la campana

7 Set

by web

 

Mia nonna non era affettuosa, eppure, quando uscivo da scuola, correvo eccitato a casa sua.
Spingevo il portone socchiuso e affrontavo d’un fiato le rampe di scale buie. Era la mia prova di coraggio, il momento più importante della giornata. Arrivavo al ballatoio dell’ultimo piano, con la sensazione di essere scampato ai mostri in agguato nei muri scrostati o tra i gradini di pietra. Picchiavo alla porta della nonna e con l’ultimo fiato gridavo il suo nome. Sentivo prima il passo strascicato poi la domanda sempre uguale, sei tu?, a cui rispondevo con un filo di voce, sì, nonna. Apriva la porta che non chiudeva mai a chiave e mi guardava accigliata. Facendo perno sul bastone ripercorreva lentamente il breve corridoio  e tornava verso l’unica grande stanza, senza aver risposto al mio saluto.
Mi piaceva mia nonna.
Era diversa dalle nonne dei miei compagni, sempre lì a sbaciucchiare e poi rimproverare i nipoti. Lei era silenziosa e burbera, ma capace di rare carezze quando meno te l’aspettavi. Ero certo che mi volesse bene.
Sedeva al centro della stanza, su una sedia rivolta verso la grande porta-finestra. Io mi acciambellavo sul pavimento di legno, il mento appoggiato alla cartella, e guardavo fuori, verso la piazza lastricata di porfido, in attesa del suono che mi avrebbe ancora una volta riempito di mistero.
La campana dal suono limpido e sottile rintoccò le cinque.
– Nonna, ma questa è la campana di Gesù?
– Gesù e i preti non c’entrano. Questa è la campana dell’uomo. Ascoltala bene, perché ogni volta ti dirà una cosa diversa.
– Mi piace il suo suono, mi fa tremare, ma non capisco che cosa dice.
– Non ha importanza. Te ne ricorderai da grande ed allora capirai.

Mia nonna è morta da più di cinquant’anni e per quell’appartamento è passata tanta gente di cui non ho conservato traccia.
Da ragazzo, qualche volta ho accompagnato mio padre su per quelle scale, che avevano ormai perso la loro magia, e, mentre lui discuteva con l’inquilino, io mi avvicinavo alla finestra: guardavo la piazza, aspettando qualcosa che non ricordavo.
Anche mio padre se n’è andato da tempo e ora sono io ad amministrare quest’unica mia proprietà. Per una stranezza della vita non ho mai vissuto in quella casa che pure ho sempre considerato il mio ideale rifugio.

La nuova inquilina mi ha chiesto un incontro e io mi sono offerto di salire da lei. È qui da qualche mese e immagino voglia propormi delle migliorie. Quando raggiungo il ballatoio dell’ultimo piano sono costretto ad appoggiarmi alla ringhiera e aspettare che il respiro torni regolare, prima di bussare alla sua porta.
Mi accoglie con un bel sorriso. Ha occhi allegri che, son convinto, anche nel pianto non perderebbero il loro fascino.
Scivolo dentro con aria colpevole, mentre osservo le pareti bisognose di cure e sotto i miei piedi il pavimento sconnesso che scricchiola in modo sinistro. Allargo le braccia e prevengo le sue rimostranze:
– Ha ragione a lamentarsi, questo appartamento sta andando in rovina. I muri andrebbero tinteggiati e il pavimento rifatto, ma in questo momento non posso affrontare la spesa. Sono desolato.
– Veramente non volevo parlarle di questo. Sì, forse ci sarebbe bisogno di qualche sistemata, ma non ci faccio caso. In questi mesi la stanza me la sono sentita addosso come una vecchia camicia, logora e comoda, con cui si lavora bene.

Mi indica un camicione buttato su una sedia, pieno di macchie di colore. Mi guardo intorno e solo allora mi accorgo che ovunque, appoggiate alla rinfusa, vi sono tele dai colori vivaci.
Non mi intendo di pittura, ma fissando un quadro posto sopra il calorifero, sono attratto dalle larghe onde, ripetute ed ossessive, che sfumano una nell’altra in colori indefiniti.
– Non si tratta del mare, vero?
– È il mio mare interno, talvolta agitato, altre solo increspato, mai piatto.

