un grido e uno sparo

27 Gen
foto (1)

by c.calati

 

 

Camillo, seppellitosi sotto quattro coperte pur di tenere la finestra spalancata, non si era ancora addormentato. Si trovava in quella fase in cui i sensi compiono un’ultima registrazione dei suoni provenienti dall’esterno per avere una mappa precisa di ciò che accade intorno mentre ci si lascia andare all’addormentamento. La sua era l’ultima casa del paese, isolata, in prossimità del bosco. Gli piaceva quella posizione in bilico tra natura e mondo umano, che gli permetteva a sera di cullarsi a minimi rumori di differente origine.

Dapprima c’era stato un prolungato miagolio al quale l’uomo aveva sorriso in cuor suo immaginandosi un raduno di gatti spelacchiati che, nonostante il freddo e magari la pancia vuota, non rinunciavano al richiamo dell’amore. Non era stato diverso lui, da giovane, quella volta che aveva investito gli ultimi soldi in un doppio whisky al posto della cena pur di far colpo su una ragazza appena conosciuta. Le cose non erano poi andate come avrebbe voluto, ma l’importante per lui era l’averci provato.

I gatti s’erano momentaneamente acquetati e il silenzio era rotto solamente dal sommesso ondeggiare delle piante lì vicino e dal sibilo lontano di una qualche sirena, difficile dire se di un’ambulanza, vigili del fuoco, polizia. Di solito cercava dei dettagli acustici attorno a quel suono che lo orientassero, lo sferragliare di un camion, allora erano i pompieri, uno sgommare scomposto, squadra mobile, un lento e costante incremento del sibilo, 118. Ma questa volta la sirena era troppo lontana per permettergli un’identificazione. Comunque gli bastò averlo udito, il suono, per provare una sorta di conforto, di rassicurazione, il mondo continua a vivere e a lavorare, lui poteva dormire tranquillo.

Il grido lo raggiunse un istante dopo che si era assopito: forse del grido aveva udito solo la coda, oppure davvero questo era stato molto breve. Una nota acuta, molto alta, raggiungibile solo da un ragazzino prepubere o da una donna giovane. Camillo valutò mentalmente le due opzioni e propese per la seconda, improbabile che un ragazzetto fosse in giro a quell’ora. Tese l’orecchio in allarme, né voci né rumore di passi, silenzio assoluto, il paese dormiva. Si chiese se non avesse sognato, rimase seduto sul letto in attesa: nulla, e alla fine si convinse che era andata proprio così.

Non si era ancora riaddormentato che un rumore secco, violento, lacerò l’aria come una frustata. Senza dubbio uno sparo e questa volta non poteva aver sognato. Balzò dal letto, corse alla porta, infilò il cappotto, afferrò la piccozza che incongruamente teneva nel portaombrelli e si precipitò in strada con le ciabatte ai piedi.

Vide delle ombre vicino al ponte sul canale, dove gli sembrò ci fosse una piccola rissa. Si avviò deciso e tremante in quella direzione brandendo la piccozza, vittima allo stesso tempo della propria paura e di un indomito senso del dovere.

Ehi, gridò trafelato verso il gruppetto ancora indistinto, ma la sua voce fu sommersa dal crepitio di petardi fatti scoppiare contro le pietre del ponte. Mentre lui si era bloccato come inebetito, alcuni razzetti illuminarono per pochi istanti il cielo e i volti eccitati di quattro ragazzini intenti ad accendere le ultime micce del loro piccolo arsenale. Camillo ancora non riusciva a capire che cosa stesse succedendo. Solo quando dal paese partirono fuochi artificiali ben più consistenti si rese conto che era scoccata la mezzanotte dell’ultimo dell’anno, lui fino a quel momento non aveva fatto caso che fosse il 31. Allora  nascose malamente la piccozza dentro il cappotto come una vergogna, fece un cenno di saluto ai quattro ragazzetti, che nemmeno s’erano accorti di lui, e tornò a testa bassa verso casa, deluso di sé.

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42 Risposte to “un grido e uno sparo”

  1. dimaco 27 gennaio 2019 a 01:15 #

    I soliti attempati eccentrici sfaccendati e snob, che si concedono il lusso di farsi il tempo da sè… Tagliamogli drasticamente la pensione a costoro, perdiana!

    • massimolegnani 27 gennaio 2019 a 01:44 #

      ma povero Camillo, già è male in arnese di suo, sempre fuori tempo e fuori luogo, se poi gli tagli o togli la pensione, è spacciato.
      🙂
      ml

  2. Miriam Sol 27 gennaio 2019 a 01:33 #

    Quanto è simpatico e tenero Camillo così fuori dal mondo eppure così partecipe!

    • massimolegnani 27 gennaio 2019 a 01:47 #

      che bello ritrovarti, Miriam, a condividere lo spirito frastornato di Camillo 🙂
      un abbraccio
      ml

  3. Lucy the Wombat 27 gennaio 2019 a 08:50 #

    Questa sono io tra pochi anni 😅

    • massimolegnani 27 gennaio 2019 a 12:41 #

      ahah, non credo dai, camilli si nasce, nel bene e nel male 🙂
      buongiornonotte Lucy 🙂
      ml

    • Walter Carrettoni 27 gennaio 2019 a 14:42 #

      No no, sono io adesso! Vivo in un posto simile, passo il capodanno in casa (unica eccezione la presenza di moglie e cani) e quando partono i botti del vicino agriturismo mi domando che abbiano da fare casino…
      Vai Camillo…

