la morte è un’arancia a carnevale

17 Gen

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È successo.
Finalmente, oserei dire.
Dieci anni dopo quei discorsi, sono passato alla loro applicazione pratica.  Chissà cosa mi ha spinto.
Ci si trovava a sera e l’argomento del discutere era sempre quello, un vero tormentone. In poco tempo diventammo i teorici dell’omicidio perfetto. Le fesserie che siamo riusciti a dire quell’estate, c’era chi puntava tutto sull’arma, che doveva essere inconsueta e non recuperabile, un legno ben appuntito da bruciare dopo l’uso nella stufa o un pezzo di ghiaccio acuminato che si sarebbe sciolto prima che scoprissero il cadavere, chi escogitava alibi inattaccabili, timbrature manomesse al cartellino o un socio opportunamente travestito, assai lontano dalla scena del crimine che testimoni inconsapevoli scambiano per te che intanto uccidi indisturbato, chi si era specializzato nel camuffare l’omicidio da morte naturale, sai la storia dei veleni che non lasciano traccia o dei cuscini a soffocare lentamente uno che già soffriva d’asma. Avevamo ogni volta nuove idee e ci credevamo intelligenti, ma ci avrebbero arrestati anche con gli occhi bendati, i poliziotti, altro che delitto perfetto.

Eppure una frase che PierLuigi ripeteva come un mantra mi penetrò in testa come un tarlo nel legno tenero.
Devi uccidere uno sconosciuto. Che non vi sia nulla che possa farli risalire a te. Solo così puoi farla franca.
Per dieci anni ho tenuto il tarlo al guinzaglio come un cane che non ti fidi a lasciare libero, già sai i guai che potrebbe combinare. Guinzaglio e museruola, ma ogni tanto accarezzavo l’idea come il pelo di quel cane e lasciavo correre la fantasia a sgranchirsi le zampe nel campo grande delle ipotesi.
Troppo pigro per pensare davvero di passare all’azione e troppo abituato al rispetto dei valori che gli altri mi avevano inculcato per riuscire a rinnegarli di botto, mi barcamenavo tra pensieri assassini e vita irreprensibile. Ma poi il progressivo degrado morale a cui assistevo in ogni ambiente, dalla parrocchia al GrandeFratello, il disgusto per un universale razzolare in modo opposto a quanto predicato, mi hanno spinto prima ancora che me ne rendessi conto a trasformare l’ipotesi in progetto. E mi sono accorto che in testa era già tutto chiaro, il modo e il quando, almeno, se non il perché.
Così ho passato l’inverno a sbucciare arance.
Con questo gesto antico e di per sè innocente ero già entrato nei panni dell’assassino. Mi esercitavo a non rovinare la buccia, facendone un festone ininterrotto come mi aveva insegnato mio papà da bambino. Sapevo di avere in casa da un tempo immemorabile una grossa biglia in ferro, simile a un pallino da bocce, che mio padre usava per qualche suo lavoro. La trovai, dopo giorni di ricerche, in un cassetto del vecchio bancone da lavoro giù in garage. Consumai arance a cassette finchè trovai quella che per dimensioni e taglio riuscito alla perfezione sembrava adatta alle mie necessità. Presi la biglia e ci avvolsi intorno la buccia. Vi aderiva perfettamente, così la incollai con cura, badando che non si notassero troppo i tagli. Forse vista da vicino qualcuno poteva accorgersi della manomissione, ma mescolata a migliaia di altre arance nessuno avrebbe potuto notare la differenza.
Pochi giorni al carnevale. Ero tranquillo e deciso a procedere. Andai in città, gironzolando per le piazze dove si sarebbe svolta la battaglia. Il tiro avveniva in quattro diverse piazze simultaneamente. In pratica ciascun campo di battaglia sarebbe stato presidiato da una squadra di un centinaio di ragazzi che senza alcuna protezione dovevano assalire a colpi di quel frutto i carri difesi da gente che, protetta da caschi e bardature, avrebbe risposto colpo su colpo con le stesse armi. Studiai i preparativi, badai a dove innalzavano gradinate in legno che mi avrebbero fatto stare troppo lontano dal combattimento e dove e come sistemavano le reti a protezione del pubblico. Alla fine scelsi un angolo lontano di piazza Ottinetti, dove c’era un passaggio tra le reti che permetteva ai più ardimentosi tra gli spettatori di stare a immediato ridosso della lotta.
Domenica a mezzogiorno, con tre ore di anticipo sulla battaglia , andai ad occupare il posto che mi ero scelto, in mezzo ad altri spettatori che avevano avuto la mia stessa idea. Sapevo che quando la battaglia sarebbe stata al culmine i miei vicini avrebbero raccattato da terra qualche arancia per partecipare anche loro al tiro. Il mio lancio si sarebbe confuso ai loro.
La squadra delle Picche presidiava la piazza. I ragazzi scaricavano le ultime cassette che andavano a sistemare nei punti strategici, e intanto stipavano le loro casacche della prima scorta di proiettili. Io osservavo i loro volti eccitati con distacco e intanto accarezzavo nella tasca la mia unica arancia. Non mi ero fidato a fabbricarne più di una, se dopo il fatto fossi stato individuato e mi avessero perquisito sarebbe stata la fine con altri proiettili addosso. Un’unica arancia da usare al meglio.
L’ambiente andava surriscaldandosi, i tiratori si rincuoravano l’un l’altro e intanto un boato dalle vie adiacenti annunciava il sopraggiungere del primo carro.
Ogni carro tirato da una quadriglia avrebbe fatto due giri della piazza per poi dirigersi lungo le vie del centro storico in un’altra piazza, lasciando posto e lotta al carro successivo.
La battaglia era iniziata, nel cielo volavano i proiettili arancioni in una pioggia caotica. L’odore delle arance spiaccicatesi a terra o sui corpi dei combattenti stava impregnando l’aria e sembrava eccitare la folla come se tutto quel rosso fosse sangue. Io restavo indifferente, mentre intorno a me la gente urlava divertita alla vista del massacro. Avevo deciso di non agire prima del terzo carro, quando la confusione sarebbe stata al massimo e qualche tiratore stanco più facilmente si sarebbe fermato a rifiatare offrendomi un bersaglio più sicuro. I Picche erano maschere sanguinolente e più di uno aveva dovuto abbandonare il tiro perché ferito o colpito agli occhi.
Il terzo carro si stava avvicinando al mio angolo per la gioia degli spettatori miei vicini che si misero anche loro a tirare qualche arancia per dare manforte ai ragazzi a piedi. Io ero pronto, con la mia arancia in mano. Vidi un ragazzo allontanarsi barcollando da sotto il carro, colpito in pieno viso da un proiettile. Lo seguii con lo sguardo, ondeggiava troppo, lasciai perdere. Subito un altro indietreggiò verso di me, rimase lì immobile, forse inebetito da un colpo ricevuto. Era distante non più di un metro e in perfetta traiettoria tra me e il carro. Finsi di mirare al carro e scagliai con tutte le forze la mia arancia. Colpii il bersaglio poco sopra la nuca.
Non successe nulla.
O meglio, lui si era accasciato in avanti al rallentatore, ma per parecchi istanti nessuno ci badò.
Fui tra i primi ad avvicinarmi, mentre, con il carro che si allontanava, la battaglia si andava momentaneamente spegnendo. Era accartocciato su se stesso, in ginocchio, come in preghiera, la faccia china in modo innaturale sul porfido tra le arance spiaccicate.
Quando lo rigirammo per stenderlo per terra era già morto.

