quel porco di Gheddafi

24 Ago

d.calati

 

 

Suonano alla porta, ripetutamente. Una donna anziana, piegata in due dall’artrosi, si muove lentamente verso l’ingresso dell’appartamento.

– Eccomi, eccomi. Chi è?
– …

_ oh, dottore, le apro subito.

-…
– Buongiorno. Perdoni se ho impiegato tanto ad aprirle, ma sa, sono vecchia e mi muovo con difficoltà. E poi non apro finchè non sono certa di chi c’è dietro alla porta. Venga, dottore, le faccio strada.
– …
– Immagino che sia stato mio nipote a mandarla qui. È un caro ragazzo, si preoccupa della mia salute. Mai che venga di persona, però, a sincerarsi che stia bene.
– …
– Già, lui abita lontano ed è sempre così indaffarato, bisogna capirlo. Ma io mi sento sola. E le giornate sono così lunghe e vuote. Pensi che un tempo, laggiù, casa mia era un porto vivace, gente a tutte le ore.
– …
– Le va bene se mi metto in poltrona anziché sul letto? Mi è più facile alzarmi, dopo. Le dicevo, casa mia, che feste! Una volta Italo Balbo…
– …
– Si, mi scusi. Adesso sto zitta e faccio un bel respiro.
– …
– Allora, come mi trova? Cuore, pressione?
– …
– Possibile che non ci sia niente che non va? Neanche un malanno? A parte la vecchiaia, naturalmente.
– …
– Lei crede di rincuorarmi dicendo che ho un fisico in salute, ma non è così, dottore. Vorrei una bella malattia, di quelle che ti portano via in un batter d’occhio. Sono stufa di stare al mondo.
– …
– No, stia zitto. Non è vivere questo stare ore e ore seduta ad aspettare che venga buio. Il mio tempo è passato da un pezzo. Da quando quel porco di Gheddafi ci ha sbattuto fuori. E mio nipote che ancora lo difende.
– …

-Ah, è morto? Bè, ben gli sta, con tutto quello che ci ha fatto passare. Sapesse

-…

– Sì, ho vissuto a lungo in Libia, quasi mezzo secolo. È stata la mia terra, più della Sardegna.
– …
– No, aspetti, non se ne vada dottore, le devo raccontare l’Africa com’era.
– …
– Sì, capisco. Le altre visite che aspettano. Non la trattengo oltre. Mi perdoni se non l’accompagno, è troppa fatica alzarmi. Arrivederci, dottore.
– …
– Se n’è andato. Nessuno che stia a sentire la mia storia, pensare che è stata così bella! Avere tanti ricordi e nessuno che li ascolti è uno spreco insostenibile, come un bel libro che ammuffisce privo di lettori. Adesso la mia vita è una poltrona e un caffèlatte, e la nebbia o l’afa da guardare attraverso la porta-finestra del terrazzo. Ma prima, prima erano abiti leggeri e cappellini froufrou sulle ventitrè, passeggiate sul lungomare e gite in carrozza a Leptis Magna, la penombra nelle stanze e i ragazzetti arabi a rassettare casa silenziosi e servizievoli. Anche la noia del primo pomeriggio, quando il caldo ti costringeva a stare immobile, come faccio ora tutto il giorno, era qualcosa di piacevole, un brusio di voci e insetti, un intermezzo ed un’attesa che il venticello della sera ci riportasse fuori. Sapesse dottore, come stavo bene a Tripoli, vivevamo di poco e non ci mancava niente. Ogni cosa era una piccola avventura, addentrarsi nella casbah, visitare botteghe e banchi del mercato, contrattare fino allo sfinimento con i mercanti arabi e gli artigiani indiani per un chilo di farina o una statuetta d’avorio: sapevamo entrambi dall’inizio il prezzo su cui alla fine ci saremmo accordati, ma la litania del tiramolla era un obbligo morale. Era una vita quieta, a tratti anche gioiosa. E tutti ci volevano bene. Sa, dottore, anche re Idris, quando tornò sul trono dopo la guerra, prese a volerci bene. Sa…

L’anziana donna sembra riprendersi da un torpore. Guarda la poltrona vuota accanto alla sua, scuote la testa e poi riprende a raccontare con annoiata ostinazione in un borbottio sommesso, come se nemmeno lei avesse più voglia di starsi a sentire.

