il gambero

2 Dic

by c.calati

 

 

Non riesco a leggere “il giro dell’oca” di DeLuca, o meglio non riesco a leggerlo come si fa comunemente con un qualunque libro, che lo inizi speranzoso, procedi agile o impacciato e tendi naturalmente alla fine, per il piacere delle parole o per la curiosità dell’intrigo o per uggia del costrutto che prima lo termini e meglio è. No, con Erri, soprattutto con questa sua ultima fatica (perché la senti la fatica nella sua voce scritta) leggo poche pagine, poi mi fermo e chiudo il libro come non mi interessasse più. In realtà è bisogno di assaporare le parole ad occhi chiusi. Con lui non mi preme andare avanti, preferisco di gran lunga andare indietro. Così quando lo riprendo in mano riparto dall’inizio e magari nemmeno arrivo dove ero già arrivato, perché incontro qualche frase da leggere da capo, e poi rileggere e rileggere. È per me un mestiere da gambero la lettura di Erri.

Pratico astinenze letterarie di grandi firme del 1900…leggo alla maniera delle navigazioni, passo al largo di certi promontori…Più che gusti dichiaro reticenze…Non leggo per visitare autori, sapere che li ho letti.

Su questo paragrafo, più che su altri, mi sono incagliato in un misto di stupore e gioia. Io che mi sono sempre vergognato di tante mie lacune, Joyce, Brecht, Mann,  Beckett, mi sento riabilitato dalle sue parole e affascinato dal modo limpido e poetico con cui esprime la propria ignoranza. Che non è un elogio del non sapere come si usa tanto adesso, è un rivendicare l’autonomia delle proprie scelte. Astinenze letterarie, magnifico, mi commuove la bellezza semplice di queste due parole. E allora ancora una volta riparto da capo per imbattermi di nuovo in questa pagina, imitando senza volerlo quell’oca del gioco che fa da titolo al libro. Sono un centinaio di pagine o poco più, eppure di questo passo, tra oca e gambero, non so se ne toccherò mai la fine.

64 Risposte a “il gambero”

  1. Moon 2 dicembre 2018 a 15:28 #

    Non leggere un libro non è una mancanza. Non è un Non ne ho avuto il tempo. Non bisogna vergognarsi. Sono convinta che ogni libro abbia il proprio tempo nelle nostre vite. Tutto arriva quando ce ne è bisogno. Se non arriva mai, significa che non ce ne è bisogno. Forse semplicistica. Ma ho l’esperienza , la mia, che mi insegna. Buon Erri. E se vorrai, buon beckett , buon Sartre e buon tutto

    • massimolegnani 2 dicembre 2018 a 18:50 #

      È vero, ogni libro ha il suo tempo, come un appuntamento, e quell’appuntamento lo si può anche mancare 🙂
      Lieto che abbiamo una visione simile, Moon, e grazie per gli auguri di buone letture.
      ml

      • Moon 2 dicembre 2018 a 18:53 #

        Quell’appuntamento… bisogna cercare di non mancarlo però

      • massimolegnani 2 dicembre 2018 a 19:15 #

        Qualcuno non lo si manca altri si, per forza, dato lo sterminato numero di bei libri a disposizione:)

  2. Daniela 2 dicembre 2018 a 15:31 #

    vero quello che dici, che si rimane Intrappolati mentalmente da alcune sue affermazioni, dalle sue modulazioni di parole mai lasciate al caso; questo mi è sempre capitato leggendolo, lettura e rilettura succedono, anche dopo averlo terminato.
    Buona lettura a passo normale o di gambero che sia…

    • massimolegnani 2 dicembre 2018 a 18:53 #

      Ecco, hai usato la parola giusta, a proposito della sua scrittura, modulazione delle parole. Lui modula le parole come un musicista modula le note e il risultato in entrambi casi è musica.
      Grazie Daniela
      ml

      • Daniela 2 dicembre 2018 a 19:29 #

        lo ammiro per questa sua caratteristica, oltre a quella della capacità di sintetizzare un discorso complesso
        buona serata Massimo

      • massimolegnani 2 dicembre 2018 a 20:12 #

        Anche a te buone ore 🙂

  3. Giuliana 2 dicembre 2018 a 15:48 #

    … è un rivendicare l’autonomia delle proprie scelte … pienamente d’accordo! Troppe cose non ho letto, ma tante tante si, non mi vergogno di dire che molte opere mi hanno deluso o annoiato, altre di poco conto mi hanno esaltato. Si crea una magia tra il libro e il lettore, una sorta di cordone ombelicale, quando non avviene meglio metterlo da parte

    • massimolegnani 2 dicembre 2018 a 18:55 #

      Sì e io più invecchio e più ho desiderio di trovare questo cordone di comunicazione nutritiva.
      Un sorriso, Giuliana
      ml

  4. Maria 2 dicembre 2018 a 15:52 #

    “Non leggo per visitare autori” 😀 . Anche a me capita di prendermela con comodo proprio per il tuo stesso motivo, per gustarmeli con calma. Un detto dice “non quantità, ma qualità”!

