la carica degli ultimi

27 Mar

by c.calati

 

 

Ve lo voglio raccontare quello che ci è successo un giorno, successo a noi che eravamo i manovali del dolore. Ad essere ordinati dovrei iniziare dal giorno della nascita, ma allora ancora non sapevamo nulla, oppure, ad essere sintetici, potrei partire dalla morte, ma a quel punto sapevamo tutto.
Il fatto è che non è stato per tutti lo stesso giorno, ognuno ci è arrivato attraverso un cammino suo, tortuoso o rettilineo, a seconda.
Ma di cosa stai parlando, mi chiederete voi, già stufi di leggere nel vago. Non lo so, ho tutto chiaro in mente, ma non è facile spiegare l’affiorare degli affetti, quelli semplici, che ci vuole come un viaggio o una fatica per arrivare a togliere il guinzaglio ai sentimenti, non è facile spiegare il prevalere dei gesti privi di pudore sull’asettico rigore di facciata, spiegare quell’andare oltre la coscienza e il senso del dovere per scoprire che c’è dell’altro, più gratificante e giusto se lo sai sentire. Non è facile spiegare e c’è voglia di tacere.

Vorrei che conosceste già gli avvenimenti che non mi va di raccontare. Sapete, i fatti sono poco più di un dettaglio necessario, quasi una zavorra per quanto ci è successo dentro.

D’accordo, d’accordo, se non parlo non potete voi capire lo splendore di papà Davide, il camionista sempre in viaggio, che a cose ormai accadute viene in cucina a chiederci un caffè come ci stesse conferendo un piccolo nobel o la bellezza di mamma Sara, bambolotto sovrappeso di panetteria, che non viene a dire grazie ma a spartire l’emozione di frivole parole.
Va bene, vi spiego.

Io lavoro in un reparto di provincia, come un albergo a ore, tanta routine, piccoli drammi e poca gloria.
Alessandra, pochi mesi, tutti vissuti con fatica, ci rimbalza addosso come un pallone elastico scagliato contro il muro. L’avevamo trasferita, tempo prima, alla Rianimazione dell’Infantile, dopo l’ennesimo catastrofico peggioramento. Ma un giorno ci telefonano che ce la rimandano indietro, i genitori hanno espresso il desiderio di sospendere le cure intensive e del resto in questo momento la bambina non ha bisogno del respiratore.
È una rogna quella che ci sta cadendo addosso e i più scaltri di noi lo capiscono subito. E subito si attrezzano indossando i panni professionali e il camice deontologico, la faccia rigorosa e i termini forbiti (noi siamo tenuti a, legalmente non possiamo esimerci, occorre valutare il risvolto giuridico..); il tutto per tenere lontana la patata bollente. I più scaltri di noi, Nicoletta invece non ce l’ha nemmeno un camice con cui proteggersi, solo magliette poco serie, Nico non sa nascondersi dietro le parole ( fanculo! Ditelo chiaro, è una rottura di coglioni, un vegetale che viene qui a morire con cui non possiamo nemmeno far finta di essere a E.R.), Nico è cocciuta (abbiamo un’occasione unica, non salveremo nessuno, ma forse impareremo ad essere umani), Nico trascina, testarda.
Ecco, forse è tutta qui la storia, con Alessandra che torna da noi a morire, tra pochi già capaci di accoglierla e i più che ancora si tengono lontani. Ma è lunga la morte attesa, ad Alessandra bastano l’ossigeno e il latte nel sondino per restare attaccata alla vita, come a un passerotto bastano le briciole che gli lasci sul davanzale.
Ecco, mi fermo qui, a questo tempo sospeso che credevo inutile tempo d’attesa e che s’è fatto mirabile tempo d’azione. Azione degli umili, delle comparse, di quelli che pensi che abbiano poco da dire e niente da dare.
Mi fermo qui, il resto immaginatelo voi. No, dovete sapere ancora una cosa: dopo un mese i genitori si sono sentiti pronti a portare a casa Alessandra così com’era, moribonda e ancora tenacemente viva. E a casa l’hanno accudita bene, con l’aiuto di Monica, l’infermiera a volte fatua a volte fata, che senza che nessuno gliel’avesse chiesto, ogni giorno dopo il lavoro passava da loro a controllare che ossigeno e sondini fossero in ordine. Ma quando la bimba “finalmente” non ce l’ha più fatta, l’hanno riportata da noi. Capite? Sono tornati qui a condividere le ultime ore della loro figlia, il percorso inverso di qualunque genitore.  E hanno trovato il calore colorato che cercavano.
Ecco, sì, adesso avete tutti gli elementi per immaginare quel tempo sospeso ed il suo epilogo.