Come mettendomi a parte di un segreto che la fa arrossire, aggiunge:
– Alla sera spalanco la finestra, sistemo il cavalletto ed aspetto..
– I rintocchi della campana!- le dico in fretta, come si fosse squarciato un velo nella memoria.
– Si, proprio quelli. Hanno un suono accorato, mi aiutano a guardarmi dentro. Sono sempre uguali, ma a seconda dell’umore, li dipingo ogni sera diversi.

Vorrei parlarle di mia nonna, raccontarle che faceva lo stesso, anche se non sapeva dipingere. Mi sento confuso e quasi non mi accorgo che lei mi sta dicendo qualcosa:
– …quindi a fine mese lascerò l’appartamento. Mi dispiace andarmene, ma l’amore non lascia scelta! Rimpiangerò la quiete di questo posto e chissà se riuscirò ancora a dipingere, senza l’aiuto della campana.
Ha un sorriso ostinato che non si spegne di fronte al mio stupore e mi contagia. Mi balena in testa una decisione improvvisa:
– Non voglio un altro inquilino. Senta, non mi restituisca le chiavi e torni qui tutte le volte che vuole. Ho scoperto che condividiamo qualcosa che non le so spiegare. Anch’io verrò su ogni tanto e cercherò le tracce del suo passaggio.

Capisce che non sto scherzando e non ribatte. Siamo entrambi un po’ imbarazzati, ci sorridiamo, ma non diciamo nulla.

Mentre mi avvio alla porta, mi consegna la tela che era sul calorifero e sollevandosi sulle punte depone un bacio sulla mia fronte rugosa. Come immaginavo, i suoi occhi sono belli anche ora che luccicano di lacrime.
Scendo leggero le scale con la tela quadrata sottobraccio.
In lontananza, odo perfetti i rintocchi della campana laica.

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43 Risposte to “la campana”

  1. annamariaarvia 7 settembre 2019 a 10:28 #

    Bel racconto! Stai pensando di partecipare di nuovo a qualche concorso letterario?
    Ho cancellato per errore il tuo commento sul mio articolo su Bradbury. Cercavo di rispondere ma ho fatto casino…Se ti va di riscriverlo, mi fa piacere.

  2. Maria 7 settembre 2019 a 10:28 #

    Che bel raccontantare, Massimo! Non è successo nulla di particolarmente esclatante, ma non per questo il racconto è stato meno piacevole, al contrario: sembrava una favola, è avvolta dalla tenerezza.

    • massimolegnani 7 settembre 2019 a 11:30 #

      nella cittadina dove lavoravo c’era in una piazzetta porticata una campanella, non legata a una chiesa, che batteva le ore con un suono squillante che mi ha sempre affascinato. Il racconto è nato da lì.
      grazie M.aria 🙂
      ml

      • Maria 7 settembre 2019 a 18:41 #

        A volte basta così poco, un suono, per far nascere un racconto in chi ha “orecchio” 😀
        Grazie a te!

        Buona serata, Massimo 🌸

      • massimolegnani 7 settembre 2019 a 19:18 #

        è vero, un suono che si fa scintilla 🙂

      • Maria 7 settembre 2019 a 21:16 #

        Già 😀

      • massimolegnani 8 settembre 2019 a 19:00 #

        🙂

  3. mocaiana 7 settembre 2019 a 10:41 #

    Commozione…grazie Massimo

  4. ilmestieredileggereblog 7 settembre 2019 a 11:08 #

    Vivi le emozioni al “massimo” … e riesci a trasmetterle a chi ti legge. Grazie, mi hai fatto iniziare bene la giornata! un bacio sulla fronte anche da parte mia

    • massimolegnani 7 settembre 2019 a 11:33 #

      contento di averti fatto iniziare bene la giornata, Pina
      un abbraccio
      ml

  5. quasi40anni 7 settembre 2019 a 11:10 #

    Sempre belle le tue storie!