    • massimolegnani 2 dicembre 2018 a 18:57 #

      Vero, e io spero di trovare sempre qualità nelle mie letture
      Ciao M.aria
      ml

  5. tramedipensieri 2 dicembre 2018 a 16:08 #

    Come il gambero, sì…per capire per bearsi delle parole…ancora e ancora..

    • massimolegnani 2 dicembre 2018 a 18:58 #

      Con lui e con pochi altri mi piace davvero tornare indietro a bearmi 🙂
      Ciao .marta, buona serata
      ml

  6. teti900 2 dicembre 2018 a 16:21 #

    ahhh vedi… pure a me de luca fa lo stesso effetto… infatti son sempre contenta che scriva libri di poche pagine:)

    • massimolegnani 2 dicembre 2018 a 19:00 #

      eheh, Teti, avesse mai scritto un tomo di 500 pagine, noi non saremmo mai arrivati alla fine 🙂
      Ciao
      ml

  7. miaeuridice 2 dicembre 2018 a 17:04 #

    Molte pagine di De Luca vanno lette con lentezza e mente acuminata. Servono attenzioni particolari. Questo suo ultimo non l’ho ancora letto ma di lui ho letto altro. Il mio preferito: Montedidio.

    • massimolegnani 2 dicembre 2018 a 19:02 #

      Sì, è non è una difficoltà di comprensione, ma un rallentamento quasi imposto dal suo modo di presentare le parole.
      Ciao Euridice
      ml

  8. Un cielo vispo di stelle 2 dicembre 2018 a 17:05 #

    Non vedo l’ora di perdermi in questa spirale!
    Bellissima esperienza quella che descrivi.
    Io a Erri gliela farei leggere. Credo che gli “scolpirebbe” un sorriso.

    • massimolegnani 2 dicembre 2018 a 19:04 #

      Grazie Paolo, Erri non ti deluderà
      Immagino il suo sorriso appena accennato eppure caldo
      Ciao
      ml

  9. lepastelbleu 2 dicembre 2018 a 18:37 #

    sinceramente credo che certi immensi autori non solo vadano letti ma soprattutto riletti, non certo per dire che li ho letti (ma come può venire in mente una cosa simile se non te la porti dentro?) e ognuno avrà i suoi…che ti hanno formato, costruito, smussato, fatto luce…col passare degli anni alcuni si lasciano per strada, altri invece scopri di averli sempre dentro di te, come parte del tuo sangue, del tuo respiro. Poi c’è qualcuno, probabilmente UNO che non solo è parte di te ma è te stesso…non resisto e vi dico chi è il mio UNO (in mezzo a nutrita schiera di amori eterni), quell’uno per me è Tolstoji

    • massimolegnani 2 dicembre 2018 a 19:13 #

      Sorrido, Margot, perché da una parte mi affascina il calore del tuo intervento, dall’altra non mi trovi d’accordo con quanto sostieni: certo anch’io ho letto qualche grande, ma per la maggior parte mi hanno deluso, e soprattutto non li riprenderei in mano ora che invecchiando ho fretta di bellezza, ne’ affronterei ora qualche grande che mi manca, Proust, per esempio. Sarebbe una lettura “obbligata” per la fama dell’autore. Ai grandi del novecento preferisco i medi e i piccoli autori di minor notorietà ma spesso di maggior bravura.
      Un abbraccio
      ml

      • lepastelbleu 3 dicembre 2018 a 15:48 #

        carissimo…mi sobbalza il cuore…perchè fare una graduatoria? perché precludersi la grandezza di certi pensieri? spero che non penserai che leggo per dire che ho letto, è così lontano dalla mia natura che custodisce gelosamente il rapporto con le arti. Chi ti ha deluso? e cosa ti aspettavi invece? forse che Dante, Manzoni, Proust o Steinbeck possono deludere? difficile, impossibile parlare di certi argomenti che racchiudono l’essenza del pensiero in quattro righe buttate nel web…comunque buona lettura. Bises. Margot