Sappiate solo ancora che queste cose possono avvenire solo di notte, quando si è più raccolti, vicini, sinceri, perché il buio aiuta a trovare il filo rosso, quello che ci lega tutti.

E allora adesso immaginate la risata grassa di Antonietta a contagiare mamma Sara negl’istanti tristi, immaginate Alessia, di solito scontrosa, parlare per ore di notte con papà Davide dei tempi giusti per lasciar andare, immaginate Mauri trovare parole semplici a spiegare la deontologia, ma quella vera, quella fatta di cura e cuore più che di cure ormai inutili, immaginate Nico tornata in piena notte in reparto solo per essere presente, immaginate Annetta l’inserviente più minuta e silenziosa, spostare scrivanie e lettini, mettere sedie e fiori, insomma trasformare l’ambulatorio in camera ardente perchè, dottore, mica possiamo permettere che Alessandra vada a passare la notte in obitorio! 
E tu che hai fatto, mi chiederete.

Io? Io ho imparato qualcosa di buono da ciascuno, spero. E di getto ho scritto una lettera* ai genitori come fossi la loro figlia che li salutava e li confortava.

*https://orearovescio.wordpress.com/2016/05/03/una-lettera/

64 Risposte a “la carica degli ultimi”

  1. yourcenar11 27 marzo 2019 a 00:19 #

    Mi sono commossa, anche perché sono molto sensibile all’argomento… Grazie di questo bel post! Grazie

    • massimolegnani 27 marzo 2019 a 01:25 #

      grazie a te di averlo letto con partecipazione.
      bonanotte Cristina
      ml

  2. Walter Carrettoni 27 marzo 2019 a 00:27 #

    Come potrei commentare?
    Un abbraccio.
    W.

    • massimolegnani 27 marzo 2019 a 01:27 #

      un abbraccio e un grazie a te che hai detto più di quel che sembra.
      ciao Walter
      ml

  3. lamelasbacata 27 marzo 2019 a 00:34 #

    Come si fa a non volerti bene? Grazie di cuore.

  4. EmoticonBlu 27 marzo 2019 a 01:25 #

    Lascio una lacrima…

  5. elettra 27 marzo 2019 a 02:05 #

    Che dire. Emozione sei stato. Di una purezza disarmante.

  6. cisonduecoccodrilli 27 marzo 2019 a 03:12 #

    Mi sa che il link alla lettera contiene qualche errore perché non si apre 😕
    Appassionatami alla storia, volevo leggere anche la tua lettera 🙂

    • massimolegnani 27 marzo 2019 a 10:07 #

      hai ragione, il link non funziona, l’ho tolto e rimesso ma non si apre.
      comunque basta che digiti “una lettera”nella casellina “cerca” che compare in alto a destra e trovi il post.
      buona giornata, coccodrilla 🙂
      ml

  7. Giuliana 27 marzo 2019 a 06:19 #

    Ho pianto, tanto. Non ci sono parole. È nel dolore profondo che nell’uomo finalmente traspare la sua umanità seppellita da montagne di stoltezze e stupidità

    • massimolegnani 27 marzo 2019 a 10:12 #

      sì, è stata una notte straordinaria, ognuno ha lasciato affiorare la propria umanità, magari banale, o rozza o lacrimevole o troppo ridanciana, senza vergognarsene.
      un abbraccio, Giuliana
      ml