40 Risposte a “quel porco di Gheddafi”

  1. alemarcotti 24 agosto 2019 a 19:29 #

    Io la ascolterei volentieri

  2. Giuliana 24 agosto 2019 a 20:27 #

    Storie dimenticate che nessuno vuole più ascoltare. Mio padre andava li settimanalmente con l’aereo, lavorava come geologo, poi fu costretto a rinunziare, gli italiani furono cacciati via senza neanche la valigia, lasciando case e proprietà. Io ricordo più che altro i braccialetti di perline colorate e le rose del deserto che mio padre ci portava in dono

    • massimolegnani 24 agosto 2019 a 23:34 #

      è il destino degli anziani essere poco ascoltati, parlano di cose passate che per gli altri sono appunto passate e per loroinvece ancora vive.
      buonanotte Giuliana
      ml

      • Giuliana 25 agosto 2019 a 07:16 #

        Siamo messi male infatti 😄

      • massimolegnani 25 agosto 2019 a 08:57 #

        indubbiamente 🙂

  3. mocaiana 24 agosto 2019 a 20:28 #

    Mi riporti a racconti familiari lontani. Eccellente Massimo!

  4. teti900teti900 24 agosto 2019 a 20:34 #

    stavo appunto per cimentarmi nella narrazione lamentosa di come ci si sente quando si entra nella fase in cui ti accorgi che parlare al muro o a una persona sortisce lo stesso risultato.

    • massimolegnani 26 agosto 2019 a 00:22 #

      forse è per via della lamentazione che eri finita in automatico nello spam!!
      ciao Teti 🙂
      ml

  5. Donatella Calati 24 agosto 2019 a 21:51 #

    magari anche noi, come il nipote lontano che manda il dottore ma non si muove, non le abbiamo ascoltate abbastanza queste storie. O forse no, visto che riaffiorano pian piano a distanza di tanti anni. Pronte a raccontarsi su un palcoscenico.

    • massimolegnani 24 agosto 2019 a 23:38 #

      in effetti potrebbe essere un breve pezzo di teatro 🙂
      io in effetti ho solo dei lampi di ricordi ogni tanto, tu invece hai sempre ascoltato con attenzione e ora coltivi i ricordi come pianticelle che crescono 🙂
      un abbraccio, Dona
      io

  6. paginadiester 25 agosto 2019 a 00:48 #

    Ecco il motivo per cui a volte si scrive. Chi vuole ascoltare può leggere i nostri ricordi nel momento più comodo e così non si perdono. Lo dicevo sempre a mio padre: avrebbe dovuto scrivere della sua vita da giovane fra guerra e amore, corrispondenza fitta, ricordi di giorni intensi. Ora che non è più con noi, non so a chi chiedere dei nonni, di quel giorno che… Bello il tuo dialogo ad una sola voce, vuole alludere alla solitudine, ma io la vivo diversamente e rimpiango tutto ciò che non ho ascoltato a suo tempo. Lettura stimolante. Grazie.

    • massimolegnani 25 agosto 2019 a 08:56 #

      che piacere, Ester, che tu abbia colto il “dialogo a una sola voce”, espressione, appunto, di solitudine.
      e condivido, naturalmente, anche il resto delle tue riflessioni.
      un abbraccio
      ml

  7. Tiziana 25 agosto 2019 a 10:18 #

    La nonna che amo ricordare non viveva solo dei ricordi del suo passato ma, condivideva e gioiva del nostro presente. Era sola vero ma,circondata dal nostro affetto che lei ricambiava moltiplicandolo
    Ego

    • massimolegnani 25 agosto 2019 a 10:58 #

      è vero, hai ragione, le piaceva incoraggiarci. non a caso sua parola preferita era “brava!”
      grazie
      io

  8. lepastelbleu 25 agosto 2019 a 11:03 #

    vado pazza per i racconti degli anziani, pazza!

    • massimolegnani 25 agosto 2019 a 14:16 #

      eheh, mia nonna ne avrebbe avuto di cose da raccontarti
      buona domenica, Margot
      ml

  9. Neda 25 agosto 2019 a 12:07 #

    E non occorre essere stata in Libia per cinquant’anni per sentire il bisogno di raccontare la propria storia: basta essere vecchi e soli, aver vissuto una vita piena, ma non avere più contatti nemmeno con i parenti più prossimi, perché i giovani hanno la loro vita da vivere e il tempo per loro scorre veloce. Quanti ce n’è di vecchi rimasti soli e ammalati di ricordi e di malinconia?

    • massimolegnani 25 agosto 2019 a 14:21 #

      concordo con te, è un’esperienza (mortificante) comune alla maggior parte degli anziani, avere tante cose da dire e non avere un pubblico, anche di una sola persona, disposto a un ascolto interessato.
      buona domenica, Neda
      ml

      • Neda 25 agosto 2019 a 21:51 #

        Serena notte.