Solo in quel momento mi accorsi che la mia vittima era una ragazza. Un occhio pesto, i capelli imbrattati, un labbro tumefatto, eppure si capiva che era una bella ragazza.
Rimasi lì ancora qualche minuto mentre gli operatori del 118 tentavano un’inutile rianimazione. Poi mi allontanai senza correre, aprendomi a fatica un varco tra la folla che alla notizia della morte si stava riversando sulla piazza.
Ero deluso. Tutto era stato troppo facile, quasi mi spiaceva  di non aver suscitato neanche un sospetto. E poi mi commuove sempre la morte una donna giovane e carina.

56 Risposte a “la morte è un’arancia a carnevale”

  1. ilmestieredileggereblog 17 gennaio 2019 a 00:30 #

    Mi hai fatto accapponare la pelle …. è così agghiacciante nella banalità maligna e cinica. Mi ha fatto venire in mente il delitto dell’università, i due che uccisero a caso Marta, mi pare, per dimostrare che il delitto perfetto è possibile

    • massimolegnani 17 gennaio 2019 a 01:32 #

      il risvolto per me più agghiacciante è il dispiacere per la morte di una donna (giovane e carina!) completamente scisso da sensi di colpa come non fosse lui il responsabile di quella morte.
      grazie Pina, buona notte
      ml

  2. Walter Carrettoni 17 gennaio 2019 a 00:39 #

    Son convinto che gente così ce n’è a mazzi.