      • massimolegnani 27 gennaio 2019 a 14:51 #

        eheh, in effetti un poco ci assomigli a Camillo:)
        Ciao Walter
        ml

  4. teti900 27 gennaio 2019 a 11:03 #

    per un istante il post mi aveva fatto pensare alla riscossa del pavido camillo… poi è sopraggiunta la rassicurante certezza che invece si trattasse ancora e solo del solito impacciato e farneticante camillo:)

    • massimolegnani 27 gennaio 2019 a 12:44 #

      difficile che camillo possa avere una riscossa, almeno nei termini concepiti dal “comune senso del successo”
      🙂
      ciao Teti
      ml

  5. Ghiandaia blog 27 gennaio 2019 a 11:21 #

    Bellissimo.! 🎆🎇🎉🎊

  6. franco battaglia 27 gennaio 2019 a 11:39 #

    C’è un Camillo dentro ognuno di noi… sempre sognato, ad esempio, di addormentarmi in un anno, e risvegliarmi direttamente in quello successivo…ma prima o poi accadrà, lo so.. 😉

    • massimolegnani 27 gennaio 2019 a 12:45 #

      sì, camillo è l’iperbole di certi nostri atteggiamenti spaesati
      🙂
      ciao Franco
      ml

  7. Giuliana 27 gennaio 2019 a 13:54 #

    È tristissima questa storia, ma molto bella, come sempre 😊

    • massimolegnani 27 gennaio 2019 a 14:50 #

      Camillo vive in un suo mondo astratto e non ci si trova male, appena un po’ malinconico, tranne quando deve fare bruscamente il conto col mondo reale 🙂
      Grazie Giuliana,
      buona domenica
      ml

      • Giuliana 27 gennaio 2019 a 15:19 #

        Vorrei fare compagnia a Camillo il prossimo capodanno 😊

      • massimolegnani 27 gennaio 2019 a 15:25 #

        Dovrai ricordarglielo per tempo perché lui, assente com’è dal mondo è capace che il tre gennaio aspetti ancora che arrivi capodanno 🙂

      • Giuliana 27 gennaio 2019 a 15:25 #

        Ci pensero ☺

      • massimolegnani 27 gennaio 2019 a 15:31 #

        🙂

      • Giuliana 27 gennaio 2019 a 15:26 #

        … male che vada c’è l’Epifania

      • massimolegnani 27 gennaio 2019 a 15:32 #

        ..potete sempre farvi un calendario personale a vostro piacimento:)

      • Giuliana 27 gennaio 2019 a 15:37 #

        Una bella idea questa, lo farei tutto di sabati e domeniche.

      • massimolegnani 27 gennaio 2019 a 17:59 #

        🙂

  8. marielladani 27 gennaio 2019 a 16:30 #

    Camillo mi fa tenerezza, ci somiglia.

    • massimolegnani 27 gennaio 2019 a 18:01 #

      è la parte più genuina di io, quella che non segue orologi, calendari, consuetudini:)
      Un saluto, Mariella
      ml

  9. lepastelbleu 27 gennaio 2019 a 16:36 #

    chissà, ai gatti saran passati i bollenti spiriti coi petardi….

    • massimolegnani 27 gennaio 2019 a 18:03 #

      gatti e cani (forse anche i conigli!) non sopportano botti, spari, fuochi artificiali
      Ciao, Margot
      ml

  10. Stefi 27 gennaio 2019 a 17:25 #

    E’ da quando lo conosco che si comporta così. Lo spaesamento è endemico, la piccozza nascosta nel cappotto è paradigma suo.

    • massimolegnani 27 gennaio 2019 a 18:08 #

      Camillo non cambierà mai, un miscuglio di sogni, poesia, imbranataggine, stordimento
      La piccozza!
      un sorriso
      ml

  11. newwhitebear 27 gennaio 2019 a 22:10 #

    uno immagina chissà che cosa ma alla fine erano solo petardi per salutare il nuovo anno.
    Sempre belli e avvincenti i tuoi racconti

    • massimolegnani 27 gennaio 2019 a 23:19 #

      sì, c’è questa sproporzione tra i timori di camillo e le dimensioni reali del fatto, per non parlare che era capodanno e lui non se ne ricordava 🙂
      grazie dell’apprezzamento
      ml

  12. lamelasbacata 28 gennaio 2019 a 00:31 #

    Anni fa abitavo davanti a una chiesa, il cui sagrato si apriva a ventaglio su una piazzetta raccolta. Era come trovarsi dentro un anfiteatro, almeno l’acustica era la stessa, tanto che in estate, con le finestre aperte, spesso mi svegliavo di soprassalto terrorizzata, convinta che i passi che avevo sentito provenissero da qualche malvivente dentro casa mia e non da innocui passanti.
    Ho cambiato casa con vero sollievo! 🙂

    • massimolegnani 28 gennaio 2019 a 01:25 #

      ho il sospetto che tu e camillo foste vicini di casa, quanto a suggestioni 🙂
      buonanotte Mela cara
      ml

      • lamelasbacata 28 gennaio 2019 a 09:22 #

        Mi avrebbe fatto tanto piacere! 😉 buona giornata mio caro.

      • massimolegnani 28 gennaio 2019 a 11:22 #

        grazie, un sorriso a te

  13. Grazia 29 gennaio 2019 a 21:14 #

    appena letto il nome mi è sembrato di ritrovare un vecchio amico. In principio non l’avevo quasi riconosciuto, un po’ sofisticato, ma poi la sua dimenticanza, la sua naturale noncuranza del superfluo me lo ha fatto ritrovare. Ti vedo sempre in ottima forma narrativa, ml, un abbraccio.

    • massimolegnani 29 gennaio 2019 a 22:48 #

      Grazie Cecil/Grazia, mi piace “la sua naturale noncuranza del superfluo”, fotografa con precisione Camillo.
      Un abbraccio
      ml

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