Patria

31 Gen
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c.calati

 

 

Leggo uno, due libri a settimana, eppure raramente parlo nel blog dei racconti e dei romanzi che ho letto. Non mi sento portato per fare, non dico una recensione, nemmeno una segnalazione che abbia  un qualche costrutto sensato. È inutile che stia qui a dire i miei difetti, ma è un fatto che non sono in grado e provo una sana invidia per quelle recensioni ben organizzate, l’analisi, la trama, i punti salienti, i limiti di un libro, tutto sistemato con la cura di una tavola imbandita per la festa.

Ma nonostante questo voglio provare a parlare di Patria, che mi ha letteralmente rapito. È stato un regalo di Natale che una volta scartato avevo guardato con perplessità per la mole, oltre 600 pagine, e per il tema non dei più allettanti, la lotta senza quartiere tra irredentisti/terroristi baschi, l’ETA, e il governo centrale spagnolo, in un arco temporale di una trentina d’anni, dagli ultimi tempi di Franco all’abbandono delle armi nei primi anni del duemila. Avevo altre letture da completare per cui l’ho messo da parte per qualche giorno. Nel frattempo mi era venuta in mente la recensione che avevo letto sul blog di Pina Bertoli ( https://ilmestieredileggereblog.com/) e sono andato a rileggerla. È stata la spinta che mi serviva per intraprendere il viaggio.

Ed è stato un viaggio pieno di sorprese e di fascino. Non mi era mai successo con un romanzo così corposo di arrivare in prossimità della fine e desiderare che per magia si raddoppiassero le pagine. Non amo le classifiche ma non ho il minimo dubbio ad affermare che Patria rientra di forza nella mia cinquina di libri preferiti di sempre, semmai il dubbio è sugli altri quattro.

Ma che cosa lo ha reso ai miei occhi un romanzo così speciale?

Innanzitutto l’intreccio sapiente tra la tragica Storia recente della sua terra (Aramburu, l’autore, è basco) e le storie che racconta. Le vicende reali non sono semplice cornice degli eventi inventati, non esiste una linea netta che separi il vero dal verosimile, leggendo non sai, e non t’interessa sapere, se quel determinato episodio sia successo veramente o meno, tutto esiste, allo stesso modo in un’unica dimensione che è la letteratura.

Aramburu è un narratore equidistante, non prende una posizione politica pro o contro l’indipendenza della sua terra, rinuncia alla retorica della partigianeria, ma ha uno sguardo dolente e appassionato su un mondo che si sgretola tra attentati , torture e detenzioni, tra odi intransigenti, piccole o grandi meschinità, e difficili gesti solidali.

La trama è quanto mai semplice, due famiglie di un paesino basco, da sempre legatissime, si ritrovano per una serie di circostanze sui due fronti opposti. Naturalmente non esistono nel romanzo i buoni e i cattivi, esistono persone seguite con costante affetto da Aramburu nel loro destreggiarsi nella vita. Lui non ne giudica le scelte, non ne rimarca gli errori, tutto accade perché forse non poteva essere altrimenti. Soprattutto gli uomini sembrano seguire un binario loro assegnato dal proprio carattere e dall’ambiente, gli uomini vivono, muoiono, uccidono e vengono uccisi, ma sono le donne le vere protagoniste del romanzo, loro stabiliscono la direzione da imprimere alla propria vita, non seguono un binario prestabilito, ma mettono loro stesse le traversine dove ritengono giusto.

Comunque per ambientazione, trama e personaggi, Patria potrebbe essere un romanzo come tanti, è la scrittura a farne un’opera straordinaria.

Aramburu non rispetta la cronologia degli eventi, sembra che ti narri gli episodi così, a mano a mano che gli vengono in mente, come fosse seduto accanto a te, magari con un buon bicchiere di vino in mano (una bottiglia intera, visto quanto a lungo parla) e, alla tua richiesta di notizie sulla sua terra, improvvisi un resoconto caotico che punta tutto sull’immediatezza per essere compreso. A questo aggiungi che, come avviene nelle chiacchiere tra amici, lui passa dalla terza alla prima persona, dal passato remoto al presente all’interno di una stessa frase.

