la Ines del bar

25 Mag

photo by margherita calati

 

 

Non è una gran vita, sapete, sciacquare bicchieri e servire bianchetti da mattino a notte. Tiro avanti tra la mano lunga del padrone e gli sguardi a spoglio dei clienti.
Mi chiamano la Ines del bar anche se il mio nome è Gianna. Ines era la cameriera che c’era prima, quella che il padrone ha cacciato sui due piedi dopo un suo rifiuto e me lo ricorda ogni volta che ringhio alle sue voglie. Ringhio e apro le gambe, lo odio quel maiale ma lo lascio fare. E i clienti non sono meglio del padrone; li conosco tutti i perditempo abituali che tra una partita a carte e una di biliardo ordinano da bere solo per guardarmi il culo e passarmi la mano sudata sulle cosce. “Ines lo so che la dai al padrone, io mi accontento di qualche servizietto, dai non far la schizzinosa.” Parole a voce alta per un coro di risate porche. Arrossivo le prime volte come fossi stata in colpa, ora li fulmino i bastardi e tiro dritto.
È una vita di merda, ma io voglio sognare.

E sogno ogni volta che posso, sogno quando il bar si svuota e sogno quando c’è un cliente dalla faccia sconosciuta. Ecco, guardate quel tavolo nell’angolo, sono tre facce mai viste e già questo li assolve dai peccati degli altri. È un po’ che li osservo mentre lavoro al bancone, mi sono piaciuti subito.
È un terzetto strano, una ragazza di una ventina d’anni, un ragazzo del colore dell’asfalto lucido d’estate e un donna dallo sguardo ruvido. I ragazzi sono piuttosto tesi, si sfiorano la mano senza intrecciare le dita, la donna ha pochi sorrisi ma i suoi occhi non giudicano. L’atmosfera lentamente si stempera, i giovani sono più rilassati, non nascondono il loro affetto, lui ride di denti candidi, potrebbe mettersi a cantare. Compare una busta gialla che quasi distrattamente la donna mette sul tavolo e spinge verso i bicchieri dei ragazzi.
Ormai ho tutti gli elementi per sapere e infatti so e nessuno si azzardi a dire che si tratta di tre piccoli trafficanti che stanno sistemando i loro sporchi affari.
Certo che potrebbe essere così, ma io sono sicura che la realtà è diversa, più bella. I due ragazzi vogliono mettere su casa ma i soldi sono pochi e i genitori di lei se solo sapessero, perché ancora non sanno che sta con un negro, non sgancerebbero un quattrino. La ragazza allora s’è rivolta a questa parente, mica ricca, mica affettuosa, ma da lei un sì è un sì e un no è un no, senza domande, senza predicozzi.
E la busta viaggia sul tavolo in silenzio, saranno mille euro, basta guardare gli occhi della ragazza, mille euro sudati, la gratifica di fine semestre, ma la donna mica lo dice che quei soldi in ventiquattrore di vita avevano già tanti progetti, no, non dice, dà. E solleva una mano in aria, gesto di fastidio, quando la coppia ringrazia o promette o vorrebbe firmare qualcosa. Volto ruvido, gesto di fastidio, ma la mano scendendo va ad indugiare come una foglia in autunno sulle dita bianche e sulle dita nere.
Si alzano, vengono verso di me, la donna mi guarda:
Pago tre birre.
E’ già pagato, signora, rispondo d’impulso.
La donna si volta verso i due che hanno lo stupore in faccia.
C’è un errore, chi vuole che abbia pagato per noi?
Divento rossa, balbetto omaggio della casa, che se lo sa il padrone prima mi violenta poi m’ammazza.
Come ti chiami?
Gianna, ma qui tutti mi chiamano Ines.
Gianna, sei una brava ragazza
.
La donna ruvida si allunga oltre il bancone a sfiorarmi una guancia. Sorride e poi se ne va.

42 Risposte a “la Ines del bar”

  1. dimaco 26 Maggio 2019 a 00:04 #

    Mescolava birra chiara e seven-up?

    • massimolegnani 26 Maggio 2019 a 00:40 #

      mescolava la leggerezza del sogno e il peso della realtà
      🙂
      ml

      • massimolegnani 26 Maggio 2019 a 09:37 #

        Stamattina mi sono svegliato con in mente il verso di Guccini che ieri sera non avevo afferrato, che testa!

  2. Ghiandaia blog 26 Maggio 2019 a 04:36 #

    Molto bello, grazie!👗👠

  3. fleurerose 26 Maggio 2019 a 07:58 #

    I sogni lievi, riescono a sostenere pesanti realtà

  4. Walter Carrettoni 26 Maggio 2019 a 08:37 #

    Mah… Per me erano trafficanti… 😁
    Molto bello il racconto, ma adesso voglio sapere chi è la tipa della foto…

    • massimolegnani 26 Maggio 2019 a 09:41 #

      Vorrei conoscerla anch’io, so solo che ha posato per mia figlia che è fotografa
      Ciao Walter
      ml

  5. coulelavie 26 Maggio 2019 a 10:07 #

    mi ricorda ma “mia” commessa del bar… 😉 ma la ragazza non era Laila, però. 🙂

    • massimolegnani 26 Maggio 2019 a 12:37 #

      Sono andato a leggere la “tua” barista. Curioso che entrambi abbiamo usato la prima persona per descrivere le due ragazze.
      Ciao
      ml

      • coulelavie 27 Maggio 2019 a 07:27 #

        le bariste osservano il mondo dal loro punto di vista, mentre noi non baristi osserviamo loro. 🙂

      • massimolegnani 27 Maggio 2019 a 10:16 #

        vero, e abbiamo lasciato parlare loro al posto nostro
        🙂

  6. newwhitebear 26 Maggio 2019 a 18:07 #

    Gianna ha veramente il cuore dolce. Nonostante tutti i soprusi sa essere umana.