      • Giuliana 27 marzo 2019 a 11:50 #

        L’umanità non ha bisogno di aggettivi caro Massimo 😊

      • massimolegnani 27 marzo 2019 a 14:42 #

        è vero, Giuliana, l’umanità, non la razza umana ma l’essenza umana di ciascuno, non ha bisogno di aggettivi, va guardata così nelle sue mille sfaccettature, tutte belle quando autentiche. 🙂

      • Giuliana 27 marzo 2019 a 16:18 #

        Si 😊

      • massimolegnani 27 marzo 2019 a 18:01 #

        🙂

  8. franco battaglia 27 marzo 2019 a 07:21 #

    A scrivere nel vago sei un maestro. E mi piace quando dal vago arrivi a punti incredibili.
    p.s. a voi ER può solo invidiarvi.

    • massimolegnani 27 marzo 2019 a 10:14 #

      è che davvero non sapevo come raccontarla questa vicenda, ma mi accorgo che ho lettori dall’intuito e sensibilità straordinari.
      ciao Franco e grazie
      ml

  9. sguardiepercorsi 27 marzo 2019 a 07:50 #

    Quei dolori tremendi e preziosi che l’ospedale ti fa incontrare… E che ti fanno sentire gratitudine per il lavoro che fai e rispetto profondo per quella condivisione di un momento di vita. E che tirano fuori -non sempre- il meglio delle persone.
    Poi, tutti quei momenti, durano una vita, e continuano a fiorire in noi.
    Grazie, Massimo, per questa condivisione.

    • massimolegnani 27 marzo 2019 a 10:21 #

      hai pienamente ragione, Chiara, l’Ospedale con i suoi dolori è un luogo di incontro privilegiato, un catalizzatore di emozioni.
      grazie per le tue parole
      ml

  10. Primula 27 marzo 2019 a 09:05 #

    Ho rivissuto momenti con commozione e riconoscenza.
    Un abbraccio.

  11. fleurerose 27 marzo 2019 a 09:16 #

    Ho letto tutto, lettera compresa. Resto in silenzio, che è carico di immagini, odori, emozioni, che io stessa porto dentro di me. Nelle tue parole passa il senso “del prendersi cura”, dell’empatia, dell’essere umani. La “vita” anche nel dolore. Io ti abbraccio con vero affetto. Grazie! C.

    • massimolegnani 27 marzo 2019 a 10:23 #

      bellissimo il tuo silenzio ricco di condivisione e di sensibilità.
      abbraccio te
      ml

  12. tramedipensieri 27 marzo 2019 a 11:01 #

  13. pino 27 marzo 2019 a 12:01 #

    L’umanità di una persona, qualunque essa sia, appare proprio in quelle situazioni estreme e più dolorose, come questa da te raccontata. Un grande abbraccio va all’uomo che ha “qualche difficoltà a cedere calore in un abbraccio” ma che sa esprimere con le parole le sue più profonde emozioni…trasmettendole a noi.

    • massimolegnani 27 marzo 2019 a 14:57 #

      sai, Pino, credo che di tutti i gesti umani di quella notte il più toccante sia stato quello di Annetta, l’inserviente più umile, silenziosa, che da sola ha deciso di contravvenire ai regolamenti che prevedono che ogni persona deceduta in reparto vada subito trasferita in obitorio.
      e si è data da fare per allestire con semplicità un luogo confortevole per la bambina e i suoi genitori.
      grazie per le tue parole
      ml

  14. Evaporata 27 marzo 2019 a 13:03 #

  15. T 27 marzo 2019 a 13:06 #

    magistrale..

  16. Neda 27 marzo 2019 a 13:30 #

    Non ho letto la lettera…non ce l’ho fatta a trattenere la commozione, già, di questo che ho letto qui sopra.
    Perché mi è tornato in mente, quella notte di dodici anni fa, quando il medico non ha risposto alla mia chiamata, per fortuna, e io ho avuto il tempo per riflettere e decidere che no, non avrei consentito a far trasportare mia madre in ospedale, era appena entrata in coma, dopo una malattia durata quindici anni. A farla attaccare alle macchine della rianimazione, a portare il suo corpo scheletrico, emaciato, ancora in vita e lei aveva già firmato in ospedale, quattro mesi prima, che cure non ne voleva più, che desiderava andarsene, in pace, a casa sua. Ho vegliato il suo “sonno” fino all’ultimo respiro, ho tolto la responsabilità ai medici, non erano loro a dover scegliere, ma io, che per tutti quegli anni me l’ero tenuta vicina e accudita, salvi i pochi ricoveri in ospedale quando necessario.
    La legge può dire ciò che vuole, è giusto che ci sia, per impedire abusi, ma è anche giusto che ci sia buon senso e umanità: 1° non nuocere, non accanirsi più del necessario. Forse non siamo più abituati alla morte.