  6. alemarcotti 7 settembre 2019 a 11:49 #

    Mi sono emozionata, bellissimo

  7. Walter Carrettoni 7 settembre 2019 a 12:44 #

    Oh santa polenta… Solo io pensavo fosse una storia vera? Bellissima tra l’altro…
    (santa polenta lo diceva sempre mia nonna…)

  8. Giuliana 7 settembre 2019 a 14:11 #

    Mi hai fatta piangere ❤

    • massimolegnani 7 settembre 2019 a 16:22 #

      orpo, mi spiace, Giuliana!
      ml

      • Giuliana 7 settembre 2019 a 17:31 #

        È un pianto di commozione positiva, fa sempre bene al cuore

      • massimolegnani 7 settembre 2019 a 18:16 #

        ah, bene!
        un sorriso

  9. teti900teti900 7 settembre 2019 a 20:41 #

    uffa:( ma davvero è una storia inventata?
    mai una volta che finisca che invece E’ un racconto vero…
    che delusione:(
    sembra quasi che quel poco di buono che c’è ce lo si debba ogni volta inventare… e magari chissà, un giorno la nipote grande che ogni tanto viene a trovarmi racconterà a qualcuno della nonna ‘stramba’ e della sua casa dove non vola neanche una mosca se non le da il permesso di entrare, figuriamoci i lupi e i cavalli neri (che alla bimba fanno tanta paura) per poi dire che stava solo fantasticando…

    • massimolegnani 8 settembre 2019 a 18:58 #

      eheh, se ti può consolare, è un racconto, certo, ma c’è anche del vero, proprio in qualche dettaglio da lieto fine 🙂
      ciao Teti
      ml

  10. newwhitebear 7 settembre 2019 a 21:01 #

    sai scrivere molto bene. Sai descrivere le emozioni che i tuoi personaggi provano.
    Molto incisivo questo racconto che come un film ho rivisto con l’immaginazione.

  11. Neda 8 settembre 2019 a 09:18 #

    Anch’io ho gli occhi lucidi.
    All’inizio pensavo fosse vero, un tuo ricordo, poi ho compreso che si trattava di una tua creazione magistralmente scritta.
    Ma mi hai riportato alle due nonne e alla bisnonna che hanno riempito la mia infanzia e alla pittura che riempie i miei giorni.

    • massimolegnani 8 settembre 2019 a 19:03 #

      ecco, a me piace comporre insieme tasselli di diverso materiale, fantasia, memoria, sentito dire.
      felice che approvi il risultato 🙂
      buona serata, Neda.
      ml

  12. Federico Santarelli 8 settembre 2019 a 20:59 #

    Allora stavolta non è il caso che ti dica seriamente che gli occhi di tua nonna ti sono venuti a vederti grazie alla inquilina perché non è tua reale esperienza personale, è tuo lavoro di scrittura inventiva, scusami, personalmente faccio fatica a non scrivere mie esperienze personali e faccio fatica a non prenderti sul reale e non conosco il lavoro di scrittura che non sia autodescrittivo di me comunque il racconto è ben scritto, mi sembra scrittura reale poi se la storia è tua o di un’altra persona, che ci importa?
    Intanto vedo che nei commenti hai ammiratori della qualificazione tua penna 🙂
    Auguri reali per buonasera, buona domenica! ❤ … ❤

    • massimolegnani 8 settembre 2019 a 22:01 #

      anch’io parto da mie esperienze reali, solo che spesso poi le rielaboro, le modifico, le amplio fino a farne qualcosa di diverso dal reale. 🙂
      ciao Federico e grazie 🙂
      ml

  13. cazzeggiodatiffany 9 settembre 2019 a 08:05 #

    Che bella Massimo. Mi hai ricordato la mia di nonna, ruvida e burbera.

    • massimolegnani 9 settembre 2019 a 09:57 #

      ..che poi nella sostanza sono le più affettuose 🙂
      ciao Tiffany
      ml

  14. Ghiandaia blog 9 settembre 2019 a 08:56 #

    Mia nonna era anche silenziosa e burbera, ma molto generosa! Le campane della torre che amavo oggi di danno tristezza.

    • massimolegnani 9 settembre 2019 a 09:59 #

      è vero, lo stesso suono un tempo allegro può divenire triste quando le circostanze cambiano.
      buona giornata Lucia
      ml

  15. Una parola tira l'altra 17 settembre 2019 a 15:33 #

    L’ha ripubblicato su Una parola tira l'altra….

  16. Una parola tira l'altra 17 settembre 2019 a 15:36 #

    Che bel racconto, grazie.
    Mi sono permessa di “ribloggarlo”.

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