ultima luce

12 Apr

c.calati

 

 

 

Fu come un appuntamento al buio stabilito con solo un minimo preavviso.

Camillo, indaffarato in cucina, aveva notato il raggio di sole che entrava dalla grande finestra spalancata davanti a lui e istintivamente si era voltato per vedere dove andasse a posarsi la luce calda del tramonto.
Guardò e subito si dimenticò di rimestare il sugo e di caricare la stufa, dimenticò pure l’appetito e il bicchiere di Erbaluce che si era appena versato. A piccoli passi come per non far rumore si mosse verso quella piccola meraviglia che con ogni probabilità aveva avuto sotto gli occhi tutti i giorni e mai aveva visto.

Si accovacciò con una sorta di necessaria umiltà vicino alla seggiola larga, pensò che l’avrebbe profanata se si fosse seduto sulla improvvisa perfezione della paglia, o se avesse appoggiato la mano sul bracciolo divenuto morbida onda armonica. Impensabile aprire l’anta della credenza per cavarne un piatto, il legno e il cardine avrebbero perso la loro fuggevole magnificenza.

Camillo poteva solo guardare e guardò per un tempo senza tempo, trattenendo il fiato e stando immobile, sicuro che sarebbe bastato un suo alito o un’aria appena smossa da un movimento della mano per cancellare il fulgore irripetibile di quei due vecchi mobili. Si era trovato davanti alla solennità delle cose semplici. Una rivelazione.

Solo più tardi, nella penombra quasi buia della sera, accarezzò la paglia e toccò il legno in uno stordimento devoto, come sfiorasse i seni di Ginevra o stringesse la mano calda di Ettore. Ricordò la comunione dei loro sorrisi, identici a quell’ultima luce che aveva appena rubato al sole.

Fu allora che Camillo, dopo anni che non li sentiva, decise di cercarli al telefono.

Ma né Ginevra né Ettore risposero alla sua chiamata.

53 Risposte a “ultima luce”

  1. Giuliana 12 aprile 2019 a 05:18 #

    La magia e … la cruda realtà. La verità è che bisognerebbe solo sognare senza tentare mai di realizzarli i sogni, vivere in una bolla di magnifiche illusioni

    • massimolegnani 12 aprile 2019 a 09:23 #

      giusto cogliere la magia delle cose, l’errore forse è il volerla condividere con altri che in quel momento non si trovano nella stessa bolla di suggestioni..
      buona giornata, Giuliana
      ml

  2. franco battaglia 12 aprile 2019 a 06:07 #

    Ogni casa ha le sue luci… da me questi giochi li genera l’alba. Il tramonto è sul retro e la mobilia ne è da sempre all’oscuro. Ma certi buongiorno che laserizzano il pulviscolo sono davvero sconvolgenti e rallegrano spirito ed occhio..e la fortuna più grande è che ci sia anche una Ginevra a condividerli… 😉

    • massimolegnani 12 aprile 2019 a 09:25 #

      che sia l’ultima o la prima luce poco cambia, l’importante è che noi si sia lì con gli occhi giusti per vederla 🙂
      ciao Franco
      ml

  3. mocaiana 12 aprile 2019 a 06:12 #

    La comunione dei loro sorrisi è un’ immagine molto bella, che introduce a un finale amaro, inaspettato. In tutto il testo trovo la magia della vita quotidina che ci lasciamo sfuggire quotidianamente. Grazie Massimo e buona giornata.

    • massimolegnani 12 aprile 2019 a 09:30 #

      trovo che il salto che compie Camillo dalla luce sui mobili alla luce dei sorrisi che ricorda sia un tentativo (disperato) di riunire le proprie emozioni in un’unica suggestione che coinvolga gli altri.
      grazie a te, Anna (?) per questa tua lettura 🙂
      ml

  4. arroccodelriccio 12 aprile 2019 a 07:14 #

    “bello, angosciante, tremendamente triste” mi verrebbe quasi da dire.

    R.

    • massimolegnani 12 aprile 2019 a 09:33 #

      eheh, fai bene a dirlo 🙂
      sì, c’è una malinconia parallela tra i nostri due racconti, l’impatto con la realtà non sempre è morbido
      grazie Riccio
      ml

  5. tramedipensieri 12 aprile 2019 a 07:56 #

    Oggetti e luce come misure della solitudine a volte così, inaspettata e crudele….consapevolezza

    • massimolegnani 12 aprile 2019 a 09:37 #

      la solitudine sta nella mancata condivisione
      buona giornata .marta
      ml

  6. Non Solo Campagna - Il blog di Elena 12 aprile 2019 a 08:28 #

    Troppo tardi, a volte

  7. coulelavie 12 aprile 2019 a 11:50 #

    una storia tragicomica (quella che mi hai fatto venire in mente che ti sto per dire)… c’era un collega di mio padre che non sentiva da anni… un giorno questo lo chiama e gli racconta le sue sciagure… mio padre fa un po’ troppo lo stronzetto, lo liquida subito… poi però ci ripensa e dice che lo vuol richiamare. ma non lo fa… quando alla fine si decide, dopo un anno, scopre che il suo ex collega è ormai morto…

    • massimolegnani 12 aprile 2019 a 12:32 #

      c’è un nesso tra il tuo aneddoto e il mio brano, la mancata condivisione di un’emozione.
      Magari anche Ginevra, o Ettore, ritelefonerà a Camillo, ma intanto il momento magico sarà passato.
      ciao
      ml

  8. Ghiandaia blog 12 aprile 2019 a 15:40 #

    Una mia amica telefona ad un compagno di scuola che non vede da un anno, questo le risponde “GRAZIE”e spira. Forse da tempo aspettava la telefonata.

