vigilia di Natale in macelleria (r)

23 Dic

by web

 

 

Davanti al negozio c’erano, schiacciati contro i vetri, nasi che alitavano nel freddo e mani aperte a lasciare impronte e desideri.

Mancavano dieci minuti all’apertura e Margherita osservava preoccupata la massa di gente assiepata dietro le vetrine.

Sarebbe stato un massacro.

Quegli occhi sgranati come fosse fame e quei nasi premuti rendevano i volti dell’attesa simili alle teste dei maiali appese dietro il bancone; maiali ancora vivi che, fiutato il cibo sotto il fango, scalpitano e si spintonano grufolando, come fosse una vita che non mangiano.

A lei l’odore del cibo alle otto del mattino dava la nausea e l’idea che presto avrebbe dovuto confezionare pacchetti su pacchetti di carne sanguinolenta la faceva stare ancora peggio. Ma i padroni della Premiata Macelleria e Gastronomia Eredi Cairoli l’avevano assunta solo per quello.

   Ricordati che i nostri prodotti passeranno sotto l’albero prima di andare ad arricchire le tavolate delle feste. Le confezioni devono essere eleganti come se dentro ci fossero gioielli.- le aveva detto la signora Adalgisa, mostrandole i nastri argentati, le coccarde un po’ pacchiane e la carta natalizia con cui lei avrebbe dovuto abbellire i tipici involucri gialli, troppo ordinari.

   La “raffineria” è il nostro fiore all’occhiello.- aveva aggiunto la signora giocherellando con il triplo giro di perle. La ragazza avrebbe voluto chiederle se a tempo perso gli eredi Cairoli commerciassero in prodotti petroliferi, ma lasciò perdere, la padrona non avrebbe colto l’ironia e, se mai avesse afferrato la battuta, l’avrebbe licenziata sui due piedi.

In quei giorni nessuno in macelleria portava il grembiule. Anche Margherita aveva dovuto indossare un abitino elegante, di quelli che usava in discoteca, e adesso temeva di macchiarlo di sangue.

Furono aperte le porte e la gente si riversò all’interno del negozio a contendersi filetti e arrosti. Davanti al bancone furono subito spintoni e liti, e presto si accesero piccole risse per questioni di posizione nella coda o di precedenza nella scelta dei pezzi migliori.

Alla notizia che il patè di fegato di marmotta, vanto della casa, era ormai quasi esaurito, vi fu una vera sommossa; il cav. Glisenti imprecò in piemontese contro una madama impellicciata che a suo dire gli aveva sottratto l’ultima vaschetta di questa ghiottoneria con un meschino sotterfugio (sì, lei aveva spalancato il visone su una generosa scollatura, distraendolo nell’attimo cruciale dell’ordinazione); il conte di Valchiusella per protesta calò con violenza il bastone da passeggio sul banco gastronomico, facendo schizzare in faccia alla signora Giberti, della rinomata Rubinetteria Aldo Giberti e figli, l’insalata di interiora di renna in salamoia. Un gruppetto di montagnini calati da San Giacomo col vestito della festa e gli scarponi chiodati ai piedi se ne stava intimidito un po’ in disparte aspettando il momento propizio per proporre ai proprietari un baratto scaltro tra i loro rustici salami di patate (antica e semplice ricetta della loro valle: patate poche, maiale quasi niente, solo gli avanzi degli avanzi, aglio tantissimo come non dovesse più sorgere il sole sulla terra) con i mitici coglioni d’orso finlandese affogati in grasso di tricheco.

La padrona veleggiava sorridente tra i clienti inferociti, sicura che bastassero i suoi modi raffinati a calmare gli animi. Ogni tanto però le sfuggiva un bojafauss a mezza voce.

La situazione andava degenerando.

La signorina Rebecchi, superata nella fila da un giovanotto davvero villano, ebbe un sussulto d’orgoglio e, afferrato a due mani l’ombrello dalla punta acuminata, lo conficcò con tutte le sue forze nella scarpa del malcapitato, inchiodandogli il piede destro al legno biondo del pavimento. Solo dopo essersi servita, riprese il proprio ombrello, come lo stesse sfilando dal porta-ombrelli, e con un sorriso educato liberò il giovanotto che ancora ululava. Nella concitazione il signor Alfredo, l’addetto al taglio delle carni, mozzò di netto un dito di un incauto che aveva cercato di arraffare delle costine di camoscio mentre lui ancora le stava tagliando. Alfredo rimase qualche istante interdetto con un braccio sollevato e il dito ben in vista, come a chiedere a chi appartenesse il pezzo. Poi, dato che in quel marasma nessuno ne reclamava la perdita, lo gettò fra le frattaglie per il cane e riprese il suo lavoro.

