il tavolino di nonna Rebecca

11 Mag

c.calati

 

 

Il calcio di un cavallo uccise mio nonno, segnando, per me, l’inizio dell’era moderna. Quel calcio infatti è la prima notizia certa che ho della mia famiglia.

Il Novecento, iniziato da un decennio, procedeva fiacco, si credeva un secolo tranquillo, nessuna guerra ancora, né rivoluzioni. Solo il calcio mollato da un cavallo al suo padrone nel chiuso di una stalla. Un dramma minimo che non avrebbe oltrepassato le ultime case del paese.
Mio padre nacque pochi mesi dopo.
Rebecca, sola, con tre figli, non si perse d’animo; vendette i quattro campi del marito e con quei soldi mise su bottega, dove vendeva di tutto, dalle granaglie ai dolci, dai francobolli ai chiodi. Aveva braccia robuste, mia nonna, da contadina prestata al commercio, da sola spostava i sacchi di semenze e gli scatoloni di biscotti del re di Danimarca prodotti a Canegrate, e aveva occhi veloci, nessuno che uscisse dal negozio, moccioso o adulto, senza aver pagato il prezzo pieno, che la parola sconto per lei non esisteva. Ma soprattutto nonna aveva la paura di non farcela e l’ostinazione di non piangere.

Dicono che fosse una donna dura, dal cuore presto irrancidito. Facile dirlo noi, adesso, a pancia piena e futuro assicurato, ma lei, allora, consumava tutte le energie per tirare la carretta, non gliene restavano da investire in affetti e sentimenti. Per lei l’affetto era tirar su in fretta la figlia maggiore, che a sette anni fosse brava a spazzar la casa e il sentimento era credere nelle capacità dei figli maschi che vedeva intelligenti. Decise una sera a cena, tu Angelo, con quegli occhi furbi sarai avvocato e tu, Achille, con quel nome da guerriero combatterai le malattie, ma mica gratis, che il mondo è in debito con noi. E li mandò dai preti, prima il parroco in paese, poi a Gorla in collegio, quindi in convitto a Monza, sempre più lontani, sempre sotto il suo controllo, anche da lontano.
Così, dal dialetto al latino senza passare dall’italiano, imparato solo dopo, mio papà e mio zio crebbero alla velocità dei pioppi della valle, senza scostarsi dai binari tracciati dalla madre, binari di acciaio lucido fissati alle traversine dai pochi sì e i tanti no con cui lei inchiodava le loro vite. Decideva tutto lei per loro, lo studio, il gioco, i pantaloni lunghi, i baffi, la tesa del cappello, le ragazze. Con le ragazze fu presto detto, Non ne voglio per casa, e nemmeno fuori. Niente grilli, dovete laurearvi. Ma anche con l’avvocato e col dottore non abbassò la guardia, che di donnacce è pieno il mondo. Ci volle la guerra per rimescolare le carte e far saltare qualche traversina dai binari. Ma questa è un’altra storia. La storia che sto dicendo adesso è un tavolino in legno laccato, brutto e pretenzioso, che nonna Rebecca si comprò in un raro momento di follia, insieme a una pianola che nessuno sapeva suonare.
Il tavolino aveva gambe barocche e una ribaltina con lo specchio, che lei non usò mai nemmeno per sistemarsi la crocchia. Dicono piuttosto che nella ribaltina, che teneva sempre chiusa a chiave, lei accumulasse i suoi risparmi. Ma, a dire il vero, era così gelosa dei suoi affari che nessuno ha mai saputo se dalla bottega che tenne per trent’anni fosse mai riuscita a cavarci qualche soldo in più di quelli necessari al sostentamento della famiglia.

