uuhuhhuuuhuhuhuuuhuuu (la dolce voce della follia)

10 Gen

by c.calati

 

 

Dicono che non ci sono con la testa e forse hanno ragione, ma per la ragione opposta a quel che dicono. Non è il salire al tetto nella notte la mia follia, è questo starmene tranquillo tutto il giorno, come non ci fosse nulla per cui valga la pena. Ed è una pena starmene in poltrona, pantofole e giornale, veder scorrere l’acqua e le parole e non tentare di fermarle. Eppure mi trattengo, tengo a bada il lupo ed il pavone, fremo e sorrido al mondo storto e a quello quadro. Hai preso le pastiglie, caro?, domanda di rito bizantino, dettata non dalla premura ma dal timore di stranezze. Uno scrutarmi gli occhi se sono spenti a sufficienza. Annuisco e mostro l’occhio vacuo, sai come i bassethound, destino da mansueti, ma in cuor loro ti azzannerebbero alla gola.

E le pastiglie non le ingoio, le nascondo in una scatola di scarpe per i tempi bui, quando il buio mi scenderà da dentro, una saracinesca chiusa dall’interno, che per ora invece è sempre luce. Luce ed energia, anche quando sono immobile, sapessi l’energia che accumulo a stare fermo, mille lampadine accese a intermittenza da illuminarci piazza Vittorio, e una frenesia tenuta in gabbia come corressi sempre sulla ruota del criceto. E invece sono fermo nel soggiorno, statico come facessi parte del mobilio. Accendo la pipa e mi consolo col Vesuvio, anche lui un pennacchio di fumo placido, ma mille altre volte pronto a distruggere Pompei.

Se non ci fossero le notti di luna e vento ci sarebbe da impazzire, sarebbe un’esplosione nucleare.

La sento subito l’aria che si muove al buio, oltre la finestra. Anche se sto dormendo, le fronde che si scuotono mi scuotono in richiamo. L’aria vivace, non ancora vento, è un serpente tra le pietre che aspetta il mio passaggio. Un’attrazione irresistibile, scivolo fuori dal letto, infilo le ciabatte, salgo in solaio, mi spoglio, spalanco il lucernaio.

Esco sul tetto, mi accovaccio nudo sulle tegole, le piume e il pelo a proteggermi dal freddo.  E aspetto. Aspetto che il vento monti, come il surfista aspetta l’onda giusta.

E quando il vento fischia e piega i rami, quello è il mio momento.

Allora urlo.

Uhhuhuu.

La coda ferma, la ruota chiusa, allungo il collo a modulare il suono, a renderlo potente e lungo.

Cavalco l’aria, le vado incontro.

È un pianto, un canto, un gloria in excelsis, divento vento, in un crescendo esasperato come una controvoce.

Uhhuhuu.

E lui, il vento, ringhia tra le foglie, ribatte colpo su colpo, urla a sua volta, incattivisce, piega le betulle, rompe rami dei larici a spaventarmi. Volano foglie come stracci. Ma io non cedo, trovo altra aria nei polmoni, ululo alla luna e al buio che non vedo,

Uhhuhuuuu..

Tremano gli alberi, ammutoliscono gli uccelli. Il mondo non esiste, ci sono solo io a lottare aggrappandomi al comignolo. Folate feroci a scompigliarmi il pelo, raffiche m’arruffano le piume sulle ali, mi sferzano la faccia come mani a tapparmi la bocca, per qualche istante ululo muto, quasi sopraffatto, ma ancora ho forza nelle vene, mi ergo in un grido cupo a far vibrar le stelle

Uhhuuhuuu..

 

Poi, come è iniziato, il vento di colpo tace e io con lui.

Silenzio.

Lo guardo che s’acqueta e resta immobile, lì davanti a me, posato sulle cime nere delle querce assieme alle cornacchie.

Anch’io immobile ma i muscoli tesi pronti a scattare se dovesse ricominciare.

Tace.

È quasi crudele questo silenzio nero.

Ma è finito davvero il nostro duello.