Un gran casino, insomma.

No, per niente. Il fatto è che Aramburu non sta affatto bevendo vino assieme a te davanti al caminetto, no, lui è chino a dipingere le tessere di un mosaico ed ha perfettamente in mente il disegno generale ma preferisce pitturare ora un tassello che andrà in alto a destra, subito dopo uno da posizionare al centro, quindi un altro che va messo nell’angolo in basso a sinistra. E tu inizialmente apprezzi la bellezza dei singoli frammenti, ognuno un piccolo gioiello, e solo alla fine quando tutte le tessere saranno al loro posto guarderai stupefatto l’insieme del mosaico. Una meraviglia.

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56 Risposte to “Patria”

  1. fleurerose 31 gennaio 2019 a 01:21 #

    Ora devo leggerlo, assolutamente.

    • massimolegnani 31 gennaio 2019 a 11:25 #

      felice di averti coinvolto, spero che il libro non ti deluda
      🙂
      ml

      • fleurerose 31 gennaio 2019 a 11:53 #

        L’ho appena ordinato su Amazon, non vedo l’ora di iniziarlo! Grazie mille per la condivisione:)

      • massimolegnani 31 gennaio 2019 a 12:54 #

        allora buona immersione nel libro 🙂

      • fleurerose 31 gennaio 2019 a 13:04 #

        Grazie

      • massimolegnani 31 gennaio 2019 a 13:10 #

        🙂
        (e procurati le bombole d’ossigeno, non è un’immersione da affrontare in apnea)
        🙂

      • fleurerose 31 gennaio 2019 a 13:45 #

        Ok! 🙂

      • massimolegnani 31 gennaio 2019 a 15:00 #

        🙂

  2. Giuliana 31 gennaio 2019 a 07:11 #

    E meno male che non sai fare le recensioni! Chi non lo leggerà adesso? 😉

    • Walter Carrettoni 31 gennaio 2019 a 08:09 #

      Infatti, stavo per scrivere la stessa cosa!

      • massimolegnani 31 gennaio 2019 a 11:29 #

        se lo leggerai mi piacerà sapere la tua opinione.
        ciao Walter
        ml

    • massimolegnani 31 gennaio 2019 a 11:28 #

      bè, ho fatto una gran fatica a scrivere questo pezzo, mi frullavano in testa tante sensazioni dopo la lettura ma stentavo a concretizzarle.
      ciao Giuliana
      ml

      • Giuliana 31 gennaio 2019 a 13:29 #

        Io manco se ci penso trent’anni 😂😂😂

      • massimolegnani 31 gennaio 2019 a 15:00 #

        eheh, non ci credo, dai 🙂

  3. annaecamilla 31 gennaio 2019 a 08:39 #

    Ma che bravo che sei!!! 😘

  4. lepastelbleu 31 gennaio 2019 a 11:09 #

    molto intrigante, voglia di leggerlo

  5. ilmestieredileggereblog 31 gennaio 2019 a 11:31 #

    Massimo hai reso perfettamente giustizia a questo grandissimo romanzo; per me la migliore lettura del 2018 e, come anche per te, uno dei migliori in assoluto. Se posso, a te e a chi altri è interessato, consiglio un altro romanzo di uno scrittore basco, che, come questo, mi ha conquistata. Si tratta di “Il libro di mio fratello” di Bernardo Atxaga (ne avevo parlato tempo fa). Ultimo suggerimento, poi giuro che smetto…. Alicia Gimenez-Bartlett “Dove nessuno ti troverà”. Lei è catalana, ma la vicenda che racconta si rifà al tema delle lotte partigiane. Buone letture a tutti!