In ogni caso io, quel tavolino, l’ho sempre visto a casa dei miei, papà l’aveva ereditato alla morte della nonna. Aveva ereditato il tavolino, ma non la chiave per aprirlo. Mai saltata fuori. Quando chiedevo a papà cosa ci fosse dentro lui faceva la faccia misteriosa e, sollevandolo a due mani, lo scuoteva per farmi sentire che qualcosa ci ballava dentro. Ormai si era stabilito che dentro ci fosse un tesoro che sarebbe però sparito se avessimo tentato di forzare la serratura. Così ogni tanto papà arrivava a casa con qualche chiave arrugginita, raccattata chissà dove, probabilmente ogni tanto tornava a fare un sopralluogo nella vecchia casa di sua mamma, e solo con quella provavamo ad aprire con delicatezza la ribaltina. Mai riusciti.
Da una decina d’anni il tavolino è passato a me. Ho tentato qualche intervento più rude con cacciavite e martello, ma non ci ho mai messo la determinazione necessaria. Qualcosa all’ultimo mi tratteneva, un misto di superstizione e di rispetto per mia nonna, anzi di timore, che di lei non ho ricordi diretti, ma mi basta una fotografia in cui mi tiene in braccio: mi guarda torva e mi soppesa, come fosse incerta su cosa farmi fare da grande. È morta prima di poter decidere, per fortuna. Ma il risultato è che da tempo ho rinunciato a impossessarmi del tesoro di nonna Rebecca, chiamatemi vigliacco, se volete.
Da qualche tempo Titta, mia figlia, è andata a vivere da sola. Una mansarda ristrutturata al quinto piano di un vecchio palazzo di Torino. Il tavolino di nonna Rebecca ora costituisce l’appoggio ideale per il suo televisore.
L’altra sera ci ha chiamato spaventata, la porta di casa era stata forzata e dentro forse c’era ancora qualcuno. Ci siamo precipitati giù col cuore in gola, lei ci aspettava per strada. Siamo saliti assieme: il piccolo appartamento era a soqquadro. Armadi e cassetti rovistati, libri gettati in giro, il televisore a terra, vestiti e biancheria ovunque. Sembrava non mancasse nulla, anche perché ben poco c’era da rubare.
Ma in un angolo della stanza il tavolino di nonna Rebecca era lì, scardinato,  oscenamente spalancato e vuoto.

52 Risposte a “il tavolino di nonna Rebecca”

  1. Elena Gozzer 11 Maggio 2019 a 10:18 #

    …e non si saprà mai quale segreto celava… lo sa solo il ladro…

    • massimolegnani 11 Maggio 2019 a 14:04 #

      sì, e questa cosa anzichè dispiacermi mi affascina
      ciao 🙂
      ml

  2. teti900 11 Maggio 2019 a 11:04 #

    capisco che arrovellarsi adesso sia inutile… ma propendo per un contenuto ‘oggettivamente’ prezioso, del resto lo aveva ben riparato… strano invece che non si sia mai trovata la chiave… propendo per un atto volontario, come a ribadire che di frivolezze e ‘dippiù’ lei ne faceva a meno preferendo pensare a un eventuale necessità altrui.
    fortunatamente le generazioni successive se la sono cavata da sole.
    qualcuno direbbe (dirà): speriamo sia finito in mano di qualcuno che ne ha bisogno… l’importante sia finito tutto bene…
    io dico (direi): una cippa! accidenti a me che non l’ho aperto prima!

    • massimolegnani 11 Maggio 2019 a 14:07 #

      condivido il tuo pensiero.
      e proprio adesso che non ho più possibilità di verificare, mi piace pensare che ci fosse un piccolo tesoro di monete d’oro, ma a differenza tua non ho alcun rammarico di non aver aperto!
      🙂
      ciao Teti
      ml

  3. Morgana✈💖🌎 11 Maggio 2019 a 11:12 #

    Ho trovato alcuni punti in comune. Buona giornata ✨

  4. ogginientedinuovo 11 Maggio 2019 a 17:27 #

    Nooo! Più che il contenuto in sé è il non poter sapere, mai più, che cosa ci fosse! Impazzirei di curiosità 😀

    • massimolegnani 11 Maggio 2019 a 21:37 #

      ma il rovescio della medaglia è che ora posso immaginare contenesse qualunque tesoro 🙂
      Ciao “oggi”
      ml

