il Cervino è ancora mio fratello

26 Giu

dal web

 

 

 

 

 

Pedalo sulla sponda meno battuta della Dora, acqua impetuosa che è stata neve fino a ieri.

Con l’occhio lento e il vento a gonfiarmi la vela immaginaria, vado vagabondando  come un barbone di lusso, perché mi nutro ad acqua, pane e salame, è vero, ma ho bancomat e carte infilate nel marsupio. Scopro cose che già credevo di conoscere e non sapevo nell’essenza, i difficili vigneti di Pont e Donnas stentati sulle rocce, guardo la loro fatica a vivere e perdòno l’asprezza di quel vino, i rilievi scintillanti contro il cielo, quanta altitudine a pesare sulla testa, e poi le piante che si piegano a occidente, ti sembrano agili ragazze che si flettono nel ballo ma poi, come vecchie vinte dall’artrite, restano curve anche quando cessa la musica del vento. Tutto mi attira, nulla mi ferma, osservo e vado, senza sapere dove.

A dire il vero sto ripercorrendo lo stesso itinerario di anni fa con il medesimo andare  di allora, all’apparenza casuale. Non ho una meta ammessa ufficialmente, anzi la nego al primo sole del mattino, ma intanto mi vado avvicinando come per caso alla montagna bella ed aguzza, l’archetipo del Monte. Alla mia età se si vuole andare lontano e in alto occorre ricorrere all’inganno di se stessi, farsi un poco volpe con l’uva prima ancora di tentare e un poco gatto, il gran maestro del disinteresse ben studiato che solo così è micidiale la zampata inaspettata. Quindi non è alla cima che si punta, ma a tutto quello che si incontra prima, come salire i pioli di una scala, i frutteti, i pascoli, i boschi di castagni, le conifere, si sale su un piolo ancora come fosse sempre l’ultimo. E intanto il Cervino è lì che incombe e chiama, sirena e faro senza mare, e io mi sforzo d’ignorarlo.

Ma oggi c’è ossigeno nell’aria, una limpidezza come una verità più forte dell’autoinganno: sì, è vero, è là che voglio andare, su, fino a sfiorare le rocce del Cervino.

Respiro ossigeno fin dai primi metri sopra il fondovalle, come fossi già mille e mille metri più in alto, lo respiro come fossi nato ora, vorrei imparare il pianto del neonato, mi spalanco, divento aperto al mondo, è un urlo, forse gioioso. che mi esce, io che non ho gridato mai. Grido e rido e saluto la signora che mi guarda sbigottita mentre zappetta l’orto.

Respiro ossigeno come un’euforia, pedalo allegramente, in fondo tra qui e la cima c’è solo la fatica, che vuoi che sia?

Mi sorpassano, danzando sui pedali, ragazzotti che vanno senza sforzo al triplo almeno della mia lentezza. Poco male, non è con loro che mi debbo confrontare, il mio confronto semmai lo porto dentro, ma di me stesso oggi mi fido e non mi sfido, oggi mi accompagno. Altri si fermano vedendomi seduto sul muretto a rifiatare nel mezzo di un tornante. Mostrano gentili una stanchezza a cui non credo ma che vuole essere solidale con la mia, più genuina. Qualche parola d’incoraggiamento, questo rettilineo era la parte più dura, dai ormai è fatta, poi ripartono. Io aspetto che il fiato mi torni regolare, sgranocchio una barretta, bevo. Guardo verso l’alto, la piramide immobile mi domina, poi guardo in basso, mi sento anch’io un piccolo cervino rispetto alle formiche, laggiù sull’autostrada.

Attraverso Valtournanche, un paese così scosceso che sembra debba rotolare tutto a valle al primo colpo di vento. Lì un mio coetaneo, o forse meno, passeggia incappottato con il giornale sottobraccio. Mi vede, mi segue attento mentre arranco quasi immobile e mi incita con un timido bisbiglio, bravo, bravo. Capisco quello che non mi dice, sto salendo anche per lui, mi affida l’illusione di saper ancora faticare. È una breve comunione la nostra che benedico a goccioloni di sudore che bagnano l’asfalto.

Profumo di resina e scricchiolio di pigne che si aprono al sole mentre percorro l’ultimo bosco, dopo sarà paesaggio brullo. Tra i larici il Cervino sembra sorridermi, io quasi fermo, lui che si avvicina.

