l’ultima opportunità (ma chi era massimolegnani?)

17 Mag

photo by c.calati

 

 

Il paesaggio, conifere odorose, ampie radure, morbide colline, ha qualcosa di fiabesco, o meglio di irreale. Non che questo sia un brutto posto, ci sono stagni, ruscelli, cielo di un blu che più intenso non potrebbe essere, una leggera brezza che accompagna i passi, eppure è come se vi mancasse la vita, non incrocio altri camminatori e nemmeno odo cinguettii né vedo scoiattoli o gatti randagi. Mi muovo come sospeso nell’ambiente pur seguendo un sentiero ben battuto.

Non ho idea di dove mi trovo.

Tutto trasuda quiete, ma è una quiete che ti incalza più che rasserenarti, quasi mi viene nostalgia del traffico di città.

Arrivo a una spianata, l’asfalto dell’unica strada è invaso dalle erbacce e sullo sfondo  una costruzione squadrata, in pessime condizioni, mi fa pensare a una vecchia dogana. Mi avvicino e busso alla porta semiaperta:
         Venga avanti, si accomodi.
Nella stanza disadorna una signora di mezza età mi parla da dietro una scrivania. Ha una giacca grigia, di taglio maschile e grossolano, che mi ricorda le divise del personale femminile delle ferrovie.
Mi sistemo su una sedia davanti alla sua postazione di lavoro.
        Mi scusi lei forse mi può aiutare. Temo di essermi smarrito, non so dove mi trovo.
Lei è nel posto giusto, la stavo aspettando.
Mi aspettava? Non capisco, io non la conosco.
Se è per questo nemmeno io conosco lei, almeno non personalmente. Ma sapevo del suo arrivo.
La signora parla con toni pacati e il suo aspetto florido contribuisce a tranquillizzarmi. Non sono agitato, mi sento però molto stanco e confuso. Glielo dico. La sua risposta è delicata ma poco decifrabile.
        E’ comprensibile, nel suo stato. Lei sa cosa le è successo, signor Legnani?
Come sa il mio nome?
Ho qui una scheda intestata a lei che riporta i fatti salienti della sua vita. Guardi.
Ma questa è la dogana?
In un certo senso. Vede, signor Legnani, lei è morto questa notte e ora si trova nello stato crepuscolare che precede il nulla definitivo.
Oh mio dio, morto!?! E adesso? Sarà lei ad assegnarmi all’inferno o al paradiso?
No, signor Legnani, non c’è altra vita dopo la morte. Per lei tutto finirà tra poco,        ma prima le offrirò l’ultima opportunità.
In che senso? Mi dà la possibilità di tornare in vita?
Non ho di questi poteri-
mi accorgo che la signora trattiene a stento un sorriso per lo sproposito della mia domanda- però la aiuterò a capire che cosa lei è stato nella vita. Esamineremo insieme la sua storia e insieme arriveremo a comprendere, a dare il giusto valore ai suoi atti, a capire chi era veramente Massimo Legnani. Badi bene non sarà un giudizio morale, sarà la definitiva comprensione.
L’atteggiamento paziente della donna, la pacatezza della voce, il modo stesso, fermo ma morbido, con cui mi comunica queste tremende notizie, fanno sì che io, anziché angosciarmi per la MIA morte, ormai avvenuta e irreversibile, mi concentri sull’unico aspetto che pare fondamentale.
         Sono sempre stato ossessionato dal vero significato dei miei atti. Ogni volta che compivo un gesto corretto o addirittura encomiabile avevo l’impressione che le motivazioni che mi avevano spinto a quell’azione fossero almeno in parte poco nobili, talvolta francamente meschine. Al contrario, mi sembrava che miei atti dai risultati giudicati riprovevoli avessero spesso una intenzione buona e un vissuto sano. Non so dire chi io sia stato nell’essenza. Forse un impasto bizzarro, zucchero e pepe nella stessa ricetta.
         Sa, capita raramente che le persone che mi trovo davanti abbiano una chiara visione di sé e i pochi che ce l’hanno sono spesso in errore o in palese malafede: quanto dichiarano non corrisponde a quanto è riportato, su di loro, nella mia scheda. Il mio compito è proprio quello di indirizzarli verso la verità con interventi poco appariscenti e mai giudicanti, in modo che arrivino quasi da soli a individuare la propria peculiarità. E sono brava nel mio lavoro, mi creda.
Oh sì, mi aiuti a capire. Questo è diventato un nodo cruciale per me. Credo che quando lo avrò sciolto me ne andrò più sollevato. 
Coraggio, mi racconti e si ricordi che con me è inutile mentire. Pensi a qual è l’obbiettivo del nostro colloquio, io e lei siamo alleati.

