legami di latte

2 Apr
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c.calati

 

 

Maddalena era stata terra solcata dall’aratro, mare attraversato da più navi, ma le sue acque non avevano portato pesci nè il suo campo aveva germogliato frutti.

E se all’inizio l’assenza di figli era stata un sollievo, col tempo questo vuoto era divenuto un peso, presto insostenibile.

Anni di desiderio inesaudito e inesaurito.

Poi fu una differente attesa, la scelta di una nuova strada, ben più lunga delle quaranta settimane, una cova vuota che sembrava non finire mai, come se nel suo caso il tempo non avesse fretta.
Kristof mise piede a terra con un cartello al collo e occhi agitati da piccola volpe diffidente. Altri occhi, affamati, lo guardavano da dietro i vetri. A Maddalena sembrò che in quell’istante le si rompessero le acque, un pianto trattenuto da millenni. E prendendo in braccio quel figlio appena nato e già cresciuto pensò che il più fosse ormai fatto.
Ma quando a sei anni porti dipinti sulla pelle e in fondo all’anima tutti i colori del male, allora anche una carezza può essere fonte di paura. Più che l’amore occorrerebbe un grimaldello per far saltare il piombo in cui è sigillato il cuore. E di grimaldelli Maddalena ne provò tanti, ma lui s’era arroccato in un mutismo quasi feroce.
Erano silenzi sterminati e uno schivare selvatico il contatto.

La voce, il cibo, i sorrisi, gli entusiasmi, i giochi, il calore, le proposte, i rimproveri, ogni cosa tentata sembrava funzionare ma poi s’infrangeva e scivolava via dalla sua pelle come acqua su una terra talmente inaridita che non sa più assorbire la pioggia.
Di notte era diverso e peggio, di notte erano risvegli violenti senza svegliarsi mai del tutto da un incubo costante, urla di terrore e un accucciarsi cieco contro una parete. Un confondere le nuove carezze a lenire con vecchie carezze ad assalire e un ribellarsi a morsi a queste e a quelle.

Kristof era una volpe presa in trappola che morde la mano di chi tenta di riaprire la tagliola. A Maddalena non importava di essere ferita, ma non riuscire a liberare quella volpe di sei anni la schiantava.

La madre surrogata sente un’inadeguatezza intrinseca, non vede soluzioni che quella naturale trova per istinto, pensieri di sconforto e non rispondenti al vero ma che attanagliavano la donna che aveva voluto farsi madre. E sempre il grimaldello cercato con affanno, inutilmente.
Una notte peggiore delle altre Maddalena volle affidarsi all’istinto cieco. Si appoggiò alla parete dove si dibatteva il bimbo, si aprì la camiciola della notte e attese, in un’offerta muta, forse immorale, sconveniente, avrebbe detto sua suocera scuotendo il capo, se l’avesse saputo.

Lunghi momenti di silenzio interrotti da grida sempre meno accese. La piccola volpe sembrò fiutare un odore nell’aria, ebbe una breve perplessità, poi si avventò sul seno con la rapacità che non si sapeva se di uomo o di neonato. Rimase avvinghiato con la bocca e con le dita a quella mammella, succhiando e mordendo come inseguisse un ricordo che forse gli mancava.
Quando Kristof si staccò, finalmente addormentato, dal capezzolo sgorgò qualche goccia di sangue che a Maddalena sembrò fosse di latte.

54 Risposte a “legami di latte”

  1. Giuliana 2 aprile 2019 a 09:54 #

    Una meraviglia! Come descrivere meglio la maternità mancata ed il senso di inadeguatezza di una madre surrogata?

    • massimolegnani 2 aprile 2019 a 12:18 #

      ma alla fine queste madri c’è la fanno a trovare il punto di contatto con quello che diventa a tutti gli effetti il loro figlio 🙂
      Grazie dell’apprezzamento, Giuliana
      ml

  2. lamelasbacata 2 aprile 2019 a 10:28 #

    La delicatezza e la profondità con cui hai tratteggiato questo ritratto di madre, o meglio di madonna del latte, sono impareggiabili. Stupendo e commovente.