      • massimolegnani 3 dicembre 2018 a 16:04 #

        cara Margot, sono andato a rileggermi la mia risposta a te e in nessun punto o trovato che sottintendessi che tu i classici li hai letti per dire che li hai letti e questo pensiero non mi ha mai sfiorato. Detto questo, è evidente che abbiamo due visioni differenti e la cosa mi piace perchè non bisogna pensarla sempre allo stesso modo. certo, i grandissimi possono deludere, magari per limitatezza del lettore: a me, per esempio, ha deluso proprio il Tolstoj che a te piace tanto, Guerra e pace ha alcune pagine avvincenti ma è tremendamente dispersivo. Così pure il Manzoni dei Promessi Sposi. Di Proust non so dire dato che non l’ho mai letto. come dicevo in un altro commento, per fortuna la letteratura è così vasta e variegata che troverò sempre libri che mi riempiono di gioia.
        un abbraccio a te

      • lepastelbleu 3 dicembre 2018 a 17:13 #

        chissà cosa ho interpretato nel furore dello sdegno…:-))) (vorrei mettere una faccina modaiola ma non ne sono capace…) vabbè, che dirti? Peccato, Guerra e Pace affronta i grandi temi dell’esistenza: la vita, la morte, l’amore, la delusione, l’incoerenza e l’ineluttabilità della storia…mica male, no? Il grande russo sa essere anche estremamente incisivo e sintetico, prova i racconti, tra i più famosi “morte di Ivan Ili’c” e “sonata a Kreutzer”, ha sempre una tale condivisione amorevole con gli esseri viventi che non può non piacerti, era immenso sotto ogni punto di vista, non negartelo! Bises à toi, mon cher ML

      • massimolegnani 3 dicembre 2018 a 19:45 #

        Infatti lo preferisco di gran lunga nei racconti. In guerra e pace non sono i temi ma il modo, lo stile, con cui li tratta a non piacermi. E probabilmente su questo potremmo discuterne fino a domattina senza modificare le nostre posizioni e penso che sia un bene avere opinioni e gusti differenti. Sai che noia un mondo in cui tutti la pensano allo stesso modo 🙂
        Un abbraccio caraMargot

  10. pino 2 dicembre 2018 a 19:22 #

    Erri De Luca è indubbiamente uno degli autori contemporanei più importanti. Egli fa parte di quell’aristocrazia letteraria che annovera “le grandi firme del 1900” come Joyce, Beckett. Musil, Sartre, autori che – dice De Luca – “ho lasciato alle prime pagine”. Mi viene da pensare che anche “le grandi firme” come De Luca possono avere delle lacune, o meglio possono preferire un libro ad un altro senza togliere meriti e demeriti a nessuno, come succede a noi poveri lettori che non contiamo niente e non scriviamo libri. E questo, naturalmente, non può che rallegrarci e riabilitarci. Ma se uno è grande resta tale anche se noi non lo leggiamo.
    Ennio Flaiano, un’altra grande firma del 1900, diceva che ci sono diversi modi per leggere un libro; e uno di questi modi “si acquista con l’età, l’esperienza, oppure è un dono che si scopre in se stessi, da ragazzi, con la rivelazione delle prime letture. Si tratta di non abbandonare mai “quel libro”, di lasciarlo e riprenderlo, di “andarci a letto”. Ma poiché questo modo è suggerito soltanto dai grandi autori, col tempo si resta circondati soltanto da ottimi libri. E si diventa perfidi, si arriva a capire un libro nuovo ad apertura di pagina, a liberarsene subito. E se invece il libro convince, a lasciarlo per qualche tempo sempre a portata di mano, sul tavolo o sul comodino, poiché la sua sola vista procura un vero piacere, né si teme di finirli presto: lo scopo di questi libri è infatti di essere riletti, di farsi riprendere quando tutto va male, quando ci sembra che la verità possa esserci confermata non da quello che succede intorno a noi, ma da quello che è nelle pagine di un libro.
    Tutti i grandi libri sono stati letti e continuano ad essere letti così. E’ più esatto dire che non si tratta di leggerli, ma di abitarli, di sentirseli addosso. Facendone il conto, ognuno trova che i suoi si riducono ad un centinaio, largheggiando. E molti di essi hanno aspettato anni e anni prima di essere ripresi, in un giorno di particolare disgusto esistenziale. Ma è la loro forza.”

