lago d’Orta

26 Apr

by c.calati

 

 

Non è la prima volta che da solo o in compagnia compio il periplo del lago, anzi sono talmente tante le volte che ad altri sarebbe già venuto a noia. Non a me che amo le sue dimensioni contenute, stretto com’è dalle montagne, e la modestia a cui è costretto dalla vicinanza del Maggiore.

Ci torno quando sono a corto di memoria, come ora che mi stava sbiadendo il ricordo dell’affaccio al lago in fondo alla discesa delle ville ottocentesche. I parchi, i prati, gli alberi, le ortensie scorrono sul bordo della retina mentre calo in quel piccolo anfiteatro naturale e d’improvviso  appare la lunga spiaggia alla base del bacino, sabbia dorata e ombrelloni come Rimini: sono ufficialmente sul lago.

Costeggio il lato breve, curvo a sinistra contornando l’acqua e inizio la risalita pur restando in piano. Già, c’è questa sensazione da cartina geografica secondo cui andare da sud a nord implica “salire” e invece senza fatica pedalo su un terreno pianeggiante.

Affronto curve e ondulazioni a pelo d’acqua con l’entusiasmo di riconoscerle una dopo l’altra, come a ritrovare in una sola carezza le forme note di una ragazza che avevi quasi dimenticato. Cavalco spensierato il litorale, ho sguardi allegri per ogni cosa che rivedo, il promontorio e l’isola, l’armo affilato che scivola silenzioso in direzione opposta, l’ansa graziosa, il salice che butta in acqua le sue lacrime, il porticciolo di modeste barche, i sub di punta Crabba, il tripudio di peonie.

Arrivo veloce fino a Omegna, l’apice del lago, e lì imbocco il ritorno sull’altra sponda.

Da questa parte la strada e i luoghi sono più selvaggi, Orta è una donna dalla personalità doppia e imprevedibile, di là romantica e riservata, qui scapestrata e indipendente. Mi piace questo versante senza approdi né turisti. Salgo e mi  inerpico tra rocce aride e paesini solitari, lo sguardo dall’alto sullo specchio d’acqua è una minima vertigine.

Dovrei continuare a fiancheggiare il lago a mezza costa fino chiudere il cerchio arrivando dove son partito, ma odio la geometria euclidea troppo logica e perfetta, amo le divagazioni e le curve che portano lontano e non concludono. Così con gran fatica punto ai terribili tornanti della Colma, bel nome del crinale che divide il lago d’Orta dalla ValSesia.

La pesantezza degli anni sui pedali in quest’ascesa scabra, poi la leggerezza ritrovata nella discesa tra castagni e cascatelle. E il fondovalle è un piano inclinato che mi fa rotolare come una boccia docile al pallino.

Ma prima dell’arrivo c’è ancora tempo per un’ultima divagazione: Gattinara è troppo vicina per non deviare fino a una sua cantina. Sì, mi regalo una bottiglia, pregiata e meritata sarà peso leggero nello zaino.

48 Risposte a “lago d’Orta”

  1. Non Solo Campagna - Il blog di Elena 26 aprile 2019 a 09:20 #

    Dai, ché l’obiettivo era la bottiglia…

  2. alessiaborghi 26 aprile 2019 a 09:23 #

    Che bellissime parole, descrizioni sinuose di un lago ben poco descritto e il salice che butta le sue lacrime nell’acqua è… semplicemente favoloso! Bravissimo!!

  3. pino 26 aprile 2019 a 10:15 #

    Le tue “divagazioni” mi preoccupano: hai una certa età. Meglio la “geometria euclidea” 🙂

    • massimolegnani 26 aprile 2019 a 12:30 #

      eheh, proprio alla mia età sono “divagazioni” necessarie, mantengono l’animo…sotto spirito 🙂
      ciao Pino, un saluto
      ml

  4. le hérisson 26 aprile 2019 a 11:28 #

    sarà perché è piccino e “nascosto”, ma per me il lago d’Orta ha un fascino birichino.

    • massimolegnani 26 aprile 2019 a 12:31 #

      oh, sono assolutamente d’accordo, birichino è l’aggettivo giusto 🙂
      ml

  5. fleurerose 26 aprile 2019 a 12:54 #

    Ho una foto datata 1997 sul lago d’Orta. Ero triste in quel momento. Per me quell’immagine è indissolubilmente legata alla mia personale idea di quel posto.

