci si avvicina agli altri. Il confine tra gentile interesse e inopportuna invadenza è molto, molto sottile. Così come quello tra il consiglio (soprattutto non richiesto) e il giudizio.
    Non ci piace essere giudicati ma spesso, mi ci metto ance io dentro, giudichiamo gli atteggiamenti delle persone senza sapere nulla di loro. E anche quando sono persone che conosciamo, un giudizio è sempre un’arma che ferisce, perché per quando possiamo conoscere una persona, non sappiamo mai di preciso cosa gli passa per la testa, le sensazioni che prova, gli eventi passati che l’hanno portata ad essere quella che è. E non sappiamo se un consiglio valido per noi sarebbe altrattanto valido per un’altra persona.

    Detto questo, un bellissimo racconto.

    Riccio

    • massimolegnani 29 novembre 2018 a 21:18 #

      Intanto grazie, per i complimenti e per il tenore del commento che condivido in pieno.
      E poi mi è molto piaciuto il tuo metterti dentro anche tu quando critichi la fretta con cui si tranciano giudizi 🙂
      ciao, Riccio
      ml

  14. Stefi 29 novembre 2018 a 22:13 #

    “Io lo so dov’è andata la signora senza nome.
    in un mare calmo di luce e di calore.
    in un cielo limpido e silenzioso.
    in un prato d’erba incolta.”

    Se fosse una fiaba, la terminerei così.
    E invece è la vita.
    La vita.

    • massimolegnani 29 novembre 2018 a 23:57 #

      ..ma dato che è un racconto nulla mi vieta di usare la tua fiaba come finale 🙂
      buonanotte Stè
      ml

  15. mocaiana 30 novembre 2018 a 06:08 #

    Mi ha dato un brivido, molto bello.

  16. Neda 1 dicembre 2018 a 19:10 #

    “rispose lui sistemandosi impacciato il cerchietto tra i capelli.” Perché Samuel ha il cerchietto?
    Per quanto riguarda invece la carne tremula dei tedeschi, beh, ricordo che quando rientravano dal mare, scottati dal sole come gamberi fritti, ricordo che mi veniva spesso l’insana voglia di ficcare una forchetta in quella ciccia per vedere che cosa sarebbe successo. Naturalmente non l’ho mai fatto.

    • massimolegnani 1 dicembre 2018 a 20:10 #

      I ragazzi con appena i capelli un po’ più lunghi del normale spesso lo mettono per vezzo.
      Eheh me li ricordo anch’io da bambino quei tedeschi dalla panza enorme 🙂
      Ciao Neda
      ml

      • Neda 1 dicembre 2018 a 20:16 #

        Ho lavorato 10 anni in Liguria come segretaria d’albergo e interprete con clientela soprattutto straniera. Si cuocevano già al primo giorno, sembravano scottati alla piastra, ci mancava solo salvia e rosmarino.

      • massimolegnani 1 dicembre 2018 a 20:21 #

        Sì, come cambiavano dal bianco lunare al rosso fuoco in poche ore

      • Neda 1 dicembre 2018 a 20:23 #

        Lucidi, pieni di bolle…fritti proprio.

      • massimolegnani 1 dicembre 2018 a 21:44 #

        🙂

  17. alessandra 9 dicembre 2018 a 00:13 #

    Bellissimo racconto. Avevo intuito, indizio dopo indizio, la sofferenza e la rabbia dovuta alla malattia, ma anche l’attaccamento alla vita: andare al mare e assistere alla nascita del sole.
    Per questo suo svelarsi lento, lo trovo splendido.

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