E alleata la sento nel mio intimo questa donna che mi ascolta in un silenzio caldo  mentre riesamino episodi, svelo segreti, ammetto difetti, riconosco doti dove non le immaginavo, rivivo emozioni da una differente prospettiva.

Mi vedo con una limpidezza mai provata e, nello stesso istante in cui afferro la mia essenza, ecco che la luce va spegnendosi. È la luce dentro me che va spegnendosi. Affronto il buio come un sonno a cui non voglio oppormi. So chi sono stato e questo basta. Non penso più.

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46 Risposte to “l’ultima opportunità (ma chi era massimolegnani?)”

  1. ogginientedinuovo 18 maggio 2019 a 06:18 #

    Mi hai fatto venire i brividi…
    È l’ultima tessera del puzzle la limpida comprensione? Mi commuovo 🙂

    • massimolegnani 18 maggio 2019 a 10:21 #

      sì, sarebbe l’ultima tessera che ci mancava, allora ci diverrebbe tutto chiaro.
      un abbraccio
      ml

  2. Giuliana 18 maggio 2019 a 07:35 #

    Meraviglia! Ho sempre pensato che fosse proprio così l’ultimo viaggio, la comprensione totale di se stessi e del significato del nostro vivere in questo mondo. Tu sei riuscito a immergerlo nella poesia.

    • massimolegnani 18 maggio 2019 a 10:22 #

      ti ringrazio, Giuliana
      ho immaginato una specie di crepuscolo che “ci illumini”
      buona giornata
      ml

  3. Walter Carrettoni 18 maggio 2019 a 09:13 #

    La pace. Infine.

    • massimolegnani 18 maggio 2019 a 10:24 #

      sì, una pace fatta di comprensione e accettazione per quello che siamo stati, qualunque cosa siamo stati.
      ciao Walter
      ml

  4. franco battaglia 18 maggio 2019 a 09:15 #

    Post tostissimo… io lo so’ che sono ipocrita e bastardo, ci arriverò così mortificato e bastonato alla “resa dei conti” che mi faranno solo che i complimenti.
    E penserò di averli fregati ancora.

    • massimolegnani 18 maggio 2019 a 10:26 #

      eheh, Franco, ingannerai gli altri,ma non potrai ingannare te stesso perchè ci guarderemo dentro con una consapevolezza mai avuta.
      un abbraccio e un grazie
      ml

      • franco battaglia 19 maggio 2019 a 09:39 #

        …ma noi non giochiamo ad ingannarci, noi sappiamo per filo e per segno il perché ed il percome di tutte le nostre minime mosse. Noi coscienti del nostri malesseri, sapienti della nostra insipienza, felici della nostra cattiveria, abili del nostro essere, Sono gli altri a brancolare nel buio, ad agire bendati, a fracassarsi gli alluci nello spigolo del letto senza capire perché, e ad arricchire psicologi nel vano tentativo che glielo spieghino.
        L’unica cosa che non so davvero, è chi dovrei fregare, alla fine.