    • massimolegnani 26 aprile 2019 a 13:57 #

      già di suo non è un lago allegro (ma quale lago lo è, ad eccezione, forse, di quello di Costanza?) quindi comprendo l’idea che ne conservi, se sei partita da un momento malinconico 🙂
      buona giornata, Fleur
      ml

  6. miaeuridice 26 aprile 2019 a 14:12 #

    Sono stata sul Lago d’Orta la scorsa estate.
    Ho adorato l’Isola di San Giulio: l’isola del silenzio.
    Mi piacerebbe viverci.

  7. dimaco 26 aprile 2019 a 14:26 #

    Avevo la percezione che fossi un nebbiolista. Non mi sbagliavo, allora… Hai mai affrontato il picotendro?

    • massimolegnani 26 aprile 2019 a 15:39 #

      Nebbiolista convinto 🙂
      Conosco genericamente il Donnas mentre non ho mai assaggiato il picotendro, ma la tua segnalazione mi tenta 🙂
      Ciao Dimaco
      ml

      • dimaco 26 aprile 2019 a 15:42 #

        Il picotendro è appunto la varietà di nebbiolo con cui fanno i valdostani e il Carema.

      • massimolegnani 26 aprile 2019 a 16:07 #

        Ah, ecco, è il particolare vitigno.
        Io pensavo ti riferissi al vino specifico, “picotendro Selve” (di cui ho letto su Google)

  8. Walter Carrettoni 26 aprile 2019 a 15:32 #

    Conosco molto bene tutta la strada che hai descritto. L’ho percorsa centinaia di volte in furgone per il mio lavoro. Anche a me il lago D’Orta piace moltissimo. Tempo fa ho anche pensato di trasferirmi lì. La strada che sale alla colma però in bicicletta non la farei neanche sotto tortura. È già faticosa con un mezzo a motore…

    • massimolegnani 26 aprile 2019 a 15:45 #

      Sì, è una salita bestiale, soprattutto dopo Arola, ma io sono un tipo cocciuto:)
      Ciao Walter, mi fa piacere condividere con te l’amore per questo lago
      ml

  9. newwhitebear 26 aprile 2019 a 17:57 #

    il lago d’Orta l’ho visitato tanti anni fa. Ricordi sbiaditi senza dubbio ma ancora vivi..
    La giornata era nuvolosa e quindi non ho potuto apprezzarlo in pieno.
    Tappa d’obbligo a gattinara, dove vendono ottimo carburante per le gambe e la mente 😀

  10. cuoreruotante 26 aprile 2019 a 23:20 #

    Bel posto a vederlo solo in foto, chissà dal vivo 😌

  11. franco battaglia 27 aprile 2019 a 09:01 #

    Per chi cammina, passeggia, escursiona, scia, corre, o va in bici.. spesso la “chiusura dell’anello” è una soddisfazione non da poco: è un giro del mondo in miniatura, parti in una direzione e vi ritorni dall’altra, qualcosa di magico, che io ho cominciato ad apprezzare in tempi ormai remotissimi, facendo il giro del Grande Raccordo Anulare di Roma, quando ancora era permesso alle bici…ero ragazzetto.. ma chiudere il cerchio ricordo mi emoziono’ incredibilmente… che tempi ragazzi… !!

    • massimolegnani 27 aprile 2019 a 10:12 #

      Condvido caro Franco le tue memorie da ragazzetto, emozioni che cerco di ricalcare anche ora che ragazzetto non sono più
      🙂
      ml

  12. Neda 27 aprile 2019 a 14:24 #

    Non te ne sei accorto, ma ero seduta dietro te, cercando di restare leggera per non affaticarti. Grazie del viaggio.

    • massimolegnani 27 aprile 2019 a 16:14 #

      Che bello il tuo accompagnamento leggero e solidale
      Ciao Neda 🙂
      ml

  13. Ghiandaia blog 28 aprile 2019 a 10:39 #

    Bravo ciclista come sempre.🍾🚲

  14. alessialia 28 aprile 2019 a 11:49 #

    la pace dei sensi…

    • massimolegnani 28 aprile 2019 a 14:22 #

      pace e fermento, che tra memorio, sguardi, suggestioni, i sensi sono in continuo subbuglio 🙂
      ml

  15. elettasenso 28 aprile 2019 a 13:21 #

    Adoro questo piccolo lago con l’isola di San Giulio e i suoi percorsi di silenzio. È da molto che non ci torno. Prima, con il mio ex, ci andavo spesso.
    Sarà ora di ritornare. Vedi che, alla fine, i nostri percorsi si incrociano spesso?
    ( Volevo mandarti una foto di anemone hepatica fatta stamattina, ma non so come si fa qui )

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