L’aria si sta facendo rarefatta e, mescolata alla fatica,  mi dà quello stordimento da ipossia che attendo dall’inizio, manco fossi un fumatore d’oppio. Ecco, mi prende la piacevole vertigine, i sensi si confondono, l’asfalto si fa pelle femminile, la strada  curve di donna, ho una ragazzina appollaiata sul manubrio, mi accompagna e ride perché m’incanto ai suoi seni che ondeggiano minuti al ritmo della bici. Dovrei fermarmi, scrivere ora quel che mi passa per la testa, niente di più reale di questo sogno allucinato. Ma la ragazzina è già sparita dietro quel tornante. Sono tre capre, ora, all’ombra di un anfratto della roccia a bordo strada, mi guardano indifferenti al mio destino, io non so se sono vere, troppo maestose e immobili, forse le sto sognando. E adesso è mio fratello che mi chiama, ha l’imponenza di mio padre, noi tre uomini di casa riuniti in uno solo, io oggi sono la bandiera, ma son reale io? Mi accompagnano per un buono tratto e s’infilano con me nella galleria che prelude all’arrivo, ma lì nel buio li perdo. Mi lasciano solo nel rimbombo delle auto, i vacanzieri forsennati disposti ad arrotarmi per qualche secondo guadagnato. È orrendo questo buio, freddo di morte, pedalo di paura fino alla luce.

Poi con la luce il ritorno alla realtà è una delusione che si rinnova identica ogni volta che arrivo a questo preciso punto.

Cervinia è il luogo più brutto della terra, cemento ovunque, scriteriato, che nasconde la montagna. Cervinia andrebbe rasa al suolo, questo sarebbe un luogo da quattro baite e una casa delle guide alpine adagiate con umiltà ai piedi del Cervino. Invece devo districarmi tra traffico e negozi, schiumo sudore e rabbia, vorrei fuggire dalla pazza folla, ritrovare il Monte. Sono stremato, entro in un bar, chiedo gocciolando una coca e un toast. Un pinguino in frac mi squadra disgustato, i toast solo di notte, sa per i clienti che all’alba ritornano affamati dalle feste. Ma va a cagare, gli rimando e torno in sella quasi ubriaco a cercare le rocce aguzze del Cervino, la neve e il vento, il suo profilo inconfondibile.

E lo ritrovo finalmente nascosto dietro un casermone con piscina.

È desolato per l’affronto del cemento ma contento di vedermi.

Ciao, fratello mio, sono arrivato.

 

 

 

 

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36 Risposte to “il Cervino è ancora mio fratello”

  1. Claudio Capriolo 26 giugno 2019 a 22:04 #

    Molto bello, grazie 🙂

    • massimolegnani 26 giugno 2019 a 22:35 #

      so che sei mio lettore silenzioso da tempo, quindi mi fa piacere questo tuo apprezzamento concretizzato con le parole.
      ciao Claudio, e grazie a te
      🙂
      ml

  2. Giuliana 27 giugno 2019 a 05:15 #

    Stupendo, veramente, capisco l’euforia dell’ossigeno, io la provo col mare

  3. teti900 27 giugno 2019 a 06:51 #

    un viaggio ai confini della realtà… il giorno che il blog resta muto penseremo che hai varcato definitivamente la sua soglia:))

    • massimolegnani 27 giugno 2019 a 09:10 #

      Ahah, si’ l’euforia mi avrà dato del tutto alla testa.
      🙂
      Ciao Teti
      ml

  4. coulelavie 27 giugno 2019 a 07:08 #

    Wonderful

  5. newwhitebear 27 giugno 2019 a 15:01 #

    bello questo resoconto di viaggio verso il Cervino. Sensazioni, emozioni e tanta fatica.
    Però ne dominatore del è valsa la fatica di vederlo, lì maestoso e dominatore del paesaggio.

    • massimolegnani 27 giugno 2019 a 18:53 #

      Assolutamente sì, ed è il progressivo avvicinarsi, che in bici è lento, a renderlo ancor più maestoso
      Ciao e grazie GianPaolo
      ml

  6. titti onweb 27 giugno 2019 a 15:29 #

    Euforico come….un fiume in piena?😀👏👏👏👏👏👏👏

    • massimolegnani 27 giugno 2019 a 18:55 #

      Sì proprio come un torrente di montagna che in questi giorni è al massimo della portata 🙂
      Ciao Titti
      ml

  7. Riccio 27 giugno 2019 a 21:23 #

    Ho sempre pensato che mi piace il mare, non la montagna. E ho sempre pensato che andare in bici non mi attira, meglio camminare a pedi. Eppure ogni tanto tra le tue righe mi vien voglia di respirare un po’ di aria di montagna, sentire il profumo di resina e passare in bici davanti a una signora che zappa il suo orticello, salutandola urlando e ridendo!