  5. blogcambiopasso 11 Maggio 2019 a 19:16 #

    Ma io adesso voglio sapere cosa conteneva…

    • massimolegnani 11 Maggio 2019 a 21:39 #

      eheh, resterà un mistero su cui potremo fantasticare per generazioni
      Un sorriso cambiopasso
      ml

  6. Domenico Aliperto 11 Maggio 2019 a 20:17 #

    gran bel racconto, e il caso chiude il cerchio

  7. arroccodelriccio 11 Maggio 2019 a 22:02 #

    Fino alla fine ho sperato sia di scoprire il contenuto del tavolino, sia di non scoprirlo ma sono contenta che sia andata a finire così – per il contenuto, non per i ladri. Mi è venuta un po’ di ansia sul finale a ricordare quando la casa a soqquadro l’ho avuta davanti ai miei occhi.

    Buon fine settimana, ml

    R.

    • massimolegnani 11 Maggio 2019 a 23:19 #

      eh sì non è una bella sensazione la casa messa sottosopra dai ladri, anche nel caso non abbiano rubato nulla.
      anch’io sono contento che sia rimasto irrisolto il mistero del contenuto del tavolino 🙂
      buona domenica a te, Riccio
      ml

  8. Walter Carrettoni 12 Maggio 2019 a 01:15 #

    Vuoi sapere cosa ho pensato appena finito di leggere?
    (Chiedo venia in anticipo)
    Nooo, echecazzo…

    • massimolegnani 12 Maggio 2019 a 14:47 #

      ahah grande!
      in un primo momento anch’io mi sono incazzato per l’effrazione, ma poi a bocce mi è sembrata la logica fine del (supposto) tesoretto che nessuno aveva voluto davvero scoprire 🙂
      ciao Walter
      ml

  9. mocaiana 12 Maggio 2019 a 06:14 #

    Mi dispiace per tua figlia e per il tavolino, che qualcosa di prezioso deve aver contentuto, temo. Ma che grande donna tua nonna!

  10. dimaco 12 Maggio 2019 a 11:01 #

    Ma il ladro morì fulminato da nonna Rebecca, che anche da morta mica scherza.

  11. pino 12 Maggio 2019 a 15:33 #

    Come sempre, i tuoi racconti sono suggestivi ed enigmatici, nello stesso tempo: non sai mai dove finisce l’immaginazione e inizia la realtà…

    • massimolegnani 12 Maggio 2019 a 17:42 #

      eheh, qui di fantasia ce n’è ben poca, solo qualche ritocco (tipo il nome di mia nonna) 🙂
      ciao Pino
      ml

  12. newwhitebear 12 Maggio 2019 a 17:47 #

    il ladro è stato più furbo di tutti e il tavolino di nonna Rebecca, se conteneva un tesoro, adesso era sparito.
    Bel il racconto

  13. Harley 12 Maggio 2019 a 18:41 #

    La nonna è sempre la nonna.

  14. elettasenso 13 Maggio 2019 a 17:28 #

    Che storia. Pare inventata, invece. La realtà è più complessa della fantasia. Tu comunque sai riprenderne i fili.

  15. Ghiandaia blog 14 Maggio 2019 a 10:20 #

    Il tuo racconto è fotocopia dei discorsi della nostra famiglia, senza il tesoro nel tavolino.

    • massimolegnani 14 Maggio 2019 a 12:27 #

      eheh, le chiacchiere in famiglia mitizzando tesori che non ci sono.
      buona giornata, Lucia
      ml

  16. Neda 14 Maggio 2019 a 11:24 #

    Racconto bellissimo, avvincente, ironico. Io però avrei scardinato il tavolino, nella speranza di trovarci, non denaro che non credo ci fosse e se ci fosse stato sarebbe stato fuori corso, ma documenti, lettere, piccole cianfrusaglie come vecchi bottoni, penne, altri oggetti che la nonna aveva conservato e che avrebbero parlato di lei.