    • massimolegnani 2 dicembre 2018 a 20:11 #

      Graditissimo il tuo intervento da appassionato lettore e segnalatore di chicche novecentesche che spesso ho letto dopo averti letto, perdona il bisticcio. Ho grandi lacune in parte dovute al fatto che sono stato un lettore tardivo: come per la bicicletta è solo da una ventina d’anni che mi dedico a lettura e bici. Mi è venuto così a mancare quel periodo utile per dedicarsi ai grandi e a farsi i muscoli.
      Ma nonostante questo leggo e pedalò con soddisfazione
      Grazie, Pino
      ml

  11. ilmestieredileggereblog 3 dicembre 2018 a 01:13 #

    Una frase attribuita a Proust dice che “ogni lettore, quando legge, legge se stesso”, e credo sia per questo che ognuno cerca qualcosa di diverso in ciò che legge e prova piacere quando sente affinità, quando le corde del suo cuore/mente vengono toccate. E può trovarla in qualsiasi autore, non per forza nei “grandi”.

    • massimolegnani 3 dicembre 2018 a 10:43 #

      Allora tutto si spiega: io per natura e per scrittura tendo a essere sempre più conciso, per il poco tempo che ho davanti non voglio perdere tempo con giri di parole, indoramenti di pillole, lungaggini, a voci o scritte. Ecco allora che autori come DeLuca e Simenon che hanno una scrittura essenziale, prosciugata al sole, fanno al caso mio. Mi ci specchio e cerco di imparare qualcosa da loro.
      Ciao Pina 🙂
      ml

  12. Lallib 3 dicembre 2018 a 10:02 #

    Io, ad esempio, non ho mai letto Erri De Luca

    • massimolegnani 3 dicembre 2018 a 10:47 #

      Ecco, istintivamente mi viene da dirti LEGGILO, come fosse un imperativo, ma poi pensò che ognuno ha le sue letture e i suoi tempi. E allora abbasso la voce a un sussurro..se ti capita assaggialo, magari ti piacerà:)
      ml

  13. arroccodelriccio 3 dicembre 2018 a 10:09 #

    I libri non vanno per forza finiti. Si può cambiare idea!

    Riccio

    • massimolegnani 3 dicembre 2018 a 10:54 #

      vero, non vanno finiti per forza e talvolta nemmeno iniziati se c’è una diffidenza magari preconcetta per quell’autore.
      ciao Riccio
      ml

  14. Pendolante 3 dicembre 2018 a 11:03 #

    Ho un grande pregiudizio su De Luca che mi impedisce di essere minimamente attratta dai suoi scritti, ma condivido quel vago senso di colpa nel non avere mai letto certi autori. Eppure si può

    • massimolegnani 3 dicembre 2018 a 12:14 #

      si può e forse si deve, perchè c’è una tale varietà di offerta che è giusto scegliere ciò che ci è più congeniale 🙂
      buon lunedì, Katia
      ml

      • Pendolante 4 dicembre 2018 a 10:43 #

        L’offerta è anche troppa. La settimana scorsa ho aperto tre libri nuovi e richiusi dopo le prime 5 pagine

      • massimolegnani 4 dicembre 2018 a 11:41 #

        che delusione quando si sbagliano gli acquisti!

      • Pendolante 5 dicembre 2018 a 22:27 #

        Gia

      • massimolegnani 5 dicembre 2018 a 22:46 #

        🙂

  15. Neda 3 dicembre 2018 a 16:09 #

    Ahhhh…..come mi riconosco, miseriaccia nera. Sì, ci sono libri che non si riescono a leggere, quantomeno io non riesco a leggere.
    Anche di autori amati. Dipende dallo stato d’animo nostro. L’Ulisse di Joyce, per esempio, o La reve di Zola o Le lys dans la vallée di Balzac e poi altri…e non riesco mai a capire come altri li abbiano apprezzati e mi chiedo se fanno finta di averli apprezzati proprio perché non sono riusciti a capirli, a goderli. Come mi capita davanti a certe opere d’arte che proprio non capisco né mi danno alcuna emozione, ma c’è sempre qualcuno che ci trova tanto da dire, soprattutto di dire un sacco di parole nelle quali io, poveretta, non riesco a trovare un senso. Perdona lo sfogo.