      • massimolegnani 25 agosto 2019 a 22:49 #

        grazie, anche a te una buona notte

  10. newwhitebear 25 agosto 2019 a 16:53 #

    ricordi di un tempo che fu quando gli italiani in Libia erano ancora ben visti.
    Ma sarà vero la narrazione dell’anziana donna?

  11. cuoreruotante 25 agosto 2019 a 17:35 #

    Ore e ore ad ascoltare le mie zie ed ora mio padre, tra aneddoti divertenti e tanta nostalgia.
    Grazie Massimo per questo articolo

    • massimolegnani 25 agosto 2019 a 22:38 #

      questo brano è un po’ un mio mea culpa perchè nonna la ascoltavo con un orecchio solo.
      ciao Cuore, grazie
      ml

      • cuoreruotante 26 agosto 2019 a 11:04 #

        Credo che anche un orecchio le sia bastato 🙂
        Buona giornata!

      • massimolegnani 26 agosto 2019 a 11:30 #

        grazie Cuore, buona giornata anche a te 🙂

  12. Federico Santarelli 25 agosto 2019 a 20:50 #

    Ascoltare le persone anziane e riconoscere loro i loro meriti reali è onesto lavoro in coscienza creativa, le loro parole potrebbero aiutarci a lavorare in onestà di coscienza creativa il presente ma non vanno considerati con sufficienza e, lo ribadisco, i lori meriti reali vanno loro riconosciuti, auguri reali per buonasera, buon lavoro! ❤ … ❤

    • massimolegnani 25 agosto 2019 a 22:48 #

      sì, andrebbero sempre ascoltate le persone anziane
      io non sempre l’ho fatto con la dovuta attenzione
      grazie
      🙂
      ml

  13. Walter Carrettoni 25 agosto 2019 a 23:20 #

    Uno dei miei rimpianti è non aver domandato, chiesto e ascoltato le storie dei miei nonni. Hanno vissuto due guerre, roba che noi nemmeno ci sogniamo (per il momento, mai dire mai…)

    • massimolegnani 26 agosto 2019 a 00:29 #

      che poi noi che amiamo scrivere dovremmo essere assetati di quelle narrazioni orali!
      ciao Walter
      ml

  14. Riccio 26 agosto 2019 a 07:58 #

    Mia madre va a trovare spesso degli anziani in una casa di riposo un po’ malandata che si trova nel mio paese. Quando ero piccola a volte andavo con lei, ricordo la puzza e un via vai di persone in camice che però quasi mai si fermavano presso i pazienti (ma forse non si chiamano pazienti, alcuni erano malati, la maggior parte solo soli).
    Non era una casa tenuta bene, nonostante pare che i proprietari si facessero pagare un bel po’ ma ogni volta ciò che mi metteva più tristezza ogni volta che andavo lì era l’immagine dell’assoluta solitudine.
    Spesso quegli anziani aspettavano speranzosi dei figli che gli avevano raccontato che sarebbero rimasti lì un mese o al massimo due durante i quali si sarebbero organizzati oer tenerli a casa, magari con una badante, e invece li ritrovavo lì per mesi, a volte anni.
    Ogni volta mi dicevano che presto sarebbe arrivato un figlio o un nipote a trovarli, la volta dopo mi dicevano che c’era stato un imprevisto.
    E ogni volta mi raccontavano un pezzo di vita. Alcuni sempre lo stesso, perché la memoria cominciava a perdere colpi.
    E mia madre in genere gli portava qualche biscotto, delle caramelle, il caffè – dipendeva da cosa potevano mangiare) ma credo che aspettassero con più ansia qualcuno a cui raccontare qualcosa.

    R.

    • massimolegnani 26 agosto 2019 a 11:27 #

      quanta vita agli sgoccioli (la loro) e quanta agli inizi (la tua) in questi incontri che racconti.
      grazie per queste parole che attraverso gli occhi di una bambina danno la dimensione della solitudine dei vecchi (“ogni volta mi raccontavano un pezzo di vita. Alcuni sempre lo stesso, perché la memoria cominciava a perdere colpi.”)
      ciao Riccio
      ml

  15. Ghiandaia blog 26 agosto 2019 a 10:26 #

    Mia madre i ricordi li scrive, anche se ha fatto solo le scuole elementari e qualche lezione serale. Non vuole annoiare.🌷

    • massimolegnani 26 agosto 2019 a 11:29 #

      ecco, quel timore di annoiare, il pudore per le proprie parole.
      sarà commovente per te in un lontano futuro ritrovare quelle parole scritte a fatica.
      buona giornata Lucia

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