  3. Domenico Aliperto 17 gennaio 2019 a 01:09 #

    E il giorno dopo ti vennero ad ammanettare: trauma facilmente riconoscibile, arma del delitto rimasta sul luogo del delitto, videocamere a profusione che hanno ripreso il tuo comportamento equivoco e soprattutto il momento del lancio da tutte le angolazioni.. a questo punto anche se avessi usato i guanti per confezionare la biglia assassina non ci sarebbe bisogno delle impronte digitali per incastrarti.
    La Corte condanna l’imputato Massimo Legnani per omicidio intenzionale con l’aggravante della premeditazione, l’udienza è tolta!
    Tranquillo, ti porto le arance quando ti vengo a trovare in carcere

    • massimolegnani 17 gennaio 2019 a 01:38 #

      le arance no, ti prego!!
      🙂
      (però non sono così sicuro che la morte non venga archiviata come accidentale. durante la battaglia c’è un tale caos e così tanti feriti e una tale poltiglia di migliaia d’arance che anche dopo aver riscontrato il trauma occipitale come causa della morte non so se a qualcuno venga il sospetto di omicidio)
      ciao Domenico
      ml

      • Valeria Minciullo 17 gennaio 2019 a 01:46 #

        Fai bene a rifiutare quelle di Domenico che se va bene sono quelle biologiche dell’Esselunga di Pioltello. Meglio le mie della campagna secelianaaa.

      • Domenico Aliperto 17 gennaio 2019 a 02:12 #

        Tu porta le pesche

      • massimolegnani 17 gennaio 2019 a 02:23 #

        ecco quelle le gradirò 🙂

      • Valeria Minciullo 17 gennaio 2019 a 02:58 #

        Quelle della MIA campagna sono poche e ne sono molto gelosa, vai tu a comprarle a Letojanni che sai anche dove ce le hanno buone.

      • massimolegnani 17 gennaio 2019 a 12:10 #

        simpatica baruffa tra siciliani doc come le arance 🙂

      • Domenico Aliperto 17 gennaio 2019 a 12:36 #

        per carità, io sono aversano!
        ma ammetto di andare pazzo per i buoni frutti della Sicilia

      • Valeria Minciullo 17 gennaio 2019 a 13:09 #

        Beh, in mancanza puoi sempre accontentarti di una carcioffola di Aversa.

      • Domenico Aliperto 17 gennaio 2019 a 13:13 #

        minnuzze o niente

      • Valeria Minciullo 17 gennaio 2019 a 13:30 #

        Giusto fare piano coi dolci, ché troppi fanno danno.

      • massimolegnani 17 gennaio 2019 a 13:30 #

        Pensare che avevo pure controllato dove si trovasse Letojanni!

      • Domenico Aliperto 17 gennaio 2019 a 13:32 #

        Letojanni è una striscia di case intasate di macchine schiacciata tra autostrada e mare, a pochi passi dall’ancor più affollata Taormina.
        ma ha un ottimo fruttivendolo

      • Valeria Minciullo 17 gennaio 2019 a 13:45 #

        Ha anche un bellissimo mare, una Creppeperia e un duomo che dicono sia molto bello, ma che non ho mai visto all’interno.

        E pensa che la popolazione arriva a BEN 60000! persone nel periodo estivo… roba da non credere (e infatti non crederci). Sarà gente di passaggio che si ferma a comprare la frutta.

      • massimolegnani 17 gennaio 2019 a 14:03 #

        un bel giro d’affari il fruttivendolo

      • Valeria Minciullo 17 gennaio 2019 a 12:44 #

        Sono solo io la siciliana doc però 🙂

        ps: stanotte ho sognato che un tizio voleva colpirmi e uccidermi con un oggetto (non ricordo cosa, ma sicuro NON un’arancia 🙃).

      • massimolegnani 17 gennaio 2019 a 13:33 #

        eheh il racconto ti ha condizionato il sogno 🙂

      • massimolegnani 17 gennaio 2019 a 02:19 #

        ahah ma anche quelle di secelia tua in carcere mi sarebbero indigeste 😦

      • Valeria Minciullo 17 gennaio 2019 a 03:08 #

        Allora chiedi a Domenico di portarti i suoi kiwi, pieni di succo e vitamine. Molto meglio sia delle arance che delle pesche.

      • massimolegnani 17 gennaio 2019 a 12:04 #

        qualunque frutto, anche una buccia di banana, ma non le arance 🙂

      • Domenico Aliperto 17 gennaio 2019 a 01:52 #

        Se a Ivrea lanciassero noci di cocco, il dubbio sarebbe legittimo. ma pure l’arancia più tosta di Sicilia difficilmente sfonda un cranio..
        i feriti sono tantissimi tutti gli anni (infatti per me è follia, alla pari di quelli che si fanno inseguire dai tori), ma l’unico morto di cui ho notizia è per infarto (e te credo), nel 2013.
        Notte!