  9. elettasenso 13 aprile 2019 a 11:55 #

    Mi hai ricordato: l’ora degli arcobaleni di cui ho scritto qui o altrove. Un momento fugace di bellezza dovuto all’ultima carezza del sole nell’occaso 😉

    • massimolegnani 13 aprile 2019 a 13:20 #

      Quanto è più bello, vedere/sentire una sola carezza dell’occaso che non il tramonto intero:)
      buoni giorni, Eletta
      ml

      • elettasenso 13 aprile 2019 a 16:10 #

        Buona serata caro al tuo sole carezzevole

      • massimolegnani 13 aprile 2019 a 16:44 #

        Grazie Eletta cara 🙂

    • Neda 13 aprile 2019 a 15:54 #

      […] E come questo occaso è pien di voli,
      Com’è allegro de’ passeri il garrire! […] “G.G.”

      • elettasenso 13 aprile 2019 a 16:09 #

        Bella integrazione Neda 🐦🐦🐦

      • Neda 14 aprile 2019 a 10:04 #

        Ricordi di scuola.

      • elettasenso 14 aprile 2019 a 16:06 #

        😉😀😀

      • massimolegnani 13 aprile 2019 a 16:44 #

        G.G. è Guido Gozzano?

      • Neda 14 aprile 2019 a 10:03 #

        No, Giosué Carducci (scusa, mi accorgo adesso di avere scritto G. invece che C.) era “Davanti a San Guido”.

      • massimolegnani 14 aprile 2019 a 10:24 #

        avevo pensato a Carducci, ma la G. mi aveva fuorviato (così mi assolvo per non aver riconosciuto i versi, ma in realtà ho grosse lacune!)
        🙂

      • Neda 14 aprile 2019 a 17:43 #

        Ricordo ancora per intero alcune poesie studiate da bambina, una in particolare “Sant’Ambrogio” del Giusti. Se mi sveglio di notte e fatico a riprendere il sonno, inizio a recitarla: è tanto lunga che di solito m’addormento prima di finirla del tutto.

      • massimolegnani 15 aprile 2019 a 00:42 #

        brava tu, i ricordo versi sparpagliati qua e là 🙂

  10. Neda 13 aprile 2019 a 15:52 #

    Io resto sempre meravigliata dai corpuscoli che il raggio di sole mette in evidenza nell’aria, sulle superfici dei mobili, del pavimento, e che poi svaniscono quando il raggio scompare.

    • massimolegnani 13 aprile 2019 a 16:43 #

      sì è anche quel pulviscolo luminoso a modificare lo scenario.
      ciao Neda, buona serata
      ml

      • Neda 14 aprile 2019 a 10:03 #

        Buona domenica.

      • massimolegnani 14 aprile 2019 a 10:25 #

        anche a te, Neda

  11. newwhitebear 13 aprile 2019 a 18:02 #

    hai descritto la magia del tramonto e come Camillo abbia rievocato vecchi ricordi.
    Peccato che non abbia ritrovato Ginevra ed Ettore.
    Splendido pezzo

    • massimolegnani 13 aprile 2019 a 18:16 #

      Ti ringrazio GianPaolo.
      Era quasi inevitabile che Camillo non trovasse la condivisione che cercava. Succede spesso che sull’onda di un’emozione cerchiamo inutilmente di rinverdire antiche amicizie o passati amori
      ml

  12. Stefi 22 aprile 2019 a 06:49 #

    La “solennità delle cose semplici” del tuo Camillo è per certi miei personaggi la “fissità delle cose”, disarmante, a tratti, nell’incantevole bellezza.

    • massimolegnani 22 aprile 2019 a 09:16 #

      sono ansioso di leggere la “fissità delle cose” dei tuoi nuovi personaggi 🙂
      ml

  13. alessialia 28 aprile 2019 a 11:42 #

    la suggestione di un ricordo… un’emozione che non viene condivisa, finale amaro, ma che comunque hha lasciato un’impronta nella sua anima…
    le emozioni dobbiamo viverle…

    • massimolegnani 28 aprile 2019 a 14:21 #

      sì, le emozioni vanno vissute anche se non sempre riusciamo a condividerle con chi vorremmo.
      ciao Lia, felice del tuo ritorno 🙂
      ml

      • alessialia 28 aprile 2019 a 14:23 #

        Ciao Massimo! Bello rileggerti! Ogni tanto cado nel buco nero… ma torno sempre qui a ritrovarvi!
        Eh… a volte si possono condividere, altre volte rimangono nostre…
        Ps. Non ti ho mai detto… mi chiamo Alessia, Lia è il nome della.mia bimba!
        Bacio! Stasera continuo la.lettura qui…!

      • massimolegnani 28 aprile 2019 a 17:33 #

        Ahah scusami, del doppio nome trovavo più pratico Lia, vuol dire che ho sempre salutato tua figlia 🙂
        Un bacio a te, Alessia. Sempre bello trovarti qui.

  14. Patrizia 5 Maggio 2019 a 19:16 #

    Peggio della solitudine del non poter condividere un’emozione è non poterlo fare perchè l’altro/a/i non vogliono. Nel tuo bel racconto non si sa se le due persone non hanno potuto o non hanno voluto. Meglio così…si può scegliere la soluzione che si preferisce, perchè un racconto così merita di essere gustato con piacere e secondo il proprio sentire.

    • massimolegnani 5 Maggio 2019 a 20:53 #

      Infatti non si sa, come spesso nella realtà, che cosa c’e’ dietro la mancata risposta.
      🙂
      ml

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