tre biglietti vincenti

15 Ago

c.calati

 

 

Guidava in modo scriteriato, decisamente al di sopra delle proprio capacità, tanto che lui stesso ne aveva paura. Ne aveva paura ma schiacciava sull’acceleratore come fosse obbligato a farlo, specie se al suo fianco aveva una ragazza. Quel pomeriggio era sua sorella, ma la parentela passava in second’ordine rispetto all’imperativo alla velocità dettato dalla presenza femminile. La provinciale era un rettilineo infinito che brulicava di traffico. Lui superava tre quattro macchine per volta poi, al sopraggiungere di un’auto in senso opposto, rientrava ricavandosi a forza uno spazio tra due auto che strombazzavano inferocite, quindi di nuovo fuori a riprendere la gimkana. Aveva acquisito un buon ritmo, come uno sciatore trai pali stretti. All’ennesimo brusco rientro nella fila prese male le misure e pur pestando sul freno con tutte le sue forze la macchina stava scivolando inesorabilmente verso il camion che la precedeva.

Fu una frazione di secondo in cui lui dovette scegliere se tamponare il camion o buttarsi sulla corsia opposta in un frontale quasi certo. Si buttò a sinistra e l’ultima cosa che vide fu il volto atterrito dell’automobilista nella macchina che gli veniva incontro.

Chiuse gli occhi per non assistere alla morte. Quando li riaprì non era successo nulla.

Inebetito, era ancora nella macchina ferma in mezzo alla strada, il traffico bloccato e In un campo lì vicino l’altra auto era adagiata su un fianco. Erano tutti salvi, nemmeno un graffio, per merito non certo suo ma dell’altro automobilista dai riflessi pronti che con una sterzata all’ultimo istante aveva evitato l’impatto.

. . . . . .

In salita era una schiappa ma in discesa diventava un funambolo, i suoi amici potevano staccarlo quanto volevano su per i tornanti, lui in ogni caso li avrebbe raggiunti buttandosi a capofitto appena scollinato.  Aveva un senso innato a mantenere la corda delle curve, fiutava la geometria della strada e sapeva piegare la bicicletta come nemmeno le moto nei GP. Non era un incosciente, ma quel pomeriggio, mentre scendeva lungo una valletta tortuosa, ebbe un momento di autentica stupidità quando tentò di sfilarsi la k-way senza nemmeno rallentare la corsa.

S’ingarbugliò nelle maniche della giacca a vento e, con le braccia lontane dal manubrio, non riuscì a chiudere una curva in discreta pendenza. Seguendo una tangente inevitabile, invase la corsia opposta e si trovò di fronte un’auto che saliva pigramente.

Fu la morte in faccia.

Sembrava non ci fosse scampo, solo il tempo sufficiente per stramaledirsi, perché la morte è di una banalità disarmante, le cazzate si pagano con la vita.

Eppure un colpo di reni fece deviare destino e bicicletta di quel tanto sufficiente ad infilarsi nello spazio stretto tra la macchina e lo strapiombo.

 

. . . . . . .

 

Questa volta è uno scenario completamente diverso, non acrobazie in bici né fesserie in auto, ma le ore frenetiche di un turno di notte in ospedale.

La bambina era arrivata in coma, sommersa dalla montagna di zucchero di un diabete all’esordio. Una condizione molto grave che però va trattata con cautela, evitando di correggere tutto con una  rapidità che sarebbe deleteria ma procedendo con una gradualità meticolosa per far tornare poco per volta nella norma i tanti parametri impazziti. Un po’ come riportare sulla terra un’astronave.

Lui stava lavorando bene, faceva calcoli, controlli, correzioni, era preciso nell’abbassare la glicemia di un tot esatto all’ora, nel ripristinare i liquidi, nell’aggiungere bicarbonato, sodio, magnesio, calcio, nel dosare l’insulina in vena, badando, in ogni intervento, a mantenere il difficile equilibrio tra il troppo e il poco. Ma poi, quando era quasi l’alba, fece un errore madornale, inconcepibile, mostruoso, un calcolo sbagliato non per millesimi ma cento volte tanto. Una dose di potassio da stroncare un cavallo. Né lui né l’infermiera furono coscienti dello sbaglio, anzi lui passò le due ore successive al letto della bambina a spiare un miglioramento che non arrivava. Solo quando tornò in sala medica e vide l’incredibile schiera di fiale utilizzate si rese improvvisamente conto con orrore di che cosa avesse combinato.

E poi sbagliare di dieci volte tanto. Hai lì le fiale sotto gli occhi che basterebbe contarle per capire di quanto stai sbagliando, queste sono troppe per un cavallo sano, figurati per questi venti chili in coma. Le hai lì pronte sul bancone e non le vedi, non vedi l’enormità del danno, non lo vede l’infermiera che si trascina più stremata di te, siete come ciechi, burn out lo chiamano, uno stordimento lucido, dico io ora. E poi stare al letto di Ramona a spiare un miglioramento che stenta ad apparire. Come un ebete guardi quel viso contratto, ascolti il rantolo, palpi il pallore, aspettandoti la svolta positiva e non ti rendi conto che invece l’hai rimessa tu sul filo della morte.* 

Ma in quella notte convulsa e lenta non ci fu tempo per la disperazione perché in quegli stessi istanti la bambina riprese coscienza e iniziò un graduale ma sicuro miglioramento.

Più inspiegabile dell’errore fu la mancata conseguenza  dell’errore, perché la logica, la medicina, la matematica ci dicono che la bambina non poteva sopravvivere a quella infusione esorbitante di potassio.