    • massimolegnani 27 marzo 2019 a 15:03 #

      bellissime le tue parole piene di calore e di saggezza.
      sì, ci vogliono buon senso e umanità da parte di tutti per comprendere quando è il momento di lasciar andare.
      un abbraccio, cara Neda
      ml

      • Neda 27 marzo 2019 a 15:15 #

        Grazie, ricambio di tutto cuore.

      • massimolegnani 27 marzo 2019 a 15:18 #

        🙂

  17. Non Solo Campagna - Il blog di Elena 27 marzo 2019 a 16:08 #

    Quando non si può più curare si può ancora prendersi cura. Bravi.

  18. newwhitebear 27 marzo 2019 a 18:02 #

    uno spaccato di una sanità umana, fatta di persone che non usano la vita del prossimo per tenerla artificiale con accanimenti terapeutici. Alessandra era segnata ma ha vissuto solo col sondino e ossigeno fincheé non si è spenta. Ma come? Col conforto degli operatori sanitari che si sono prodigati per lei.

    • massimolegnani 27 marzo 2019 a 20:22 #

      Tutti hanno contribuito a rendere più lieve la vita difficile sua e dei genitori.
      Ed è stata un’esperienza gratificante.
      Ciao GianPaolo
      ml

      • newwhitebear 27 marzo 2019 a 21:15 #

        è esattamente il mio pensiero che non sono riuscito a esplicitare. Ciao

      • massimolegnani 27 marzo 2019 a 21:22 #

        ma il tuo pensiero era chiaro e l’ho condiviso con altre parole:)
        Ciao

      • newwhitebear 27 marzo 2019 a 21:32 #

        😀 Ciao

      • massimolegnani 27 marzo 2019 a 22:57 #

        🙂

  19. La Casetta del Merlo 27 marzo 2019 a 21:25 #

    Non sarò mai capace di scrivere come te, su temi così importanti … grazie di cuore per colmare questa mancanza!

  20. LaReddie 27 marzo 2019 a 22:22 #

    Inutile dire che mi sono commossa. Potente, va dritto al cuore.

    • massimolegnani 27 marzo 2019 a 23:00 #

      La tua commozione è segno di partecipazione a quanto hai letto.
      Grazie e benvenuta
      ml

  21. Ghiandaia blog 28 marzo 2019 a 11:45 #

    Sei stato grande e generoso. Ricevere una lettera dal medico che ha conosciuto il nostro dolore è un enorme conforto. La rileggeranno ogni volta che, nella vita, saranno tristi.

    • massimolegnani 28 marzo 2019 a 13:29 #

      mi è sembrato un atto necessario per alleviare il dolore
      grazie delle tue parole, Lucia
      ml

  22. cuoreruotante 28 marzo 2019 a 16:32 #

    Lascio un abbraccio per tutti voi ❤️

  23. marielladani 29 marzo 2019 a 23:41 #

    Non sono riuscita a leggere la lettera, il link non mi ha portato a nulla… Ho trovato semplicemente puro e bello il tuo post. Quando gli uomini fanno gli Uomini.
    Hai un modo speciale di raccontare che non finisce mai di stupirmi. Grazie per questo stralcio vibrante di vita vera.
    Ti abbraccio.

    • massimolegnani 30 marzo 2019 a 00:25 #

      ti abbraccio e ti ringrazio per le belle parole di condivisione.
      purtroppo non sono riuscito ad attivare il link, ma se digiti “una lettera” nella casella che compare in homepage in alto a destra, puoi leggere il post.
      un caro saluto
      ml

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