      • massimolegnani 19 maggio 2019 a 12:49 #

        È vero, ci conosciamo bene ma di volta in volta diamo di noi opinioni differenti, spesso ristrette a un episodio. Quella di cui parlo è una opportunità unica di avere di noi una visione globale riassunta in poche parole, scevre da giudizi morali o da vari opportunismi. Personalmente non mi dispiace quel “zucchero e pepe”, sento che mi calza.
        🙂

  5. cuoreruotante 18 maggio 2019 a 10:16 #

    Basterebbe anche a me

    • massimolegnani 18 maggio 2019 a 10:28 #

      sarebbe un momento necessario e sufficiente.
      un sorriso, Cuore
      ml

  6. La Casetta del Merlo 18 maggio 2019 a 10:32 #

    Emozionante davvero, forse perché proprio questa è la conclusione che in tanti vorremmo. Un saluto!

    • massimolegnani 18 maggio 2019 a 11:25 #

      Sono d’accordo con te, è la conclusione che tanti vorremmo.
      In fondo questo post è di un ottimismo sfrenato perché anela a una conclusione dolce e francamente utopica.
      Un sorriso e un grazie, Elena
      ml

  7. sibillla5 NADIA ALBERICI 18 maggio 2019 a 10:49 #

    molto forte questa cosa! io credo che chi scrive sia comunque invitato spesso a conoscersi …quella signora potrebbe essere la poesia o la scrittura di sè…poi non importa se quello che scriviamo non ci corrisponde, intanto ci guardiamo dentro fino in fondo….e ognuno di noi sa….
    bellissimo pezzo Massimo!

    • massimolegnani 18 maggio 2019 a 11:28 #

      È vero, scrivere è quanto di più somigliante alla “signora”: ci aiuta a guardarci dentro.
      Grazie per il tuo intervento è per le parole di apprezzamento
      Ciao Nadia
      ml

  8. annamariaarvia 18 maggio 2019 a 11:39 #

    Mi associo ai complimenti per la poesia e il messaggio del tuo scritto.
    Arrivare alla piena consapevolezza di sé è come dare un senso al proprio vissuto e andarsene senza rimpianti. E’ una conclusione a cui possono arrivare solo i più saggi, ma è bello pensare che sia possibile.

    • massimolegnani 18 maggio 2019 a 13:49 #

      i più saggi ci riescono da soli, gli altri, tutti noi, avremmo bisogno di un aiuto esterno, di una “signora” che incanali con discrezione i nostri pensieri. E, come dici tu, è bello pensare che ciò sia possibile.
      Grazie AnnaMaria per le parole di lode.
      ml

  9. tramedipensieri 18 maggio 2019 a 17:50 #

    …ma magari…dove si firma?
    Ti auguro (e mi?) che ciò si realizzi e il più tardi.ssimo possibile…

  10. newwhitebear 18 maggio 2019 a 21:31 #

    insomma un colloquio proficuo prima di cessare di vivere, Signor Legnani?
    Ne aveva di peccatucci da esporre 😀
    bella e garbata intervista post mortem.
    Come si sta nell’altro mondo?

    • massimolegnani 18 maggio 2019 a 23:40 #

      un colloquio o forse un dialogo interiore, può essere che la “signora” sia parte di noi
      A dar retta al protagonista l’altro mondo è solo buio, assenza.
      a tempo debito verificheremo 🙂
      ciao GianPaolo
      ml

  11. biondograno70 19 maggio 2019 a 17:33 #

    …raggiungere in qualche modo, nell’ultimo atto la piena comprensione…
    non so se mi piacerebbe…

    è un po’ come rivedere magari “giudizi” archiviati e catalogati, riaprire contesti, ferite ed emozioni anche le migliori…

    no… non so se mi piacerebbe

    io mi affiderei all’oblio, in qualche modo…. come sempre!!!

    bacio.

    m.