  3. LaDama Bianca 2 aprile 2019 a 11:20 #

    Mette i brividi questo racconto, dall’inizio alla fine.
    La tua capacità di descrivere sentimenti, cose e persone mi lascia sempre un po’ turbata.

    • massimolegnani 2 aprile 2019 a 12:22 #

      provocare turbamento, far riflettere, è un mio desiderio
      Felice quindi che tu l’abbia provato 🙂
      Buona giornata, Dama
      ml

  4. ilmestieredileggereblog 2 aprile 2019 a 11:21 #

    Ho visto questa esperienza vissuta da una cara amica: sono stati sei mesi durissimi, ma la sua voglia di essere la madre di quel cucciolo ferito ha prevalso su tutto. Le donne hanno una grande forza, che viene da dentro, perché l’istinto materno non scatta solo con la gravidanza e il parto. Bravo Massimo a rendere questo racconto vero.

    • massimolegnani 2 aprile 2019 a 12:25 #

      Sì, quello che volevo raccontare è proprio quella forza che dici tu e che loro sanno trovare in qualunque modo.
      Grazie Pina
      ml

  5. Maria 2 aprile 2019 a 11:32 #

    Davvero forte, brividi anche per me!

  6. cisonduecoccodrilli 2 aprile 2019 a 15:42 #

    A dire il vero, non mi è piaciuto punto, questo racconto.
    Sicuramente, perché ormai leggo tutta la realtà che mi si dispiega davanti agli occhi in chiave femminista, e questo deforma la realtà stessa. Non credo fosse nelle tue intenzioni essere maschilista! Eppure… Questo racconto mi irrita fortemente. Credo sia perché il bambino è maschio, e la madre (forzosamente), è donna. Però anche il narratore è maschio, e chissà se certi stereotipi di genere non si sono mossi dentro di lui in modo automatico. Ma veniamo al dunque. Il bambino (maschio), con tutto diritto, avendo subito ogni genere di abusi, è quanto meno traumatizzato. Nervosetto, diciamo. Aggressivino. E la madre (donna) si danna l’anima per salvarlo, tranquillizzarlo, rabbonirlo, conquistarlo, nutrirlo. Col proprio sangue. La donna offre il suo corpo, immola se stessa, per il bambino (maschio). Ora io credo che questo immaginario tossico, sia causa di molti danni relazionali, e porti molti uomini a considerare il corpo della donna (neanche la donna in sé, in quanto non ne percepiscono l’esistenza in quanto essere vivente uguale a loro, portatore dei medesimi diritti) come il luogo dove sfogare la propria aggressività, il proprio malessere, la propria frustrazione, la propria violenza. Il proprio potere. Perché, poverini, hanno sofferto molto e subito molti traumi. E allora eccolo lì, il corpo della donna. Debole, vulnerabile, sacrificale. Facilmente aggredibile. Qualcosa di cui cibarsi, qualcosa da sfruttare, svuotare, degradare, far sanguinare. NO! VAFFANCULO!! 😂😂😂😂 (sto scherzando, e il vaffanculo non è per te, ma per questa visione perversa). Ok ok ok. Il racconto parlava di madri e figli, non rapporti fra adulti. Sono fuori tema, lo so. Chiedo venia, e ho anche scritto un poema al posto di un commento. Però basta! Basta con ‘sta Donna che si deve immolare e sacrificare. Ma chi la nutre, questa donna? 🙂 Siccome ci vogliamo bene, ti lancio una piccola sfida, se la vorrai raccogliere. Mi piacerebbe leggere un tuo racconto a parti invertite, dove un uomo/padre si preoccupa di nutrire una bambina, possibilmente senza sessualizzare la bambina🙏. Mi perdonerai se ti ho detto con franchezza quello che pensavo. Ormai ci conosciamo da un po’, e mi sono fatta l’idea di te come di una persona che può apprezzare un confronto sincero. Non hai idea di quanto mi pesi questa cultura imperante che vorrebbe le donne felici di farsi strappare i capezzoli a morsi. No, mi spiace. Anche no. Questo immaginario è maschile, oppure sado/maso.