    • massimolegnani 3 dicembre 2018 a 16:54 #

      Non hai niente da farti perdonare perché anch’io sono fatto della tua stessa pasta:). Però sono convinto che chi apprezza quelle opere sia sincero, a differenza nostra è riuscito a penetrare in quelle parole. E non trovo non ci sia un torto e una ragione ma solo sensibilità diverse. Probabilmente quegli stessi lettori non apprezzano certe opere che io trovo eccelse.
      Un abbraccio, Neda
      ml

      • Neda 3 dicembre 2018 a 17:18 #

        Credo solo alla sincerità dei bambini di fronte a un’opera d’arte. Di quei bambini che non sanno ancora nulla della storia dell’arte. Per quanto riguarda i critici invece…
        Fu attraverso gli occhi di mia figlia cinquenne che apprezzai alcune opere di Sol Lewitt e di Joan Mirò, io che di solito apprezzo e capisco solo il figurativo e poco l’arte informale.

      • massimolegnani 3 dicembre 2018 a 19:50 #

        Non mi riferivo ai critici di professione ma a lettori medi come noi con un’opiniene opposta alla nostra: non vedo perché non debba credere alla sincerità delle loro affermazioni. Quanto ai bambini sono d’accordo, la loro interpretazione di certi quadri astratti ci può aiutare a comprenderli 🙂

      • Neda 5 dicembre 2018 a 15:18 #

        Capisco cosa intendi, è che io, soprattutto, ho avuto a che fare con critici e professori “d’arte” e quelli sono in pochi a capirci veramente qualcosa. Alcuni sono geniali e preparati altri solo logorroici e interessati alla sola propria opinione.

      • massimolegnani 5 dicembre 2018 a 17:25 #

        eheh i critici e i professionisti dell’arte soffrono di narcisismo e amanti come sono del bello sono convinti che la prima bellezza sia il proprio eloquio 🙂

      • Neda 7 dicembre 2018 a 12:07 #

        Spesso sono anche dei pittori mancati e soffrono di onnipotenza e a volte di invidia e poi, un critico lo puoi sempre comperare…guarda che è vero: ho assistito a molte presentazioni di mostre, belle, brutte, di tutti i tipi. Gli artisti fanno a gara ad accaparrarsi i critici più in vista e li pagano. Qui da noi, ci sono varie categorie di critici, i migliori sono quelli che fanno la presentazione in “amicizia”, conoscono l’artista, gli sono amici, ne parlano bene (solo i più sinceri si rifiutano di farlo se non si sentono di parlarne bene e perdono l’amicizia), poi ci sono tutti gli altri, chi si accontenta di un’opera, chi pretende una certa opera di loro scelta, chi vuole denaro, ovviamente senza alcuna fattura.
        Un artista dovrebbe solo fidarsi, oltre che del proprio istinto e della propria capacità di saper trasmettere quanto vuole comunicare, dovrebbe fidarsi solo degli occhi degli sconosciuti che non lo conoscono e che capiscono dell’arte solo l’emozione che l’opera trasmette, o non trasmette, loro.
        Tutto il resto è “fuffa”. E un vero artista dovrebbe andare avanti per la propria strada in barba ai commenti altrui, altrimenti che artista è?

      • massimolegnani 9 dicembre 2018 a 17:48 #

        hai ragione. E mi fai venire in mente una vecchia canzone di Guccini contro un critico che l’aveva stroncato 🙂

  16. newwhitebear 3 dicembre 2018 a 23:28 #

    se rimani impigliato nel gioco dell’oca che ti fa ritornare sempre a VIA dubito che lo finirai mai.
    In quella frase trovo un compiacimento quasi morboso come per dire. Io non leggo nulla dei mostri sacri, tanto non ci capirei nulla.
    O.T. Consolati gli autori citati sono off limits per me. Joyce non vado oltre le tre pagine, gli altri proprio non li comincio nemmeno

    • massimolegnani 4 dicembre 2018 a 01:08 #

      non ho capito se il compiacimento sarebbe mio o di DeLuca. Ma ci potrebbe stare per entrambi, perchè c’è un sottile piacere a non condividere le scelte dei più, nell’essere minoranza senza essersi posti fuori dalla cultura (mi riferisco non a me ma a De Luca). E, credo non sia tanto il non capirci nulla quanto il non trovare interessante quello che si capisce 🙂
      ciao GianPaolo (a quanto pare non siamo così pochi a non apprezzare alcuni grandi autori)
      ml

      • newwhitebear 4 dicembre 2018 a 21:43 #

        io sono onesto con me stesso. è inutile dire che l’autore X è grandissimo quando in effetti non riesco a leggerlo. Altro esempio: gli scrittori russi: ci provo, ci provo ma alla fine il risultato è negativo.

