non sono tuo nemico

16 Nov

c.calati

 

 

Li separava un pratone dall’erba giallastra su cui s’era impigliato uno strato sottile, ma denso, di nebbiolina. In pratica di loro due emergeva solo la testa, gli occhi soprattutto, miopi e serrati nello sforzo di distinguere i dettagli, gli uni; grossi, tondi, e in allarme, gli altri.

Stavano ai margini contrapposti del bosco, immobili, illuminati dal sole laterale ancora basso.  A metà strada tra loro un ruscelletto che si sentiva gorgogliare nel silenzio assoluto di quel mattino.  Il ruscelletto era probabilmente il motivo di quell’incontro casuale, sai la sete intensa e la voglia di sciacquarsi in acque limpide.

Non sono tuo nemico, mormorò l’uomo lasciando cadere la sua arma in un gesto che l’altro non poteva comprendere, ma che per lui andava assumendo un senso sempre più profondo a mano a mano che prendeva confidenza con la propria emozione. Quello che aveva davanti, cauto e curioso, non era che un cerbiatto dalle orecchie agitate, ma per l’uomo costituiva una tenue speranza di pace, il ritorno altrimenti irrealizzabile a una dimensione dimenticata, quando le cose erano semplici e le liti si risolvevano con un sorriso.  Da quanto tempo lui non sorrideva più?

Si studiarono a lungo, c’era tempo e nessuno dei due voleva sbagliare la prima  mossa rischiando di vanificare l’occasione.

L’animale dilatò più volte le narici cercando forse nell’odore dell’aria risposte rassicuranti ai suoi timori. Lui l’osservava stupefatto come si trattasse di un miraggio e ogni tanto gli sussurrava vieni, vieni da me, protendendo nella sua direzione la mano aperta.

Si mossero quasi nello stesso momento, incerti passi in avanti in un reciproco avvicinamento. Erano ormai in campo aperto, senza più gli alberi a proteggerli alle spalle.

Si stavano fidando uno dell’altro, che meraviglia!

Uno sparo lacerò l’aria.

Con due balzi il cerbiatto fu di nuovo al sicuro nel folto del bosco.

L’uomo non ebbe il tempo di stupirsi, crollò a terra tra l’erba giallastra senza più pensieri. Né di pace né di guerra.

38 Risposte to “non sono tuo nemico”

  1. lamelasbacata 16 novembre 2019 a 15:43 #

    In poche parole hai distillato concetti immensi. Bellissimo, pura magia della tua scrittura che mi lascia sempre ammirata.

    • massimolegnani 16 novembre 2019 a 17:28 #

      che emozione le tue parole.
      è che i “concetti immensi” nella realtà li intuisco senza alcuna chiarezza e mi riesce di esprimerli solo in questo modo, con vaghezza.
      ti abbraccio cara mela
      ml

  2. Evaporata 16 novembre 2019 a 16:11 #

    Chissa se ha sbagliato mira l’altro cacciatore?

    • massimolegnani 16 novembre 2019 a 17:31 #

      nella mia idea l’uomo era in guerra ed è stato ucciso da un nemico.
      ma, data la vaghezza del brano, ci può stare anche un cacciatore distratto o un assassino occasionale 🙂
      buon pomeriggio Eva..
      ml

      • Evaporata 16 novembre 2019 a 19:43 #

        Ciao Massimo. 😀

      • massimolegnani 16 novembre 2019 a 20:07 #

        🙂

      • Evaporata 16 novembre 2019 a 20:20 #

        Chissà perché l’idea della guerra non mi ha nemmeno sfiorata, ho pensato soltanto alla caccia.

      • massimolegnani 16 novembre 2019 a 20:24 #

        era volutamente ambiguo, solo minime tracce come le prime parole rivolte al cerbiatto o quell’anelito alla pace 🙂

    • Riccio 26 novembre 2019 a 20:32 #

      Ecco, anche io avevo pensato a qualcosa del genere!

      • massimolegnani 26 novembre 2019 a 22:13 #

        che strano, quasi nessuno, forse solo Ester, ha interpretato il brano come l’avevo immaginato io.
        ma va bene così 🙂
        ml

  3. Giuliana 16 novembre 2019 a 16:48 #

    Terribile, una magia infranta!

  4. newwhitebear 17 novembre 2019 a 18:25 #

    alla fine l’uomo è morto al posto del cerbiatto, colpito dalla fucilata di un altro cacciatore. Peccato perché tra animale e uomo si stava manifestando una empatia che superava la diffidenza naturale tra uomo e animale.

    • massimolegnani 18 novembre 2019 a 10:50 #

      sì, alla fine l’uomo muore al posto del cerbiatto in una scala a rovescio dei valori esistenziali.
      però, nel mio immaginario, non si trattava di cacciatori ma di soldati, quest’uomo avrebbe voluto sottrarsi alla logica della guerra, per un istante, appena prima di morire ha sperato in un mondo migliore.
      buona giornata, GianPaolo
      ml

      • newwhitebear 18 novembre 2019 a 17:50 #

        La tua logica è di certo migliore della mia.

      • massimolegnani 18 novembre 2019 a 21:48 #

        no, non è che sia migliore la mia logica, è che io giocavo in casa 🙂

      • newwhitebear 18 novembre 2019 a 23:03 #

        😀

      • massimolegnani 18 novembre 2019 a 23:33 #

        🙂

  5. paginadiester 18 novembre 2019 a 08:01 #

    “… nella mia idea l’uomo era in guerra ed è stato ucciso da un nemico.”

    la guerra di Piero? Sì ci sta, anche perché è sempre così in ogni guerra: al fronte chi nemmeno la voleva, al sicuro i codardi che ce l’hanno mandato. Nella realtà non si sarebbe salvato nemmeno il cerbiatto…
    Buona giornata, caro Massimo!