Margherita, china sul tavolino da lavoro, cercava di ignorare quanto le succedeva intorno. Prendeva dalle mani del cliente di turno, che lo esibiva come un trofeo di guerra, il pezzo di carne avvolto nella carta gialla e lo trasformava con pochi abili gesti in un grazioso pacchetto-regalo. Aveva la schiena a pezzi e la nausea che sopraggiungeva a ondate. Lavorava ininterrottamente da ore e sognava solo l’ora di chiusura e un letto. Alzò lo sguardo e diede un’occhiata fuori. Rimase a bocca aperta.

Davanti al negozio c’erano due ragazzotti che si stavano calando sul volto un passamontagna. Spuntavano solo gli occhi allucinati. Li vide buttare giù qualche pasticca, sbirciare ancora attraverso la vetrina e poi decidersi ad entrare.

Margherita si rannicchiò sotto al tavolino.

L’ingresso dei due fu disastroso.

Il primo, spianando una mitraglietta, annunciò con quanto fiato aveva in corpo che quella era una rapina. Nessuno gli badò, tranne Clementina Rigoni, pia donna delle Laiche Sorelle Sofferenti (storpiato dai perdigiorno del Bar del Lampione in Laide Sorelle Sconvolgenti) che, infastidita dal pressare scomposto dell’energumeno, gli mollò una borsettata sul naso che affiorava dal passamontagna. Il secondo inciampò malamente in un gradino e cadendo lasciò partire un colpo di pistola. La signora Adalgisa stramazzò a terra; in mezzo alla fronte un “raffinato” forellino che zampillava sangue come lo spruzzo di una balenottera spiaggiata.

A quel punto i clienti che ancora si accalcavano al bancone si voltarono verso gli intrusi. Credendo che questi fossero lì per arraffare con qualunque mezzo le poche prelibatezze rimaste, fecero muro contro di loro e li minacciarono con ombrelli e bastoni: i due malviventi si difesero a colpi di pistola e sventagliate di mitra, ma alla fine furono sopraffatti dalla piccola torma che avanzava compatta e i cui caduti venivano subito sostituiti da altri clienti altrettanto determinati.

 

Alle sette di sera nel negozio il silenzio era spettrale.

Margherita riemerse dal suo nascondiglio e s’infilò il cappotto. Badando a non calpestare i corpi riversi a decine sul pavimento e soprattutto a non sporcarsi gli stivali di simil-camoscio, si avviò verso l’uscita.

Appena fuori una musica di zampogne diffondeva per la via un senso di pace e amore. La ragazza fece un respiro profondo come a inalare la musica e si avviò rasserenata verso casa.

 

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56 Risposte to “vigilia di Natale in macelleria (r)”

  1. tramedipensieri 23 dicembre 2018 a 23:22 #

    Si…più o meno è quel che succede 😂🙄😂

  2. lamelasbacata 24 dicembre 2018 a 00:17 #

    Me lo ricordavo ma è sempre un piacere rileggerlo! 😂😂

    • massimolegnani 24 dicembre 2018 a 00:51 #

      due innocenti e macabre risate non fanno mai male 🙂
      buonanotte e buon Natale Mela cara
      ml

  3. fleurerose 24 dicembre 2018 a 00:31 #

    Quello che si definisce “spirito natalizio”. Sarà per questo che quello “spirito”, proprio non mi piace.

  4. Valeria Minciullo 24 dicembre 2018 a 00:51 #

    Il finale racchiude tutto il senso. Un po’ di magia, oltre le resse nei negozi e il consumismo sfrenato, ancora sopravvive.

    Peccato che di zampognari (almeno qui) ormai non se ne vedano più.