      • massimolegnani 4 dicembre 2018 a 23:11 #

        bè, io mi fermo a dire che quell’autore non lo capisco e non lo ritengo un grande, ma discuto l’autenticità delle opinioni altrui. A me la Gioconda dice poco o nulla ma non mi sogno di dire che Leonardo è un incapace o che gli estimatori di quel quadro siano in malafede.
        sui russi classici siamo complessivamente d’accordo 🙂

      • newwhitebear 4 dicembre 2018 a 23:27 #

        Forse mi sono espresso male. Quando dico che non riesco a leggere un autore non nego che possa essere bravo. Dico semplicemente che mi blocco nella lettura. Poi quando sento qualcuno che lo esalta con elogi sperticati mi domando se l’abbia effettivamente letto. Il medesimo ragionamento lo faccio nell’altra arte visiva per eccellenza: la pittura. Che Leonardo non sia un incapace è verissimo ma se non riesce a far scoccare la scintilla la sua opera mi appare piatta.

      • massimolegnani 4 dicembre 2018 a 23:33 #

        credo che stiamo dicendo più o meno la stessa cosa con qualche sfumatura differente 🙂

      • newwhitebear 4 dicembre 2018 a 23:48 #

        credo proprio di sì 😀

      • massimolegnani 5 dicembre 2018 a 00:21 #

        🙂

  17. elettasenso 4 dicembre 2018 a 16:50 #

    Perfetto. Leggere è un piacere, non un dovere come ci insegnano a scuola. Leggere è scegliere di saltare chiudere aprire strappare sonnecchiare apprezzare gustare buttare ogni titolo e autore. Tranne qualcuno come Borges come scrive De Luca. Da me mai letto, non Borges ma l’ultimo. Per una sorta di antipatia istintiva del personaggio. Mi pare l’essenza dell’intellettuale radical chic anticonformista. Magari un giorno incapperò nella sua scrittura e…

    • massimolegnani 4 dicembre 2018 a 19:34 #

      Non voglio perorare la causa di Erri perché contraddirei quanto sosteniamo tutti e tre sulla individualità e insindacabilità delle scelte 🙂 Ci tenevo però a dirti che non è un radical chic salottiero, per anni ha fatto il manovale e l’operaio (memorabile il racconto dello scavo di una fogna con il rischio costante di essere sepolto vivo dalla terra delle sponde franose), fa vita ritirata, è un ottimo arrampicatore e un amante dei piccoli piaceri.
      Buona serata, simpatica Eletta
      🙂
      ml

      • elettasenso 4 dicembre 2018 a 20:12 #

        Grazie delle informazioni che non sapevo. A volte vado con sensazioni di pelle, chiaramente opinabili e talvolta errate. Vedrò di approfondire. Grazie caro amico 😊

      • massimolegnani 4 dicembre 2018 a 21:14 #

        Un sorriso e buone letture a prescindere:)

      • elettasenso 4 dicembre 2018 a 21:27 #

        :))

      • massimolegnani 4 dicembre 2018 a 23:04 #

        🙂

  18. Sabina_K 4 dicembre 2018 a 17:06 #

    Su De Luca posso dire solo cose ovvie, già dette cioè: mi piace immensamente e di lui ho letto molto, un po’ meno gli ultimi libri.
    Scrivi : ” autori come DeLuca e Simenon hanno una scrittura essenziale, prosciugata al sole” ed io lo condivido, ma quel che li distingue e che, nel mio caso, mi fa mettere De Luca al primo posto delle mie preferenze, è la capacità di limare le parole senza perdere neanche un milligrammo di emozione anzi, di passione. De Luca racconta la passione senza limitarsi a fotografarla: la trasmette, asciutta e densa per com’è, mentre Simenon, che pure amo, è, a parer mio, più fotografo che narratore e la passione nei suoi libri è sempre descritta/osservata da dietro un “vetrino”, senza nulla togliere alla sua capacità letteraria.
    In De Luca si può lasciar sprofondare il cuore…

    • massimolegnani 4 dicembre 2018 a 19:43 #

      Mi piace molto come hai descritto la scrittura di DeLuca, è un’affermazione che condivido in pieno. Dissento parzialmente su Simenon che è si un fotografo, ma un fotografo amorevole, compassionevole con i suoi personaggi.
      Buona serata Sabina e grazie del bell’intervento.
      ml

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