    • massimolegnani 31 gennaio 2019 a 11:49 #

      grazie Pina, per l’apprezzamento e per i suggerimenti
      mi sono segnato i due autori e vorrei anche leggere qualcos’altro di Aramburu che prima di questo libro mi era totalmente ignoto.
      buona giornata
      ml

  6. LaDama Bianca 31 gennaio 2019 a 13:15 #

    C’è chi scrive recensioni – e io lo faccio da tanti anni, ma di cosmetici – chi scrive racconti meravigliosi come te.
    Non siamo tutti uguali. Tuttavia una recensione molto bella ora ce l’hai fatta leggere anche tu 🙂 un abbraccio.

    • massimolegnani 31 gennaio 2019 a 14:59 #

      ti ringrazio sei gentile e indulgente nei miei confronti 🙂
      un abbraccio a te, Dama
      ml

  7. tramedipensieri 31 gennaio 2019 a 13:35 #

    Prendo nota! :))

  8. lamelasbacata 31 gennaio 2019 a 15:13 #

    Patria è su uno scaffale che mi attende ormai da qualche mese. Sento di dovergli dedicare il tempo giusto che non ho ancora trovato. Nel frattempo ho letto e ti consiglio la sua prima raccolta di racconti, I pesci dell’amarezza. Sono certa che l’apprezzerai.
    La tua recensione è perfetta, dovresti farti forza e concederti più spesso 😉

    • massimolegnani 31 gennaio 2019 a 16:37 #

      Ecco, cercavo giusto un altro suo libro da leggere, me lo segno subito 🙂
      Grazie Mela, di tutto
      ml

  9. pino 31 gennaio 2019 a 16:43 #

    Sai una cosa, Carlo, mentre leggevo questa tua riflessione/recensione, mi rimbombavano nelle orecchie queste tue bizzarre parole introduttive: “Non mi sento portato per fare, non dico una recensione, nemmeno una segnalazione che abbia un qualche costrutto sensato”. E poi, non contento, continuavi a bastonarti , dicendo che hai molti difetti… che provi invidia per chi sa imbastire delle belle recensioni…con la giusta trama, i punti salienti…ecc. ecc. E mentre leggevo, ti confesso che cercavo di scovare tra le righe le tue proclamate mancanze, la tua scarsa attitudine ad analizzare i punti salienti del romanzo, la tua incapacità nel saper trasmette le emozioni provate durante la lettura. Ebbene devo dirti che niente di tutto questo sono riuscito a trovare. Allora, messa da parte la tua encomiabile modestia, mi domando: ma dove le trovi queste recensioni alte e irraggiungibili, la cui magnificenza ti scoraggia a scrivere una tua recensione? Chi le scrive queste recensioni così belle che – secondo te – sottraggono bellezza alla tua? La tua – credimi – non ha nulla da temere, è una bella recensione che stimola la lettura del libro. Io credo che la “recensione” – o come vogliamo chiamarla – altro non è che una personale riflessione, una descrizione di fine lettura, un modo privato di “ascoltare” il libro, condizioni queste che non devono mai avere timore del confronto con altre opinioni scritte sullo stesso libro. Che dirti di Aramburu? E’ uno scrittore che io conosco solo per sentito dire. Con questa tua invitante recensione, oggi ne so qualcosa di più e ti ringrazio. 🙂

    • massimolegnani 31 gennaio 2019 a 17:49 #

      Ti ringrazio per le tue incoraggianti parole di apprezzamento ma per farti capire quanto poco mi senta a mio agio nel recensire un libro sappi che ho impiegato tre settimane a scrivere queste note che effettivamente sono più vicine alla “personale riflessione di cui ben dici tu che non a una recensione strutturata.
      Le recensioni belle le scrivi tu e le scrive Pina Bertoli, (eheh, Pino e Pina!) per citare due siti che frequento e apprezzo.
      Un caro saluto e un grazie per il tuo bell’intervento.
      🙂
      ml