Lo guardo ancora e infine lo saluto con un cenno, come si fa con un amico dopo una battaglia che non si sa nemmeno chi abbia vinto.

Quindi mi calo nel solaio dalla botola del tetto come mi calassi  in un sommergibile, tolgo le piume e il pelo, mi rivesto.

Scendo fino al letto, torno sotto le coperte. Ho l’euforia serena di un lavoro fatto bene.

 

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80 Risposte to “uuhuhhuuuhuhuhuuuhuuu (la dolce voce della follia)”

  1. dimaco 10 gennaio 2019 a 01:44 #

    Fagiano o poiana?
    Ai fagiani gli tirano, poi li lasciano a frollare finchè non smettono di essere goregni.
    Poi finiscono impiattati con le patate, abbinati a un Pinot Nero.
    No, meglio poiana.

  2. (b)ananartista SBUFF 10 gennaio 2019 a 03:38 #

    U

  3. franco battaglia 10 gennaio 2019 a 06:41 #

    Se fossi arido ti direi: “No guarda, prendile quelle pastiglie…”

  4. Giuliana 10 gennaio 2019 a 07:20 #

    Wooooooooooo, meno male che non le prendi le pastiglie, altrimenti non avresti potuto scrivere questo post (il più bello che abbia letto dei tuoi, senza togliere nulla agli splendidi altri). Credo che anche io dovrò smettere di prendere le mie pastiglie, sono una zavorra pesante per questa mia mongolfiera.

    • massimolegnani 10 gennaio 2019 a 10:28 #

      oh Giuliana che piacere mi dai! anch’io lo considero uno dei miei brani più riuscito.
      l’ho scritto qualche anno fa e ci torno su spesso a limarlo, aggiungerci qualcosa, magari solo un altro uhuuuuhu 🙂
      un abbraccio
      ml

      • Giuliana 10 gennaio 2019 a 11:14 #

        Bello, bellissimo veramente!

      • massimolegnani 10 gennaio 2019 a 12:40 #

        🙂 🙂 wow 🙂 🙂

  5. quasi40anni 10 gennaio 2019 a 07:22 #

    Fortunato chi la sua follia sa e può esprimerla

    • massimolegnani 10 gennaio 2019 a 10:30 #

      ho voluto dare questa idea di valvola di sfogo, di liberazione dagli atti consueti, di fuga momentanea nell’irrazionale che credo farebbe bene a molti
      un caro saluto
      ml

  6. chiaralorenzetti 10 gennaio 2019 a 08:56 #

    Infrangere le proprie regole mentali è una delle follie meglio riuscite.

    • massimolegnani 10 gennaio 2019 a 10:32 #

      sì, la follia, temporanea, vista come cura e non come malattia
      ciao Chiara
      ml

      • chiaralorenzetti 10 gennaio 2019 a 10:51 #

        Una liberazione. Quanto fa bene, ma quanto è difficile.

      • massimolegnani 10 gennaio 2019 a 12:49 #

        sì, bisognerebbe imparare da questo personaggio senza nome 🙂

  7. teti900 10 gennaio 2019 a 10:11 #

    se ricordo bene un rito simile con la foto di un lupo lo avevi già narrato… e anche allora avevo creduto che fosse realtà e, pur capendo chi dovendolo subire se ne lamenti con preoccupazione, ne condivido virtualmente l’utilità con un briciolo di invidia perché le mie grida implodono inutilmente senza portare alcun sollievo, anzi nuocendo a me stessa e senza nessuno che ne avverta il rumore o se ne curi…

    • massimolegnani 10 gennaio 2019 a 10:42 #

      ricordi benissimo, Teti, complimenti
      è un vecchio racconto che ogni tanto riprendo in mano per piccole o drastiche modifiche.
      sì, sono convinto dell’utilità di brevi accessi di innocua pazzia 🙂
      ml

  8. Domenico Aliperto 10 gennaio 2019 a 10:19 #

    hai mai letto Mario Tobino?