    • massimolegnani 2 aprile 2019 a 16:48 #

      Sicuramente accetto il confronto aperto con te 🙂 e ben venga un commento critico come il tuo perché la stroncatura attuale rafforza i giudizi positivi che hai espresso in altre occasioni.
      Non ho molti argomenti da contrapporre alla tua analisi, una volta fatta salva la tua chiave di lettura. Chiave che però considero un po’ forzata o quantomeno restrittiva. A me premeva che la madre trovasse un modo per scardinare le difese del figlio e mi premeva anche che vi fosse una vicenda simbolica in cui la madre adottiva risultasse “identica” a una madre naturale e questo allattamento folle, impossibile e autentico mi è sembrato la soluzione. Comprendo che nella tua lettura questo atto, il petto offerto, le gocce di sangue,la rapacità del bambino, assumano connotazioni negative, sadomaso e maschiliste, ma sono, per me, un rischio che dovevo correre, un effetto collaterale spiacevole di una scelta stilistica che aveva un altro obbiettivo.
      Ti confesso che mentre scrivevo il racconto mi sono chiesto che impatto poteva avere questo episodio sulla psiche del bambino e sul successivo rapporto tra madre e figlio. E mi sono risposto che una volta stabilito un punto di contatto col figlio questa donna coraggiosa (che considero vincitrice è non vittima dello scontro) avrebbe trovato il modo di incanalare correttamente il loro rapporto.
      Un sorriso un abbraccio e un ciao, coccodrilla
      ml

    • mocaiana 2 aprile 2019 a 19:29 #

      Hai delle ragioni, senza dubbio, ma è anche vero che solo le donne allattano; e che non è impossibile che il piccolo avesse sentito proprio questa mancanza o che nel gesto della madre abbia letto un amore così grande da lasciarlo,finalmente, senza proteste. Aspetto un racconto con il padre e la bambina 🙂 Grazie delle riflessioni.

      • cisonduecoccodrilli 2 aprile 2019 a 20:41 #

        Grazie a te🙂. Hai sentito, Massimo? Anche Mocaiana vuole il racconto del papà oblativo. E quindi mi sa che ti tocca proprio 😊😊😊. Ci hai fracassato i capezzoli, e ora devi rimediare ☝️

      • massimolegnani 2 aprile 2019 a 22:10 #

        aspè, prima controllo oblativo sul vocabolario 🙂
        senti ti propongo due vecchi racconti di padri e figlie, dove il genitore non è un modello di virtù:
        https://orearovescio.wordpress.com/2017/09/30/la-via-dellodio-r/
        https://orearovescio.wordpress.com/2016/05/10/il-padre-di-marta/

      • cisonduecoccodrilli 3 aprile 2019 a 00:20 #

        Non vanno bene

      • massimolegnani 3 aprile 2019 a 09:46 #

        eheh, pazienza. per ora almeno non c’è altro 🙂

      • massimolegnani 2 aprile 2019 a 22:00 #

        difficile scrivere un racconto speculare a questo con protagonisti un padre e una figlia, perchè, come fai notare tu, un padre non ha una parte anatomica simbolica da offrire/sacrificare per una figlia. E poi non credo riuscirei a scrivere un racconto così a freddo solo per pareggiare i conti con il supposto “maltrattamento femminile” di questo brano. Però posso provare a guardare se tra le cose che ho già scritto c’è qualcosa che fa al caso nostro 🙂

  7. Ghiandaia blog 2 aprile 2019 a 16:52 #

    Ho letto più volte, ho pianto. Grazie!💜

  8. Donatella Calati 2 aprile 2019 a 17:05 #

    Felice di ritrovare Maddalena e la sua maternità possente; ammirata delle tue parole di uomo capace di penetrare nelle pieghe più intime della femminilità

  9. mocaiana 2 aprile 2019 a 19:31 #

    Grazie Massimo! Come sempre..