      • Pino 31 gennaio 2019 a 18:47 #

        Grazie a te, sei troppo buono! Io comunque sono dell’avviso che anche le tue sono belle: basta leggere i commenti sopra . Scrivere è fatica, caro Massimo, non è come stare davanti al televisore. E se occorrono 3 settimane per scrivere quelle “note”, come le chiami tu, ben vengano altre note di uguale bellezza; e vedrai che il tempo per realizzarle si accorcera’ sempre di più. Ciao

      • massimolegnani 31 gennaio 2019 a 19:36 #

        Grazie per l’augurio (io credo mi sarà sempre difficile scrivere questi brani)
        Buona serata 🙂

  10. intempestivoviandante 31 gennaio 2019 a 21:35 #

    A me sembra una bellissima recensione, concordo con gli altri.
    Buona serata!

  11. marielladani 31 gennaio 2019 a 21:38 #

    Io scrivo recensioni di pancia e di cuore. Per cui capisco benissimo cosa vuoi dire. Ho imparato a dare loro una forma decente, ma poi sbando e seguo la mia strada personale. E meno male che non sei capace…

  12. newwhitebear 31 gennaio 2019 a 21:52 #

    scrive benissimo e sai trasmettere le tue emozioni anche con quello che leggi.
    Metti curiosità di leggerlo. Un pensierino ce lo faccio

  13. Neda 1 febbraio 2019 a 12:52 #

    E meno male che dici di non essere “capace” di fare recensioni di libri…m’hai fatto venire voglia di leggerlo questo libro, io che le recensioni non le leggo mai e neppure le pre- e post-fazioni.

    • massimolegnani 1 febbraio 2019 a 13:05 #

      so dire le mie impressioni “di pancia e di cuore” ma non so fare un’analisi dettagliata.
      felice di averti coinvolta con le mie note 🙂
      buona giornata sotto la neve, Neda
      ml

      • Neda 1 febbraio 2019 a 13:18 #

        La pioggia la sta già sciogliendo, effettivamente di pioggia ne abbiamo proprio bisogno, speriamo continui.
        Qui ci sono ancora un fottio di casi di polmoniti assurde, anche se le autorità tacciono.

      • massimolegnani 1 febbraio 2019 a 13:36 #

        sì qualche giorno di pioggia non farebbe male.

      • Neda 1 febbraio 2019 a 15:18 #

        Soprattutto perché il fiume Chiese, qui in zona, è quasi privo d’acqua e, a mio parere, è anche la fonte maggiore dell’inquinamento della zona, ricevendo scarichi industriali a monte e quelli zootecnici a valle, anche se le autorità sanitarie si ostinano a cercare le cause dell’epidemia non si sa bene dove, forse sulla luna.

      • massimolegnani 1 febbraio 2019 a 18:30 #

        Però è assai improbabile che le polmoniti di cui dici abbiano un nesso con l’inquinamento delle acque.

      • Neda 2 febbraio 2019 a 14:01 #

        Purtroppo ce l’hanno. Il nostro fiume è altamente inquinato sia per gli scarichi industriali che quelli zootecnici. Le centraline elettriche costruite sul suo percorso a monte e a valle, hanno ridotto l’afflusso dell’acqua che viene anche usata per irrigazione agricola. La polmonite si è sviluppata nei paesi che sono adiacenti al fiume. Nel fiume si sono create sacche di acqua stagnante, nelle quali sono stati trovati batteri di legionella, di salmonella e di botulino che hanno causato la moria di anatre selvatiche. Le piogge quest’autunno hanno sparso queste acque inquinate nella fitta canalizzazione agricola che copre la zona fino al confine con il mantovano e il cremonese. Inoltre erano stati abbattuti un milione e mezzo di capi avicoli ammalati di aviaria, ma la pollina (gli escrementi) che erano nei capannoni è stata buttata nei campi. I vapori che si alzano al mattino e alla sera dal fiume e dai campi, dai canali, in cui scorrono le acque inquinate vengono respirati da chi ci passa vicino. Sono stati trovati gli stessi batteri anche negli impianti sportivi di alcuni paesi della zona, in alcune abitazioni nelle tubazioni dei sanitari.
        Al passaggio dei tordi, nel tardo autunno, venivan giù come sassi, morti. Ne ho trovati anche nel mio giardino. La falda freatica delle zone limitrofe al Chiese e al Naviglio è inquinata da liquami e idrocarburi fino a 46 metri di profondità. Erano già tre anni che nella nostra zona si verificavano polmoniti anomale, di solito in primavera e in autunno, ma nessuno se n’era mai preoccupato, fino
        all’autunno scorso, quando è scoppiata l’epidemia che ha contato un migliaio di contagiati con parecchi morti. In questi giorni le autoambulanze, solo nel mio paesello, sono due, tre al giorno. Chi non ce la fa, sono gli anziani, ovvio. Mai visti così tanti funerali, ultimamente.

