Caterina, oh Caterina

21 Ott

photo by margherita calati

 

 

Avevo sentito la sua voce, una volta, provenire da un’altra stanza come arrivasse da un’altra epoca. Il muro lasciava passare suoni quasi indistinguibili, io con una fatica disumana tendevo l’orecchio verso la parete, il timpano tirato come la pergamena sopra il bongo perché vibrasse solo alla frequenza esatta per la sua voce che a tratti era soverchiata da brusii e rumori, provenienti forse da una radio dimenticata accesa.

Non sapevo a chi appartenesse questa voce, probabilmente una vicina di casa mai incrociata.

Una frase mi sembrò di decifrare, Clara ti prendo la bicicletta, vado alla balera. Ma forse era tutt’altro. In ogni caso, una cadenza armonica, cantilenante, la voce un po’ nasale, con l’inflessione dialettale di chi è costretto all’italiano per farsi intendere fuori dai suoi luoghi. Un’emigrante interna, quindi, diciamo dal Polesine fino a qui, nelle risaie del tempo andato, spinta dal bisogno. Sì, con l’ascolto e con la fantasia stavo scivolando in un passato prossimo di anni magri, difficili, che in realtà non avevo vissuto.

Quel “Clara ti prendo la bicicletta” lo centellinavo come vino da far rotolare rotondo in bocca. A ogni passaggio sulla lingua distinguevo qualche elemento nuovo e lo gustavo: non più di diciott’anni, e i più vissuti faticando; eppure “…vado alla balera” diceva, con un’intatta frenesia di vita. E i denti erano saldi, buono il loro smalto, che le parole rimbalzandovi acquistavano una sonorità particolare, un tintinnio aggiunto ad ogni sillaba, e poi quella specie di eco, merito forse di un palato alto, quasi ogivale. Era la risonanza mistica di una minima cattedrale gotica. La sua bocca.

Clara non aveva risposto, probabilmente era crollata nel sonno secco di una stanchezza disumana. Lei no, lei, la voce che intanto avevo battezzato Caterina, lei, Caterina, avrebbe vinto la fatica accumulata nelle tante ore china a strappare erbacce per fare bello il riso.

Caterina, che avrebbe ballato scalza sul palchetto, già pedalava sullo stradone senza luna. Io, comodo in poltrona, la seguivo ingollando whsky con un’ostinazione ascetica fino a che fossi riuscito a vederla davvero pedalare. E la vidi.

L’orchestrina di campagna, tre suonatori pagati a fiaschi di rosso e a salumi di cascina, la fisarmonica, il violino, il clarinetto, una pena sentirli con l’orecchio di adesso, ma li immaginavo allora, quasi perfetti al tempo del poco e del prezioso. Le stecche, gli sfiati, i cedimenti sarebbero scivolati via assieme alle note giuste. Era già tanto avere le due ore di musica e allegria. E lei, le zoccole un impiccio, le scarpe un sogno, volteggiava scalza sulla pista. Walzer, mazurche, i passi un pressappoco divertito, la gonna a balze a metà polpaccio, il sorriso sempre acceso, ormai lo conoscevo bene il bianco dei suoi denti, e il cuore che libero bruciava tra le braccia di cavalieri dalla rozzezza mite e dai muscoli sinceri.

Ogni ballo un ragazzotto differente. Caterina tastava i bicipiti contratti sotto la camicia di flanella, sfiorava con la guancia le barbe ruvide e i baffetti accattivanti, scrutava occhi di brace e sguardi di promessa. Uno stordimento il ballo vorticoso, struggente quello lento. Non era il ballo, però, che la eccitava, ma l’idea del dopo, del forse e del chissà, che qualche volta lei finiva la serata tra la paglia del fienile, pretendendo e dando amore in egual misura.

Il ballo era il contatto con l’uomo, era la prova, il brivido, l’aspettativa, era il sentirsi donna al momento della scelta. Certe volte era uno sguardo in equilibrio tra spavalderia e rispetto a guidarla nella preferenza, altre volte un odore rassicurante di tabacco e di sudore, altre ancora era l’agilità imprevista di un corpo massiccio nei passi della polka, oppure il modo dolce e maschio con cui qualcuno bisbigliava il suo nome, Caterina, oh, Caterina, come un rammarico per il finire della musica.

Erano amori di una sera, piccole terre strappate al mare, dove i loro corpi sarebbero morti in gemiti veloci, il buio e la musica lontana a far più bello l’attimo.

Il tempo di un saluto franco, privo di promesse, e Caterina già pedalava sullo stradone senza luna.

Poche ore all’alba e poi sarebbe stata di nuovo la risaia.

Io, bevuto l’ultimo sorso, spensi il pensiero come si spegne il televisore alla fine di un bel film.

 

 

 

 

 

32 Risposte a “Caterina, oh Caterina”

  1. Valeria Minciullo 21 ottobre 2019 a 23:59 #

    Quando si dice “farsi i viaggi”. Bravissimo, Massimo.