    • massimolegnani 19 maggio 2019 a 19:15 #

      Ti capisco e penserei anch’io come te se non fosse che sento forte l’esigenza di chiarirmi, che’ ora come ora mi vedo pezzi mal conciliabili tra loro 🙂
      Ciao Monica, un abbraccio a te
      ml

      • biondograno70 19 maggio 2019 a 19:36 #

        …certo caro Max…. ma i chiarimenti vanno fatti in vita non dall’altra parte, questo intendevo… che avevi pur ben capito… 😉

      • massimolegnani 19 maggio 2019 a 20:16 #

        eheh, mica facile 🙂

  12. arroccodelriccio 19 maggio 2019 a 18:37 #

    “Ogni volta che compivo un gesto corretto o addirittura encomiabile avevo l’impressione che le motivazioni che mi avevano spinto a quell’azione fossero almeno in parte poco nobili, talvolta francamente meschine. Al contrario, mi sembrava che miei atti dai risultati giudicati riprovevoli avessero spesso una intenzione buona e un vissuto sano. Non so dire chi io sia stato nell’essenza. Forse un impasto bizzarro, zucchero e pepe nella stessa ricetta.” Questo capita anche a me, spessissmo.

    C’è qualcosa di “definitivo” in questo post, una sorta di cerchio che si chiude, un mettere tutto al proprio posto.

    • massimolegnani 19 maggio 2019 a 19:22 #

      ..quindi sei anche tu “zucchero e pepe” 🙂
      Battute a parte mi piace molto la conclusione del tuo commento perché concordo sul “qualcosa di definitivo”, è un post che arriva a completamento di alcuni pensieri espressi in brani precedenti.
      Ciao Riccio
      ml

  13. Ghiandaia blog 21 maggio 2019 a 07:20 #

    Importante sono gli anni non vissuti invano, risentirai i grazie sinceri.

    • massimolegnani 21 maggio 2019 a 08:58 #

      sì, e altrettanti grazie spargerò in giro, chè non si vive bene senza l’aiuto degli altri.
      un sorriso, Lucia
      ml

  14. Sabina_K 23 maggio 2019 a 10:59 #

    Questo tuo racconto io l’ho letto in termini di “pacificazione” con il giudice terribile che, a volte, siamo con noi stessi.
    Sai, credo sia la consapevolezza della complessità/imperfezione l’unica cosa che ci può rendere capaci di accettare l’impossibilità di essere “giusti nel giusto”.
    Perché eessere sempre nel giusto è un obiettivo tanto feroce quanto disumano, oltreché assurdo: la consapevolezza della nostra complessità, fragile, precaria ed imperfetta, ci aiuta a capire e ad amare meglio anche gli altri.

    • massimolegnani 23 maggio 2019 a 13:26 #

      condivido totalmente le tue parole, pacificazione con se stessi tramite un’opportunità utopica, consapevolezza dell’imperfezione e della complessità, l’assurdità di pretendere di essere giusti nel giusto.
      sì, grazie Sabina
      ml

  15. Stefi 4 giugno 2019 a 05:36 #

    Avere una chiara visione di sé.
    Forse è questo il vero anelito.
    Ed é coraggioso pensarsi così.

  16. Miriam Sol 22 giugno 2019 a 21:38 #

    Mi hai ricordato un film di parecchi anni fa “Una pura formalità” credo di Tornatore.

    • massimolegnani 22 giugno 2019 a 22:37 #

      assolutamente sì!!
      di questo film non ricordavo titolo e autore ma della trama mi era rimasto impresso il dialogo prolungato nella notte tra un commissario e un sospettato, dialogo che andava perdendo i contorni dell’indagine poliziesca per divenire qualcosa di più profondo e ambiguo.
      sicuramente nello scrivere il racconto ho fatto riemergere più o meno consapevolmente l’atmosfera del film.
      bravissima tu a cogliere il collegamento col film
      un abbraccio, Miriam
      ml

  17. Deserthouse 29 luglio 2019 a 17:29 #

    la consapevolezza è una dote difficile da avere soprattutto riuscire a non dare giudizi su se stessi, almeno per me è quasi impossibile ma l’idea di sapere chi sono e chi sono stata alla fine è consolatoria

    • massimolegnani 29 luglio 2019 a 23:51 #

      ecco sì, ho immaginato un che di consolatorio nel divenire consapevoli della propria essenza.
      grazie del bel commento
      ml

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