      • massimolegnani 17 gennaio 2019 a 02:23 #

        per inciso anch’io lo trovo uno spettacolo assurdo di follia collettiva.
        pur abitando vicino a Ivrea la battaglia delle arance non mi ha mai attirato.
        notte a te

  4. Valeria Minciullo 17 gennaio 2019 a 01:15 #

    Ti diverte proprio, mi sa, dare vita a questi personaggi cinici/psicopatici. Mi viene in mente il racconto del tipo che usciva dal locale e osservava, con piacere quasi, la vittima di un incidente (può essere?).
    Ti dirò: l’ho letto tutto d’un fiato e sei stato bravo a catturare la mia attenzione, per quanto non ami tanto il genere.
    Qua no, in effetti non posso dirtelo che l’ho trovato rilassante 🙂 e mi piace il fatto che cambi genere di racconto, così io cambio anche genere di commento, che stavo diventando nu pocu ripetitiva 🙂

    • massimolegnani 17 gennaio 2019 a 01:42 #

      ricordi bene, brava (era la piccola apocalisse di piazza cordusio)
      ogni tanto mi prende il raptus macabro e cinico (solo sulla carta, eh!!)
      buonanotte Valeria e grazie dell’apprezzamento
      ml

  5. mocaiana 17 gennaio 2019 a 07:02 #

    Agghiacciante…e non facile da scrivere. Bravissimo.

  6. Giuliana 17 gennaio 2019 a 07:27 #

    Questo gioco dell’omicidio perfetto l’ho fatto tante volte (sono un’appassionata di gialli, polizieschi e quant’altro da sempre) ed anche io sono arrivata a quella conclusione, uccidere uno sconosciuto. Bene tu l’hai scritto magnificamente.
    Vai a leggere il mio post “I blog che seguo e perché – terza parte”

  7. tramedipensieri 17 gennaio 2019 a 11:11 #

    Per te solo …. ciliege! :)))
    Chapeau Massimo!

    • massimolegnani 17 gennaio 2019 a 12:07 #

      ecco, quelle vanno benissimo e non mi ricordano le arance che mi hanno portato in gattabuia 🙂
      grazie .marta
      ml

  8. newwhitebear 17 gennaio 2019 a 21:48 #

    sullo sfondo della famosa battaglia delle arance di Ivrea hai costruito un delitto perfetto che lascia l’amaro in bocca alla voce narrante.
    Direi molto bravo

    • massimolegnani 18 gennaio 2019 a 00:14 #

      gli lascia un amaro immorale in bocca, perchè non è che sia pentito, semmai è dispiaciuto per la ragazza come l’avesse ammazzata qualcun’altro.
      grazie GianPaolo
      ml

  9. Neda 18 gennaio 2019 a 12:41 #

    L’istinti omicida, innato in ognuno di noi, una volta era mitigato dall’istruzione, dalla legalità, dalla religiosa pietà che ci veniva inculcata. Oggi, assistiamo a così tanti crimini, reali o creati ad arte in spettacoli thriller e horror che ci vengono proposti ogni giorno, che il nostro cervello si è anestetizzato.

    • massimolegnani 18 gennaio 2019 a 13:16 #

      cara Neda, condivido in pieno il tuo intervento che sicuramente non vuole assolutorio verso questo individuo abbietto ma ricerca le cause di degrado morale della nostra società.
      buona giornata
      ml

      • Neda 18 gennaio 2019 a 14:51 #

        Buon pomeriggio Massimo.

      • massimolegnani 18 gennaio 2019 a 15:27 #

        Grazie 🙂

  10. arroccodelriccio 18 gennaio 2019 a 19:56 #

    I brividi, davvero i brividi.
    Adesso diffiderò da tutti quelli con un’arancia in mano!

    (Complimenti, riesci a creare atmosfere ogni volta diverse e ogni volta molto suggestive)

    Riccio

    • massimolegnani 18 gennaio 2019 a 21:24 #

      Egoisticamente i tuoi brividi non possono che gratificarmi 🙂
      ml
      (grazie!)

  11. alessialia 20 gennaio 2019 a 13:12 #

    non ho parole…

  12. Stefi 20 gennaio 2019 a 18:29 #

    Quando leggo certi scritti mi capita che le parole si illuminino a segnarne il senso.
    Qui è il verbo accarezzare che molto racchiude.
    Prima l’idea.
    Poi l’arancia in tasca.
    La premeditazione per poi pregustare l’omicidio.

    • massimolegnani 20 gennaio 2019 a 23:23 #

      mi piace come scegli una parte, piccola, solo un verbo, per il tutto, e come cogli tra tutte la parola giusta ad inquadrare il tutto. 🙂
      buona serata, Stè
      ml

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