    • massimolegnani 18 novembre 2019 a 10:58 #

      sì, la guerra di Piero è una delle suggestioni alla base di questo brano, assieme a una visione pessimistica del mondo: i nostri desideri più puri di bellezza e armonia vengono falciati via dalla realtà che ci è nemica.
      grazie Ester per la tua precisa e sentita lettura.
      ml

  6. Neda 18 novembre 2019 a 16:25 #

    Una sorpresa finale a cui non avevo pensato all’inizio. Avevo creduto che raccontassi l’incontro fra un uomo primitivo e un animale che sarebbe diventato “domestico”.

    • massimolegnani 18 novembre 2019 a 21:52 #

      suggestiva la tua interpretazione
      e in fondo da allora non siamo cambiati molto 🙂
      buona serata Neda
      ml

  7. Maria 20 novembre 2019 a 20:07 #

    È la seconda volta in una giornata che un finale mi lasci perplessa! Oggi ho finito di leggere “Una questione privata” di Beppe Fenoglio… e, guarda caso, il protagonista era un partigiano, con altrettanto finale in cui si gettava/cadeva a terra, e poi? E poi boh 😐 perplessa…

    • massimolegnani 20 novembre 2019 a 22:07 #

      non mi pronuncio sul finale di Fenoglio perchè non ho letto il romanzo.
      riguardo al mio, bè, credevo che l’unica cosa chiara del racconto fosse che il protagonista crollava a terra morto, ucciso da quello sparo! semmai i dubbi erano se il colpo fosse stato sparato dal nemico o da un cacciatore distratto. Come ho detto in altri commenti io immaginavo uno scenario di guerra inframmezzato, per l’uomo, da un momento di apparente quiete alla vista del cerbiatto.
      ora tu mi fai sorgere il dubbio di non essere stato chiaro nemmeno dove volevo esserlo.
      curiosa comunque la somiglianza tra i due finali, non che mi voglia mettere sul piano dello scrittore langarolo 🙂
      un sorriso, M.aria
      ml

      • Maria 20 novembre 2019 a 22:40 #

        Io avevo addirittura immaginato un altrl scenario… e cioè che l’uomo avrebbe prima avvicinato il cerbiatto, poi, una volta stabilita una certa vicinanza, avrebbe sparato e sarebbe caduto a terra spinto dalla forza dello sparo del fucile. Ma altri commenti precedenti al mio avevano intuito meglio 😆
        C’è stato comunque un momento di suspance, nell’attimo della meraviglia! Ed ero rimasta in dubbio sul finale.
        In ogni caso, la somiglianza con il finale di Fenoglio è stata naturale 😉
        Un sorriso a te, Massimo 😀

      • massimolegnani 20 novembre 2019 a 23:31 #

        plausibile il tuo finale, ma nella realtà del racconto quest’uomo per quanti crimini potesse aver compiuto in precedenza (non sappiamo) non avrebbe mai potuto sparare al cerbiatto che rappresentava ai suoi occhi l’utopia, il sogno, di una pace almeno momentanea.
        buonanotte M.aria e grazie dei tuoi interventi 🙂

      • Maria 21 novembre 2019 a 15:31 #

        Sì, magia, come ha sintetizzato Giuliana 😀 il sogno…
        Piacere mio di leggerti, Massimo 😊 buon proseguimento! 🌸

      • massimolegnani 21 novembre 2019 a 18:41 #

        un sorriso a te

  8. Deserthouse 21 novembre 2019 a 19:23 #

    “Non sono tuo nemico” che bello sentirselo dire, in un mondo di lotte e dove bisogna emergere e dimostrare. Deve essere più che emozionante una situazione del genere, porsi di nuovo in contatto con la natura e cercare di non dominarla ma solo guardare con gentilezza e ammirazione. Hai scritto benissimo il tutto come sempre.

    • massimolegnani 21 novembre 2019 a 20:41 #

      sono contento che tu sia soffermata sull’aspetto positivo, quasi ottimista, di questo brano, il contatto con la natura, e non sulla tragica conclusione.
      ciao 🙂
      ml

      • Deserthouse 21 novembre 2019 a 21:19 #

        In questi giorni sto cercando di sforzarmi di vedere solo la parte bella delle cose, anche delle più crudeli

      • massimolegnani 21 novembre 2019 a 21:44 #

        sai che pur non sapendo nulla avevo intuito questo soffio di fiducia nel mondo (già nell’ultimo tuo brano, quello della notte)
        bene 🙂

      • Deserthouse 21 novembre 2019 a 22:05 #

        in realtà l’ultima cosa che ho scritto non è positiva e la persona che mi aveva ispirato quelle parole mi ha proprio trattato male, ma resisto 🙂

      • massimolegnani 21 novembre 2019 a 23:05 #

        sì, ho visto 😦
        ma tu resisti, mi raccomando 🙂

  9. Walter Carrettoni 22 novembre 2019 a 13:30 #

    Immaginavo anch’io una situazione di caccia. Nella tua visione ha più senso perché un cacciatore non si sognerebbe mai di non premere il grilletto…
    Molto bello in ogni caso.

    • massimolegnani 22 novembre 2019 a 15:11 #

      e sì, un cacciatore è difficile che rinunci a uccidere. e poi l’uomo aveva deposto da subito il fucile!
      grazie Walter per l’apprezzamento
      ml

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