la ragazza degli orecchini

2 Feb

photo by luca ferrara

 

 

La nostra cittadina ha i suoi momenti più belli nella brutta stagione, almeno per me che mal sopporto le folle estive di turisti.
Siamo abbarbicati su uno sperone di roccia a strapiombo sul mare.

Quando la pioggia lava il lastricato delle strade con la violenza di una massaia a Pasqua, quando il vento sferza le case cavandone suoni quasi musicali, cigolii e rintocchi strani di ante sbattute su cardini rosi dal sale, io esco e mi spingo su fino alla balconata della piazzetta alta. Allora il nostro mare, di solito così piatto, sembra un oceano gonfio di bile. Bello e potente, lui schiuma la sua rabbia in lingue bianche che vedi fino all’orizzonte e io appoggio i gomiti alla balaustra e sto lì a guardare quella bellezza violenta, respiro la sua furia senza venirne contagiato, anzi m’acquieto e lascio che l’acqua salmastra mi levighi la faccia e m’infradici la barba. 
Qualche minuto immobile, poi, come rinfrancato, prendo la discesa verso la fermata della corriera. La fermata è posta appena oltre le mura medievali, così ho modo di attraversare per il lungo il borgo vecchio.
Via del Quattrocento, che d’estate brulica di gente e di vetrine, ora sonnecchia in quella specie di letargo che è l’inverno; molti negozi sono stagionali, nessun turista in giro, pochi i passanti. La preferisco così, una vecchia orsa marsicana che vive sotto il pelo addormentato.
Ha piccoli rimbombi il mio passo sul porfido deserto e soste compiaciute nei pochi luoghi che mi piacciono. La madonnina informe, intagliata nello spigolo di tufo di un palazzo antico, ogni volta la sfioro con una vaga commozione sentendo il tempo andato sulle dita, l’edicola del signor Battista dai giornali tanto umidi che sembrano di ieri, la torrefazione di Gianpiero, l’unico con cui scambiare due parole sul bel tempo lento dell’inverno.
E poi, da qualche giorno, c’è la botteguccia degli orecchini etnici.
È poco più di un buco scavato sul fianco della via. Un vecchio tavolo a ridosso della vetrina, una lampada che illumina il lavoro, una stufetta che non scalda a sufficienza. Quando passo, la ragazza è già china sui suoi strumenti e io per questo cambio lato della strada, non voglio starle addosso. Mi fermo qualche istante per cogliere l’abilità di quelle dita che comandano il metallo e inventano le forme, come fosse musica la sua piccola creazione. Aspetto il momento in cui alza lo testa per spostare una ciocca di capelli per osservare il viso che ha qualcosa d’orientale. La guardo per più di qualche istante, poi riprendo il mio cammino con una strana leggerezza addosso.
A sera quando torno il negozio è chiuso da una grata e sul tavolo nuovi orecchini si sono aggiunti ai precedenti. Su un panno scuro luccicano gli argenti e vibrano le pietre povere assemblate a parti in legno. Sempre è presente un filo di rame che corre a unire o separare gli elementi, secondo un gusto suo che mi è difficile comprendere, ma che m’incanta.
La ragazza lavora per l’estate, ma come arriverà all’estate, se per ora non riesce a vendere i suoi pezzi?
Al mattino la guardo intenta ai suoi progetti, china sembra minuta, ma è come ripiegata su se stessa, un magnifico serpente raggomitolato nella cesta; c’è una sproporzione commovente tra il fisico che lei sembra comprimere e la minuzia degli oggetti che lavora.
Alla sera conto gli orecchini e mi sconforta il numero in aumento. Arriverà all’estate?
Non so il suo nome, le ho dato nome Asya, per via del colorito pallido-olivastro e degli occhi scuri, vagamente a mandorla. Vorrei entrare nel negozio, interessarmi agli orecchini e comprargliene qualcuno. Vorrei, ma mi limito a guardarla lavorare attraverso il vetro, dall’altro lato della strada.

Potrebbe essere tua figlia mi ha detto ieri Gianpiero, equivocando il mio interesse e ammiccando complice, un tipo di solidarietà che non volevo.
La frase mi rintrona mentre la osservo aprire la serranda. Mi sono mosso per tempo questa mattina per cogliere il momento dell’arrivo. È alta come immaginavo e ha un collo sottile che avrebbe fatto felice Modigliani. Due orecchini d’argento, lunghi, elaborati, arrivano a sfiorarle le spalle. Ha un bel sorriso mentre risponde al cellulare sulla porta. Ha posato alcuni libri sul tavolo, da lontano non riesco a vedere di che si tratta, ma ci sono blocchi di appunti, dispense e due volumi spessi, credo siano testi universitari. Evidentemente quando non la vedo Asya alterna studio e lavoro. Ecco, ora si siede, allontana i capelli dal volto, impugna delle piccole tenaglie, taglia il rame da una matassina ed aiutandosi con delle pinze lo avvolge su una pietra.
Bene, un’altra piccola creazione è cominciata. Posso riprendere il passo verso la fermata dell’autobus. Ha la testa sulle spalle, la ragazza; sta trovando la sua strada.
Potrebbe essere mia figlia, ne sarei orgoglioso.
Asya, mia figlia, se solo avessi figli.