    • massimolegnani 24 dicembre 2018 a 01:01 #

      il finale però voleva essere anch’esso sarcastico, basta il suono di una zampogna per ritrovare serenità dopo una carneficina.
      insomma, io cattivo fino in fondo 🙂
      ciao Valeria
      ml
      (buoni giorni di festa)

      • Valeria Minciullo 24 dicembre 2018 a 01:08 #

        Allora il finale racchiude tutto il senso (che ho dato io)! 🙂

        (anche a te)

      • massimolegnani 24 dicembre 2018 a 01:12 #

        🙂

  5. quasi40anni 24 dicembre 2018 a 07:11 #

    Un vero macello! Mi hai ricordato una famosa salumeria di Bologna , tra eleganza, “raffineria” e soldi un po’ cafoni

    • massimolegnani 24 dicembre 2018 a 13:49 #

      eheh..ogni città ha il suo macello e la sua raffineria 🙂
      ml

  6. ninanona8200 24 dicembre 2018 a 09:22 #

    ed io che mi aspettavo un racconto in pieno spirito natalizio.
    meno male che sono vegetariana e certe cose dal ”verduriere dall’imprevedibile saggezza” non accadono 😉
    Bellissimo, ho sofferto un tannicchia ma bellissimo.

    In fin dei conti, basta il suono della zampogna per dimenticare una carneficina e ricordarci quanto siamo buoni, no?

    Buon Natale

    • massimolegnani 24 dicembre 2018 a 13:51 #

      hai sofferto per la troppa carne contesa, non per la carneficina 🙂
      contento se ti ho strappato un sorriso 🙂
      Buon Natale a te, Nina
      ml

  7. lepastelbleu 24 dicembre 2018 a 09:23 #

    non ho parole…meno male che Margherita ha gli stivali di simil pelle…

    • massimolegnani 24 dicembre 2018 a 13:54 #

      eheh questo racconto che ogni tanto rispolvero risale a quando mia figlia Margherita nelle feste andava a far pacchetti nei negozi e tornava a casa stravolta dalla bizzarria dei clienti 🙂
      un abbraccio Margot
      ml

  8. arroccodelriccio 24 dicembre 2018 a 09:25 #

    Un po’ mi ha fatto ridere (amaramente), un po’ mi ha messo ansia (ricordandomi la ressa nei negozi)… ma che bella la caratterizzazione di tutti questi personaggi!

    Buone feste,
    Riccio

    • massimolegnani 24 dicembre 2018 a 13:56 #

      nel mio intento la truculenza e la carneficina esagerata volevano togliere l’ansia da compere natalizie 🙂
      grazie Riccio
      giorni lieti a te
      ml

  9. cisonduecoccodrilli 24 dicembre 2018 a 13:55 #

    A tratti ridevo e poi un senso di sgomento mi colse. Questo racconto splatter è veramente ben fatto, senza limiti, senza freni, un’umanità animalesca e cannibale. Spero ti faccia piacere sapere che qualche umano che conosci, invece, passa il Natale bevendo brodino di verdure e aspirina e mucolitici 😜🤒😷

    • massimolegnani 24 dicembre 2018 a 14:06 #

      ma povero coccodrillo, mi spiace sia per lo sgomento che per il brodino però sono contento che ridevi anche 🙂
      un abbraccio di buon natale
      ml

      • cisonduecoccodrilli 24 dicembre 2018 a 14:48 #

        No no, era uno sgomento bello, è stata davvero una lettura sorprendente. 🙂 Buon Natale anche a te 🐿🐿🐿

      • massimolegnani 24 dicembre 2018 a 15:18 #

        Allora resta solo il dispiacere per il brodino da malata 😦

  10. Walter Carrettoni 24 dicembre 2018 a 20:47 #

    Come vegano non posso che essere compiaciuto dalla carneficina finale ed empatizzare con la ragazza dagli stivali in simil-daino.
    Buone feste.

    • massimolegnani 25 dicembre 2018 a 11:00 #

      Chi l’avrebbe detto che io carnivoro avrei fatto felice un vegano 🙂
      Buon Natale Walter
      ml

  11. newwhitebear 24 dicembre 2018 a 22:13 #

    raccontom esilarante quasi reale che descrive l’insana follia delle compere natalizie.
    Buon Natale!