  7. LaDama Bianca 26 Maggio 2019 a 21:23 #

    Due storie che si intrecciano. Una di sopraffazione, l’altra di speranza.
    Mi piacerebbe pensare ad un futuro più roseo anche per Gianna.

    • massimolegnani 26 Maggio 2019 a 22:28 #

      se lo meriterebbe, almeno per quel suo sguardo che cerca il buono e il bello della vita.
      buona serata Dama
      ml

  8. franco battaglia 27 Maggio 2019 a 06:31 #

    Ecco..se quella in foto era la Ines del bar…avrei voluto l’indirizzo. Del bar almeno. 😉

  9. biondograno70 27 Maggio 2019 a 17:10 #

    ….le tue malinconiche scritture che lasciano sempre pensare un poco oltre… per chi vede e sente, annusa e se ne va….

    ma rimane la mente, rimane sempre.

    beso

    m.

    • massimolegnani 27 Maggio 2019 a 20:21 #

      Mi fa piacere quel “pensare un poco oltre”
      Grazie, un bacio a te
      ml

  10. Riccio 27 Maggio 2019 a 21:30 #

    Ero piena di rabbia all’inizio e piena di speranza alla fine.
    Mi piaci come racconti in prima persona – io non ne sono molto capace e quando lo faccio, ci metto sempre più “me” di quanto avrei voluto.

    R.
    (Bellissima la ragazza nella foto)

    • massimolegnani 27 Maggio 2019 a 23:22 #

      bè, io ci metto “più me” anche quando scrivo in prima persona al femminile 🙂
      ho apprezzato il tuo passaggio di stato tra l’inizio e la fine del racconto
      ciao Riccio
      (sì, la ragazza della foto è fin troppo bella per il tipo di barista che avevo in mente io)

  11. alessandra 29 Maggio 2019 a 00:48 #

    Ho lavorato in un bar per pagarmi l’università (nessun datore di lavoro “esigente” per fortuna ) ma ricordo che fantasticavo sulla vita degli sconosciuti seduti ai tavolini. Lo faccio ancora quando osservo certi personaggi o certe dinamiche tra le persone che incontro per strada, in un bar o al ristorante… Semplicemente un gran bel racconto, davvero.

    • massimolegnani 29 Maggio 2019 a 09:55 #

      preziose le tue parole a dare credibilità alla fantasia del mio racconto.
      grazie Alessandra
      🙂
      ml

  12. Sabina_K 29 Maggio 2019 a 16:56 #

    Chi riesce ad immaginare/sognare una vita migliore di quella che vive e/o di quella che osserva è sempre una persona bella, giusta, “degna”.
    Il malanimo, quello che induce ad ipotizzare solo “possibilità nere” in quanto ci è dato di osservare, è un segno di disumanità, di “pregiudizio del pensiero”, di limitatezza tout court.
    Non è l’ingenuità il contraltare di questo malanimo, bensì la pietas, la capacità d’empatia, la bontà intelligente, guidata tanto dalla ragione quanto dalla capacità di sognare, nonostante tutto.

    • massimolegnani 29 Maggio 2019 a 21:58 #

      Apprezzo molto le tue parole che difendono la positività del sogno.
      Un sorriso, Sabina
      ml

  13. Stefi 4 giugno 2019 a 05:41 #

    É negli occhi che non giudicano il cuore che io vedo.

    • massimolegnani 4 giugno 2019 a 09:53 #

      sì, il cuore, il sogno, la speranza di un mondo non così brutto.
      ciao Stè
      🙂
      ml

  14. unallegropessimista 11 giugno 2019 a 19:31 #

    Il racconto è molto bello, per il resto non sappiano niente dei protagonisti, forse potrebbero avere ragione i genitori della ragazza ?

    • massimolegnani 11 giugno 2019 a 23:34 #

      ti ringrazio per l’apprezzamento.
      quanto ai genitori, è vero poco sappiamo ma dubito potessero aver ragione se, come sembra nel racconto, la loro contrarietà era dovuta al colore della pelle.
      un saluto
      ml

      • unallegropessimista 12 giugno 2019 a 08:07 #

        Ciao, forse anche dal colore della pelle, ma dal racconto pare non avessero un soldo, quindi si presuppone che nessuno dei due lavorasse in maniera continuativa ecc…. Lo dico perché a volte ci sono pregiudizi anche al contrario. Come padre non sarei stato felice nemmeno io, e non per il colore della pelle, ma per il fatto che fosse uno spiantato.
        Non è per polemica gratuita. Scrivi veramente bene.

      • massimolegnani 12 giugno 2019 a 10:35 #

        sì, capisco il disagio a immedesimarti nei genitori, però penso che gli inizi di una coppia spesso siano stentati ed è proprio in questo caso che avrebbero bisogno di un supporto.
        quello che mi premeva nel racconto era lo slancio istintivo di questa donna ruvida e non ricca e l’aiuto morale che con il suo gesto dava non solo alla coppia ma anche alla barista sognatrice che aveva bisogno di credere in qualcosa di bello.
        Ti rinnovo il mio grazie 🙂

  15. elisafalciori 28 giugno 2019 a 11:33 #

    La positività fiduciosa dei sogni ben descritta in un breve e incantevole racconto! La vita è troppo bella per ridurla a una visione esclusivamente pessimista…complimenti anche per gli altri racconti che ho letto volentieri e buona giornata.

    • massimolegnani 28 giugno 2019 a 11:53 #

      sono d’accordo con te, ogni tanto è piacevole raccontare bei sogni.
      grazie per le parole di apprezzamento.
      ml

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