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48 Risposte to “la ragazza degli orecchini”

  1. lamelasbacata 2 febbraio 2019 a 12:44 #

    Queste tue parole risplendono e restano a lungo in testa, le assaporo come farei con uno spruzzo di salmastro sulle labbra.
    Bellissimo.

    • massimolegnani 2 febbraio 2019 a 13:42 #

      anni fa da studentessa mia figlia guadagnava qualche soldo e un po’ di indipendenza costruendo e vendendo goiellini etnici. io la guardavo ammirato stare china alla scrivania a inventare forme e realizzarle. Questa è una “rivisitazione” di quei momenti, assieme a fantasia di luoghi.
      felice davvero che ti sia piaciuta.
      un abbraccio a scaldarci 🙂
      ml

  2. Maria 2 febbraio 2019 a 15:24 #

    Non credo proprio sia il tuo caso, ma spesso succede questo: si prendono a cuore più le persone che ci sono sconosciute piuttosto di sentirci orgogliosi delle persone che abbiamo accanto. Forse proprio perché quelle sconosciute, in effetti, non le conosciamo davvero, quindi adoriamo l’idea che ci siamo fatti di esse.
    Comunque, bella la metafora del serpente!… E soprattutto il pensiero di come lei si pieghi per la sua arte.

    • massimolegnani 2 febbraio 2019 a 15:56 #

      ho voluto procedere in modo inverso all’usuale.
      partendo dall’assunto (che sostieni anche tu) che si prova più empatia per le persone sconosciute che per chi ci sta vicino, ho proiettato mia figlia in un luogo di fantasia per poterle dedicare lo sguardo empatico dello sconosciuto.
      grazie M.aria
      un sorriso
      ml

      • Maria 2 febbraio 2019 a 15:59 #

        Ho capito 🙂
        Un sorriso anche a te, Massimo! 🌸

      • massimolegnani 2 febbraio 2019 a 15:59 #

        🙂

  3. lepastelbleu 2 febbraio 2019 a 15:24 #

    velato di malinconia…

    • massimolegnani 2 febbraio 2019 a 15:58 #

      sì, è vero, ma è la malinconia piacevole della fantasia 🙂
      ciao Margot, un saluto a Oklahoma
      ml

  4. marielladani 2 febbraio 2019 a 15:33 #

    Cosa fa la bella fanciulla “antica” ora?

    • massimolegnani 2 febbraio 2019 a 15:59 #

      ora fa la fotografa e ne sono molto orgoglioso.
      un sorriso, Mariella
      ml

  5. Giuliana 2 febbraio 2019 a 16:03 #

    Incantevole, l’ho vista sai?

  6. annamariaarvia 2 febbraio 2019 a 16:54 #

    Bella descrizione del paese deserto, sferzato dal maltempo, e della contemplazione della ragazza degli orecchini

  7. alemarcotti 2 febbraio 2019 a 17:34 #

    Bello

  8. cuoreruotante 2 febbraio 2019 a 17:34 #

    Tu scrivi e io mi ci ritrovo dentro, hai una capacità incredibile di coinvolgere il lettore, di farlo sentire li, accanto a te… e, se ci fossi davvero stata, avrei speso una cifra in orecchini.
    Complimenti a tua figlia 😊

    • massimolegnani 2 febbraio 2019 a 20:50 #

      Non sai quanto mi piace quando qualcuno si immedesima nel racconto.
      Tu, poi, compri anche gli orecchini!!
      Un abbraccio, Cuore
      ml
      (e mia figlia ti ringrazia)

      • cuoreruotante 3 febbraio 2019 a 10:48 #

        Merito tuo 😊
        Buona domenica Massimo!

      • massimolegnani 3 febbraio 2019 a 11:42 #

        eheh, grazie
        buona giornata a te 🙂

  9. Valeria Minciullo 2 febbraio 2019 a 22:18 #

    Anche io mi sono immersa nel tuo racconto, mi hai proprio portato lì con te… e mi hai fatto venire voglia di comprare un nuovo paio di orecchini! Che vanitoosa 😉

    Il finale mi ha intenerito.