  12. elettasenso 25 dicembre 2018 a 08:53 #

    Surreale come Dalì e sanguinolento come un film di Quentin Tarantino. Bravo: bellissimo racconto ❄❄❄

  13. franco battaglia 25 dicembre 2018 a 11:48 #

    Una degenerazione “tarantiniana” di grande effetto… al titolo, in realtà, pensavo alle infinite cene di “magro” della vigilia, dove mangiare una fettina panata sarebbe peccato, ma 800 euro di pesce sarebbero particolarmente graditi al Signore… che usanza ridicola e direi oscena… il Natale preso in giro, e tanti che lo fanno credendo di rendere davvero omaggio ad uno spirito cristiano… del resto anche il Papa che parla di troppe ricchezze dal pulpito di una chiesa inestimabile.. non fa che avallare l’ignoranza globale… buon Natale semplice, mio caro… felice di leggerti sempre…

    • massimolegnani 25 dicembre 2018 a 16:01 #

      condivido le tue parole sull’ipocrisia.
      buon Natale, Franco e grazie
      ml

  14. mocaiana 25 dicembre 2018 a 12:45 #

    Fantastico! E, tranneil finale, scene di vita vissuta…Uno splendido Natale a te e ai tuoi Massimo 🙂

  15. Patrizia Caffiero 26 dicembre 2018 a 15:08 #

    forse mi sbaglio, ma conosco questo tuo post oppure hai già scritto di macelleria.
    Duro, forte, non cinico perché realistico, purtroppo. Guardare la società da dentro non è gradevole.

    • massimolegnani 26 dicembre 2018 a 23:26 #

      eheh, era sempre la stessa macelleria 🙂
      contento della tua ri-lettura
      grazie Patrizia
      ml

  16. Neda 27 dicembre 2018 a 12:08 #

    Sto ancora ridendo: per le strane “prelibatezze”, per la bellissima descrizione di ogni particolare, per l’assurda “rapina”…e perché sto pensando a cosa ne farà dei corpi il macellaio…hai solleticato il mio “gusto” dell’assurdo e del nonsense. Grazie.

    • massimolegnani 27 dicembre 2018 a 12:52 #

      oddio, visto come ha trattato il dito mozzato, non oso pensare che cosa farà il macellaio di tutta quella carne in eccesso 🙂
      contento che tu abbia condiviso lo spirito giocoso,anche se macabro, di questo racconto.
      buone feste, Neda
      ml

      • Neda 27 dicembre 2018 a 12:53 #

        Grazie, altrettanto a te.

      • massimolegnani 27 dicembre 2018 a 13:11 #

        🙂

  17. Pendolante 27 dicembre 2018 a 13:35 #

    Sarebbe davvero divertente se non fosse così atrocemente … possibile. Mi hai ricordato Benni. Di nuovo tanti auguri Massimo

    • massimolegnani 27 dicembre 2018 a 14:54 #

      Dopo il tuo accostamento lusinghiero devo decidermi a leggere Benni che rappresenta una delle mie tante lacune.
      Auguri caldi a te, Katia
      ml

      • Pendolante 27 dicembre 2018 a 20:15 #

        Se non lo hai mai letto non puoi dire che sia lusinghiero 😉 L’intenzione era quella pero

      • massimolegnani 27 dicembre 2018 a 21:20 #

        eheh, ci avevo pensato anch’io, ma già l’accostarmi a uno scrittore affermato era di per se’ lusinghiero.
        Poi magari leggendolo ritratterò tutto 🙂

  18. elisafalciori 28 dicembre 2018 a 12:41 #

    Satira surreale molto godibile! Complimenti.

  19. Stefi 30 dicembre 2018 a 16:38 #

    …anche un po’ “Mony Python e il senso della vita” in quelle celebri immagini nel ristorante francese mescolate ad alcuni tratti decadenti di Ammaniti in “Che la festa cominci”.
    Plurievocativa questa tua vigilia.

    ps: io, invece, Natale in Farmacia. Riemergo solo oggi da termometro e annessi 😦

    • massimolegnani 30 dicembre 2018 a 18:25 #

      Per un attimo avevo creduto che tu avessi cambiato professione:)
      Mi spiace, niente sa più di beffa che ammalarsi in ferie.
      Ti abbraccio
      ml

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