      • massimolegnani 2 febbraio 2019 a 14:42 #

        Spiegata così la tua indagine è ineccepibile, quello che intendevo è che ci deve essere un passaggio dei batteri nell’aria per provocare malattie respiratorie e tu l’hai individuato in modo verosimile.

      • Neda 3 febbraio 2019 a 16:27 #

        Si sono formati comitati di cittadini che pretendono chiarezza dalle autorità e alcuni medici di base delle nostre zone incominciano a fare gli stessi ragionamenti che ho fatto io.
        Ultimamente sono stati proibiti gli spari di ultrasuoni nelle nuvole, dai frutteti dell’alto mantovano, per impedire la grandine, che sono stati la causa della siccità qui da noi e che hanno innescato tutto il processo. Alcuni di quei paesi hanno avuto malati e morti per l’epidemia e si sono resi conto che dovevano affrontare il problema dei frutteti in altro modo, per esempio con le reti antigrandine come nel veronese. Si stanno aumentando i controlli a monte per gli scarichi nel fiume. Io spero solo che le piogge siano abbondanti, per portare via l’acqua inquinata e disperdere i batteri. Rimane il problema dei campi su cui sono stati distribuiti i liquami infetti.
        C’è anche da tener conto che alcuni batteri possono essere fuorusciti dalle torri di raffreddamento delle industrie del circondario, soprattutto dopo che erano state ferme per le ferie d’agosto e tenendo conto che quando hanno ripreso non erano a pieno regime. Con il vapore acqueo a bassa temperatura potrebbero essersi depositati sui tetti delle case limitrofe e dispersi poi nell’aria con le prime piogge.
        Secondo me si tratta di una serie di concause in un territorio ormai saturo e che da anni non viene controllato e salvaguardato.

      • massimolegnani 3 febbraio 2019 a 17:52 #

        sei in gamba 🙂

      • Neda 3 febbraio 2019 a 17:57 #

        Basterebbe che anche le autorità usassero il buon senso, quello semplice e casalingo, ma pare che l’esperienza di chi è nato e vissuto in campagna serva a poco.

  14. Stefi 2 febbraio 2019 a 19:54 #

    Anche io come te non amo scrivere recensioni. Mi piace però pennellare impressioni, scrivere di getto sensazioni mie che nulla lasciano capire della trama, ma solo di come mi sono posta di fronte ai libri che ho letto.
    Questa tua però è una recensione vera e incontestabilmente bella.

    • massimolegnani 2 febbraio 2019 a 20:58 #

      ..e infatti io do sempre credito alle tue impressioni, positive o negative che siano.
      🙂
      ml
      (grazie!)

  15. cuoreruotante 11 febbraio 2019 a 15:58 #

    Un altro libro da aggiungere ad una lista già lunghissima… ci vorrebbero più vite per leggere tutto quello che vorremmo.
    Buona giornata, un abbraccio 🤗

    • massimolegnani 11 febbraio 2019 a 16:36 #

      questo, a mio parere, merita proprio 🙂
      un abbraccio a te
      ml

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