  10. newwhitebear 2 aprile 2019 a 21:39 #

    veramente notevole questo racconto che descrive le angustie e le traversie di una donna che sente di essere madre ma il figlio no finché non vviene quella poppata selvaggia che la libera da un incubo.
    Bravo nel crescendo narrativo.

    • massimolegnani 2 aprile 2019 a 22:17 #

      Sì, questa madre, di fronte al muro eretto dal figlio, si colpevolizza ma non si arrende, fino a inventare quel gesto di impossibile nutrimento ma di contatto estremo.
      ti ringrazio GianPaolo, per come hai apprezzato il racconto.
      ml

      • newwhitebear 2 aprile 2019 a 22:19 #

        meriti e merita. Ho espresso il mio pensiero
        Ciao

      • massimolegnani 2 aprile 2019 a 23:12 #

        grazie!
        ciao a te

  11. fleurerose 3 aprile 2019 a 11:57 #

    Potente e inafferrabile senso materno. Sublime il tuo racconto… che mi lascia senza fiato!

  12. irene zavaglia 3 aprile 2019 a 13:53 #

    Narrativamente impeccabile. C’è uno squarcio che si apre a dovere sui sentimenti contraddittori dei protagonisti. Un’analisi approfondita dipinta magistralmente con parole poste dove devono stare. Tuttavia, mi ha lasciato un fondo di tristezza… Forse la verità che si eleva duramente come un sipario su di una madre surrogata ed un figlio già forgiato nel dolore. E ne esistono fin troppe di queste verità…
    Riuscire a raccontarlo in un racconto breve non è semplice. E non è da tutti.

    • massimolegnani 3 aprile 2019 a 15:16 #

      sono d’accordo con te, c’è un che di triste nel racconto, forse perchè l’episodio narrato costituisce il primo passo di un lungo cammino e può essere esso stesso, per quanto l’intenzione fosse lodevole, foriero di pericoli. Ma io come narratore sono ottimista, una madre che trova in sè la chiave di accesso al proprio problematico figlio, saprà poi guidarlo nel migliore dei modi.
      Benvenuta, Irene, e grazie per l’apprezzamento
      ml

      • irene zavaglia 4 aprile 2019 a 11:33 #

        Ce l’ho fatta finalmente ^_^ Il mio account wp è tornato utile. Tornerò… Sei un talentuoso!

      • massimolegnani 4 aprile 2019 a 11:48 #

        felice che la tua caparbietà abbia avuto la meglio sugli ottusi ostacoli tra blogspot e wp 🙂

  13. biondograno70 3 aprile 2019 a 14:06 #

    ….riesci a volte a creare buchi, a scavare fuori… a creare vuoti a riempire contesti…

    sei uomo…eppure.

    mi hai scosso stavolta.

    grazie.

    m.

    • massimolegnani 3 aprile 2019 a 15:18 #

      felice di averti scosso 🙂
      e ti ringrazio per le belle parole.
      un abbraccione, Monica
      ml

  14. Neda 3 aprile 2019 a 17:29 #

    Ho gli occhi lucidi e un groppo alla gola. Solo chi è madre, chi lo è stata e chi ha desiderato con tutto il cuore di poter essere madre può “sentire” e capire.
    Il tuo racconto ha reso indelebile questo sentire e comprendere.

  15. Stefi 7 aprile 2019 a 09:55 #

    E’ forza assoluta questo tuo racconto.
    E’ amore, anche.

    • massimolegnani 7 aprile 2019 a 10:39 #

      ti sono grato per questa condivisione empatica
      un abbraccio, Stè
      ml

  16. cuoreruotante 22 aprile 2019 a 11:24 #

    Alla fine una storia a lieto fine, letta tutta d’un fiato.
    Grazie!

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