    • massimolegnani 3 febbraio 2019 a 01:02 #

      vanitosa Valeria, avresti fatto la felicità della ragazza degli orecchini 🙂
      ml
      (grazie!)

  10. dimaco 3 febbraio 2019 a 02:22 #

    Tu non sbagli mai quando disegni le persone.

  11. Ghiandaia blog 3 febbraio 2019 a 08:23 #

    “Potrebbe essere mia figlia”. Bel pensiero e ricordo, forte senso di protezione.❤💙💚

    • massimolegnani 3 febbraio 2019 a 11:41 #

      io che una figlia ce l’ho ho provato ad immaginare il rammarico di chi non ce l’ha.
      grazie Lucia
      ml

  12. arroccodelriccio 3 febbraio 2019 a 12:23 #

    Mi è sembrato – quasi – di passeggiare davanti a questa botteguccia. Piacevole passeggiata.

    Buona domenica,
    Riccio

    • massimolegnani 3 febbraio 2019 a 13:11 #

      è la mia ambizione che chi legge si “veda” passeggiare davanti alla botteguccia. 🙂
      buona domenica a te
      ml

  13. il barman del club 3 febbraio 2019 a 13:51 #

    è molto bello quando si riescono con la fantasia a creare delle storie vere, delle piccole gioie o se vogliamo dei piccoli gioielli che, protagonisti, fanno la trama del racconto. Poi come sappiamo la vita è un insieme di bellezza e malinconie e la letteratura è sempre il loro specchio perfetto.
    Molto intenso e personale… Complimenti !

    • massimolegnani 3 febbraio 2019 a 14:27 #

      Mi piace viaggiare sulla linea incerta tra il vero e il verosimile.
      Ti ringrazio
      ml

  14. LaDama Bianca 3 febbraio 2019 a 17:44 #

    Le tue descrizione dei luoghi e dei personaggi sono sempre incantevoli.
    Una cartolina perfetta ed inequivocabile.

    • massimolegnani 3 febbraio 2019 a 18:12 #

      Questo è un luogo di fantasia dove ho concentrato alcuni dettagli di memoria, la balconata sul mare di Tropea,le strade antiche a lisca di pesce di Volterra, una madonnina intagliata nella pietra di un palazzo in una città francese.
      Grazie Dama che hai apprezzato tutto questo
      ml

  15. elettasenso 4 febbraio 2019 a 10:17 #

    Che bel ritratto, così bello che la vedo. Molti interpretano male l’interesse per la BELLEZZA. Male perché solo in un senso. Mentre affascinarsi alla Bellezza – di un gesto di un profilo delle mani – è pura contemplazione. Esattamente come davanti al David.
    Buona giornata caro amico ❄

    • massimolegnani 4 febbraio 2019 a 12:26 #

      in totale sintonia col tuo pensiero, contemplare la bellezza ha un che di estatico e di puro.
      buona giornata di sole, amica mia.
      ml

      • elettasenso 4 febbraio 2019 a 15:55 #

        Buona giornata anche a te di sole blu 🌝❄

      • massimolegnani 4 febbraio 2019 a 20:19 #

        Grazie 🙂

  16. newwhitebear 4 febbraio 2019 a 17:45 #

    molto ben costruito questo racconto che ha tratti quasi lirici ‘Mi fermo qualche istante per cogliere l’abilità di quelle dita che comandano il metallo e inventano le forme, come fosse musica la sua piccola creazione.’
    Veramente bravo nel descrivere sensazioni e persone

    • massimolegnani 4 febbraio 2019 a 20:23 #

      Ho avuto la fortuna di osservare da vicino mia figlia mentre elaborava creazioni tipo queste del racconto:)
      Felice di questo tuo apprezzamento
      Ciao GianPaolo
      ml

  17. biondograno70 4 febbraio 2019 a 19:44 #

    …amo di te la dolcezza di certi tipi di dire….

    e ascolto le parole scendere e vedo le immagini invadermi….
    questa è la vera magia.

    un abbraccio

    m.

    • massimolegnani 4 febbraio 2019 a 20:27 #

      Ti sono grato per come leggi e per le parole stupende che hai usato per dirmelo (ascolto, vedo immagini!)
      Ti abbraccio riconoscente, Monica
      ml

      • biondograno70 4 febbraio 2019 a 20:29 #

        Le empatie da web quelle che hanno un senso….

        Una carezza..

      • massimolegnani 4 febbraio 2019 a 20:32 #

        Sì, quando c’e’ è entusiasmante 🙂

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