 

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30 Risposte to “tre biglietti vincenti”

  1. Neda 15 agosto 2019 a 11:27 #

    1) Scrivi da “dio”, ogni volta le parole giuste, schiette, naturalmente eleganti,
    corrette e emozionanti. Grazie.
    2) La medicina è la scienza meno esatta che esista, a parer mio che son profana, ma la ritengo soggetta a troppi fattori, non ultimo anche alla stanchezza degli operatori spesso soggetti a turni massacranti.
    Ti auguro un ferragosto sereno e profumato.
    Cos’era, nella foto, colza o ravizzone?

    • massimolegnani 15 agosto 2019 a 13:38 #

      le tue parole mi consolano perchè io proprio con questo brano temevo di non aver trovato le parole giusto.
      e concordo in pieno con la tua considerazione sulla medicina
      buon ferragosto a te, Neda
      ml
      (ravizzone)

  2. lamelasbacata 15 agosto 2019 a 13:00 #

    Non era arrivato il momento per tutti e tre. Ciò che non si può spiegare con la ragione, vale ha pena accettare con l’istinto.
    Buona giornata!

    • massimolegnani 15 agosto 2019 a 13:43 #

      vero, occorre accettare d’istinto anche ciò che la razionalità non sa spiegare.
      i tre episodi si riferiscono tutti alla stessa persona, a sottolineare come nelle più diverse circostanze ci può capitare senza alcun merito di vincere alla lotteria della vita.
      un abbraccio di buon ferragosto, Mela cara
      ml

      • lamelasbacata 15 agosto 2019 a 22:04 #

        Del tuo estro nelle discese in bici avevi già raccontato, ma non immaginavo fossi anche spericolato in auto! 😊

      • massimolegnani 15 agosto 2019 a 22:33 #

        per fortuna è un episodio che risale ai primi anni di patente
        da allora ho progressivamente rallentato 🙂

      • lamelasbacata 15 agosto 2019 a 22:36 #

        😉

      • massimolegnani 15 agosto 2019 a 23:25 #

        eheh
        ‘notte melina

  3. Giuliana 15 agosto 2019 a 14:27 #

    Autobiografiche? Solo chi le ha vissute può descrivere così bene situazioni al limite dell’incredibile oppure … uno bravissimissimo 😉

    • massimolegnani 15 agosto 2019 a 15:37 #

      sei una fine osservatrice 🙂
      ho usato la terza persona per pudore dato il preoccupante livello di idiozia palesato nei primi due episodi 🙂
      un caro saluto, Giuliana
      ml

      • Giuliana 15 agosto 2019 a 17:56 #

        Caro amico, siamo esseri assolutamente imperfetti ed è dai nostri errori che impariamo, l’importante è esserne consapevoli.

      • massimolegnani 15 agosto 2019 a 19:23 #

        sono d’accordo con te.
        un abbraccio

      • Giuliana 15 agosto 2019 a 21:09 #

        😘

      • massimolegnani 15 agosto 2019 a 22:30 #

        🙂

  4. Walter Carrettoni 15 agosto 2019 a 21:41 #

    Che culo…

  5. newwhitebear 16 agosto 2019 a 18:29 #

    senza dubbio non era arrivato il loro momento. Si può dire che hanno vinto al lotto una cinquina.

    • massimolegnani 16 agosto 2019 a 20:35 #

      sì, una cinquina sulla ruota della vita!
      è questo il senso del brano, credo che a ognuno di noi sia capitato di vincere a questo lotto metaforico, ma non sempre ce ne rendiamo conto.
      ciao GianPaolo
      ml

      • newwhitebear 16 agosto 2019 a 20:57 #

        è vero che talvolta centriamo la combinazione vincente ma non ce ne rendiamo conto

      • massimolegnani 16 agosto 2019 a 21:16 #

        non ce ne rendiamo conto perchè troppo spesso pensiamo che le vincite siano solo quelle monetizzate

      • newwhitebear 16 agosto 2019 a 21:28 #

        verissimo

      • massimolegnani 16 agosto 2019 a 23:13 #

        🙂

  6. Ghiandaia blog 17 agosto 2019 a 14:27 #

    Quando mi succede dico: “Lassù qualcuno mi ama”.

    • massimolegnani 17 agosto 2019 a 16:55 #

      Io penso più alla casualità, non mi spiegherei altrimenti perché debba essere salvato io e non persone più meritevoli
      Ciao Lucia, buona serata
      ml

  7. Federico Santarelli 25 agosto 2019 a 13:40 #

    Hai raccontato tre momenti topici che potrebbero corrispondere a tre momenti di mancamento di coscienza del responsabile degli sbagli, potrebbero corrispondere a tre finestre… grazie per i tuoi racconti in onestà di coscienza creativa, auguri reali per buongiorno, buon lavoro! ❤ … ❤

    • massimolegnani 25 agosto 2019 a 14:26 #

      grazie, Federico
      concordo con te, sono tre episodi, diversi tra loro, caratterizzati da un offuscamento della coscienza o da una vera incoscienza.
      quello che mi premeva è come solo il caso, la fortuna o un Dio (a seconda delle proprie convinzioni) non trasformano questi episodi in tragedie.
      spesso vinciamo alla lotteria senza nemmeno giocarci!
      un saluto
      ml

      • Federico Santarelli 25 agosto 2019 a 19:07 #

        La Vita, la Natura, la Morte, non sono lotteria, te lo assicuro, auguri reali per buona sera, buon lavoro! ❤ … ❤

      • massimolegnani 25 agosto 2019 a 22:42 #

        intendevo dire quanto a volte siamo fortunati senza rendercene conto 🙂

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