  9. pino 10 gennaio 2019 a 10:48 #

    “Qualunque cosa dicano di me i mortali (so bene, signori miei, troppo bene, che la pazzia gode di pessima reputazione anche tra i folli più folli) ebbene sono io la sola, proprio io in carne ed ossa, grazie ai miei poteri sovrannaturali, a infondere serenità nel cuore degli uomini e degli dei”….questo l’incipit “Elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam 🙂

    • massimolegnani 10 gennaio 2019 a 12:48 #

      stupendo questo incipit e quanto mai pertinente al brano
      grazie Pino
      ml

  10. alemarcotti 10 gennaio 2019 a 12:27 #

    Uhuhuhihi

    • massimolegnani 10 gennaio 2019 a 12:43 #

      adoro il tocco femminile delle i aggiunte a personalizzare il tuo urlo
      🙂
      ml

      • alemarcotti 10 gennaio 2019 a 14:22 #

        😂😂😂😂son contenta tu l’abbia notato e apprezzato

      • massimolegnani 10 gennaio 2019 a 14:38 #

        🙂

  11. cisonduecoccodrilli 10 gennaio 2019 a 13:53 #

    Difficile da commentare 😔.
    Bizzarria, malattia della mente, autonomia, gestione, controllo. Spirito selvaggio. Incontenibile. Vivere nascosti. Conformismo. Finzione. Normalità. Proteggersi. Parole ammucchiate (le mie, qui), ispirate dal tuo bellissimo racconto. E alla fine, l’emersione di un pensiero tardivo: l’indicibile sofferenza del malato psichiatrico.

    • massimolegnani 10 gennaio 2019 a 14:45 #

      parole significative le tue.
      e condivido il pensiero tardivo, credo che una delle sue sofferenze sia il non essere compreso nei suoi gesti ritenuto folli e che invece spesso sono liberatori.
      una carezza, coccodrilla
      ml

  12. LaDama Bianca 10 gennaio 2019 a 13:58 #

    Mi piace questa storia da lupo, di indole che ribolle esce e si ribella.

    • massimolegnani 10 gennaio 2019 a 14:40 #

      sì, ribolle e si ribella, nell’unico modo che sa combattendo, un po’ come don chisciotte contro i mulini a vento 🙂
      ciao Dama, grazie
      ml

  13. cuoreruotante 10 gennaio 2019 a 16:24 #

    L’urlo liberatorio! Ma. Quanto bene si sta dopo?
    Grazie, bel pezzo davvero!
    Un abbraccio

    • massimolegnani 10 gennaio 2019 a 17:14 #

      Credo si stia parecchio bene, dopo.
      Grazie Cuore,
      un sorriso
      ml

  14. newwhitebear 10 gennaio 2019 a 17:50 #

    follia innocua quella di travestirsi da uccello, lupo(?). Una gara col vento a chi urla di più e poi tutti tacciono.
    Bello questo miniracconto

    • massimolegnani 10 gennaio 2019 a 20:47 #

      Più che travestirsi lui durante la battaglia col vento “si sente” lupo e pavone. Poi quando ridiscende torna a essere umano e mansueto.
      Grazie GianPaolo
      ml

  15. ninaops 11 gennaio 2019 a 20:52 #

    ululare è benessere, salvezza, saggezza.
    la follia è nel dimenticare la nostra parte animale.
    che istinto sia, sempre.

  16. Ghiandaia blog 12 gennaio 2019 a 16:18 #

    Piacevole il tuo inno alla follia, complimenti!

  17. Harley 12 gennaio 2019 a 19:42 #

    Le pastiglie? Secondo me quelle pastiglie non devi nemmeno toccarle perchè se le avresti prese non avresti scritto un racconto cosi… vivo, intenso, emozionante….

    • massimolegnani 12 gennaio 2019 a 21:25 #

      Grazie per il tuo commento in presa diretta, rivolgendoti direttamente al protagonista
      🙂
      ml

  18. elettasenso 13 gennaio 2019 a 21:39 #

    Meraviglioso brano, direi teatrale, visionario, come un quadro di Chagall o l’urlo di Munch. Ti ho visto fermo nel salotto e mi hai ricordato mio padre con la pipa. Immobile apparentemente. Ti ho visto combattere sul tetto. Il vento quest’anno ulula anche qui. Tutte le notti. C’è chi lo odia. C’è chi lo sfida. E vince. Bravo. Bravissimo.