    • Valeria Minciullo 22 ottobre 2019 a 00:01 #

      “E i denti erano saldi, buono il loro smalto, che le parole rimbalzandovi acquistavano una sonorità particolare, un tintinnio aggiunto ad ogni sillaba, e poi quella specie di eco, merito forse di un palato alto, quasi ogivale. Era la risonanza mistica di una minima cattedrale gotica. La sua bocca.”

      Soprattutto qui.

      • massimolegnani 22 ottobre 2019 a 07:27 #

        felice che tu abbia apprezzato questo paragrafetto. era un passaggio ostico, vaneggiante, di non immediata comprensione per un lettore frettoloso.
        quindi molte grazie a te
        🙂
        ml

    • massimolegnani 22 ottobre 2019 a 07:23 #

      eheh, qui ho “viaggiato” in poltrona.
      grazie Valeria
      ml

  2. alemarcotti 22 ottobre 2019 a 00:08 #

    Bello🤩

  3. Giuliana 22 ottobre 2019 a 08:23 #

    Una bella televisione personale dove guardare ciò che più ci piace immaginare. Magistrale, come sempre.

    • massimolegnani 22 ottobre 2019 a 11:00 #

      sì, la fantasia e quel poco di ebbrezza alcoolica producono televisione che soddisfa 🙂
      ciao Giuliana
      ml

      • Giuliana 22 ottobre 2019 a 12:44 #

        E niente canali a pagamento 😄

      • massimolegnani 22 ottobre 2019 a 13:43 #

        l’unico pagamento è il costo del whisky 🙂

      • Giuliana 22 ottobre 2019 a 16:39 #

        Ma è un piacere 😉

      • massimolegnani 22 ottobre 2019 a 16:42 #

        oh sì 🙂

  4. tramedipensieri 22 ottobre 2019 a 08:30 #

    Bello, bello…piccole fughe dalla risaia 😉

  5. titti onweb 22 ottobre 2019 a 14:19 #

    Ciao M!! Trascinante la tua fantasia 👏👏👏👏😊

    • massimolegnani 22 ottobre 2019 a 16:18 #

      ciao Titti, mi fa davvero piacere il tuo coinvolgimento così schietto 🙂
      ml

  6. mikimoz 23 ottobre 2019 a 00:25 #

    Scrivi molto bene.
    Non so se sia un qualcosa di realmente vissuto (in passato? la balera mi sa di Romagna anni ’70) ma scommetto che qualcosa di tuo c’è.

    Moz-

    • massimolegnani 23 ottobre 2019 a 08:50 #

      c’è sempre del vero nella fantasia 🙂
      hai ragione, uno istintivamente associa la balera alla romagna, ma anche in piemonte, tra le risaie, c’erano orchestrine al sabato sera e io pedalando in mezzo alle risaie spesso mi sono chiesto come fosse la vita delle mondine (e mi sono dato questa risposta)
      ciao Moz, grazie per l’apprezzamento)
      ml

  7. Neda 23 ottobre 2019 a 15:10 #

    Che bello: m’hai fatta tornar giovane!

    • massimolegnani 23 ottobre 2019 a 21:39 #

      contento di averti fatto fare un viaggio nel tempo 🙂
      ciao Neda, buona serata
      ml

      • Neda 27 ottobre 2019 a 09:48 #

        Buona domenica e sempre grazie a te.

      • massimolegnani 27 ottobre 2019 a 19:15 #

        anche a te per lo scampolo di domenica rimasto 🙂

  8. Riccio 24 ottobre 2019 a 20:36 #

    Bello come sempre, che avrei voluto non spegnessi il “televisore” per sbirciare ancora un po’ tra i tuoi pensieri.

    Ogni tanto capita anche a me e se poi li interrompo – per andare a bere un bicchiere d’acqua, per esempio, poi quando torno al divano o al letto mi domando: ma su che canale ero? Oppure vado alla ricerca di un libro che non stavo leggendo.

    Buona serata ml,
    R.

    • massimolegnani 24 ottobre 2019 a 22:46 #

      eri sul canale giusto, la fantasia non sbaglia 🙂
      ciao Riccio, buonanotte
      ml

  9. newwhitebear 28 ottobre 2019 a 17:17 #

    un bellissimo racconto nato sull’immaginazione di qualcuno che ha origliato uno scampolo di parole.
    Complimnti. Mi è piaciuto molto il tono tra il sognante e il fantastico.

    • massimolegnani 28 ottobre 2019 a 19:21 #

      mi fa piacere che tu ti sia soffermato e abbia apprezzato questo racconto che richiede partecipazione emotiva da parte del lettore.
      grazie
      ml

  10. Francesca 5 novembre 2019 a 11:05 #

    Si diceva, l’incipit. Era promettente, e le promesse le ha mantenute. Mi è piaciuto e molto questo racconto, tutto sul registro onirico, ma con sensazioni che nel sogno non sempre sono così vivide. Non è uno di quei sogni al rallentatore o in bianco e nero, anzi. Davvero ben fatto.

    • massimolegnani 5 novembre 2019 a 15:07 #

      mi soddisfa molto il tuo apprezzamento.
      sì, è un registro onirico e allo stesso tempo consapevole, nel senso che il protagonista è cosciente di fantasticare sganciandosi sempre più dalla realtà e continuando però a credere a quello che fantastica.
      grazie Francesca
      ml

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