    • massimolegnani 14 Maggio 2019 a 12:30 #

      sì, penso anch’io che l’unico tesoro che avremmo potuto trovare sarebbero stati oggetti e lettere della nonna.
      e quelli avremmo dovuto cercarli con più determinazione.
      Grazie Neda delle belle parole
      ml

  17. Maria 15 Maggio 2019 a 12:39 #

    Quante emozioni ho provato leggendo questo tuo scritto! Mi ha tenuta incollata dall’inizio alla fine. Adoro quando le persone raccontano questi fatti particolari, cose che a volte sembrano assurde, prese da libri! E invece è realtà realmente accaduta 😍
    Rebecca, donna descritta così dettagliatamente, nei modi e nelle espressioni, che l’ho vista! Gli hai dato vita… una donna guerriera, una madre che ha dovuto prendere anche il posto del marito, e ci è riuscita splendidamente.
    Ho anche sorriso nell’immaginare te fra le sue braccia 😀 oppure immaginando tuo padre nel tentativo di scassinare il cassettino. Davvero è un incanto tutta questa vicenda! Ma, in effetti, la realtà si è distinta da un libro o da un film a causa proprio di quel dettaglio: non si saprà mai cosa c’era dentro il cassettino.
    Comunque, per non farmi mancare niente, mi sono innamorata anche dello scatto, un angolino davvero magico: fiori, lampada, quel cofanetto… quanto adoro queste cose 😍

    • massimolegnani 15 Maggio 2019 a 12:46 #

      il tavolino è proprio quello della foto, l’ho riportato a casa dopo piccolo disastro.
      Grazie M.aria per le tue belle parole.
      un sorriso
      ml

      • Maria 15 Maggio 2019 a 12:48 #

        Immaginavo fosse lui 😀 .
        Un sorriso a te, Massimo! 🌸

      • massimolegnani 15 Maggio 2019 a 13:29 #

        🙂

  18. Stefi 18 Maggio 2019 a 12:08 #

    Era pieno di parole.
    Lo immagino così, quel tesoro.

    • massimolegnani 18 Maggio 2019 a 13:52 #

      che suggestiva supposizione, la tua.
      e immagino la delusione dei ladri nel trovare “solo” parole
      🙂
      buona giornata, Stè
      ml

      • Stefi 18 Maggio 2019 a 16:54 #

        Buona serata a te, ml.
        Io lavoro all’editing delle mie pietre. Meravigliosa esperienza avere un editor. É come possedere occhi diversi sul mondo che fino a poche settimane fa era solo mio. Ora lo condividiamo e limiamo insieme ogni passaggio, prima che quel mondo diventi parte di chi lo leggerà.

      • massimolegnani 18 Maggio 2019 a 18:25 #

        Non deve essere facile collaborare con un editor perché significa rinunciare a parole che si sono scritte, modificare frasi in cui si è creduto.il tutto naturalmente nella prospettiva di migliorare il testo, ma credo ci voglia impegno e umiltà
        Auguri 🙂

      • Stefi 19 Maggio 2019 a 19:18 #

        Grazie, ml.
        Tutto vero quello che dici.

      • massimolegnani 19 Maggio 2019 a 19:23 #

        🙂

  19. Pendolante 18 Maggio 2019 a 22:30 #

    Che profanazione terribile. Quella dell’appartamento, certo, ma ancora di più la memoria di tua nonna che porta il nome della mia bambina. Un storia dura e toccante quella di Rebecca, raccontata in modo magistrale

    • massimolegnani 18 Maggio 2019 a 23:45 #

      quando è accaduto non l’ho presa bene, prevaleva lo sgradevole senso della violazione.
      ora vedo le cose con più fatalismo, si vede che noi non dovevamo conoscere il contenuto del tavolino 🙂
      buonanotte Katia e grazie
      ml

      • Pendolante 20 Maggio 2019 a 11:05 #

        Magari aprendolo sareste rimasti delusi… così rimane il mistero

      • massimolegnani 20 Maggio 2019 a 13:36 #

        È probabile
        A volte il dubbio è preferibile alla certezza 🙂

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