    • massimolegnani 14 gennaio 2019 a 00:11 #

      “teatrale e visionario” li trovo perfetti
      e poi ho molto apprezzato le tue “visioni” suscitate dalla lettura, tuo padre alla poltrona, l'”io” (narrante) che che combatte e vince.
      grazie davvero per questo intenso commento, Eletta.
      un abbraccio
      ml

  19. Simona 14 gennaio 2019 a 14:51 #

    Carlo, è davvero bellissimo.
    Ad un certo punto del tuo racconto, mentre leggevo, è emersa un’affascinante frase di Pirandello che si è fatta riflessione. Voglio condividerla con te, sebbene possa non essere del tutto pertinente:
    «La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest’albero, respiro tremulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola, domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo».
    Colgo l’occasione per ringraziarti di cuore del tuo passaggio, delle tue parole e della traccia che hai lasciato.
    Buona giornata!

    • massimolegnani 14 gennaio 2019 a 19:27 #

      Sono davvero contento che tu sia intervenuta qui.
      E la citazione che riporti è per forza attinente perché ti è stata suscitata dalle mie parole 🙂
      Buoni giorni a te Simona
      ml

  20. lamelasbacata 14 gennaio 2019 a 19:14 #

    Letto, riletto e poi lasciato a decantare come si fa con qualcosa di così bello che anche a parlarne hai timore di guastarlo.

    • massimolegnani 14 gennaio 2019 a 19:38 #

      mi commuove sapere che sei passata e ripassata a gustare il racconto in silenzio
      Grazie, ti abbraccio
      ml

      • lamelasbacata 14 gennaio 2019 a 20:53 #

        Hai mai letto Paasilinna?

      • massimolegnani 14 gennaio 2019 a 21:31 #

        Sì, l’anno della lepre (se è suo) mi era piaciuto

      • lamelasbacata 14 gennaio 2019 a 22:33 #

        Allora cerca Il mugnaio urlante 😉

      • massimolegnani 14 gennaio 2019 a 22:35 #

        me lo segno (il mugnaio urla al vento?)

      • lamelasbacata 14 gennaio 2019 a 22:37 #

        Ulula, quando sente che la tristezza sta per sopraffarlo e per questo vogliono rinchiuderlo, perché quando non si vuole comprendere la diversità si fa prima ad allontanarla.

      • massimolegnani 14 gennaio 2019 a 22:43 #

        Caspita che trame similari, devo leggerlo
        Grazie Mela

      • lamelasbacata 14 gennaio 2019 a 22:46 #

        Ti piacerà di sicuro! 😊

      • massimolegnani 14 gennaio 2019 a 23:07 #

        🙂

  21. annaecamilla 14 gennaio 2019 a 20:27 #

    Hai scritto un post bellissimo, ma non so se sia un bene o un male che non prenda le tue pastiglie. Se sono per la tua salute? Vabbè sono fatti tuoi🤗

    • massimolegnani 14 gennaio 2019 a 21:29 #

      Fortunatamente sono in buona salute 🙂
      Il racconto è solo una proiezione di fantasia di un certo mio sentire
      Un sorriso
      ml

      • annaecamilla 14 gennaio 2019 a 21:30 #

        Ahhhh sono contenta😀😀😀😀

      • massimolegnani 14 gennaio 2019 a 21:34 #

        però mi ha fatto piacere che avessi letto con apprensione per la mia salute 🙂

      • annaecamilla 14 gennaio 2019 a 21:37 #

        Si perché comunque sia aldilà dello schermo ci sono sempre delle persone che possono essere brutte o belle d’animo, questo non lo so, ma a me creano apprensione. 😅

      • massimolegnani 14 gennaio 2019 a 21:43 #

        ..e l’uso dell’io narrante provoca equivoci:)

      • annaecamilla 14 gennaio 2019 a 21:43 #

        È vero!!! 😘 😘 😘

      • massimolegnani 14 gennaio 2019 a 21:54 #

        🙂

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