    • massimolegnani 27 giugno 2019 a 22:14 #

      a me piace cercare di comprendere le preferenze altrui, immaginare l’entusiasmo che le sorregge
      e mi fa piacere quando altri, tu, per esempio, si lasciano coinvolgere dai miei gusti, per quanto lontani dai loro.
      un sorriso e un grazie
      ml

      • Riccio 27 giugno 2019 a 22:31 #

        Le tue parole sono sempre coinvolgenti!

      • massimolegnani 27 giugno 2019 a 22:37 #

        !!grazie!!
        🙂

  8. Ghiandaia blog 28 giugno 2019 a 09:52 #

    Mi entusiasmo ad osservare le montagne dalla macchina, ma in bici vado solo ai bordi dei boschi per cercare funghi!

    • massimolegnani 28 giugno 2019 a 11:48 #

      fai bene perchè è bello muoversi in bici, ma ciascuno secondo le proprie forze, sennò diventa pura sofferenza 🙂
      buona giornata Lucia
      ml

  9. franco battaglia 29 giugno 2019 a 08:37 #

    Sarà pure roba da turisti, ma il Cervino specchiato nel lago blu, ti strizza l’anima e ti rende piccino e confuso che pochi altri posti al mondo hanno questo potere. Davvero pochi. 😉

    • massimolegnani 29 giugno 2019 a 11:49 #

      non voglio certo sminuire il Cervino, solo a guardarlo mi commuove, ma proprio per la sua bellezza unica meriterebbe alla sua base uno scenario differente, meno cemento e più pietra.
      ciao Franco
      ml

  10. biondograno70 29 giugno 2019 a 15:37 #

    …..anche io disdegno Cervinia….più d’estate ti dirò…

    Sono convinta che tuo fratello la pensa come noi….

    Un abbraccio

    m.

    • massimolegnani 29 giugno 2019 a 20:27 #

      Almeno d’inverno la neve attenua le brutture, smorza gli spigoli, ma d’estate lo scempio è lì in tutta la sua presenza deprimente.
      E sicuramente lui, mio fratello, la pensa come noi 🙂
      Un abbraccio a te, Monica
      ml

      • biondograno70 30 giugno 2019 a 14:28 #

        Per fortuna vivo d’immaginari….
        Oggi son andata a far delle creste…. nessuno scempio solo tanto sudore e soddisfazione…. 😉

      • massimolegnani 30 giugno 2019 a 16:43 #

        Ci sono sudori belli che rinfrescano l’animo
        🙂

  11. yourcenar11 29 giugno 2019 a 17:05 #

    Mi sono emozionata fin dal titolo e poi, via via mentre seguivo la tua marcia di avvicinamento, “come un barbone di lusso”, respirando ossigeno e con tutti i sensi all’erta.
    Fino alla deludente conclusione a Cervinia e al bar… Ma la vera conclusione mi riporta all’inizio e sorrido per la bellezza del tuo racconto!
    Guardando le sfumature di verde del mio giardino (in pianura, vicino al mare, che mi è stato proibito).
    Cris

    • massimolegnani 29 giugno 2019 a 20:33 #

      Cara, la prima cosa che mi viene da dire è che “ossigeno” lo puoi respirare anche nell’aria di casa tua guardando con occhi golosi il verde delle piante.
      E la seconda è grazie per questa tua lettura così partecipe
      Ti abbraccio, Cris
      ml

  12. elettasenso 29 giugno 2019 a 20:43 #

    Cervinia andrebbe abbattuta per far posto ai pascoli. Detesto le città montane che fanno il verso alle città della valle. Qui nella mia città montana non ci sono boutique e per strada capita, come ieri, di vedere passare capre con i pastori. Ancora, come ai vecchi tempi. Meraviglioso.
    Bellissimo il tuo testo, ha dentro il film della tua pedalata 🐞

    • massimolegnani 29 giugno 2019 a 22:18 #

      sì i centri di montagna dovrebbero avere dimensioni contenute e uno stile quanto più uniforme dove la pietra e il legno prevalgano sul cemento
      grazie dell’apprezzamento Eletta cara
      ml

  13. pino 30 giugno 2019 a 18:06 #

    Encomiabile questo tuo rapporto fraterno con la natura e con la montagna in particolare…

    • massimolegnani 30 giugno 2019 a 23:30 #

      l’uso della bicicletta anzchè di un mezzo a motore mi ha aiutato anche ad aver un bel rapporto con la natura
      grazie Pino
      ml

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